Archivio | 24 giugno 2009

Lo voglio

E tra un primo passo più o meno timidamente fatto, un no di picche  reale o per paura, finalmente ci scappa pure il sì, e arriviamo al fatidico giorno:

REVERENDO, a lui: “Vuoi tu prendere questa donna come tua sposa e promettere, davanti a Dio e questi testimoni, di essere un marito leale e fedele, di amarla e rispettarla in qualunque circostanza, di vivere con lei e di accudirla, in ricchezza ed in povertà, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte finchè morte non vi separi ?”

Lui: ” Lo voglio”.

REVERENDO, a lei: “Vuoi tu prendere questo uomo come tuo sposo e promettere, davanti a Dio e questi testimoni, di essere per lui una moglie leale e fedele, di amarlo e rispettarlo in qualunque circostanza, di vivere con lui e di accudirlo, in ricchezza ed in povertà, nella gioia e nel dolore, nella buona e nella cattiva sorte finchè morte non vi separi?”

Lei: Lo voglio.

E’ importante questa formula, solenne, suggestiva; dice tutto quello che è un matrimonio e tutto quello che serve per rispettarlo, alimentarlo e mantenerlo in vita, e in buona salute, finché morte non ci separi.

Ti affido la mia vita, e diventiamo un’unica carne. E i nostri figli saranno la prova di questa unione, di questa nostra straordinaria fusione in una vita nuova, piena d’impegni, piena d’amore.

E’ lo scontro con la realtà che fa fallire un matrimonio? Secondo me, due sono i fattori che portano un matrimonio alla tomba: la mancanza di rispetto e la mancanza di responsabilità.

Ci sono persone che si sposano, ma poi non capiscono bene che sono sposati. Spendono i soldi come vogliono, senza cura del bilancio familiare, si presentano agli altri come se fossero liberi, anche se non lo sono. Non parlo necessariamente di adulterio: “A Natale sto a cena da tizio, ma tu non sei stata invitata/stato invitato”, è un discorso che all’interno di un matrimonio non sta né in cielo né in terra. Eppure, c’è chi ce lo fa stare.

La violenza poi all’interno del matrimonio è molto più diffusa di quanto si possa pensare e, similmente a morte e malattia, non fa distinzione di cultura e censo; è un settore che riguarda il carattere, il modo di rapportarsi agli altri. Se poi ci aggiungiamo la violenza psicologica, il messaggio subliminale che uno a volte manda all’altro, un “sei una nullità, un fallimento, un inconcludente imbecille”  che si respira nell’aria senza soluzione di continuità, mi parrebbe piuttosto strano che l’altro prima o poi non scoppiasse: in un modo o nell’altro.

Le responsabilità poi sono anche quelle nei confronti dei figli, chi non ne vuole in partenza ma si decide a “confessarlo” solo dopo il matrimonio, chi ce l’ha ma non se ne occupa anzi, invece di dare una mano e sobbarcarsi la sua parte di responsabilità,  fa gravare sull’altro tutta la gestione e in più lamenta di sentirsi trascurato.

Mancanza di responsabilità e mancanza di rispetto: secondo me non ci sono altri motivi per cui la coppia scoppia.

Se andiamo a esaminare tutte, ma proprio tutte le cause di naufragio di un matrimonio, credo che si possano interamente, per un verso o per l’altro, ricondursi a questo.