Archivio | Maggio 2009

Blue velvet

blue_velvet_by_jumprabbit

Ho appena finito di parlarti, e inizia l’attesa.

Mi troverai qui, come se non ti aspettassi, e invece ti aspetto.

Ti do le spalle, per essere colta di sorpresa, come la sorpresa che mi colse quando ti conobbi, quando la prima volta ti vidi, quando ascoltai la tua voce.

Le tue prime carezze, i tuoi primi baci, e ancora, e ancora, come il miracolo di un primo giorno infinito.

I gesti noti, ma sempre nuovi, lo sguardo lucido, vorrei dirti quanto ti voglio bene, quanto ti voglio e basta, ma la voce mi muore in gola.

Giro il volto verso di te, e poi morirò tra le tue braccia una volta ancora, docile ovunque tu voglia condurmi.

L’emozione salirà lungo la schiena, mi scoppierà in testa, mentre tu sarai ovunque. Forse poi ti addormenterai, o mi sorriderai, e qualcuno preparerà il caffè, col sole negli occhi anche se è buio.

Mi hai donato la tua vita, ti ho donato la mia vita, o forse no, ci siamo trovati l’uno come farfalla nelle mani dell’altro, da dove poter volare senza timore che quella mano si chiuda mai.

Mi vuoi ancora, ti voglio ancora, nello spazio infinito, immersi come anime tra le stelle, uno nell’altro, e poi ancora, e ancora, e ancora…

Mi vesto, esco a testa bassa, come se ognuno potesse leggermi in viso ciò che è appena accaduto, ma poi improvvisamente ho di nuovo lo sguardo diritto, gli occhi che ridono, e tanta voglia di fare, costruire, e ancora ridere, viaggiare, un’energia senza fine; e rido tra me e me, e rido ancora, rido e sorrido, sorrido e rido, canticchio e cammino veloce come se non toccassi terra, e ripenso ai famosi tre metri sopra il cielo.

Scaccio un pensiero triste, su quando ritornerò a terra. Oggi mi sembra che quel momento non possa giungere mai, ma non posso non temerlo. Chissà se giungerà per stanchezza, se le nostre ali reclineranno lentamente, o si spezzeranno all’improvviso.

O se per tutta la nostra vita continueremo a volare, liberi come mai prima.

Protetto: Ferire

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Questa voce è stata pubblicata il 30 Maggio 2009, in ..., Amicizia, Amore, Donna, Pensieri. Inserisci la tua password per visualizzare i commenti.

Corna effetto “retard”

cornutaBeh, oramai l’ho sentita più di una volta questa storia: lui tradisce, lei lo scopre (o le viene confessato, per l’argomento del post il fatto è irrilevante), perdona o fa finta di perdonare, poi a un certo punto la coppia scoppia.

Dopo due, tre, quattro anni, lei comincia a rinfacciare il tradimento, si arriva persino alla separazione, spesso giudiziale, perché è  colpa sua, sua di lui, turpe autore dell’insanabile torto.

La domanda che si pone l’uomo è sempre la stessa: “Ma scusa, adesso te ne ricordi?

Avrò sbagliato, ho sbagliato, ma pensavo che l’avessimo superata. Avrei capito che tu mi avessi buttato fuori all’epoca, che mi avessi crocifisso, ma adesso, che senso ha ritirare fuori questa storia?”.

Ho posto questa domanda a vari amici (amici e amiche intendo). La posizione degli uomini è pressoché unanime: la cosa non ha senso, la reazione deve essere a caldo, o si perdona o non si perdona, o si lascia o si resta.

Il sondaggio tra le amiche ha dato invece risultati diversi. C’è pure chi, sulla falsariga delle controparte maschile, sostiene che o perdoni o non perdoni, però contestualmente; resta il fatto però che la stragrande maggioranza delle donne capisce e addirittura ritiene inevitabile l’effetto “retard”.

Io, vi confesso, appartengo alla seconda categoria (e qui mi farò molti nemici… ).

Ha ragione un mio collega quando dice che certi errori non si devono fare e basta, e che quando si fanno sono pressoché imperdonabili, ma un’altra sostiene che un tradimento è una rottura di cui bisogna prendere atto, e allora o si fa punto a capo, e si mette da parte ogni rancore, o si tronca, SUBITO.

Vi dico perché non sono d’accordo: il ragionamento di cui sopra, da un punto di vista formale, non fa una grinza ma… qui stiamo parlando di sentimenti, che non sono così facilmente gestibili, esaminabili, prevedibili, controllabili.

Se l’uomo che io amo, compagno o marito che sia, ha un’avventura, mi mette davanti a un fatto compiuto: o sfascio un’unione (spesso addirittura un matrimonio), o mi tengo le corna. Francamente, non è un’alternativa che mi attiri. Poi, tra i due mali, una sceglie il minore (per lei), magari è follemente innamorata e quando scopre il tradimento sente di avere ancora più bisogno di lui e di non farcela a perderlo, poi però il tarlo s’insinua… lavora…

Il rapporto di coppia richiede impegno e sacrificio, e una può incominciare a pensare “E perché dovrei fare questo sacrificio per uno che mi ha tradito?” (il che vale a dire “per uno che non lo merita”), e il tarlo inizia a lavorare, e comincia a corrodere le zampe su cui poggia il “tavolino”.

Logora, logora, logora… ogni tanto si vede per terra una quantità infinitesimale di segatura, ma che vuoi che sia.

Poi il tavolo, all’improvviso, crolla. Dopo quanto tempo? Probabilmente tanto, tutto il tempo che è occorso al tarlo per disintegrarne i pilastri.

Sic. Et simpliciter.

Il marito distratto

Caro, fa’ qualcosa di selvaggio!

Io tutto il giorno aspetto mio marito
per ore di passione e di abbandono,
ma quando torna dice che è esaurito,
due ore in fila per chiedere un condono.

La tavola è ben ben apparecchiata,
di cibi afrodisiaci e invitanti,
si siede ma gli dà solo un’occhiata,
poi aggiunge: “Pagherò tutto in contanti!”.

“Amore mio, abbandona i tuoi pensieri,
lasciati andare a tutti i desideri”;
così dicendo mi tolgo il negligé,
e credo d’essere veramente osé.

“Perché non ho un bravo commercialista?”
mugugna senza avermi neanche vista.
Ma io, sedendo sulle sue ginocchia,
sciogliendo sensualmente la mia crocchia,

lo bacio dolcemente sulla nuca,
sperando che sul letto mi conduca.
“Madonna, quanto pesi, sei ingrassata?”
e allora resto lì mortificata.

Vorrei piangere, però poi ci ripenso,
c’è il mio geometra con quello sguardo intenso,
che tante volte a uscire mi ha invitato,
(e ora mi pento che non ho mai accettato).

Domani, mentre lui sarà al catasto,
a presentar la documentazione,
io do l’addio al mio viver troppo casto,
e mi concedo a un macho più d’azione!

(Diemme, 23/05/2009)
Si ricorda che questa poesia, come tutti gli altri post, è coperta da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

La moglie riluttante

danna_fumetto

Ma tu, tua moglie, la fai gridare?

 

Io mi presento a casa assai focoso,
e trovo Lella in fase di riposo.

Le dico “Amore mio, quanto ti bramo:
del sesso folle rispondi al mio richiamo!”

Lei mi risponde “Ho appena fatto il letto:
ma che per caso mi brami per dispetto?”

Io la trascino allora sul divano,
ma anche questo di tentativo è vano:

“Ma che sei matto? Aspetto l’estetista,
ed il divano è il mobile più in vista!”

Ammetto che mi sento un po’ smontato,
ma entro breve ritorno appassionato:

la prendo là in cucina e la possiedo,
mentre lei esclama “O dio mio che vedo!”.

Io spero che lei intenda la “prestanza”,
invece sottintende l’altra stanza,

in cui ha visto con l’occhio da falchetto,
la mia camicia buttata sopra il letto.

Non importa, non può finire in burla,
mi dico “la possiedo finché urla”.

E infatti opero e insisto senza posa,
mi dico “Diamine, in fondo è la mia sposa!”

Ma mentre io do il meglio di me stesso,
lei mi rampogna “Vuoi farlo troppo spesso!”.

Stanco, le do uno schiaffo assai assestato,
e finalmente, per una volta, ha urlato!

(Patrizia Vivanti – 23/05/2009)

 

Si ricorda che questa poesia, come tutti gli altri post, è coperta da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.