Archivio | 24 giugno 2011

Martina

Avevano chiamato lei, e aveva dovuto quasi faticare per capire di chi si trattasse.

Erano ricordi lontani, e in qualche modo avrebbe voluto fuggire, rifiutarsi, dire che avevano sbagliato numero, che non era lei, e in effetti era vero, avevano sbagliato numero, non era lei.

Crollò sulla solita sedia, lo sguardo perso nel vuoto, e volle attingere in quei ricordi lontani, quelli dai quali era fuggita quasi tre anni prima.

I ricordi si rifiutavano di venire a galla, come le confessioni di un coraggioso prigioniero che resiste a qualsiasi minaccia, qualsiasi tortura. Cercò allora un oggetto, una foto, qualcosa che potesse suscitare una voglia di reagire, di prendere il primo aereo e andare, ma non aveva preso nulla con sé, era ripartita da zero, e nessun oggetto della sua casa aveva un passato diverso, esattamente come lei.

Lei l’aereo si può dire lo prendesse ogni giorno, ma quel percorso le sembrava impercorribile, come se fosse dovuta atterrare su un altro pianeta, ostile, su cui l’aria non era respirabile, e non avrebbe trovato nutrimento. Come se per raggiungerlo avesse dovuto passare un tunnel stretto e buio, umido e pauroso.

Aveva avuto una strana vita Martina negli ultimi anni, non era stato facile continuare, inventare un’altra sé per poter vivere, una sé senza passato, e quindi con un futuro che quel passato non lo conoscesse, ma tutto sommato c’era riuscita, e non voleva che niente turbasse quell’equilibrio che da poco aveva incominciato ad essere meno precario.

Quando la richiamarono, chiese chi altri era stato avvisato, chi sarebbe stato presente.

Le risposero che erano già tutti là, le lessero i nomi, molti dei quali davvero troppo estranei. Altri troppo poco.

Aggiunsero che mancava solo lei, e fu solo allora che mormorò a se stessa: “Sono sempre mancata solo io”.

Riagganciò, quindi tornò a sedersi.

Davanti a lei, da quella finestra luminosa, s’intravedeva tanto, tanto spazio. Tutto da ammirare ogni giorno, da attraversare con gli occhi, con la mente, coi pensieri.

Non coi ricordi.

Non ne sono sicura, ma credo che non lo rivide mai.

Forse, però, non se n’accorse.