La forza del silenzio e il potere delle parole

C’è un linguaggio che unisce e uno che divide; ci sono parole che danno valore e comunicano forza e amore e ci se ne sono altre che separano ed escludono.

Mi è arrivato un invito a un seminario, e uno dei temi trattati sarà “La forza del Silenzio”, dalla cui presentazione è tratto il pensiero sopra riportato.

Ho incominciato allora a chiedermi che forza può avere il silenzio.

Io odio il silenzio, negare la parola all’altro è un ricatto e una violenza psicologica di portata immane: ma questo è il potere del silenzio esercitato “contro” un altro.

Mi ricordo le ultime parole di un film recentemente visto, in cui un uomo si fa giustizia da sé imprigionando un assassino che sarebbe stato compito della giustizia ufficiale condannare all’ergastolo. Quando questo terribile segreto viene scoperto da una terza persona, il prigioniero gli si rivolge implorandolo: “Digli almeno che mi parli!”.

Il silenzio come negazione del dialogo è isolamento, è muro, è rifiuto.

Ma c’è un’altra chiave di lettura del silenzio, una lettura positiva.

Il silenzio non è solo mancanza di comunicazione, ma anche assenza di rumore, di inquinamento non soltanto acustico ma anche emotivo, perché a volte le parole sono vuote, e servono come mero anestetico per coprire ben altri vuoti: allora, quando la parola non ha più senso, bisogna lasciare spazio al silenzio, e far parlare lui.

Il silenzio permette una sorta di disintossicazione della mente, permette di raggiungere noi stessi, di stabilire un dialogo interiore, e non solo col nostro Io. Se preghiamo, magari solitari in una Chiesa, in ginocchio davanti all’altare, il nostro dialogo interiore è rivolto a Dio. Se siamo vicini a una persona che sta male, laddove le parole non potrebbero aiutare, il silenzio mette a tacere l’invasività di parole inutili e fuori luogo e lascia spazio a una presenza solida, mai inopportuna. Se stiamo accanto a una persona con cui ci sentiamo in sintonia, il silenzio lascia libero il fluire di emozioni che non hanno bisogno di parole per essere trasmesse.

Sollevare le orecchie dall’onere dell’ascolto significa dare spazio agli altri sensi, guardare, osservare, respirare, sentire con la pelle e con l’animo.

Il silenzio lascia alle parole, dette e sentite, il tempo e il modo per trovare un loro spazio dentro di noi, per trovare un nesso sfuggito, un significato che va oltre quello dato quando pronunciate e quando udite: perché le parole hanno un potere che il silenzio smussa, compensa, completa.

Ma qual è il potere delle parole? Il potere delle parole è vasto, e forse non ha limiti. Le parole creano ma possono anche distruggere, o modellare, modificare, indirizzare, sfiorare, colpire, accarezzare o ferire.

Ci sono parole false e parole vere, e ognuna di queste può essere ispirata al bene e al male.

Ci sono parole che risolvono una vita, e parole che arrivano a reciderla.

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24 thoughts on “La forza del silenzio e il potere delle parole

  1. gia’, i silenzi possono essere di una crudelta’ infinita. Ma anche le parole, se violente, se di abuso. Diventano armi.
    Sarebbe perfetto trovare un perfetto bilanciamento. I meditatori zen praticano il silenzio per ascoltare se stessi ed il mondo che li circonda. A volte non c’e’ niente di piu’ appagante che sedersi su una spiaggia (vuota, ovviamente) ed ascoltare il rumore del mare. Un’esperienza che io trovo inimitabile, meglio di qualsiasi meditazione.
    Pero’ io parlo molto (l’avrai notato da quanto scrivo, ecco di presenza sono lo stesso :D). Raccontarsi, esternarsi per me e’ un’esigenza.
    Ed alla fine della fiera il conforto ultimo sono le parole di un amico. Qualcuno che ti dica: vale ancora la pena andare avanti.

    P.S. ho tolto la password di conferma dai commenti del mio blog, se ti interessa 😉

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    • Potrei obiettare che il rumore del mare già rompe il silenzio. Comunque, che il silenzio occorra per ritrovarsi e ritrovare il rapporto con il mondo circostante non ci piove, io mi soffermerei più sulla parola.

      Mi sarebbe piaciuto partecipare a quel seminario: a me è capitato con una parola di conquistare una persona per sempre (a livello umano intendo), ma altre persone, con la stessa facilità, con una parola sono state perse. Ci sono parole che, al di là di quello che sono e rappresentano, “agganciano”, nel bene e nel male, il bambino che è in noi (e qui occorrerebbe un excursus nell’analisi transazionale e i piani di comunicazione).

      Ora rilancio il sasso: vi ricordate una parola, un concetto, una frase, che su di voi abbiano avuto un effetto importante?

      Su di me sicuramente questa: “Vincere significa rialzarsi una volta in più di quelle che si è caduti”.

      Aspetto di conoscere le parole che hanno inciso sulla vostra vita (il “sì” davanti al prete non vale 😉 ).

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  2. penso che sia le parole che i silenzi se usati male fanno danni, anche irreparabili,
    amo il silenzio, lo cerco spesso, ma quello che serve per capirmi, per percepirmi, quello che odio, e ne parlo spesso, è il silenzio delle cose non dette ma che lentamente creano macigni dentro d noi, il silenzio dell’incomunicabilità, del non saper più che dirsi, perché si è privi di fantasia, di curiosità, lo stesso le parole, dette tanto per dire, quelle che feriscono, dividono e come il silenzio creano muri, rimbombano dentro di noi.
    ti lascio questa bella espressione di Tiziano Terzani

    E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio. (Tiziano Terzani)

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  3. parole buone, cioè positive non mi pare di ricordarmene,
    mi ricordo sempre di come mi chiamava mio zio: “locca” e questa parola mi ha fatto sentire sempre un po’ sciocca, me ne sono convinta!!

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    • Ecco, una cosa mi hai fatto venire in mente, l’effetto pigmalione, di cui una volta già parlai anche se applicato al mondo del lavoro.

      Il concetto è pressoché identico, le parole creano le persone, perché le persone tendono ad adeguarsi al concetto che la società ha di loro. Il ritenere una persona sincera, la rende automaticamente più sincera, viceversa il ritenerla bugiarda, e così per l’abile o imbranata, intelligente o meno.

      Non è solo un fatto di condizionamento (anche se quello c’è pure), ma proprio una questione di creare intorno un’atmosfera, delle dinamiche che portano al cosiddetto avverarsi della profezia.

      Per il silenzio di cui abbiamo parlato da te, quello usato come macigno che ferisce separa e allontantana le persone, è veramente un’arma letale.

      Anche la parola può essere letale, ma per fortuna silenzio e parola hanno un potere che può essere esercitato anche in positivo, ed è questo che possiamo imparare a fare.

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  4. è talmente vero quello che scrivi che non saprei cosa aggiungere,
    è così!!!
    riguardo alle parole da usare in positivo io cerco sempre con i miei figlidi di trasmettere, attraverso le parole, quella fiducia e sicurezza che a me sono tanto mancate.

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  5. che botta leggere questo post oggi.
    oggi che sono ancora avvolta nel “suo” silenzio. un silenzio che ci siamo imposti, perché è giusto così, perché ognuno deve raccogliere qualcosa.
    lui le energie, le risposte e gli effetti della sua scelta.
    io la capacità, forse, di accettarla, forse sperare ancora o smettere completamente di farlo.
    ancora non so.
    e così ci si impone il silenzio.
    che viene spezzato da un “bip” e un display che si illumina e parole scritte tipo “non riesco più a non sentirti” oppure ancora “non sentirti è difficile e assurdo” e allora mi chiedo il senso di farsi questo male, da soli, dietro a questo silenzio pressante se è così assurdo.
    perdonami i pensieri sconfusionati e la tristezza, non ho l’abitudine di andare a piagnucolare nei blog, ma entrare qui mi ha fatto la sensazione di entrare in un luogo sincero, onesto e spontano. un po’ come la vicina di casa che l altro giorno mi vede e mi guarda e decide che “io metto su il caffè… tu se vuoi parli, altrimenti ciccia, ti cucchi il mio pessimo caffè senza lamentarti”.

    grazie.
    e un caro saluto

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    • Cara Sonia, intanto benvenuta!

      Quello che io ho voluto offrire in questo mio spazio è proprio un luogo sincero, onesto e spontaneo in cui ritrovarsi, per avere sostegno, conforto, ma anche un confronto sincero, che possa darci una prospettiva diversa di quello che stiamo passando.

      Non conosco la tua storia, ma da quel poco che accenni è un silenzio che davvero sembra un’inutile tortura: sono sicura che un sistema meno dilaniante per risolvere gli stessi problemi ci sia.

      Torna a sfogarti quando vuoi (non stai piagnucolando ma, nel caso, tranquilla, l’abbiamo fatto tutti prima o poi).

      Grazie a te di essere passata!

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  6. Conosco e adoro la riflessione di Gibran che tu hai messo nella foto del post. In realta’ pero’ penso che la traduzione non sia completamente corretta (e del resto, anche leggendola, si puo’ intuirlo).
    Te la riporto cosi’ come la conosco io …


    La verita’ dell’altro
    non e’ in cio’ che ti rivela,
    ma in cio’ che non ti rivela.

    Percio’, se VUOI ascoltarlo,
    non ascoltare cio’ che ti dice
    ma cio’ che non ti dice.

    Lascia che sia la voce
    nascosta nella sua voce
    a parlare all’orecchio
    nascosto nel tuo orecchio

    Sai … io la porto sempre con me, l’ho scritta praticamente dappertutto … e spesso ne faccio dono agli amici cari.
    Tu sai quanto sia caro per me il tema del … rumore nel silenzio. E’ vero, ci sono silenzi che in realta’ sono muri, sono ostacoli alla comunicazione, sanno di risentimento, di inimicizia … ma ci sono anche tanti silenzi che forse vogliono solo trasmettere l’incapacita’ o la paura di dire o fare qualcosa … e ce ne sono tanti altri di cui credo ciascuno di noi abbia bisogno, se sa davvero ascoltare.

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    • @Rosigna: credo che anche nell’immagine ci sia scritto “vuoi”, ma quella “v” è talmente arzigogolata che in effetti sembra una “p”.

      Tornando a noi, è vero quello che dici, dev’essere terribile l’incapacita’ o la paura di dire o fare qualcosa: io penso di avere ancora tanto da imparare sul mettermi in ascolto anche di chi non può parlare, per incapacità, timidezza o paura.

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  7. molto bella questa poesia di Gibran, la scriverò e la terrò con me,
    e anche condivisibile le tue riflessioni,
    il silenzio è un’arma per molti ma uno strumento prezioso per chi vuole ascoltare ma anche per chi sa ascoltare.

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    • @Sabby: voler ascoltare, saper ascoltare… io non credo che siano termini assoluto. La stessa persona in alcuni casi o in alcuni momenti può volere, in altri no, e così pure per il sapere. Io credo a volte di essere stata capace di ascoltare, altre no, indipendentemente dalla volontà anzi, forse sono state proprio quelle volte in cui la volontà era più forte, o forse era proprio la volonta troppo forte a obnubilare la possibilità…

      Sì, credo proprio che dovrò imparare qualcosa dal Silenzio.

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  8. bisogna imparare ad ascoltare, a fare silenzio dentro di noi,
    liberarsi mentalmente di parole che giudicano, che ingabbiano, che contengono verità prima ancora che si è ascoltato l’altro.
    Per aprirsi all’ascolto bisogna un po’ “annullarsi” nell’altro mentre oggi molti cercano solo conferma del proprio punto di vista.

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    • “Per aprirsi all’ascolto bisogna un po’ “annullarsi” nell’altro mentre oggi molti cercano solo conferma del proprio punto di vista.”.

      Ehm, mi sento presa in castagna… forse questa frase andrebbe spostata sul post precedente: devo fare silenzio, sgombrare il campo dentro di me, annullarsi, e fare entrare il cuore, lo stato d’animo e il pensiero della mia amica? Solo in silenzio potrò ascoltarla e capirla?

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  9. su questo per la verità anch’io,
    non sempre sono stata attenta alle parole, anche a quelle non dette, dell’altro,
    e non sempre sono stata capace con le parole di rendere di me.

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  10. Ehm…. scusate, belle signore ! Il Cavaliere Errante chiede un po’ di ospitalità . Dal suo precedente caseggiamento è dovuto suo malgrado sloggiare, in quanto la munifica Ospite, una tua lontana parente Lady Donna ( o Lady Madre ), è in partenza per la Grecia . Ti prego quindi, in sua assenza, di ospitare tu, qui nel tuo interessantissimo spazio, questo povero Cavaliere che erra tra lande solitarie, rive di mare sconosciute ai più e blog in chiusura temporanea . Vuoi Tu ?
    Ah, vedo che si sta parlando del silenzio !
    Per chi come me è fuggito dagli orrori e gli assordanti urli sotto ai bastioni della Città violata di Gerusalemme, il silenzio è medicina dell’ anima .
    Ma non disconosco che il silenzio può essere come un cane che azzanni a volte e ci tolga brandelli di carne, o come un cane che si accoccoli grato ai nostri piedi e, guardandoci con occhi d’ amore, si distenda fedele alle nostre rasserenanti carezze .

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    • @Anna: non so chi tu sia, ne cosa ti abbia spinto a intervenire con un semplice simbolo, comunque mi hai dato l’occasione di rileggere questo vecchio post, che ancora trovo attuale, e di riproporlo anche ai miei lettori: grazie! 🙂

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  11. Vedo che questo è un post datato, ma per me sempre attualissimo!
    Sopratutto pieno di considerazioni ed osservazioni azzecatissime, come è sempre in ogni tuo post, mia ammirabilissima amica!
    Forse hai parlato più del silenzio che del parlare, ma quest’ultimo si spiega già più da sé, quindi abbisogna proprio di meno parole.
    Io sottoscrivo tutto, non per pigrizia nell’aggiungere qualcosa di mio, ma perchè hai detto tutto tu e più che bene.
    In merito all’utilità del silenzio, mi hai fatto venire in mente una parte della mia domenica di ieri, che ho trascorso con gli alpini, prima alla cerimonia a cima Grappa, in ricordo di tutti i caduti, e poi al pranzo in compagnia.
    Già al pranzo il frastuono del parlare contemporaneamente, da alcuni pure con toni piuttosto roboanti, dopo un pò diventa duro da sopportare.
    Ma poi, quando si mettono a cantare le solite, per me stupide canzoni, ecco che devo uscire un pò, non per fumare, dato che l’ho mai fatto, ma per prendere una bella boccata di silenzio! Ed il posto si prestava, perchè eravamo in montagna!
    Un abbraccio carissima, buona settimana anche a te!

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