Archivio | 3 giugno 2009

Odi et amo? Odi et amavi? Odi quia amavi?

Amplesso

Nei commenti in uno dei post di Fra’ Puccino è uscito fuori l’antico dilemma: “Era amore?”.

Mi ricordo un post di Emaki, intitolato “Arida dentro“. Vi riporto le sue parole:

Odiare qualcuno?

Non avrei mai creduto che fosse possibile. Almeno non io.

Ho sempre pensato che l’odio fosse un sentimento troppo forte, difficile da provare perchè ai miei occhi troppo indeterminato, troppo pieno di sfaccettature, troppo negativo. Un estremo che, per il fatto che è un estremo, ho sempre scartato, ponendomi magari in mezzo, leggermente prima del confine.

Ed invece eccomi qui.

Odio una persona. Odio una persona che ho amato. O forse ho amato il sogno che era dietro di lei. Ora credo che il sentimento che provo sia odio. E’ un sentimento che è maturato, col tempo, e sta ancora maturando. Ma credo, oggettivamente, che più di così non potrei andare. Credo di essere arrivata all’odio.

Cerco di analizzarmi in modo più introspettivo possibile e diversi pensieri mi si sono accavallati nella mente. Forse se continuo a pensarci, se continuo a sentirmi ancora “in causa” è perchè non è passata? No…è passata, non esiste più nemmeno un briciolo di sentimento positivo nei suoi confronti.

Allora mi sono chiesta: forse non riesco a riportare alla mente bei ricordi, ma solo i brutti, e a trasformare in brutti anche quelli che prima consideravo belli per una sorta di autodifesa, per non soffrire… Può essere, mi dico, ma allora sento, con tutto il mio cuore, che i ricordi belli non sono più belli, ma li odio, come odio lui, tutto ciò che è stato per me, la parte di vita che ha solcato, come un aratro in un campo fecondo, che semina solo semi malati.

Il mio sentimento è così “cattivo” come sono cattivi il gusto che mi ha lasciato in bocca, lo sporco che mi ha buttato addosso, le ferite che mi ha inferto gratuitamente, mentre io cercavo di abbracciarlo.

Tutto ciò che mi ha lasciato è solo odio.

(Emaki, 3 aprile 2008)

Ecco, io credo che l’odio sia una delle poche prove che era amore.

Certo, non tutte le storie finiscono così. A volte l’amore si trasforma lentamente in affetto, in tenerezza, rimane la conoscenza profonda, un’intimità affettiva, la fiducia (se non è stata tradita).

Ma a volte finisce violentemente, con un tradimento che, come abbiamo avuto già modo di dire, non necessariamente è fisico. Il che è anche peggio.

A volte, non è solo che le cose “non vanno più”: a volte si riesce a distruggere anche il passato, a far perdere valore ai ricordi, a svuotare di significato i piccoli o grandi gesti che si tenevano nel cuore come pietre preziose.

E si trasformano in pietre e basta. Macigni.