La sposa cadavere?

Giorni fa mi è capitato di dare un passaggio a un signore che, chiacchierando durante il viaggio, mi ha raccontato la sua storia.

Ovviamente prima si è messa in modo la solidarietà umana, l’ascolto, l’empatia, ma non nego che poi la mia anima blogger abbia fatto “Toc toc, non ti sembra una storia degna del confessionale?”.

Ci ho pensato e no, non mi sembra.

La storia mi pare eternamente la stessa, lei mette al mondo due figli e il marito si sente trascurato. Io non ci credo che questa storia sia vera, cioè sì, è vera, quando nascono i figli assorbono tutte le tue energie, è un impegno grosso, ma bisogna semplicemente trovare nuovi equilibri: e poi, un figlio si fa in due, e in due bisogna curarsene.

La figura di questa madre che sgobba, mentre lui sta lì in fila passivo e inerme ad attendere la sua dose di coccole e attenzioni, sinceramente va a toccare il mio senso di giustizia e mi fa inalberare.

Giorni fa un caro amico, raccontandomi una vecchia storia, mi parlava della sua compagna rimasta incinta in un momento difficile della loro storia. Mi ha detto “Forse, se il bimbo fosse nato, a quest’ora saremmo ancora insieme”. Io non credo sia così. I bambini amplificano quello che c’è nella coppia, armonia o disarmonia, comunicazione o incomunicabilità, collaborazione o incomprensione. Molte coppie in crisi mettono al mondo un figlio sperando che questo rafforzi il loro rapporto, e invece il figlio diventa un motivo di incomprensione in più, una causa di stanchezza in più.

Ma torniamo al nostro amico. Mi ha fatto sorridere (fino a un certo punto) l’espressione “Dopo la nascita dei figli, io facevo l’amore col morto. Non mi ha detto mai di no, ma da parte sua nessuna partecipazione”. Per chi provare più compensione e solidarietà? Per quella moglie che, forse mandando avanti due figli senza nessun aiuto, cercava comunque di venire incontro al marito, sia pure sentendosi sola e vinta dalla stanchezza (che non è certo un ingrediente erotico), o per lui, un brav’uomo che sgobbava dalla mattina alla sera, che portava a casa fino all’ultima lira guadagnata, sentendosi solo “un bestione da lavoro”, e non più un marito, compagno e amante?

Io ho avuto marito e figlia separatamente, a distanza di dodici anni l’uno dall’altra, quindi non ho mai avuto il problema di occuparmi di entrambi, non so come cambia il rapporto col proprio marito quando nasce un figlio.

Un altro mio amico, tanti anni fa, mi invitò a vedere un film che amai moltissimo, “Il padre di famiglia”, del quale ho trovato solo un piccolo stralcio che vi riporto qui appresso.

Parlava di una donna iperattiva, madre di famiglia modello e non solo, con un’incredibile attitudine alla solidarietà verso tutti. Come da copione, lui si sente trascurato e, anziché aiutarla a gestire la loro famiglia, mentre lei si massacra per bastare a tutto senza chiedergli quell’aiuto che lui non sembra disposto a dare, fa la parte dell’incompreso e si fa un’amante.

Il film finisce con lei ricoverata in una clinica (dove pure continuerà ad aiutare tutti) per la cura di un forte esaurimento nervoso e lui che, per la prima volta a casa da solo, costretto finalmente a guardarla questa sua famiglia, si rende conto di esserle estraneo.

Nell’unico video che ho trovato relativo al film solo una breve scena che non riesce a illustrare la natura e la problematica del film, ma che comunque vale la pena di vedere.

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11 thoughts on “La sposa cadavere?

  1. Ah Diemme hai toccato un nervo, ma che nervo hai toccato.
    Premetto che quel film l’ho visto anch’io, anni ed anni fa, e mi e’ tornato in mente qualche volta durante il periodo piu’ buio del mio matrimonio infernale.
    La mia esperienza e’ stata semplice. Per avere figli, prima ci vuole una relazione solida, solidissima, ed un circolo ENORME di relazioni sociali. Una rete di supporto. Homo Sapiens e’ strutturato cosi’ dall’evoluzione. Se si osservano le societa’ tribali, preindustriali, i figli sono tirati su collettivamente. Tutti insieme, da tutti nel villaggio. La situazione della madre che sta sola in casa con un paio di marmocchi frignanti e viziati e’ una cosa della nostra *disturbata* societa’ contemporanea. Non ci sorprende che ci siano cosi’ tanti disturbi mentali tra le donne.
    Nel mio caso, la relazione con il padre dei miei figli era fragile, fragilissima. Ero isolata socialmente. I figli disintegrarono totalmente quel piccolo barlume di speranza che c’era di salvare la situazione. Il loro padre non fu in grado, aveva bisogno lui di una madre, figuriamoci prendersi il ruolo di padre. Mi disintegrai anch’io, in solitudine e malattie di vario tipo. ecco, forse questa e’ una storia da confessionale. Ma la sai gia’.
    Lui non mi cercava neanche la notte (come sai dopo la nascita di mia figlia cessai del tutto di essere una donna per lui e da allora “traslocò” in una camera separata) per niente, anche il “sesso passivo” sarebbe stato qualcosa, niente. Tralasciamo il sesso. Neanche una tenerezza. E nel frattempo pretendeva che lo supportassi. Con tutto cio’ che avevo sulle spalle (inclusa una madre alquanto problematica e piena di problemi di salute), voleva che risolvessi anche i suoi problemi di ansia e di personalita’. Neanche a dirlo che non ce l’ho fatta.
    Perché hai toccato il nervo? Ieri parlavo con la mia avvocata. Ha voluto sapere tutta la mia storia, dettagio dopo dettaglio. Un escursus doloroso, come un’altra seduta terapeutica. Ma necessario per preparare la pratica. Piu’ raccontavo piu’ le si sgranavano gli occhi. Non e’ rimasta senza parole perché gli avvocati ahimé non vi rimangono mai 😉 ma alla fine mi ha detto che andiamo subito per il divorzio, senza passare dalla separazione. “Nel tuo caso sarebbe come aggiungere le beffe al danno” ha concluso, “siete separati da 10 anni. Aspettarne altri tre sarebbe un ulteriore abuso nei tuoi confronti”. Ho tirato un sospiro di sollievo, ci speravo, difatti volevo chiederglielo. Sono contenta che se ne sia venuta lei fuori con questa proposta, spontaneamente. Ha promesso che cerchera’ di convincere il giudice.
    Un matrimonio che non c’e’ mai stato. Che e’ finito di fronte all’immane impresa di tirare su due figli senza nessun aiuto. Uno dei due figli pure autistico. Nessuno sarebbe sopravvissuto.
    Una psicologa che anni fa si prese a cuore la mia situazione propose il mio ricovero. Io rifiutai perché “lui non sarebbe stato in grado di badare ai figli da solo per una settimana”. Io pero’ dovevo. E pure con una salute che si stava disintegrando.
    Per mettere su una famiglia bisogna trovare un uomo con la spina dorsale integra. Che sa stare ben fermo su suoi piedi, che sa quello che vuole dalla vita. Per carita’, pure una donna con gli stessi requisiti. Ammetto di non essere stata in grado. Ammetto che avrei dovuto fare i bagagli quando i figli erano piccoli, andarmene in mezzo ai miei affetti ed amici, cercare aiuto e supporto sociale immediatamente. Mi sarei ricostruita una vita.
    Finalmente vedo una “chiusura” a questa catastrofe. Mi costera’ un occhio, ma ho trovato un secondo lavoro. Tra sei mesi sara’ tutto finito. Potro’ ripartire da zero. O meglio, da tre: io e i miei ragazzi.
    Mai piu’, me lo sono detta e me lo ripeto, mai piu’.

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    • Oggi tappotuo in un suo post chiedeva: ““A COSA SIETE PRONTI A RINUNCIARE PER AMORE?”, e io avrei risposto “Ma neanche al chewing gum che sto masticando”, poi mi è parso brutto, lei è giovane, piena d’entusiasmo, mi pare di aver capito che viva una storia felice, e così mi sono ringoiata le mie parole; poi vengo qui e trovo il tuo racconto, che si aggiunge a mille altri racconti di donne i cui giovani sogni sono stati fatti a pezzi da qualche irresponsabile mascalzone.

      O forse mascalzone è una parola grossa, si tratta di un insieme di egoismo, superficialità, anche mancanza di autonomia mentale, e una serie di altre cose.

      Mio marito aveva vent’anni più di me, ed era nato quando la madre ne aveva già quaranta. Questo per dirti che io a vent’anni mi sono ritrovata ad assistere una donna di ottanta, più la figlia di primo letto che ne aveva all’incirca dodici/tredici. Come se non bastasse, undici giorni dopo il matrimonio diede le dimissioni, e attaccò il cappello. Portato in causa per gli alimenti della figlia, neanche si presentò in tribunale, e perse la causa d’ufficio: ci ritrovammo con la casa pignorata. Non sto qui a raccontarti, ma il secondo, abbenché totalmente diverso, non fu migliore.

      Anche nel suo caso rinunciai a molto per stargli vicino, perché aveva bisogno (due figli a carico, ed altri problemi), e devo dire che mi amava, che tentava di rendermi felice, almeno per i primi tre anni. E poi? Poi cambiò, una mia trasferta esacerbò la sua folle gelosia che prima riusciva a tenere a bada, e non vi dico in che inferno fu trasformata la mia vita. Attila lo conoscete, credo ci sia poco da aggiungere, ma siamo arrivati alle vie legali anche con lui, e l’incredulità dell’avvocata sarà qualcosa di cui riparleremo.

      Oggi sto sola, e ho trovato un po’ di serenità. Con una persona degna a fianco starei sicuramente meglio, ma deve essere degna, deve essere un uomo sereno, responsabile ed equilibrato.

      Io non dico “mai più”, ma oramai ho la vaga impressione che mai più sarà.

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  2. Mah, non saprei !
    ‘Strani Tipi’ di ‘compagni/padri dei vostri figli’ avete trovato !
    Si potrebbe dire, superficialmente, che foste sfortunate .
    Ma sento che non è così, anch’ io vedo nella realtà quotidiana riproporsi sistematicamente questo modello di ‘Padre sempre Figlio di Mammà’ .
    Nessuno è perfetto, nessuno lo potrebbe mai diventare, uomo o donna che sia .
    Tuttavia, alcuni uomini ‘cercano’ di diventarlo, altri nò, preferendo adagiarsi sulla donna, e sfruttarla ( inconsapevolmente o cinicamente ! ) in tutte le circostanze del rapporto, fino a che questo fatalmente deflagri .
    E’ complesso l’ animo umano, e indipanabile a volte il groviglio delle vicende umane .
    Vorrei consigliarvi, laddove non lo conosceste, il bellissimo Film “Gente Comune”, per la Regia di Robert Redford ( 1980, la sua ‘prima regia’ ! ), con Donald Sutherland ( il Padre ), Mary Tyler Moore ( la Madre ), Timothy Hutton ( il Figlio ) e Judd Hirsch ( l’ umanissimo, straordinario Psicologo che prende in cura il ragazzo ) . Guardatelo con attenzione, e rifletteteci !
    Vi accorgerete che, talvolta, non si tratta di essere ‘Uomini così’ o ‘Donne così’, poichè le vicessitudini umane sono non di rado ‘inestricabili a prescindere’ !

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  3. Un tempo avrei saputo di scrivere con più certezza sull’argomento…

    …Oggi mi sembra di avere ogni giorno che passa sempre più dubbi e perplessità sulla famiglia, il modo di costituirla e di prendersene cura.

    Semplicemente, stavolta, non so cosa dire.

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    • Già, è una caratteristica del crescere perdere le certezze: beati i giovani che sono sempre sicuri di cosa sia giusto e sanno sempre cosa si dovrebbe fare, come e quando!

      Chi poco sa, presto parla

      Un anziano, se è saggio, al massimo ti dice di avere tanta pazienza…

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  4. @Martina
    Mi lasci senza parole. Mi dispiace, ma sono contenta che anche se tardi tu abbia trovato forza e coraggio. E’un inizio, meglio tardi che mai.

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  5. erano piu’ forti, variabile, meno viziati, meno confusi, non se ne fregavano di meno ma sicuramente di piu’, con meno obiettivi materiali e piu’ finalita’ di vita. Se emergi integro da una catastrofe storica come la seconda guerra mondiale e tutto cio’ che la precedette, le tue priorita’ sono diverse.

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    • @Martina: credo che molti di noi dovrebbero cambiare le proprie priorità, senza bisogno di passare per una guerra, ma chissà se è possibile.

      Questa tendenza a dare importanza alle cose che non ce l’hanno, propria dei giorni nostri, sarà dura da invertire 🙄

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