Una madre

cuore_lucchetto“Raccontami di tua madre…”.

È questa la richiesta che vado facendo a chi ha avuto disaccordi gravi con la propria madre, e poi è riuscito a ricucirli.

Come hai fatto? Dammi una chiave di lettura, fa’ che possa capire quella donna.

E’ mia madre, stesso mio identico aspetto, eppure nessuna io sento più estranea.

Scavo nei ricordi, cercando di appigliarmi a qualcosa, cercando quel momento in cui mi ha porto la mano, ma non lo trovo. Più scavo, più vengono a galla torti e rancori.

Mia madre è una brava persona, per carità, e a volte mi chiedo come possano delle persone così ben motivate non azzeccarne una neanche per sbaglio, contro ogni statistica, contro ogni calcolo delle probabilità.

Ci ho provato a stabilire un legame con lei, credetemi, ci ho provato.

Ci ho provato a sorridere mentre dentro di me pensavo “Di che si lamenterà stavolta?”, ma non è quello il dramma, non è il suo lamento “all inclusive” che mi sconvolge, anche quando ti fai in quattro per farla contenta, rigorosamente senza riuscirci. Questo so che è un fatto comune, potrebbe rientrare nei teneri (?) vezzi materni.

Quello che mi sconvolge di lei è che non è mai dalla parte dei figli, lei che coi figli è stata fortunata davvero, non l’abbiamo mai abbandonata, e anche da bambini e ragazzi non le abbiamo mai dato un mal di testa.

Ma per lei pare che il mondo sia un posto meraviglioso, dove le uniche mostruosità esistenti siano i suoi figli, lei nostro nemico in casa, lei serpe in seno, lei avvocato d’ufficio della controparte sempre, per principio, anche se venissimo aggredite e squartate dal peggiore maniaco.

Lei che capisce sempre le ragioni dell’altro e le nostre mai.

Forse perché lei non si è sentita figlia, e in quel perverso gioco della vita in cui uno propone e ripropone il copione della propria vita mai accettato, non ha voluto dare a noi la madre che non ha avuto? Ha voluto vedere noi figli indegni, perché lei figlia indegna è stata fatta sentire (o almeno, questa è stata la sua percezione)?

Mia madre ha avuto dei genitori adottivi che l’hanno amata, un marito che l’ha amata, dei figli che l’hanno amata: cosa cerca allora, qual è questo demone che l’ha fatta sempre agire in questo modo così inconcepibile e assurdo?

Vorrei una chiave di lettura, vorrei riappacificarmi con lei finché sono in tempo, ma riappacificarmi col cuore, perché se diventa solo un fatto formale, alla prossima che combina me la rimangio viva e ricominciamo daccapo.

Dov’è il problema? La mentalità d’altri tempi? Il suo dolore di bambina senza madre? I suoi sogni spezzati dalla realtà? Il suo bisogno di essere accettata dal prossimo e di essere compiacente, sempre dalla parte “dell’altro”, anche se l’altro dovesse essere il peggiore carnefice della sua famiglia?

Datemi un modo per capirla, perché da sola non ce la faccio.

31 thoughts on “Una madre

  1. Chi è scoraggiato mortifica, odia se stesso e gli altri, perché chi è ferito ferisce.

    Lo scoraggiamento è il contrario della fede…

    Forse tua madre è scoraggiata.

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  2. Io sono riuscita a capire mia madre, quando da “figlia” sono diventata “mamma”…
    Prima litigavamo sempre.

    Ora siamo “amiche” inseparabili…

    Un abbraccio

    Giovanna

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  3. Io sono madre ormai da tanto, ma le cose sono persino peggiorate.

    Tra le altre cose tra me e mia figlia c’è un rapporto fortissimo e molto affettuoso, che lei disapprova profondamente. Mia figlia è una ragazza straordinaria, ma di questo lei non mi riconosce nessun merito: è così per codice genetico, per sorte, nonostante la pessima educazione che riceve.

    Non evita di grugnire se mi vede abbracciarla o darle un bacio, non approva se le faccio un complimento. Penso che se poi avesse assistito alle volte in cui ho sbagliato con mia figlia e le ho chiesto scusa, inorridirebbe.

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  4. Dura vita quella delle madri, non vorrei esserlo perchè non sono pronta a ricevere schiaffi in cambio di amore (beh, ovviamente passati i primi tre-quattro anni in cui il cuccioletto si evolve verso il mostro che poi diventerà).

    Ci ho messo anni per capire anche solo un goccio mia madre: anni in cui ho pianto, fatto scenate, mi sono chiusa in un mutismo continuo e assoluto. Poi siamo state separate, io da una parte, lei dall’altra. E solo lì, solo a quel punto, ho capito che tutto il suo disaccordo, tutto il suo non accettare le mie ragioni, era solo tanta, troppa stima e troppo amore nei miei confronti. Quando ti aspetti tanto da una persona le chiedi tanto, non c’è niente da fare. Quando l’ho capito ho cominciato a fare del mio meglio per me e per lei, e tutto è cambiato. Non vivere sotto lo stesso tetto, vedersi con una media di una volta ogni due settimane, ha avuto un ulteriore effetto positivo. Non sarà molto “convenzionale”, ma adesso siamo meglio che sorelle. Amiche.

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    • Io sono fuori casa da trent’anni, sono stata spesso lontano dalla mia città per motivi di lavoro, sono diventata madre a mia volta ma… niente da fare, il rapporto tra me e lei va a precipizio in una voragine infinita.

      Siamo troppo diverse, anche se probabilmente è vero che il suo atteggiamento è dovuto a un eccesso di stima nei nostri riguardi, ma anche questa stima è disonesta. Giudicare noi forti, e mettersi lei, madre, a far la parte del debole, è stata decisamente un’abdicazione ai suoi doveri.

      Io detesto in mia madre questa sua astrazione dalla realtà, che tradotto in soldoni consiste nel buttare la parte dura della vita addosso agli altri, grandi o piccoli che siano.

      Può darsi pure che ne abbia passate troppe per una che pensava che la vita fosse Disneyland, io capisco pure che lei si sia sempre sentita il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro però… troppo facile dire “io non vedo quello che non mi va di vedere”, anche perché quello che non vedi tu comunque lo vedono gli altri, che poi devono vivere la parte dura della vita al posto tuo: troppo facile.

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  5. Io voglio traslare questo post a me e mio padre.
    Siamo diversissimi e due modi di vedere la vita opposti.
    Siamo padri diversi e non solo per l’età, la generazione, eppure la cosa che più recrimino è che l’amore ha bisogno di gesti, non solo di pensieri, cose oggettiva per manifestarsi.
    Mio padre, tua madre, dobbiamo accettarli così come sono?
    Dove sta scritto???

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    • Caro cielo, il fatto è che io vorrei essere giusta nei suoi confronti, e se non capisco il perché del suo comportamento non posso esserlo. A volte mia figlia mi rimprovera alcune cose, e ha ragione, altre volte ha torto marcio, e io mi sento profondamente ferita.

      Ecco, non vorrei ferirla ingiustamente: se ha torto lei, posso accettarla o non accettarla, ma il mio dubbio è che possa aver torto io, e far del male, sia pure solo ignorandola, a una persona che non lo merita.

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    • Un genitore non ha ragione a prescindere, è un essere umano, e in quanto tale fallibile, però certo che quello che fa in teoria lo fa per amore, e per questo i rapporti non si dovrebbero deteriorare mai: rapportarci a una persona che ci vuole bene non è certo come avere a che fare con qualcuno di malevolo, e su questo siamo d’accordo.

      Ma è sempre vero che vogliono il nostro bene? Oggi scherzavamo (macabramente) su quella notizia del padre che ha ucciso il figlio che era tornato a casa tardi: aveva paura che gli succedesse qualcosa ad andare in giro di notte, e per salvaguardarlo l’ha ammazzato lui?

      A volte i genitori rispondono ai propri istinti, dimenticando che mettendo al mondo un figlio si sono assunti dei doveri, degli oneri e delle responsbilità, e non possono fare quello che gli passa per la mente come col compagnuccio di giochi.

      Quando i genitori vogliono esercitare un cieco comando, solo per dimostrare che sono più forti, ignorando quanto e come feriscono il figlio… beh, no, non ci sto.

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    • Io non ho la pretesa di non sbagliare, e forse proprio in questo mi differenzio da lei: io sbaglio moltissimo, ma lo ammetto, e non ho frustrazioni di sorta che “devo dimostrare che”: sbaglierò, sicuramente, perché sono un essere umano, ma sicuramente in testa io ho “il suo bene” e non il “dimostrare che io sono”.

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  6. Personalmente, non saprei come definire veramente il mio rapporto con mia madre, non sono quel che si dice un mammone, lo era di più mio fratello, che lei portava sempre sul palmo della mano (u figghiuzzu… ), non ho neanche avuto dei grossi conflitti, (di quelle cose che restano dentro e che poi ti fanno fare delle scelte ben precise…), le ho sempre riconosciuto la generosità, l’entusiasmo nelle cose e la voglia di accoglienza che, tutt’ora, persistono.

    Ecco, se dovessi dire cosa ho imparato da lei, direi proprio la voglia di accoglienza, questo accoglierti sempre con il sorriso sulle labbra che credo sia una gran bella cosa, che fa star bene.

    Per il resto anche lei, come tutti, ha tanti difetti, ma chi non li ha…

    Oggi lei è vecchietta, un po’ malandata in salute, ma come dice alle volte: “Arturuzzu, non lamentiamoci, c’è chi sta peggio di me… “

    Ecco, credo che questa frase la dipinga benissimo, per come è e per come cerca di essere con gli altri.

    Eccoci…

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    • Mia madre da quando è rimasta vedova s’è ringalluzzita, e mi hanno detto che questa è una cosa che accade di frequente, ride, scherza, canta, si organizza con le amiche… da quel punto di vista non ci dà un problema al mondo. Devo solo fare mente locale che non c’è, né nel bene né nel male.

      Non c’è e basta.

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  7. credo che si porti nel proprio ‘essere madri’ la propria storia personale e che questa influisca molto più di ciò che crediamo.
    e non per tutti ‘essere madri’ significa la stessa cosa.
    Certe cose bisogna accettarle e basta. Si prende atto che è così. E ci si rassegna

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    • Mia madre di fronte a una domanda diretta va in panne. Non conosce domande dirette, non conosce risposte dirette, non conosce nulla di chiaro, esplicito e specifico.

      Mia madre è una di quelle signore “pitipitipitipì” di cui ogni tanto si è parlato in questo blog, e rigorosamente senza alcuna comprensione. E’ una di quelle che sa sotto l’ala protettiva di chi mettersi, una che appena vede un cuore paladino “si sfoga” sommessamente, con finta aria di tolleranza e sottomissione, armando di fatto la mano altrui senza esporsi minimamente.

      Dove arriva lei arriva la guerra, dove lei fa sempre la parte della Svizzera, ma in realtà è uno di quei Paesi che fornisce le armi senza comparire.

      Ma lei è così doooooooolce, così buoooooooooona… tutti le vogliono coooosì bene…

      Io no.

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  8. Io con la mia mamma passo il tempo a litigare. Proprio non c’è cosa su cui andiamo d’accordo… dall’educazione di mia figlia alla religione alla politica alle mie scelte di vita. Al fatto che a me manca ancora tutto l’affetto che non mi ha dimostrato (i figli si baciano di notte, hai presente?)
    Ma poi mi viene in mente quello che mi ha raccontato della sua infanzia: una madre che a quanto scrivi assomigliava molto alla tua, un padre-padrone, autostima zero e una sorella intelligente dal confronto con la quale uscire sempre schiacciata.
    Mi fa rabbia la sua accettazione, la sua sottomissione… ma poi penso che io non sono nessuno per giudicarla. Anche perché so – ne sono profondamente convinta – che se anche ha sbagliato con me, è stato solo per amore. D’altra parte è anche quello che spero capirà mia figlia, tra qualche anno…
    lo so, non ti sono stata d’aiuto, ma in realtà non ci volevo neppure provare, non mi sento all’altezza.
    volevo solo dirti che… ti sono vicina.
    elena

    PS, FT: ti ho linkato, spero non ti dispiaccia. Anche se a volte non siamo d’accordo, non significa che non ti stimi… ma te lo dico a puro titolo informativo, non mi aspetto nulla in cambio. Ciao, ti abbraccio.

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    • Anch’io ti stimo, non per niente sei da sempre nel mio blogroll e leggo e linko continuamente i tuoi articoli.

      Per quanto riguarda il non essere d’accordo… non più di tanto poi, comunque sappi che qui girano persone di tutte le correnti politiche e di tutti i credo religiosi (e anche atei ovviamente): io delle persone guardo il cuore, la buona fede, l’intelligenza, l’educazione. E rispetto tutte le correnti di pensiero.

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  9. @Elena: tornando a bomba (prima ti ho scritto in un momento di apnea), ce l’ho presente “i figli si baciano di notte”, ma non so quanto possa entrarci in questo caso. I genitori di mia madre erano molto affettuosi, e lei era la luce dei loro occhi. Quando mia nonna parlava di lei si scioglieva, diventava di uno stucchevole che neanche le si addiceva, perché era una donna piuttosto decisa.

    Il padre padrone davvero non l’ha avuto, mio nonno era pure un tipo simpatico e scherzoso, che l’ha amata profondamente e si è sempre fatto in quattro per lei (e se poi penso come lei l’ha ripagato!)

    C’è qualcosa che mi sfugge…

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  10. mamma, sono caduto.

    figlio mio, stasera per cena c’è la pizza di scarole, se non gradisci… c’è sempre “Don Giovanni” aperto fino a tardi.

    mamma… ma sono caduto!

    non ti preoccupare, “Don Giovanni” la cena la porta fino a casa… aspetta che ti do il numero.

    *** anche a me sfugge qualcosa ***

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    • Già. Più o meno funziona così… 😦

      Cercavo una vignetta su questo argomento, ma sto scappando via. Domani o se posso anche stasera la cerco e la linko.

      Un bacio sulla bua cugino, molto terapeutico….

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  11. Anzitutto grazie per il commento/complimento. E’ il primo da non-amici e quindi è assai gradito 🙂

    Ma non posso andare via senza “dire la mia”.

    Non posso reputarmi una sopravvissuta del rapporto con mia madre perchè nonostante tra di noi le cose vadano meglio, non girano sempre bene, e quando girano male poco ci manca che volino oggetti. Da mia madre non ricordo un incoraggiamento, un abbraccio o un gesto affettuoso nemmeno quando ero piccola. Poi vabbè, mi sono ammalata due anni fa e quindi lì più che altro subentra il suo panico nelle piccole coccole che mi rivolge, che solo io riesco a vedere semplicemente perchè ci conosciamo da 27 anni. Amici, fidanzati etc molto spesso mi chiedono come faccio… Loro non riescono a vedere niente.

    Ormai sono convinta che tra me e lei sia migliorata un po’ solo perchè ho accettato che lei è così e non posso aspettarmi niente di più. E sicuramente non posso pretendere che cambi. Ci sono delle volte, però, che mi manda in bestia, e in genere quando succede mi rendo conto che è perchè va a toccare delle corde che sono ferite sepolte nel profondo, che affondano le radici in anni e anni di dolore. Ricordo ancora con sommo orrore certi pessimi momenti della vita in comune dove anzichè proteggermi dalle schifezze della vita mi trattava come la sua confidente o la sua migliore amica, anche se avevo meno di 14 anni e di orrori ne avevo già visti e subiti a sufficienza.

    Di solito è la paura a far comportare così le persone. Il problema, quando si è figli, è che non si riesce a digerire gli errori dei propri genitori. Mai, ma solo perchè siamo feriti, perchè sappiamo perfettamente a livello cosciente o inconscio quello che ci è mancato e dopo tanti, tantissimi anni ancora ce lo aspetteremmo, anche solo per una volta.

    Il vantaggio, in tutto ciò, è che siamo in grado di imparare dai loro errori. Tu come mamma, difatti, stai facendo un lavoro egregio, e mi dà anche speranza per un mio futuro ipotetico.

    Quello che mi sento di dirti, in conclusione e sperando di non essere stata troppo lunga e noiosa, è che se proprio vedi che non è tua madre quella in grado di prendersi cura della bimba che ci sarà sempre in te, fa che sia la tua parte mamma a farlo al posto suo. E’ difficile, e fa male, ma io che sto affrontando un percorso simile ti garantisco che i vantaggi sono notevoli. E’ una rinascita 🙂

    Un abbraccio

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  12. Cara Montselles, non c’è il link sul tuo nome, quindi non riesco a rintracciare il tuo blog e il commento cui ti riferisci comunque, se ti ho fatto un complimento, era sicuramente di cuore perché io sono sempre molto diretta pertanto… mi prendo volentieri il tuo grazie.

    Ho procrastinato l’uscita del prossimo post per lasciare un altro po’ di spazio a questa discussione che vedo ha coinvolto molto (ho avuto anche commenti in privato): d’altra parte, tutti abbiamo o abbiamo avuto una mamma, e quasi mai il rapporto è stato facile!

    Devo però spezzare una lancia a favore dei genitori: l’educazione di un figlio è una responsabilità veramente grande (quante donne abortiscono per il terrore della responsabilità che le attende? E della depressione post partum, vogliamo parlarne?), e spesso un genitore ha il terrore di sbagliare, e vive grandi sensi di inadeguatezza. Sapeste quante volte un genitore severo diventa un nonno dolce e affettuoso (e mia madre appartiene alla categoria)! Un nonno in fondo è un genitore che si ritrova per la seconda volta tra le braccia un “figlio”, ma senza più la responsabilità dell’educazione, senza più i sensi di colpa di doverlo abbandonare per lavoro od altro; è un genitore che può essere finalmente solo un “elargitore” di coccole e affetto, di tenerezza e ascolto scevro di responsabilità e giudizio.

    Anche il fatto di essere amico e confidente è un’arma a doppio taglio, e che ha una doppia motivazione: potrebbe essere un approccio educativo, abbenché discutibile, o nascondere una propria carenza, un voler caricare un figlio di un ruolo non suo, abdicando a quello proprio genitoriale.

    Giorni fa parlavo di certi argomenti (non crediate chissa che!) con mia figlia, e lei mi ha fatto presente che si trova a suo agio a parlarne con le amiche, ma non con me, perché “tu mamma sei sacra”.

    E un complimento o un fallimento? Probabilmente è solo un fatto normale, perché un genitore è un genitore, un amico/un’amica coetanea sono un’altra cosa, e un genitore non dovrebbe mai confondersi.

    Comunque i genitori sbagliano, come fanno sbagliano, e per vari motivi: intanto perché generalmente non sanno valutare l’età effettiva del figlio, e poi perché non si impara dagli errori dei propri genitori, va sempre a finire che o si fa lo stesso errore o, per evitarlo, si fa l’errore opposto.

    Non è questo però di cui parlavo, non della capacità o meno di manifestare affetto, di ascoltare e di capire. Quello di cui io parlavo è l’accettazione del figlio (senza accetta… ), dello stimarlo, del volere il suo bene, dell’amarlo esattamente per quello che è.

    O quantomeno, non essere il suo nemico…

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  13. oh lallero come ti comprendo.
    Dal canto mio posso dirti che sono stata in grado di “riaccettarla” come presenza nella mia vita solo quando mi sono “arresa” ed ho capito che tanto una Madre_di quelle_Vere non l’avrei mai (più) avuta.
    Ed è così, una “presenza”. Perchè l’essere madre si costruisce negli anni, si merita.
    Ed ora che ho una figlia, come dicevi tu, se possibile ho anche peggiorato l’opinione che già avevo.
    Ma tant’è.
    Ormai quella parte di vita -per fortuna- è andata…ho tutto il tempo per fare una vagonata di errori TUTTI MIEI con la mia, di figlia!

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    • Una madre di quelle vere… chissà, magari noi abbiamo un concetto troppo romantico dell’essere madri. La mia ne ha passate tante, e io spesso mi chiedo se al suo posto sarei stata migliore, ma quello che è certo è che ho una scala di valori completamente diversa, e una capacità di accettare “l’altro da me”, il pensiero diverso, che lei sicuramente non ha.

      Ieri sera parlavo con Antonella, e abbiamo scoperto che l’anatema “ti possa venire una figlia come te” non è esclusivo di mia madre. Grazie al cielo è stato proprio così, mia figlia è simile a me in tante cose ma, a differenza di me, non ha una madre col complesso di inferiorità che la deve schiacciare pur di dimostrarle di essere più forte.

      Penso che sia stato questo il più grande errore dei miei: vedermi come una roccia sì, ma da sgretolare. E forse non hanno completamente fallito…

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  14. Pingback: Maternità « Diemme

  15. Ciao, anche io ho problemi con mia madre. E’ rimasta vedova un anno e mezzo fa e aveva paura a stare da sola, così le ho chiesto se desiderasse che tornassi a vivere con lei.
    Mi dispiaceva troppo che avesse paura del buio la notte o che non avesse nessuno con cui interagire, in quell’appartamento diventato tanto vuoto senza papà.
    Ero fuori casa da quindici anni, adesso ne ho 39 e da quando sono “tornata a casa” ho smesso di vivere. Mi sembra di essere retrocessa a quand’ero adolescente: “Pulisciti la camera”, “questa casa non è un albergo”, “ai miei tempi il fidanzato non veniva a dormire”, “io ti lavo, ti stiro, ti lascio persino lo stipendio, ai miei tempi lo gestivano i genitori”e bla bla bla. Tutte le sere di quella… E vita privata addio.
    Da notare che il lavoro mi tiene fuori casa dieci ore al giorno e che quando torno lei – pensionata – ha già sbrigato tutte le faccende, comprese quelle per me tipo farmi il bucato (non le ho mai chiesto nulla, avrei più piacere che uscisse a divertirsi. Ho sempre gestito le mie faccende a seconda della mia disponibilità di tempo, come tutti, ed è chiaro che non mi alzo due ore prima per lavare i pavimenti, io…). E me le rinfaccia.
    Non le va mai bene nulla: se le dico di andare al mare pensa che voglia mandarla via per fare i miei comodi; se le dico allora sta’ a casa sono cattiva perché non l’aiuto a trovare l’albergo per le vacanze.
    Ho un infortunio a un ginocchio che mi causa dolore e mi costerà un bel po’ di soldi, e nemmeno mi chiede se ho bisogno di un aiuto (già partecipo alle spese di casa e il mio stipendio è quello che è, mentre lei ha ereditato parecchio denaro dalla nonna).
    Entro in menopausa per forte stress psicologico proprio quando il ritardo del ciclo mi fa sperare di essere incinta.
    In più con la crisi al lavoro non è il massimo.
    E lei che mi dice? Che ha fatto più sacrifici di me, come se fosse una maledetta gara a chi ha più sfiga, e che magari mi andasse sempre così…
    Me la sono legata al dito, mi è sembrata davvero una cattiveria assurda.
    Senza contare che ho pubblicato due libri e lei si rifiuta di leggerli dicendo che tanto “non è il suo genere”.
    Per favore, c’è qualcuno che mi dice che Pietro Maso non meriti la santità? Faccio del sarcarmo, ma sono al limite…

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    • Cara Anna,

      sapessi quanto ti capisco! Quando si vive con i genitori, soprattutto con una madre, è così, significa seppellirsi vivi, ingrigirsi, intristirsi, nutrire loro (lei) con la nostra vita, il nostro sangue, il nostro entusiasmo, la nostra linfa vitale.

      Ora non ho tempo di rileggere quello che ho già scritto su questo post e nelle risposte, ma ti riassumo brevemente: io sono uscita da casa a 18 anni e mezzo, più per disperazione che per desiderio d’autonomia, esigenze universitarie, o quale che possa essere stata la motivazione ufficiale. A 34 anni, trovandomi contemporaneamente incinta (sola) ed economicamente messa a terra da un mutuo in Ecu, coincidendo il momento con quello in cui era morto mio padre e in cui lei riteneva di non avere i mezzi per andare avanti, abbiamo deciso di unire le nostre forze e sono andata a vivere con lei: nessun periodo della mia non facile vita fu più duro di quello. Anche a me rinfacciava che non dovevo né lavare, né stirare, né fare la spesa, né cucinare, omettendo di aggiungere “né vivere, né pensare, né respirare, né avere un’amicizia, un uomo men che mai, né fare una telefonata…”; economicamente poi non ti dico, considera solo che alla fine me ne sono andata *anche* per risparmiare.

      Mi ha fatto discutere anche coi miei fratelli, coi quali non faceva altro che lamentarsi, e ti risparmio altre chicche, tipo le prediche di quell’idiota della portiera, che in seguito agli “sfoghi” di mia madre si sentiva in diritto di rivolgersi a me, adulta con una posizione e una cultura decisamente non da buttar via, neanché fossi una capricciosa bimbetta di 6 anni. E’ stato decisamente il periodo peggiore della mia vita, e a un certo punto ho deciso di andarmene. Era marzo, il nido era aperto fino al 31 luglio, e le ho comunicato che il primo agosto me ne sarei andata a casa mia. Ad aprile le diagnosticarono un cancro, ebbe tutta l’assistenza del mondo da parte di tutti noi figli, ciononostante non mi feci ricattare dalla situazione, il primo agosto avevo deciso di andarmene, e il primo agosto me ne andai.

      Questo non solo ridiede la vita a me, ma la ridiede anche a lei che, una volta visto che non si poteva attaccare al collo di nessuno, si è riorganizzata la vita e adesso, da vedova inconsolabile che pretendeva di essere, canta, suona, persino recita, e tra un po’ la troveremo a ballare sui tavoli.

      Morale della favola: non ti far condizionare, cara Anna, fuggi, fuggi veloce, subito, più lontana che puoi!

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