Archivio | 5 settembre 2009

Diversamente simpatica

Abbiate pazienza, non ci possono stare tutti simpatici.

Per quanto il nostro cuore possa essere grande, per quanto vogliamo essere inclini all’empatia e all’accoglienza, arriva prima o poi qualcuno che proprio non è nelle nostre corde. Qui da quel di che è arrivato, e per quanto abbiamo spruzzato l’insetticida e l’ambiente sia stato opportunamente epurato lei, come il virus più insidioso (o come la persona più mentalmente disturbata, nell’accezione metaforica del termine), trova il modo per colpire di fianco, e si ripropone come i peperoni.

Lei è specializzata nel lavorare di fianco, “capita” (in sola lettura s’intende! 😆 ) sul mio blog col fucile puntato, per trovare ogni tipo di pretesto per sputare veleno (beh, oggi viene accontentata! 😆 ), mette il muso e nega la sua amicizia a chi osa non dico prendere le mie difese, ma semplicemente non schierarsi prontamente al suo fianco in questo suo delirio di onnipotenza.

Lei, che meriterebbe il titolo di Lobot#2, e che tira fendenti (non preoccupatevi, ho il giubbetto antiproiettile 😉  ) usando come scudo e arma citazioni, citazioni, citazioni… che barba, non fa altro che citare, ma non ce l’ha un pensiero suo originale?

Come se, poi, mi impressionassero le citazioni. Come se il fatto che qualcuno di, secondo lei, “autorevole” la pensi in maniera diversa potesse influenzarmi in alcun modo.

Ipse dixit? A me? Come se non sapessi che, su qualsiasi argomento, esistono regolarmente autorevoli pareri a favore e altrettanto autorevoli pareri contrari. E’ da tempo che non mi fa più impressione la carta stampata, eppure c’è ancora chi pensa che “pubblicato su un libro” equivalga a “vero”.

Anche a me capita di citare (“càpita”, non mi esprimo per citazioni), e questo non per dare forza a un’opinione in quanto esiste un’altra persona al mondo che la pensa nello stesso modo, ma semplicemente perché quelle parole esprimono un “mio” pensiero, e lo esprimono in una forma eccellente, in cui mi riconosco, e allora perché non far parlare loro al mio posto?

La Lobot#1 si comporta esattamente così, ogni volta che deve esprimere una “sua” verità (generalmente una credenza paesana o una leggenda metropolitana o un pregiudizio medioevale), lei cita (?) grandi primari/scienziati etc. etc. a sostegno delle sue becere affermazioni. Lo so che denota insicurezza, complessi di inferiorità, ma non riesco a provare pena  né per l’una né per l’altra, perché loro non vogliono semplicemente inserirsi, partecipare o essere accettate, loro vogliono prevaricare, gestire, e dimostrare la superiorità loro e l’inferiorità altrui.