L’ultimo dono di Martina

Era capitata lì, dopo tanto tempo.

Si era guardata intorno e sentita estranea, e strana, come capita di sentirsi quando, inaspettatamente, ti senti un pesce fuor d’acqua in fondali invece familiari.

Volse lo sguardo ovunque, alla ricerca di punti fermi. Le serrande erano abbassate, la luce fioca.

Dalle fessure della serranda filtrava un po’ di luce, tanto da farle notare qualcosa di diverso alla parete. Infinito tempo prima, gli aveva regalato un quadretto con la scritta “Ti adoro”, stilata di suo pugno, e lo aveva pregato di tenerlo nel cassetto ma lui, testardo, l’aveva appeso al muro, sotto gli occhi di tutti.

Forse era il suo modo di dirle che era orgoglioso che lei l’adorasse, ma lei si era sentita imbarazzata. Ora, all’improvviso, quel quadretto non c’era più. Sul muro tre piccole macchie nere, due fori per appendere il quadretto, più uno forse precedente. Sembravano tre punti di sospensione, e lei si chiedeva cos’era che fosse sospeso. Intorno ai tre punti i segni della cornice rimossa, che sembravano racchiudere quei tre punti in un “omissis”, e lei continuava a chiedersi cos’era che fosse stato omesso.

A un certo punto quasi le mancarono i sensi e dovette sedersi. Sulla poltrona una copertina rosa, anch’essa un ricordo passato. Nella penombra la luce dalle fessure delle serrande tagliava in fettine minuscole quella polvere fitta che aleggia nell’aria, e che solo in certe condizioni di luce è possibile vedere. Lei ne aveva sempre avuto paura, quando per la prima volta realizzò che l’aria era così, fitta e densa di polvere, se ne era spaventata, per lei erano germi minacciosi, invisibili, ed erano tanti, numericamente più forti di lei.

Guardava ancora l’alone bianco sul muro, e quei tre punti. Richiuse gli occhi, a ricordarsi com’era quando c’era scritto “Ti adoro”.

Un amico un giorno le aveva scritto, a tutt’altro proposito “Adorare è diventata una parola abusatissima… una volta era attribuibile solo al Signore Dio…. ma dato che si adorano anche le scarpe…” e lei aveva sorriso, un po’ tristemente. Pensava “Forse è stata la mia punizione, è vero, solo Dio si adora”.

Invece lei aveva adorato una persona, con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima. Una persona che aveva lottato per essere un nessuno nella vita di lei e che, per distruggere se stesso ai suoi occhi, di lei si era portato via una parte.

Forse aveva fatto bene a rimuovere quella scritta. Martina aprì la borsa per prendere un fazzoletto, e le capitò sotto mano una lettera. Era un incarico alla Provincia, a due passi da lui. Se avesse accettato, forse non avrebbe potuto evitare di incontrarlo ogni giorno, e non era sicura che gli avrebbe fatto piacere…

Riguadagnò la strada verso casa, incapace di porsi ancora domande. Le strade odoravano già di Natale, di quel Natale triste, in cui i negozianti devono addobbare i negozi senza troppa voglia, gli adulti devono comprare, ancora più svogliatamente, doni a parenti troppo stretti e ad amici troppo lenti; quello in cui i poveri infreddoliti sperano che il Natale apra un po’ più il cuore, e di conseguenza il portafogli, dei passanti distratti, e solo i bambini provano un po’ di gioia, per le vacanze a scuola, per un Babbo Natale che prima o poi scopriranno fasullo, per un Gesù che forse riuscirà a entrare nei loro cuori, o forse no, ma che ben presto impareranno che non esaudirà ogni desiderio.

Nella strada due o tre poveretti si trattenevano vicino a un fuoco dove arrostivano le castagne, e le chiesero di comprarne un cartoccetto. Lei da tempo non mangiava più castagne, per un motivo che aveva rimosso, ma vedere quel fuoco scoppiettante le fece venire in mente un dono che lui avrebbe gradito.

“Posso usufruire del vostro fuoco?” chiese Martina frugando nella borsa e tirandone fuori una banconota di grosso taglio, più la lettera che aveva visto poc’anzi.

Ai tre uomini, a vedere quella banconota, brillarono gli occhi, né avevano capito troppo bene quali fossero le intenzioni della donna. Annuirono, e lei porse loro la banconota, che guardarono sbarrando gli occhi; poi, senza ripensamenti, gettò la lettera d’incarico nel fuoco, e rimase a guardarla fino a che la fiamma non l’ebbe completamente divorata.

Sicuramente aveva fatto due bei regali. L’uno era stato sicuramente gradito, l’altro, se lui mai l’avesse saputo, anche.

Proseguì la sua strada verso casa, sentendosi finalmente leggera. Le sembrava, anziché essersi liberata di qualche foglio di carta, di aver deposto un macigno.

Camminava, e all’improvviso si rese conto che, dopo tanto tempo, era tornata a sorridere. Solo per un momento le passò davanti un’ombra, al ricordo che era stato proprio il suo sorriso schietto a conquistarlo, quel sorriso schietto che per lui aveva perso, e che ora aveva ritrovato tra le scintille di un fuoco scoppiettante in cui cuocevano caldarroste.

Buon Natale, Martina, e ricordati: io sto nascendo, e non avrai altro Dio all’infuori di me. Non adorare mai più nessuno così gratuitamente, mai più.

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47 thoughts on “L’ultimo dono di Martina

  1. Riprendo il bel commento su questo post che Pan ha lasciato sul blog di Morena che, ricordo, ha pubblicato in anteprima nostri racconti di Natale, tra cui questo.

    L’ultimo dono di Martina, di Diemme, me lo vedo già al cinema. E’ una scena dal taglio cinematografico, specialmente quando lei si riscalda con il fuoco dei due-tre poveretti. E con il fuoco seppellisce il passato. Uhm…i racconti di Diemme mi appaiono sempre tremedamente autobiografici, anche se non ho elementi per affermarlo.

    Bella l’idea cinematografica, mi vedo soprattutto gli occhi dei poveretti che brillano quando Martina allunga loro bei 100 euro. (E perché hanno detto che questa storia è triste? Pensate ai caldarrostai, che festa hanno fatto! 😉 ).

    Sì, è autobiografica, ma gli elementi sono stati talmente presi qua e là, e talmente trasposti, che credo che sì e no che il legittimo destinatario del racconto ne possa venire a capo.

    Una piccola curiosità dietro le quinte. Sapete come mai Martina non mangia castagne?

    Dunque, la mia dolce Sissi, dalla fantasia sempre galoppante, un bel giorno prese una castagna e le fece occhi naso e bocca.

    Poi la mascherò da carota, calzandola in un cartoccetto arancione e mettendole un ciuffetto di carta verde in testa. E poi, piano piano, le ha costruito una casa, e poi altre castagne si sono aggiunte alla famiglia, fino a che le ha talmente umanizzate da darle fastidio che qualcuno potesse mangiarle.

    E’ da allora che a casa nostra c’è questo veto: come vedete, di cose ne sono state mischiate tante!

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  2. sì, anche a me non è sembrato un racconto triste, anzi. Il natale è simbolo di nascita e qui, nel racconto, c’è una rinascita.
    E pure io non adorerò mai più nessuno così gratuitamente, mai più.
    Certo che trasformare le castagne in carote mica è da tutti.
    Come intendere in senso pornografico la frase citata da violaceo.
    Cosa vi siete bevuti stamane? 🙂

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  3. Ciao Diemmuccia…sono passata per sbirciare un pò ma più di tutto per augurarti di cuore un bellissimo Natale e un sereno fine e inizio anno, lo so che queste feste sono un pò incasinate dal freddo dai regali da tutto, ma un angolino di pace si può trovare per tenere al caldo auguri sinceri….un bacione kate

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  4. Non so, mi viene da dire che adorare non sia mai davvero gratuito.

    Ne ricevi sempre qualcosa.

    Per esempio, ne ricevi il tuo stesso adorare.

    Adorare sembra una cosa che si dà; se però mi ascolto, il mio adorare è anche una cosa che prendo: è la possibilità, che l’altro mi offre, di sentirmi adorante, di provare quella intensa emozione che è l’adorare.

    Non si vive forse (come ci siamo già chiesti, da queste parti) per avere ancora un’altra emozione?

    Forse si vive anche per qualcos’altro, alcuni di noi di più, altri di meno. Ma l’emozione del provare qualcosa per qualcuno è una cosa che in molti (tutti?) inseguiamo e conseguiamo ed è una cosa che si ripaga da sé. Secondo me, s’intende.

    Il rischio è che un domani io senta un gran male, nello stesso punto in cui oggi sento tanto bene. Però di certo non me lo negherò soltanto per questo.

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    • Approfitto di questo mio breve ritorno flash per rispondere a Luciano, che ha fatto delle osservazioni che mi permettono di sottolineare alcuni aspetti.

      Adorare sembra una cosa che si dà; se però mi ascolto, il mio adorare è anche una cosa che prendo: è la possibilità, che l’altro mi offre, di sentirmi adorante, di provare quella intensa emozione che è l’adorare.

      E’ esattamente questo, a volte ci fa piacere semplicemente dare, un po’ viziare qualcuno, forse ci serve un pensiero cui dedicare la mente nei momenti in cui vogliamo respirare qualcosa di bello dalla vita. Poi, la cosa si può evolvere o restare fine a se stessa, si può essere anche essere semplicemente paghi della dolcezza del sentimento che si prova.

      Il rischio è che un domani io senta un gran male, nello stesso punto in cui oggi sento tanto bene.

      Alle partorienti, che nel momento del travaglio giurano che non faranno più figli perché il dolore è insopportabile, si dice “passata la doglia ritorna la voglia”, quindi non si può escludere che un domani uno possa ricadere nello stesso meccanismo, io personalmente sono nella fase “non voglio mai più provare tutto ciò”.

      Buone feste!

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  5. Cari lettori e compari del blog di Diemme, non mi riconoscete? E vabbè, ero cavaliere e son divenuto giullare, ero giullare ed ora son messo.

    Messo male direte voi e torto non posso darvi.

    Mi allontanai in compagnia di Martina ed incontrai Diemme, la quale mi pregò (ingiunse) di recarvi editto. Ed io, che da cavaliero divenni giullare e indi messo, metto tutti quanti voi a conoscenza di quanto segue:

    A nome e per conto della governatrice di Diemmelandia riporto a lorsignori lettori il seguente proclama ufficiale:

    “Cari amici, in questi ultimi tempi una crisi mistica avvolse l’animo mio, e coerente con questo dolor che m’attanaglia, prendo tristamente la decisione di tenermi lontano dal luogo del peccato (il blog).

    Riesco coi dolori procuratomi dal cilicio appena a lasciare qualche commento nei blogamici perché costoro non si disperino aumentando così il mio fardello karmico.

    Non temete, non foste voi la causa, ma la necessità di immergere la mia figura in nuove acque di conoscenza, purificatrici, pur sapendo la sofferenza che tale scelta mi avrebbe imposto.

    Se mai ritornerò, sarà perché assunta al rango di santa Diemme de noantri. Ma forse allora non sarà più necessario questo blog.

    Dispensando fiori e baci vi saluto. Diemme “

    M’inchino ai vostri lazzi, che sono il mio pane, ricordandovi che ambasciator non porta pena.

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  6. Che cosa triste. Che cosa piena di speranza. Non penso che dipenda dal nome però “io sto nascendo, e non avrai altro Dio all’infuori di me. Non adorare mai più nessuno così gratuitamente, mai più.” è piuttosto rappresentativo:
    Mi amo un sacco e mi adoro a livelli quasi improponibili. Ciò fa di me un’ insopportabile narcisista, ma niente e nessuno potrà mai distruggere la mia autostima. 😮

    * la descrizione del natale ci piace. Gli sciorinamenti giornalieri di questi freddi tempi sulla magica atmosfera mi fanno proprio ridere*

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    • Ciao Martina bella! E’ bello rileggerti (rileggerti qui intendo, fb non conta 😉 ), ma temo ci sia un malinteso: “Io sto nascendo” si riferisce a Gesù, non a Martina… magari lei sta “ri”nascendo, lui dovra aspettare Pasqua 😆 (blasfema che non sono altro!)

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    • Credo che tu sia stata la prima in assoluto a leggerlo… 😉

      Beh, lo vedo bene a chiusura di blog ti pare? Anche perché, metaforicamente parlando, quella lettera gettata nel fuoco è proprio questo blog che rappresenta.

      Ma certo che sarà sereno il 2010, ci mancherebbe! Come diceva un mio amico, “la serenità è uno stato d’animo”, e lo stato d’animo, più sereno che mai, ti assicuro che c’è!

      Auguri a te cara Morena, e a tutti quelli che passeranno per questi lidi animati d’affetto e buone intenzioni 😉

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  7. Dhò. Ecco. Lo sapevo che il mio (in)sano narcisismo avrebbe avuto effetti collaterali. Però mettiamola così magari non essendo credente mi sono riservata un minimo di interpretazione personale.
    Chiedo venia

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    • @testardamente: grazie per i complimenti (sempre graditi, sono una vanesia, soprattutto per la scrittura), ma il blog è in fase di chiusura. Dai, a voi neofiti lascio gli arretrati da smaltire, e con gli altri… ci siamo divertiti, a volte siamo stati anche seri, ma comunque è stato bello stare insieme. 😉

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  8. Perchè non adorare più nessuno gratuitamente come me? E’ proprio il contrario, Dio si è fatto uomo, in un ventre di donna, per rendere possibile quello che il nostro limite renderebbe difficile o impossibile, la gratuità e l’accoglienza. Poi ci proviamo e riproviamo, facciamo fatica, cadiamo, perché il peccato, cioè il limite, ci pesa addosso: ma Gesù Bambino ci dice che è possibile rialzarsi e, soprattutto, testimoniare nell’adorazione che portiamo agli altri la sua luce. Buon Natale e Buon Anno.

    P.S.: come si fa a commentare Frà Puccino? Dio non è internet e le religioni non sono provider (ovvero, non sono intercambiabili). E se anche fosse vero il Cristianesimo è l’unica religione che ha avanzato la pretesa che Dio si sia fatto uomo per noi, venendo lui verso di noi, non il contrario. Assolutamente straordinario, non internet.

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  9. Fra Puccino ha un suo blog, lo trovi nel mio blogroll, nella colonna “Amici su WordPress”.

    Per quanto riguarda l’adorazione… beh, c’è quella che si rigenera con l’energia dell’universo ma, evidentemente, non era questo il caso 😉

    PS: benvenuto!

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  10. Allora amiche, sto facendo l’ultima revisione alla mia scopa e sono certa che anche voi state facendo lo stesso, mi raccomando copritevi bene per questa fredda e piovosa notte, calzini pesanti, lista dei doni e dei bimbi, cartina, cappello e poi per favore visto che saremo in tante cerchiamo di rispettare le precedenze e i limiti di velocità…ah le cinture di sicurezza, non vorrei finiste a testa in giù in qualche camino lasciato poco pulito…ma caspiterina non avevo pensato che già Babbo Natale ci è passato con il suo pancione, quindi le canne dei camini saranno pulite alla perfezione!

    Cercate di non bere in servizio, il nostro regolamento lo proibisce e fate le sagge, non cercate di essere sexy a tutti i costi o prenderete un bel raffreddore…

    Sperò sia tutto, tranne che come solito ci diamo appuntamento alla solita ora e al solito posto…pronte… prendete la vostra scopa svolazzante e via!!!!!!!!!!!!!!!

    Buon lavoro compagne di avventura Kate!

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  11. Pingback: Natale, non farmi auguri! « Diemme

  12. Pingback: Martina « Diemme

  13. Pingback: E il racconto di Natale? | Diemme - Ogni cosa è illuminata

  14. Boh ….
    ‘Sto racconto, con tutte le sue straordinarie ovvietà, mi sembra un tantinello UNA SCENEGGIATURA SCRITTA IN FRETTA PER UN “CINEPANETTONE” DA PROIETTARE ALLA COME VA VA IN UNA SALA DI 4° ORDINE SCADUTA DI RANGO !!! :mrgreen:

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  15. Avversione ?!? 😯
    Naaaaaa …. macchette avversione : è un sentimento che non m’ appartiene !
    Piuttosto, ho analizzato “a posteriori” codesto scritto ) ma da chi ??? ), ed ho constatato … che esso gronda di retorica e configura vicissitudini farlocche – or liete, or ridanciane, or lacrimevoli, or boccaccesche – che sono tipiche dei pessimi film della categoria “cinepanettone” che, ahinoi, si alternano senza pudore di questi tempi sugli schermi natalizi o della TV !!! 😐

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    • Bruno, francamente non capisco questo accanimento del tutto fuori luogo. Non ho mandato il racconto a un qualche concorso letterario della cui giuria tu fai parte, non mi sono lamentata per l’assenza di plauso (che peraltro c’è stato).

      Tu dirai che il sentimento d’avversione non ti appartiene, io invece dico di sì, non c’è altra spiegazione.

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  16. Bello adorare, ma altamente rischioso.
    La frase di chiusura l’ho letta di Martina a se stessa, ma mi accorgo, leggendo i commenti, di aver errato. Però una rottura convinta e a tutto campo, come quella della protagonista, è una liberazione, una ri-nascita. Quindi rinnoviamo gli auguri a Martina di buon Natale e buon cammino.

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    • La frase è di Dio in persona (o comunque membro della Trinità 😉 ), come si può evincere dall’ “Io sto nascendo” (è un racconto di Natale), e il “Non avrai altro Dio all’infuori di me”.

      Per quanto riguarda il cammino di Martina, dopo sei anni dalla stesura del racconto, posso dire che alla fine, forse, ha camminato sì, ma girando in tondo!

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