Archivio | 21 settembre 2009

L’autunno per Valentino

oak-leaves-autumn

….A me, l’autunno piace. Non so perché.

Forse…. forse perché esprime la mia tristezza. Per me è un po’ come bere un amaro. Il gusto non tanto gradevole, come un limoncello, ma ha il suo fascino.

….Le foglie gialle, il vento, la pioggia noiosa inducono al pensiero della FINE. Non necessariamente la morte.

Ma comunque, a qualcosa che finisce. Ti inducono a riflettere. Su tutto. Su quello che hai fatto questo anno. Su quello che hai fatto in questa vita. Un resoconto dell’estate.

….A volte, mi trovo da solo nella vallata che si trova dietro la mia casa. Mi siedo e osservo. Le foglie ingiallite che cadono. Ecco… una davanti a me. Poverina. La sua vita è finita. Chissà quante speranze non realizzate. Chissà quanti sogni sperperati. Un’altra più in là…. Anche lei…. chissà come si è goduta la vita. Alberi nudi…. tristi…. secchi.

…. Il vento che che mi s’intrufola tra i miei vestiti. Brrr, che freddo. Un brivido. Le gocce di che cominciano a cadere su tutto ciò. Alzo il volto per sentire il rumore. E loro non mi deludono, bagnando la mia faccia con lacrime dal cielo.

“E’ stato duro – mi dicono – è stato duro ma ora è finita.”
Ed io mi rendo conto…… che se c’è una fine…. questa esiste per far posto ad un nuovo inizio….

(Valentino, 21/09/2009)

L’autunno

La morte di Ophelia - Patrizia Berardo

La morte di Ophelia - Olio su tela di Patrizia Berardo

Non amo l’autunno.

Sì, lo ammetto, un po’ di frescura dopo l’afa estiva che ci ha tolto ogni forza ci voleva, ma l’accorciarsi delle giornate è un duro colpo al mio umore.

Le foglie che ingialliscono (che piano piano ingialliranno) e cadranno a terra ad una ad una, mi ricordano la perdita del vigore estivo, mi ricordano che quei frutti rigonfi di succo e di promesse, quando non raccolti, cadranno terra, poltiglia schiacciata sotto piedi distratti di gente anonima la cui pelle bronzea ritornerà a ingrigire.

La primavera porta la rinascita, e di primavera cade la pasqua, simbolo di resurrezione, e quindi rinascita del corpo e della mente; l’estate ne porta i frutti, nascono amori e nascono speranze.

L’autunno è lo scontro con la realtà, con una quotidiantà fatta di dovere, di luce scarsa, di tempi brevi.
Le foglie morte poi mi ricordano troppo gli affetti perduti, è un triste bilancio, quasi un bollettino di guerra.

Quante persone ho perduto quest’anno? Troppe.

Non sto parlando tragicamente di morti, ma di rapporti interrotti, forse ancora più tristi, perché in questi non c’è l’ineluttabilità della vita e della morte, ma la stupidità del malinteso, dell’ingratitudine, del fallimento. C’è sempre tanta superficialità in un rapporto che finisce.

Quest’anno ho tagliato un ramo amato e sano, ma era l’unico che non fioriva in mezzo a tutti gli altri traboccanti di verde e di ogni altro colore.

Un altro l’ho tagliato perché per vivere doveva succhiare linfa agli altri, che non ne potevano più di questa sottrazione indebita.

Uno l’ho tagliato perché era arido, secco, secco, secco, nonostante fosse tra i virgulti più giovani.

Uno è caduto, così, all’improvviso. Lo stupore di vederlo a terra tutto d’un tratto, senza nessun preavviso, mi ha colto di sorpresa, e qualcosa per riattaccarlo ho fatto; più di tanto non ho potuto, sapete com’è, inchinarmi con la mia mole, la mia schiena…

Ed ecco così un altro autunno, che mi piaccia o no. Speriamo che non piova come l’anno scorso che non ci ha dato tregua, ci ha messo veramente a terra, soprattutto noi poveri meteoropatici.

Ma meno che l’autunno amo l’inverno…