L’amore ai tempi di Internet #2

Da un mio commento sul blog di Liviana:

Anch’io, come mi pare di capire sia accaduto a parecchi, mi sono innamorata via etere, e di una persona veramente speciale.

Mi ricordo cosa fu organizzare l’incontro (che mai ci fu), l’emozione, l’insostenibile sensazione di inadeguatezza (da una parte e dall’altra), l’essere disposti a pagare qualsiasi prezzo perché si potesse passare al secondo incontro senza passare per il primo…

Parlando di qualche tempo prima, in cui un incontro era saltato per un motivo contingente (da parte mia, la persona che doveva tenermi la bimba mi aveva dato buca), diceva che ci saremmo dovuti incontrare allora, quando il coinvolgimento emotivo non era arrivato a quel punto: lì ce l’avremmo fatta.

Forse siamo stati semplicemente due insicuri, a un certo punto la paura, da entrambe le parti, ha avuto il sopravvento. Io sono diventata sempre più aggressiva, lui si è chiuso sempre di più in se stesso, alla fine ha trovato una “situazione” tranquilla con la ragazza della porta accanto e fine dei giochi.

Io ci ho messo un po’ di più a venirne fuori, senza neanche poterne troppo parlare, perché come la racconti una storia del genere? Ma l’amore da queste parti è sempre dietro l’angolo, perché qui le anime s’incontrano davvero. Se però mai mi dovesse ricapitare una cosa del genere, la terrò imbrigliata fino a che non ci sarà “l’incontro”: quello che è successo, senza volerlo, senza che mi accorgessi di essere coinvolta in qualcosa di ingestibile, non voglio più provarlo.

Al buio arrancherò in prima e in seconda: per arrivare alla presa diretta voglio il cielo sereno e la piena visibilità della via.

Almeno per il tratto immediatamente davanti a me.

30 thoughts on “L’amore ai tempi di Internet #2

  1. accidenti Diemme. Che storia malinconia.
    Uffa.
    Non è che vogliamo il lieto fine a tutti i costi, però una possibilità si. Le possibilità negate mi fanno uscire di testa.

    Comunque non per consolarti a tutti i costi, ma con uno che si nega “chiudendosi in se stesso”, secondo me non hai perso granchè.
    Così, te la butto lì, magari mi sbaglio.

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    • Cara Presidente, anche a me le possibilità negate fanno uscire di testa, e infatti ci uscii “manco poco”.

      Da persona adulta, e che aveva dovuto affrontare problemi ben più grossi, ero la prima a stupirmi di una reazione di dolore fuori di ogni controllo. Una mia amica sostenne che questo dispiacere era semplicemente uno che non avevo censurato al pari degli altri, e allora aveva fatto da catalizzatore e sfogo di tutto il resto.

      E del film che dire, quante volte mi sono rivista la parte finale, e poi con quella musica…

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  2. Nonostante questa sia la tua regale dimora, nonostante qui tutti ti vogliano bene ( anche fuori di qui, ne sono certo), nonostante questo ed altro, non è usuale che ti metta così allo scoperto.
    Ma trattando di amore, anche se ai tempi di internet, probabilmente non si può fare diversamente.

    Leggo il post, lo guardo e lo rileggo, lascio che mi entri un po’ dentro, ma, come quando si guarda una foto o un quadro, la mia attenzione finisce per cadere sempre su un punto, un particolare, che mi rende il tutto velato, fa sì che mi ponga delle domande.

    Dici: ” Io sono diventata sempre più aggressiva, lui si è chiuso sempre di più in se stesso…”.
    Mi accorgo che fra il primo appuntamento (mancato) ed il secondo (mancato pure questo) e fra il secondo e quello destinato al futuro, qualcosa deve essere successo, se non altro nell’anima, qualcosa che negli annali non è riportato; qualcosa che spieghi, anche solo emotivamente, l’aggressività tua e la chiusura sua.

    Diverse donne fanno rientrare l’aggettivo “aggressiva” nella definizione stessa del termine di donna moderna ( bella, indipendente, ambiziosa, aggressiva…). Ammetto che è un tipo di atteggiamento che normalmente non mi piace dover affrontare, lo trovo poco assertivo, ecco (d’altra parte la vita insegna anche che talvolta bisogna attraversarlo, senza timore).

    Ma , tornando a te, io ho la convinzione che non appartieni a quella categoria di leggiadre signore, le tue “aggressioni” sembrano più il manifestarsi di rabbie con radici profonde.
    Sei una donna forte, e questo è sicuro, quando forte significa anche saper coccolare quelle che ci sembrano le nostre debolezze.

    Sono un tuo fedele lettore (lurker docet) e, sfogliando le tue pagine, diverse volte mi sono trovato a sentirti dire “questa cosa mi manda proprio fuori di testa”. Solo tu puoi sapere quale parte di te allora si sia sentita ferita.
    L’occasione genericamente mancata, come dici con Mrs President? Oppure che lui non abbia saputo lottare abbastanza per l’amore, il tuo amore? Credo che queste siano le debolezze o le passività che non ti aspetti e che non sopporti in un uomo.

    A mio parere quello che può essere successo, e che non doveva accadere, è stato, complice internet, di confezionare un sogno già vissuto, compiuto. Sul web, forse, era già stato fatto tutto, mancavano solo le chiavi di casa.
    Allora il problema è quello di far coincidere il sogno con la realtà, non è stata più solo un’occasione d’incontro, un inizio.

    Ed io lo giudico estremamente pericoloso, perché internet può molto, ma non restituisce gli odori, i sapori, l’individualità mascherata ed intuita, le occhiate nascoste ed esibite. Il rischio di delusione (quella esplosiva) è veramente alto.
    Più che di coinvolgimento eccessivo, penso che qualcuno, o entrambi, magari ha esagerato nel voler testare le possibilità.

    Resta il sogno affondato che, a lungo andare, diventa fantasma, quindi mito, qualcosa che non appartiene più semplicemente alla sfera del ricordo, perciò difficilmente elaborabile, questo è il nuovo pericolo. Sempre e solo ipotesi, le mie. A tuo uso e consumo.

    Di tutto il film proprio la scena dove più che “parlami” si dice “perdonami”?
    Non so come te la cavi con Tom Hanks, a me Meg Ryan piace molto, anche nella versione più che quarantenne di In the cut.

    Se mi sono spinto troppo in là, cerco di farmi perdonare con questo:

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    • @Bali: le tue parole colgono credo tutti gli aspetti di questo mio ricordo e quindi, per una volta, la lurker sarò io, e mi godrò questo tuo intervendo rileggendolo, e rileggendolo, e rileggendolo ancora, fino ad essere sicura che mi sia entrata dentro e che abbia fatto mia ogni parola, ogni pensiero.

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  3. Non avevo mai pensato a C’è posta per te come storia di amore virtuale ma, in effetti, è proprio così…

    Internet, e in futuro sempre di più, ci obbliga a ripensare tutte le dinamiche di incontro, conoscenza, innamoramento, sta nascendo un mondo nuovo di cui ancora non abbiamo le coordinate.

    La tua storia è molto strana, e il tuo solito ermetismo (nelle questioni personali) non aiuta molto a capire cosa sia successo, perché non ci dai qualche indizio in più?
    Ma davvero non vi siete mai incontrati?

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    • @Fra: tu mi chiami ermetica, ma secondo me è più giusto quello che ha detto Bal, che mi sono scoperta fin troppo.

      Una cosa comunque te la posso dire: non ci siamo mai incontrati davvero, e chissà se ci incontreremo mai anche se oggi, a quasi due anni di distanza dai fatti narrati e quindi con un’emotività decisamente più quieta, forse, come in una ciclica eclissi, è giunto di nuovo il momento in cui ci potremmo incontrare.

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  4. Io m’imbarazzo facile.

    Non rileggere troppo che la testa si fa pesa e niente, niente finisci a far da foto sul blog di Diemme in un post tipo “Sarà l’estate…”
    Ciao

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  5. Carissima
    mi hai lasciato il link e mi sembra il minimo lasciare un commento, dato che poi sono il colpevole di quella situazione.
    Di quella strana situazione cresciuta piano piano, nascondendosi nelle pieghe dei minuti passati a parlare, quasi a non volersi fare scoprire.
    Fino a che tutto non era talmente prepotentemente radicato dentro che non potevi più scappare all’evidenza.
    Volere bene ad una persona che non vedi e che non riesci ad incontrare è molto più facile.
    Ti lasci prendere dalla Sua Anima, da ciò che ha dentro e non da ciò che mostri.
    I sentimenti all’epoca di Internet nascono con la forza della disperazione, del bisogno di sentirsi amati, di sentire il sentimento pervadere, dal bisogno di Amare.
    Ma questi Amori hanno un difetto. Con la stessa forza e impeto con cui nascono sfioriscono come sotto il troppo sole.
    E la velocità con cui sfioriscono dipendono anche dal non incontrarsi subito.
    Il tempo lega le persone in modo tanto forte che diventa difficile passare la siepe ed incontrarsi.
    Rimane il rammarico di non aver “consumato”, non nel senso stesso della parola, l’incontro, da cui sarebbero potute accadere tante cose.
    Io qui ti lascio un saluto a te persona speciale…..

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    • A parte che lui, casualmente, era un Pesci 😉 , non è che stessi a caccia (o pesca) di niente (non per principio, non ci trovo nulla di male, è che per me non è ancora il momento di “prendere la decisione”). La cosa fu del tutto casuale, e non intendo ripetere l’esperienza, che rischia di portare un dolore superiore a quello con cui mi sento pronta a convivere, e a meno che non ricapiti accidentalmente come in passato, me ne sto ferma e buona al mio posto.

      Io abito a Roma, e fosse pure solo per lavoro (ma non è così) incontro decine e centinaia di persone; per lo più sono anche piuttosto estroversa, e neanche da buttar via, per cui le occasioni, volendole, non mancherebbero.

      Ci sono però dentro di me tante questioni irrisolte: con lui avevo abbassato la guardia proprio perché non “temevo” nulla, e così mi ci sono ritrovata dentro con tutte le scarpe. Forse, più che andare a cercare altre persone, io avrei bisogno di alzare gli occhi e iniziare a guardare quelle che ho accanto, ma non ce la faccio…

      Passerà? Mi passerà? Le mie carte dicevano che dopo tante lagrime (le avevano previste tutte!) sarei tornata proprio con lui: ci avranno azzeccato? Oppure ho letto male io, visto che sulle carte nome e cognome non c’è, e nel momento in cui le ho fatte ero troppo coinvolta?

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  6. @Guilty:
    Visto che ci è data la possibilità di leggere la tua testimonianza, ascolto e penso che ci siano molte cose vere in quello che dici.
    Naturalmente parlo al di là di quella che può essere stata la tua/vostra esperienza in merito. Perché è privata, perché non sono un amico e non conosco i termini, perché non mi riguarda se non come spunto di riflessione per me stesso.

    Nei blog, almeno alcuni tipi di blog, si respira spesso questo senso di urlo disperato che viene lanciato da chi desidera, se non addirittura sente il bisogno, di vedere finalmente una risposta alla propria sete d’amore, intesa sia come dare che come ricevere.
    Non trovo niente di male nel provare questo sentimento.
    Le occasioni di conoscenza, d’incontro, di relazione, nel nostro vivere quotidiano sono sempre più difficili, anche perché, volenti o nolenti, non ci è permesso di abbandonare fino in fondo quelle seppur piccole maschere, che ci permettono una vita sociale decente.
    Internet diventa allora l’occasione di poter vivere, se si fa l’incontro giusto, una dimensione in cui non solo possiamo esprimere i nostri sogni ed il nostro essere, ma poterlo fare senza provare vergogna.
    La rete è una possibilità, dove posso decidere di essere eternamente virtuale, oppure di acquistare un nuovo passaporto che mi traghetti poi nel reale.
    Se nel quotidiano non ci permettiamo di superare certi limiti di confidenza, su internet avviene l’opposto, ci è preclusa tutta la fisicità dei rapporti.
    Agiamo su due piani differenti, come nel film “la doppia vita di Veronica”.
    Oltre un certo confine diventa difficile sovrapporli.

    Ma qual è il limite, come riconoscerlo? Ti penso poeta ma anche pragmatico, eppure quell’insinuarsi fra le pieghe è così sottile, impalpabile, come dici, che ci rendiamo conto di essere bagnati quando l’acqua già ci arriva alla gola. E la siepe è ora sì, non più superabile.

    Nei film americani fanno uso della battuta :” vabbè, ricominciamo come non fosse accaduto nulla. Ciao, io sono John…” quando i protagonisti si accorgono che hanno sbagliato strada.
    Ma, probabilmente non è così facile. Perché magari la sorte ci ha già condotto su altre strade, o forse perché non si può annullare, io almeno non riesco, quello che è già stato vissuto e consumato.

    Non ho conclusioni se non quella d’imparare. Dice Fra Puccino “…ci obbliga a ripensare tutte le dinamiche di incontro, conoscenza, innamoramento, sta nascendo un mondo nuovo di cui ancora non abbiamo le coordinate.”.
    Il nuovo è nuovo, ma non per questo sempre migliore.

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    • Bal, ci abbiamo provato a riavvolgere il nastro, ma oramai la frittata era fatta… troppo coinvolgimento, e pure troppo rispetto, magari un malinteso senso del rispetto, ché hai paura, sei vai troppo avanti e poi ti fermi, che magari l’opinione di lei passi da “uomo meraviglioso, ma davvero esisti?” a “mascalzone, come gli altri e peggio degli altri, e io che ti credevo… “.

      E va beh, come dissi all’epoca a lui, “è andata”. Stare qui a disquisire sul perché e percome non ci riporterebbe indietro nel tempo e allora, che dirti, andiamo avanti.

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  7. Bene, lasciate un po’ decantare le acque, vorrei rispondere a due persone.

    La prima persona è quella che si firma “Il colpevole”, che io chiamerei “L’innocente”: lo sai che ho capito e non c’è colpa che io ti faccia: siamo stati entrambi vittime di un eccesso di coscienza, tu di uomo, io di madre, e di una serie di altre circostanze. Non pensare mai che ce l’abbia con te, perché lo sai che non è così.

    @Bali: hai messo il dito nella piaga, la mia aggressività: e no, non è snobismo, la mia è un’aggressività di difesa, non di spocchia. E’ un’aggressività di persona ferita, e non che vuole ferire.

    Nel caso in questione l’aggressività è stata dovuta alla sensazione di impotenza, all’avere le mani legate su tutti i fronti, alla mancanza di spazio vitale per poter fare una qualsivoglia mossa (neanche una telefonata in santa pace ci riuscivamo a fare!)

    Grazie per avermici fatto pensare su.

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