Morti silenziose per RU486

“la legalizzazione ha trasformato l’aborto da problema sociale a questione di ‘scelta’, o addirittura in ‘diritto’ individuale: con un drammatico paradosso, le leggi che lo hanno reso lecito pubblicamente hanno contribuito a nasconderlo alle coscienze e alla percezione comune. E con la pillola abortiva che ogni donna può prendere in mano e ingoiare da sola si cerca di farlo sparire anche dagli ospedali: l’aborto – conclude Assuntina Morresi – si trasforma in un fatto domestico, un atto medico privato che non riguarda più la collettività. Non si deve più neppure girare la testa da un’altra parte: non c’è più niente da vedere”.   (Assuntina Morresi)

Lotterò contro l’aborto per tutta la vita, ma contro la pillola abortiva ancora di più.

La RU486 è la banalizzazione dell’aborto, l’aborto diventato fatto privato, una pilloletta da prendere magari sole come cani, nel silenzio della propria camera o della propria cucina o, chissà, dentro un bagno dell’ufficio, dove poi torni e il capo tuona che sei stata troppo assente, e che oggi non sei neanche tanto reattiva, attenta che rischi.

Certo che rischi, rischi la vita, ma lui che ne sa, pensa che il licenziamento per te sia lo spauracchio più grande.

Leggo oggi (13/05, ndr) questo articolo da un servizio di libero,

Una ragazza portoghese di sedici anni è morta dopo un aborto con la pillola abortiva Ru486, per shock settico da Clostridium Sordellii, infezione finora diagnostica nei decessi da aborto medico solamente negli Stati Uniti. A darne la notizia, con qualche giorno di ritardo, sono stati gli studiosi portoghesi durante il 21° European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ECCMID) che si è tenuto nei giorni scorsi a Milano. ”E’ il primo caso europeo – spiega il sottosegretario alla Salute Roccella – nel quale è stata accertata la presenza della rara ma letale infezione da Clostridium Sordellii”.

Il Ministero della Salute ”segnalerà il caso portoghese di morte a seguito di aborto farmacologico all’EMA, l’agenzia di farmacovigilanza europea, chiedendo un supplemento di indagine e un aggiornamento sulle segnalazioni di decessi e complicanze”. Nelle prossime settimane saranno inoltre resi noti i dati sugli aborti effettuati con la Ru486 in Italia nel suo primo anno di commercializzazione.

ROCCELLA: AD OGGI 32 MORTI ACCERTATE PER PILLOLA – Sono 32, ad oggi, le morti accertate a seguito dell’utilizzo della pillola abortiva Ru486. ”Le morti per aborto con Ru486 e prostaglandine – sottolinea il sottosegretario – salgono così a venti, a cui se ne sommano altre 12 per persone che avevano preso la Ru486 per “uso compassionevole”, cioè al di fuori di protocolli stabiliti: in tutto 32 morti accertate dopo l’assunzione di Ru486”. ”Vanno anche ricordate – prosegue Roccella – altre due donne morte per aborto farmacologico.

L’ATTACCO DELL’AVVENIRE –E il quotidiano dei Vescovi oggi attacca in prima pagina in un editoriale a firma di Assuntina Morresi, docente di chimica all’Università di Perugia e componente del Comitato Nazionale di Bioetica – il silenzio dei media sui decessi che vengono collegati all’uso della pillola abortiva.

“La macabra contabilità delle morti dopo farmaci usati per aborto sale a 32: venti le donne morte dopo aver seguito la procedura standard, prima la vera e propria Ru486, e poi le prostaglandine, che inducono le contrazioni e provocano l’espulsione dell’embrione, dodici invece sono i decessi segnalati dopo un uso non abortivo ma sperimentale della Ru486″.  “E’ morta – spiega la professoressa Morresi – diciotto ore dopo il ricovero, nonostante l’intervento di asportazione dell’utero, nel disperato tentativo di salvarle la vita”. “Finora – continua l’articolo – la presenza del batterio Clostridium Sordellii era stata accertata solo in decessi americani”, dei quali si era occupata la stampa “ma adesso che e’ sbarcato ufficialmente in Europa tutto tace”.

“D’altra parte – rileva la Morresi – da molto tempo le donne che muoiono per aborto non fanno più notizia”, dopo che “morti di questo tipo sono state abbondantemente usate nei decenni passati per legalizzare l’aborto in tutto il mondo: si diceva che le donne morivano proprio perchè si sottoponevano a cruenti e pericolosissimi interventi clandestini, e che solamente concedendo la legalizzazione tutto questo non sarebbe più successo”. “Una volta approvate le leggi – continua l’editoriale – generalmente delle donne che abortiscono non interessa più a nessuno”. Di fatto, “la legalizzazione ha trasformato l’aborto da problema sociale a questione di ‘scelta’, o addirittura in ‘diritto’ individuale: con un drammatico paradosso, le leggi che lo hanno reso lecito pubblicamente hanno contribuito a nasconderlo alle coscienze e alla percezione comune. E con la pillola abortiva che ogni donna può prendere in mano e ingoiare da sola si cerca di farlo sparire anche dagli ospedali: l’aborto – conclude Assuntina Morresi – si trasforma in un fatto domestico, un atto medico privato che non riguarda più la collettività. Non si deve piè neppure girare la testa da un’altra parte: non c’è più niente da vedere”.

Nel cercare le foto a corredo di questo articolo, mi imbatto in un altro, che spiega il perché nel secondo trimestre di gravidanza l’aborto viene praticato tramite induzione del travaglio:

“La motivazione dell’esigenza del travaglio e del parto sta nel fatto che il prodotto del concepimento è troppo grande e sarebbe impossibile risolvere il tutto con un raschiamento, in quanto il materiale da asportare è eccessivo”.

Ma a nessuna viene voglia di urlare che il proprio figlio non è un prodotto, non è “materiale da asportare“?

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18 thoughts on “Morti silenziose per RU486

  1. Diemme, io sono favorevole all’aborto come estrema soluzione a qualcosa di gravissimo tipo gravidanze dopo stupri, malformazioni gravissime del feto…ricordi il piccolo Gabriele, il bimbo nato senza cervello…e morto poco dopo la nascita( i genitori volevano offrirlo come pezzo di ricambio per altri…brrr).
    Dici benissimo “il proprio figlio non è un prodotto, non è “materiale da asportare“. Penso che queste cose vadano fatte quando sono poche cellule e non lo pensi come ad un figlio. Non penso comunque che sia facile per la donna prendere decisioni simili, e non rimanerne segnata per il resto della vita. Da un’altra blogger,ho letto della signora che aveva abortito 3 volte e poi non aveva potuto avere più figli. Mi sembra abominevole ricorrere all’aborto con tanta superficialità, e spero che siano casi rarissimi. Certo, la pillola abortiva rende tutto più facile, ma sono traumi enormi per il corpo, non si sta giocando solo perchè non intervengono i chirurghi. Le donne hanno sempre trovato il modo di abortire, trovo giusto che lo facciano in sicurezza e che si salvino almento le loro vite. L’idea di abortire in bagno seduta sulla tazza del wc è da film dell’orrore.

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    • Appunto.

      Quella donna, quella che ha abortito tre volte e poi non ha più potuto avere figli, oggi ha una settantina d’anni e vive di rimpianti.

      Abortì il terzo figlio per la carriera, carriera che mai ci fu, in compenso il terzo aborto le fu fatale, e le procurò un’infezione che l’avrebbe resa sterile: e pensare che il padre del bambino è il suo attuale legittimo marito, con cui sta da quasi cinquant’anni!

      E la vuoi sapere un’altra? Per complessi di colpa, o per riempire la loro vita, si sono affiliati il primo che passava, un lavorante del marito, che li ha ingannati, dissanguati e rovinati. Alla domanda chi glielo avesse fatto fare a dare tanto spago e tanto fiducia a quel tizio, hanno risposto che a un certo punto della loro vita hanno sentito il bisogno di costruire per qualcuno. Insomma, l’alternativa mi sa che erano i gatti.

      Approfitto di questa occasione per postare una poesia che è esposta nella sala d’attesa di un medico (e io ho approfittato dell’attesa per copiarla, di autore a me ignoto):

      Papà, c’era un bambino in carrozzella,
      nun moveva le braccia e co la faccia
      guardava sempre verso su’ sorella.

      – Papà, perché è così?

      – Mah, nun te lo so di’!
      Forse li genitori hanno sbajato
      Quanno l’hanno comprato!

      – Perché quanno se compreno i neonati
      se po’ sceje tra i sani e l’ammalati?

      – Embè? ‘na vòrta no, nun se poteva,
      ma ora, co’ la scienza che ce sta,
      un gran sacco de’ cose se pò fa’!

      – Papà, si fosse mio quer fratellino,
      lo vorei porta’ io cor carozzino.

      – Ma che sei matto? Tu nun lo sai che dici,
      questi pe’ tutta la vita so’ infelici,
      e se la scienza così ce consijasse,
      mejo falli mori’ prima de nasce.

      – Papà, la scienza che sa tutto,
      invece de mori’, perché n’i fa guari’?
      E poi quer bimbo era sereno in viso,
      co’ su’ sorella era tutto un soriso!
      ‘a signora qui accanto che ci ha tutto
      Ci ha un vorto tanto triste e così brutto!

      – Fijo mio, la scienza è un gran calcolatore,
      Cià ‘a testa grossa, però je manca er còre!

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  2. Il medico ha fatto bene ad esporre questa poesia. Sai quanto io sia convinta che chi sta male non necessariamente è più infelice degli altri, quanto sostenga che bisogna lottare per loro e con loro. Però mi è più facile pensare a qualcosa capitato dopo la nascita, non a qualcosa di congenito e rilevabile ai controlli.
    A saperlo prima, non so veramente che farei…sono favorevole al principio, ma chissà se trovandomi davanti alla scelta abortirei veramente. Conoscendomi, non ci dormirei per un bel po. Credo comunque che se l’eventuale figlio gravemente dipendente dalla madre oltre a lei non avesse nessuno, si porrebbe anche il problema del dopo…e anche questo pensiero da dei brividi. La superficialità nell’abortire non l’approvo. La signora è stata punita dalla vita, perchè la carriera non è un motivo serio per abortire più volte un bimbo sano…

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    • Io non ho mai preso posizione contro l’aborto terapeutico, penso che quello sia veramente un fatto personale e drammatico, e povero il genitore che è chiamato a decidere, Non voglio fare un discorso integralista di vita a qualsiasi costo, perché chiaramente esiste una qualità della vita come ne esiste una della morte.

      Per ora mi limito a lottare contro la banalizzazione della vita, che si aggiunge alla banalizzazione della morte, alla banalizzazione del sesso, e a tutta una serie di banalizzazioni che hanno svuotato la vita di significato e di valore, rendendola di fatto meno felice.

      Comunque, questo post è nato perché la notizia di una ragazzina di sedici anni per la pillola abortiva mi ha fatto troppo male, e ancora più male il leggere che comunque le avevano asportato l’utero: sono prezzi troppo alti da pagare a fronte di che cosa poi? Aver fatto l’amore col proprio ragazzo?

      Anche queste è una diseducazione, si crede che tutto possa essere fatto, e le conseguenze sempre evitate con una pilloletta o un operazioncina da nulla: è questo l’altro grande inganno che ci viene propinato, come la giovinezza eterna a forza di bisturi.

      A nessuno importa che noi siamo belli, liberi e felici, ma solo che andiamo a ingrassare il loro conto in banca.

      Io credo che davvero dobbiamo riappropriarci di noi stessi, ed “essere nostri”. Credo davvero che dobbiamo “urlare in piazza”, in quella piazza che è la nostra testa e il nostro cuore, che noi siamo di più, più della nostra pelle liscia o delle rughe, più del nostro conto in banca in rosso o con tanti zeri, più dell’immagine che la società ha di noi, e più di tante altre cose.

      Allora, e solo allora, tante cazzate non le faremmo.

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  3. Discorso complicato. E da camminare in punta di piedi. Non saprei, se da uomo, ho il diritto di esprimere un’opinione. Ma comunque (se a qualcuno interessa) io sono per l’aborto. Noo, non affrettatevi a giudicarmi male. Lasciatemi prima che mi spiego.

    Provengo da un paese ex comunista. Dove per decenni e decenni l’aborto era vietato. Pena – 20 anni di galera. Ricordo la paura delle donne nel andare a fare controlli ginecologici (una volta che eri trovata incinta eri consegnata e controllata). Ricordo le ragazzine che si buttavano dai balconi per la disperazione. Nemmeno lo stupro era ammesso nella pratica abortiva. Ricordo la disperazione di povere donne che con 4-5 o di più figli trovavano di essere incinte ancora. Ricordo lo sollievo delle donne quando la legge sul aborto fu infine permessa.

    Può forse essere considerata una donna del blocco ex comunista più odiosa? Più insensibile? Meno affettiva nei confronti delle nascite? No. Perché lei sa quanto può essere a volte doloroso (non solo fare un aborto, ma anche) l’impossibilita di “scegliere di farlo o no”. Ripeto, “scegliere di farlo….. o no”.

    Ma se sono pro al diritto di poter scegliere non un figlio considero che debba essere fatto nelle istituzioni ospedaliere sotto un controllo rigoroso dei medici di specialità. Il “fai da te” in tali casi non può essere assolutamente ammesso. Non è possibile che un tale intervento in ospedale si fa nelle sale operatorie, ed in alternativa poter farlo nella pausa pranzo (di lavoro). Ma daiiiii.

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    • Oggi, mentre in autobus leggevo il libro di Costanza, sono arrivata proprio al capitolo aborto e mi ripromettevo di riportare le sue parole, che condivido pienamente, sulla questione:

      “non ce l’ho con chi sbaglia, ma con chi chiama l’errore conquista

      e ancora

      “chi è contro vuole anche proteggere le donne dal dolore, oltre che difendere i bambini”

      ma soprattutto:

      “di sbagliare può succedere, ma non lottare perché questa sofferenza diventi un diritto“.

      L’aborto è un dramma, non una conquista, e con tutta la solidarietà che posso esprimere per le donne schiave del regime dittatoriale comunista che ricorrevano a scelte estreme di fronte a una gravidanza indesiderata, ricordo che di mezzi contraccettivi ne esistono a bizzeffe, e c’è solo l’imbarazzo dalla scelta.

      Allora, siamo d’accordo tutti che piuttosto che andare da una mammana è meglio una struttura ospedaliera, siamo d’accordo – e ci mancherebbe – che una donna non debba pagare con la vita una gravidanza imprevista, ma invece di lottare tanto per il diritto all’aborto, perché non puntiamo sulla prevenzione?

      Perché non puntiamo sulla responsabilizzazione, visto che è proprio l’irresponsabilità pressoché totale alla base delle gravidanze indesiderate?

      Oggi non c’è più l’ignoranza di una volta (ma come, le donne sanno dove possono abortire, sanno rintracciare mammane o voli aerei per paesi in cui è consentito, e non sanno che esistono pillola, preservativo, spirali, etc. ?).

      In realtà c’è una grossa tendenza a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, sbattendo la porta con una tale violenza che a volte crolla la stalla e pure tutta la fattoria.

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  4. Sulla prevenzione mi trovi più che d’accordo. Se si è abbastanza maturi da fare sesso, si deve esserlo anche per evitarne le conseguenze. I dilettanti allo sbaraglio sono simpatici nella corrida, nella vita reale sarebbe più prudente e saggio evitarlo. Chiaramente, pensare che ad ogni rapporto sessuale con conseguenze impreviste(?!?) si possa rimediare senza pensarci troppo con aborti vari, è da pazzi. Non poter avere più figli per un’imprudenza iniziale è atroce, chissà quanto ne soffrirà negli anni a venire. Morirci è ancora peggio. Forse nonostante l’apparente emancipazione le ragazze sono rimaste le ingenuotte di 50 anni fa, non ci pensano e magari sono convinte che certe cose capitino solo alle altre…ma le adulte?a quelle che giustificazione troviamo? Sarebbe meno traumatico per tutte prevenire piuttosto che curare con questi sistemi.
    Permettimi di dire un’altra cosa che mi preme. Si fa poca pubblicità al fatto che la donna può partorire il suo bimbo in ospedale e se non può tenerlo, non lo riconosce e lo lascia al caldo e al sicuro…troverà di certo un’altra mamma che lo ami…questo è sempre meglio del bimbo dentro un sacchetto di plastica nel fiume o nel cassonetto.

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    • Cara Luisa, chiaramente hai ragione, ma non è facile come sembra.

      Tu considera che qui stiamo parlando di persone oltretutto immature, o superficiali, irresponsabili, psicologicamente fragili.

      Uno dei motivi per cui si abortisce non è tanto che non si vuole avere un figlio, quanto che non si vuole mostrare alla società di essere incinte.

      Io ho detto e ripetuto fino alla nausea che non ho mai conosciuto una persona, tra quelle che hanno abortito, che fosse stata una povera disgraziata, rimasta incinta per stupro o di bimbo insano, e tutte le altre cose che si dicono per giustificare l’ingiustificabile.

      Quelle che ho conosciuto io erano spesso libertine, adulte e non di rado adultere, che si sarebbero potute permettere benissimo di tenere il figlio che aspettavano, e che l’avrebbero potuto evitare prima di aspettarlo.

      Portare avanti una gravidanza, partorire in ospedale nel più totale anonimato formale, ma di fatto vicini parenti e conoscenti sanno che tu sei incinta, ti allontani da casa col pancione di nove mesi e torni a mani vuote, che racconti?

      La ragazzetta di 14, 15 anni che torna a casa incinta, cosa fa, si fa crescere il pancione sotto gli occhi dei genitori, dei compagni di classe e professori?

      La moglie adultera, di cui forse il marito sa che non può essere stato lui, oppure sì, ma l’amante è di un altro colore, che gravidanza porta avanti, al marito cosa racconta?

      Gente che ha abortito perché la gravidanza in tournée dava problemi di nausea e vomito, a parte la perdita della linea, che cosa risolve con il parto anonimo e l’abbandono in ospedale?

      Perché questi sono i motivi per cui io personalmente ho visto la gente abortire, non il dramma di non poter tenere il bambino.

      Due persone sole che, nella mentalità comune e diffusa, avrebbero avuto “diritto” di abortire.

      Una donna regolarmente sposata, e con regolare spirale, il cui marito non avrebbe voluto più figli a nessun costo. Rimasta incinta ugualmente, c’era una probabilità altissima che rimuovendo la spirale la gravidanza ne sarebbe risultata interrotta, ma non fu così.

      Passò attraverso una delle crisi matrimoniali più feroci, lei sposata, lei fedele, lei che aveva usato regolare contraccezione ma disse “io mio figlio non lo ammazzo, e sara quel che Dio vorrà”.

      Il bambino è nato, il marito non l’ha lasciata e piano piano ha imparato ad amare quel bambino, sono ancora sposati, e sono nonni.

      Una donna violentata, una profondamente credente ma che quel figlio non l’ha mai accettato, l’avevano violentata in gruppo, neanche avrebbe potuto dire chi era il padre: sarebbe stato giustificato un aborto? Eppure non l’ha fatto, ha portato avanti la gravidanza, poi ha partorito come tu dici, in ospedale, in anonimato, dando il figlio in adozione, che avrà prontamente trovato una coppia di genitori che l’avrebbero amato. Lei quel figlio non lo voleva, non lo voleva, odiava quello che le ricordava, e non ci sono stati interventi di psicologi e assistenti sociali capaci di convincerla: però l’ha messo al mondo.

      Conosco, purtroppo da molto vicino, una che di figli ne ha abortiti sette, e ora sfoga su quello che ha tutte le sue frustrazioni e i suoi sensi di colpa, facendo di lui, in soldoni, l’ottava vittima: anche questa era regolarmente sposata, ed aveva un marito che quei figli li avrebbe voluti.

      Non è un discorso facile l’aborto, la questione, checché se ne dica, non è solo di non poter tenere un figlio, quello è un alibi bello e buono.

      Magari è la paura di non potervi provvedere, e questa è l’unico aspetto che umanamente posso capire, anche se non condividere, ma molto incide la questione immagine, fisica e sociale, e allora, questa possibilità enorme che dà la legge italiana, di non avere l’onere indesiderato di un figlio non voluto senza tuttavia sporcarsi la coscienza, è una strada poco battuta, e non perché poco nota.

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    • @Marisa: l’ho letto, e m’ha fatto male. Io non ci posso pensare a ogni bambino che finisce così, anche se certo non smetto di guardare anche i vivi, chi soffre ingiustamente.

      Dobbiamo cambiare il mondo, dobbiamo: non abbiamo altra scelta.

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  5. ok aspetto…il parto e l’abbandono in ospedale del bimbo è la chance per quelle che comunque decidono di tenerlo, di portare avanti la gravidanza e poi l’ammazzano come i contadini facevano coi gattini…

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    • @Luisa: già… ricordo di quella ragazza che partorì in casa sua, e poggiò il bambino in giardino, nudo, appena nato, sotto la pioggia.

      Chiaramente morì, mentre il mondo è pieno di donne che avrebbero dato la vita per averlo!

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  6. @ Diemme

    Nutro fiducia nelle nuove generazioni: credo che siano migliori di certe quarantenni di oggi, rigurgitanti antichi slogan del tipo “l’utero è mio e lo gestisco io”. Tu che hai una “donnina” in casa, me ne darai conferma. E poi è anche una questione di educazione. Quand’ero adolescente in famiglia non se ne parlava, oggi sì. Ma io avevo tredici anni e andavo ugualmente in giro a tappezzare la città con gli adesivi “no aborto”. Ben prima del referendum del 1978 ero convinta che non lo si dovesse legalizzare.

    Cambiare il mondo non è possibile, ma possiamo fare molto per cambiare le teste. La scuola dovrebbe avere un ruolo importante, con la famiglia, su questo tema. Purtroppo se ne parla poco, forse per paura delle reazioni. Io ho già dei problemi seri quando parlo di religione (se spieghi Dante, è impossibile non farlo); non vorrei passare per quella che “inculca” che l’aborto è un abominio. E dire che in questa mia posizione la fede non c’entra per nulla. E’ solo una questione di coscienza.

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    • @Marisa: appunto. Io lo inculco.

      E non me ne frega di quello che “possono pensare”.

      Faccio quello che posso. Vuoi una prova in più del fatto che l’aborto è un alibi?

      A una mia amica che credeva di essere rimasta incinta (e francamente non sapeva neanche bene di chi fosse), offrii di prendermi cura del suo bambino, che voleva abortire perché “non poteva permetterselo, non aveva nulla da offrirgli”.

      Beh, mi ha odiato, invitato brutalmente ad occuparmi dei casi miei.

      Capite il meccanismo? Io avevo fatto una cosa gravissima: le avevo smantellato gli alibi. L’avevo costretta a dire, nel caso fosse stata incinta – e grazie a Dio non lo era -, “Abortisco perché non voglio occuparmi del marmocchio, non perché non posso”.

      Preciso che tra noi due era lei che faceva tanto la fedele: per me pure, come per te, era una questione di coscienza.

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  7. Ho letto sul Corriere che al Salone del libro di Torino è stata boicottata la presentazione di un libro antiaborto. Così commenta il fatto Pierluigi Battista, in un contesto più ampio in cui parla della libertà di parola e di esprimere il dissenso senza cadere nell’intolleranza:

    «L’ ultima scena è al Salone del libro di Torino, dove un folto gruppo di donne ha impedito la presentazione di un volume anti aborto del Movimento per la vita. Era legittimo essere in disaccordo, naturalmente. Ma bisognava rispettare quelli che erano d’ accordo. O semplicemente che erano interessati ad ascoltare gli oratori. Chi invece ha inalberato il vessillo della libertà di fischio ha ostacolato l’ esercizio di due diritti. Quello di chi non ha potuto parlare. E quello di chi non ha potuto ascoltare. Un doppio atto di prepotenza. In Italia si fa fatica a stabilire la differenza tra libertà di dissenso e intolleranza pura.»

    Ma questa non è una novità.

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    • Gli antiabortisti sono specializzati nel mettere a tacere chi non la pensa come loro, tacciandoli di essere antidemocratici: da che pulpito!

      Insomma, chi può far sentire la sua voce viene messo a tacere, chi invece la voce non ce l’ha ancora viene buttato nella spazzatura, o inceneritore che dir si voglia.

      Quanta intolleranza ho sempre visto in chi più si professa democratico!

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  8. Per la prima volta non sono d’accordo con te…. Io da donna mi sono sempre detta di non volermi trovare davanti alla scelta di interrompere una gravidanza. Credo che nessuna donna possa con leggerezza sopprimere la vita del proprio bambino, ma sono certa che questa possibilità, non possa essere negata per legge. Un figlio è la più bella cosa che possa accadere ad una donna, ma un bambino ha diritto ad una madre che” voglia essere tale”. Questo è un argomento complesso ed io sono convinta che la coscienza di ogni singola madre sia l’unica chiamata ad una scelta. La legge deve garantire la possibilità di scegliere. Le donne hanno sempre scelto, magari con metodi empirici e atroci che hanno condotto loro stesse alla morte. La madre ha diritto a scegliere per essere la migliore delle madri.

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    • indubbiamente la madre ha diritto a scegliere: prima.

      Dimentichiamo che esistono eccellenti e sicuri metodi di contraccezione? E i casi in cui la contraccezione fallisce sono eccezioni, e allora staremo parlando di un’altra cosa.

      Io non mi sto solo basando sulle mie idee di vita e rispetto della stessa, ma sulle persone che conosco che hanno abortito (che non sono poche): dico, ce ne fosse una, dico una, che appartiene alle categorie solitamente elencate a favore dell’aborto che poverine etc. etc.

      Erano tutte donne che avevano agito con superficialità inaccettabile (e non sempre ragazzine incoscienti) e due addirittura che avevano scelto la gravidanza, l’avevano cercata: salvo poi dire che volevano solo dimostrare a se stesse che erano capaci di procreare, e che poi al terzo mese si erano stufate del giochetto..

      Tu mi stai parlando di maternità responsabile, e sono più che d’accordo con te: è contro quella irresponsabile che mi sto battendo, e contro la banalizzazione dell’aborto, contro il fatto di viverlo come un diritto acquisito, una conquista, un trofeo della civiltà da sbandierare.

      Mi ricordo una donna cui il compagno fece un aut aut: o me o il figlio, cui lei rispose senza esitazione “il figlio”.

      Lui se ne andò e lei soffrì le pene dell’inferno. Lui si macerò nei dubbi, nei rimorsi, fu costretto a confrontarsi con se stesso: e ritornò in ginocchio.

      Pare che quello che affermo sia contrario all’ “autodeterminazione”, ma non è così: sono contro il “diritto di recesso per incauto acquisto”, perché un figlio non è un frullatore o un’enciclopedia.

      Una tizia, che predicava tanta spiritualità, lo sai che arrivò a dirmi (sempre la stessa cui mi offrii di mantenere il bambino)?

      “Beh, io non lo uccido, la sua anima eterna ritorna al Creatore”: ma vaff…., e certo che in tema di alibi morali ci possiamo raccontare di tutto di più, la creatività non ha limiti!

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