L’ultima parola

suicidio

L’avevi detto che l’avresti fatto e, come al solito, non ti hanno dato ascolto.

Si accorava mia figlia, piangeva di come ti trattavano.

Ma loro, tronfi come sempre, convinti della ragione che da soli si danno, hanno continuato, con alterigia e indifferenza, a calpestare ogni tuo desiderio e ogni diritto.

Volevi morire nella tua casa, lo dicevi e non ti ascoltavano: lei aveva deciso di venderla, lei che, come suo figlio, va in giro per il mondo con scritto in fronte “Faccio quello che mi gira per la testa, senza rispetto per niente e per nessuno”.

Lo dicevi e mia figlia piangeva, tornava a casa e si accorava. “Nonna ha deciso di vendere casa, nonno ha chiesto in ginocchio di non farlo. Piangeva nonno, ma a loro non importa niente”.

Diceva a sua moglie “Ti prego, voglio morire in casa mia!“, ma lei niente.

Come al tuo compleanno, volevi spegnere la candelina sulla torta. Ma lei te l’ha negato, diceva che un vecchio di ottant’anni è ridicolo se spegne la candelina, e ti sei ricomposto, triste, nel tuo angolo.

Lì dovesti abbozzare, ma stavolta hai vinto tu: hai aperto la finestra e via, per una volta l’hai avuta tu l’ultima parola.

Sei l’unica persona di quella famiglia che amavo e apprezzavo.

Chissà se è vero che Dio non perdona i suicidi, ma tu non sei un suicida, tu volevi vivere.

Solo, volevi vivere a casa tua. Avresti aspettato con calma e serenità la fine dei tuoi giorni: a casa tua.

Sono contenta che questa volta abbia vinto tu. Pregherò per te ogni giorno della mia vita.

Non ho idea di come dirlo a mia figlia.

Non telefonate, ve ne prego.

***

Ma quanno è vivo nu’ lo fate piagne’.
E nun je fate inacidije er core.
E lassate li sassi a le montagne.

(Da “La scoperta dell’America“, Cesare Pascarella)

55 thoughts on “L’ultima parola

  1. Gliel’ho detto.

    Gli ho detto prima che le dovevo parlare, e lei mi è venuta tutta allegra a dirmi “Dimmi dimmi mamma, che c’è?”, e allora ho incominciato a dirle che non era una cosa bella quella che le dovevo dire. Penso che le sia occorso un secondo per capire, come se la cosa fosse già nell’aria. Anzi, in effetti lo era.

    “Che c’è?” mi ha chiesto con gli occhi sbarrati, tesa come una corda di violino.

    “C’è che il Signore è stato più misericordioso di tua nonna”.

    “Nonno? Nonno? E’ morto nonno?”.

    “Sì, è morto nella sua casa, come desiderava”.

    Più di questo non ce l’ho fatta a dirle. Parole diverse non ne ho trovate.

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    • Appena gliel’ho detto si è chiusa in camera sua a telefonare il padre. Il padre le ha detto che il nonno è morto in ospedale: prima balla ma, d’altra parte, è il suo sistema. Prima mi dice “Pensaci tu a trovare le parole” (grazie, troppo buono, tanto il lavoro “sporco” della famiglia l’ho sempre fatto io, dov’è il problema?), e ora mi rende più difficile tutto.

      Un conto è dirle (perché in teoria potrebbe anche essere, tant’è vero che faranno l’autopsia, che in questi casi è di prassi) ha avuto un giramento mentre era affacciato, si è sporto troppo, o forse, nella malattia, ha scambiato la finestra per la porta (non è inverosimile, mia suocera, l’altra intendo, con le ischemie che aveva avuto, ha tentato ogni tanto pure di uscire dalla finestra, per andare al bar, in trattoria, a ballare, ha tentato di scavalcare proprio senza nessunissima intenzione suicida).

      Ora invece toccherà girare la frittata, e la puzza di balla si sentirà lontano un miglio.

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  2. Stamattina le ho detto il resto. Si è anche arrabbiata che non le abbia detto tutto subito, e le ho chiesto di mettersi nei miei panni, sono stata lasciata sola a darle una brutta notizia, non solo della morte di una persona che adorava, ma che morte.

    Nel giro di 24 ore sapeva tutto, e per dirglielo ho anche discusso con la famiglia di lui: la motivazione ufficiale è l’infarto. Ho detto che all’educazione di mia figlia ci penso io, e che qui si usa guardare in faccia la realtà, e non nascondersi dietro un dito. Loro daranno al mondo un’altra versione, ci crederanno per primi e, per dirla alla Pirandello, finirà “Tutto per bene”.

    Io veramente ci avevo provato già da ieri sera a completare il discorso, ma lei aveva cominciato a urlare che era successo in ospedale, che glielo aveva detto il padre, che ormai faceva dentro e fuori.

    Pare tranquilla. Ieri abbiamo visto insieme le foto del nonno, e praticamente in tutte lei gli sta vicino. Le ho fatto notare questo particolare, sottolineando quanto lei gli abbia voluto bene e quanto l’abbia reso sempre felice. Quanto se lo sia coccolato. Mi pare molto confortata dal pensiero di aver dato al nonno tutto l’affetto che poteva.

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    • Cara Nunzy, anche ieri non sono riuscita a rintracciarti in nessun modo. Non ti ho scritto, è vero, ma non avevo voglia di scrivere una parola di più di quello che leggi qua.

      Ho chiamato Antonella e Piemme, volevo conforto per dire la verità a mia figlia, tanto tu lo so che, come Antonella, avresti avuto una parola sola: Verità. Il cuginotto m’ha consigliato il come, e ho seguito il suo consiglio, perché comunque c’è modo e modo di dire le cose, ed è vero che quello che gli è girato per la testa, o se semplicemente gli è girata la testa, non lo sapremo mai.

      Domani o dopodomani saremo giù da te.

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  3. Questa è una storia molto malinconica.

    Ma di tuo nonno, in questo momento, non ricordate soltanto gli utimi 10 minuti quando è successo ciò che successo.

    Ricordate soprattutto ciò che di bello vi ha regalato nel corso della sua vita.

    Poi se n’è andato, come lui voleva.

    Tutto il resto è l’amarezza, il rimpianto, la desolazione con cui dobbiamo fare in conti in questa vita. Ma non oggi, oggi tu e tua figlia soprattutto lasciate un po’ di posto alla dolcezza, perchè lui era un uomo dolce….

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  4. Lui era un uomo dolce, buono, saggio, premuroso, gentile, e per fargli guadagnare più rapidamente il Paradiso il Padreterno gli ha messo accanto quell’arpia della moglie.

    La quale, ogni tanto raccontava con rimpianto di come si fosse dovuta adattare a quel matrimonio, a causa di un tracollo della sua famiglia, e dopo aver avuto come aspiranti alla sua mano principi, conti, marchesi, medici avvocati etc. etc.

    Chissà com’è, quella coppia m’ha sempre ricordato Socrate e Santippe.

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  5. Mi spiace.
    Penso che tu ti sia comportata da ottima madre.
    Purtroppo ho avuto a che fare con qualcosa di simile e oggi, a distanza di anni, apprezzo il fatto che, all’epoca, mi sia stata detta la verità…

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  6. Diemme, non posso far altro che unirmi a coloro che mi hanno preceduta. Tu sei una mamma meravigliosa e sicuramente l’hai detto a tua figlia nel modo migliore. Mi associo alle belle parole del Presidente…
    un abbraccio Stella

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    • Grazie Gianni, grazie Stella.

      Mamma meravigliosa? Dipende. Quando portai mia figlia ai funerali di un mio ex, fui aspramente rimproverata da un mio familiare, che mi disse “Portala a una festa in più e a un funerale in meno”.

      Non è che mia figlia non vada a tutte le feste cui è invitata, o che noi non ci concediamo i nostri bravi cinema, cene fuori e giornate al mare. Semplicemente non abbiamo una vita fatta solo di questo. Abbiamo una vita in cui rientrano tutti gli aspetti della vita, la gioia e il dolore, il dovere e il piacere.

      Credo che tentare di evitare ai figli ogni dolore sia il mezzo migliore per renderli deboli e infelici. Oggi mia figlia ha accusato bene (si fa per dire) il colpo, perché già aveva avuto un contatto più “soft” con l’argomento, con la morte di persone conosciute ma non care, oppure care ma non così profondamente legate.

      Forse, se avesse fatto i conti con la morte di una persona solo oggi, l’avrebbe presa molto peggio.

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  7. Magari se ne è andato regalando a tutti il suo ultimo sorriso, non la sua ultima lacrima.
    Mi spiace per te e per Sissi, anche se sento che in te si aprono più ferite.

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    • No, caro Bali, un uomo che si suicida non regala un sorriso, ma lagrime.

      Lui era un uomo dolce, sornione, sorridente, burlone, ma la prepotenza di quell’arpia gli aveva decisamente rovinato gran parte della vita. Senza contare tutti i pensieri che gli ha dato il figlio, a volte anche tramite un’ignara me.

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    • PS: per quanto riguarda le ferite, ne ho tante, se la prendessi in un certo modo sarebbero numerosi i tasti da non poter toccare. E invece mi ricordano che sono ancora in piedi, nonostante tutto. Che ce la posso fare, che finora ce l’ho fatta, e la vita è straordinaria.

      Quindi non fanno poi così male…

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  8. Forse ho perso una buona occasione di stare zitto.
    Ma ti assicuro che non ho commentato tanto per il gusto di farlo. Probabilmente ho inseguito più il filo dei ricordi, io che ho avuto l’incontro con la morte di una persona cara a cinque anni e poi sembrava non finire mai.
    Mentalmente ero un po’ sull’onda del commento della Presidente. Scusa.
    Su altre riflessioni che mi fai venire spero ci siano altre occasioni, magari conoscendoti e lasciandomi conoscere un po’ meglio, con pazienza. Lungi da me il voler essere invadente.
    Dammi tranquillamente degli stop quando necessario.

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    • Nessuno stop, Bali, tranquillo!

      Credo che la cosa bella di questo blog sia la spontaneità e l’immediatezza della comunicazione, senza fronzoli e infiocchettamenti. Qui non ci offendiamo se non c’è la volontà di offendere, anzi, nel tuo caso ritengo che la volontà fosse proprio di portare conforto, quindi supertranquillissimo assai, non hai perso nessunissima occasione.

      E per quanto riguarda altre riflessioni, siamo qui per questo, per confrontarci e crescere insieme.

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  9. Preghiera per un piccolo grande uomo

    Un piccolo grande uomo se ne va
    in punta di piedi
    senza fare rumore…

    Un piccolo grande uomo
    ha versato la sua ultima lacrima
    ma troppe erano quelle che ha dovuto ingoiare…

    Un piccolo grande uomo
    che amava la vita
    che aveva un cuore grande
    ha chiuso una piccola porta
    per aprirne una grande
    ma era stanco di ingoiare quelle lacrime…

    Tu o mio Signore
    non puoi non spalancare la tua porta
    a un piccolo grande uomo
    che non voleva affogare nelle sue lacrime…

    Tu o mio Signore
    sono sicura che un giorno
    lo accoglierai tra le tue braccia…

    Un abbraccio Stella

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  10. Grazie. Grazie a tutti. Cosa dire? Non sono una persona di molte parole, e ora sono rimasta completamente senza. Vi ringrazio solo con tutto il cuore dell’affetto con cui mi avete scritto.

    E quanto a te,Stella… Complimenti per la poesia!

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  11. Che storia triste.

    Ma la vita a volte può essere meravigliosa o terribile.

    Di solito questi gesti mi mettono un forte disagio, non li comprendo, mi fanno rabbia.

    Invece in questo caso sono ammirato dal coraggio e dalla dignità che quest’uomo ha dimostrato.

    Che il Signore lo accolga.

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    • Grazie Anto2, grazie a voi tutti.

      A freddo la botta di comincia a risentire diversamente, e certamente non meno. Lo sciacallaggio per i funerali, le questioni di eredità… tutti gli strascichi sgradevoli di questi eventi dolorosi.

      Attila che chiede alla figlia di venire a consolare la nonna, senza nessun rispetto per il fatto che sia una bambina, e piena di dolore a sua volta: è lei che deve consolare gli altri? Secondo loro non è coinvolta nel dolore?

      Senza considerare che riteniamo la nonna un’assassina, e non ci pare il caso di andare adesso a farglielo pesare: ormai è andata, inutile recriminare.

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    • Ieri Attila figlio ed Attila madre sono andati a fare shopping in un mobilificio, e mia figlia è rimasta piuttosto perplessa di come potessero aver voglia, con quello che è capitato, di andare in giro per acquisti.

      Ieri mia figlia ha avuto un’altra ondata di ricordi, questo nonno che la chiamava “la mia nipote prediletta”, e le stava sempre vicino a consolarla quando l’arpia la maltrattava (vale a dire, spesso e volentieri).

      Continua ad incolpare la nonna di quanto è successo, ed è toccato a me gettare acqua sul fuoco, facendole presente che quando la nonna “prevarica”, a suo modo è a fin di bene, e il non tenere in nessuna considerazione la sensibilità altrui non le poteva far neanche immaginare un simile epilogo, altrimenti non l’avrebbe mai fatto (ecco, su quest’ultima affermazione ho i miei seri dubbi, ma me li tengo… )

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    • Grazie Stella. In realtà, la prova della buona fede di mia suocera è proprio il suo continuo farsi autogol, e rovinare non solo la vita di chi le sta vicino agendo “per il loro bene”, ma anche la propria.

      Purtroppo, temo che fino a che non avrà capito la lezione che la vita sta tentando di darle, continuerà ad avere mazzate.

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  12. Pingback: Verità e colpe « Diemme

  13. Hey, I read a lot of blogs on a daily basis and for the most part, people lack substance but, I just wanted to make a quick comment to say GREAT blog!…..I”ll be checking in on a regularly now….Keep up the good work! 🙂 🙂

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  14. Cara Rosigna, tu hai riesumato questo vecchio post… sapessi che seguito ha questa storia!

    Mia suocera è macerata dai sensi di colpa, tutto il giorno sta davanti alle foto del marito piangendo… ma indietro non si torna.

    Sai qual è la dinamica del suicidio? Tutti pensano che chi si suicida vuole morire, in realtà chi si suicida vuole punire gli altri per non essergli stato accanto.

    Mi fa tanta pena, ma si è messa in una situazione i non ritorno su tutti i fronti. Si è fatta terra bruciata intorno, e oggi non ha nessuno accanto a lei, solo quel figlio un po’ mammone, cuis ta mancando la terra sotto i piedi perché la sua mamma forte e protettiva non esiste più.

    Perché non c’è più amore nel mondo?

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  15. … potrei chiederti la stessa cosa, riguardo ad un’altra storia, che ha come protagonista mia madre.

    Per carita’ … ne’ i toni, ne’ i fatti sono cosi’ “forti”, ma lo spirito si’ … ma cio’ che hai detto di tua suocera mi fa tanto pensare a lei … e quante volte ho sentito mancare la terra sotto i miei piedi. Fortunatamente sono ancora qui. Ho scelto (a fatica e con dolore) di non avere una madre, oltre che non avere un padre.

    Non e’ facile. Ma tu sei un valido esempio di come procedere, di come, nonostante tutto, si puo’ e si deve continuare ad amare ed essere felici.

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    • Mancare la terra sotto ai piedi… quando vedi che la persona che più ti dovrebbe difendere essere prima ad alzare la lancia contro di te… sì, pure io mi sono dovuta rassegnare al fatto di non avere una madre.

      Quando ami una persona con tutta te stessa, quando ne hai infinitamente bisogno, e lei si sente tanto Don Chisciotte a essere sempre dalla parte dell’altro… e allora vorresti dirle “Ma sono io, sono tua figlia, carne della tua carne, piume delle tue piume”.

      E se poi, nella vita, questo ti ricapita ancora, magari una volta sola, ma con qualcuno che veneravi e pure a lui diresti “Ma come… ” ma poi ti rimangi le parole, perché non hai più neanche la forza, o la voglia di chiedere perché…

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  16. nel mio caso “essere per lei sempre dalla parte dell’altro” significa non accettare e anzi criticare strenuamente tutte le mie decisioni.

    Oppure “predicare bene e razzolare male” nel senso di fare e dire sempre tutto il contrario di quello che mi ha insegnato.

    E quando si tratta di principi di vita, dei fondamenti dell’esistenza … all’inizio non e’ facile camminare da un giorno all’altro sulle proprie gambe, senza la possibilita’ di sperare, non dico su un appoggio stabile, ma almeno su una stretta di mano con la quale condividere un percorso.

    Non e’ facile, ma si continua ad amare e si continua a vivere.

    Grazie per tutto quello che mi stai donando.

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    • 😆

      E ti è mai capitato che proprio le parole di tua madre venissero usate contro di te? Ti è mai capitato che “Lo dice persino tua madre ” fosse l’asso nella manica di chi voleva, magari senza altre argomentazioni, portare la ragione dalla sua?

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  17. Ovviamente. 😀

    Ma c’e’ dell’altro. Come ti raccontavo, non posso dire di conoscere mio padre. Ricordo pochissimo di lui.

    “Lo diceva anche tuo padre” e’ un’altro asso nella manica di mia madre. Nei giorni, ovviamente, in cui mio Padre era “un santo”.

    “Sei tale e quale a tuo padre” nei giorni in cui invece mio Padre era tutt’altro.

    … e vabbe’ …

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  18. Gia’, ma quando entrambi i genitori sono vivi e’ un’altra cosa. Per me e’ una violenza il fatto che io non possa sapere com’era davvero mio padre … e quindi devo subire in silenzio non solo che critichi me (pazienza), ma anche la sua memoria … e poi ci rimane male (per non dire altro) quando sono gli altri che la offendono …
    Basta basta … pensiamo a cose piu’ belle!!!

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  25. Altra miniera di emozioni forti, mia cara Diemme, una miniera inesauribile quando poi vai ad attingere alla tua storia come in questo caso ! Che dirti cara Amica ??? Il voler morire nella propria casa, bella o brutta che sia … ma natìa e densa di piccole grandi emozioni, è davvero una volontà vera, e va assecondata dai famigliari !!!
    Ricordi quella bellissima canzone romana CASETTA DE TRASTEVERE ???
    Ecco …. quella canzone esaurisce, più delle mie povere parole, questo sentimento umanissimo !
    😀
    °°°

    TVB

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