Archivio | aprile 2009

Tag surfer

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Silver Surfer

Una cosa mi sta stupendo nell’uso dello strumento di wordpress “Tag surfer”, ed è la marea di nomi nuovi.

Al contrario, quando uso la funzione “Cercablog”, mi rattrista vedere che alcuni blog precipitano sempre più in fondo, poiché l’ultimo post è sempre più datato: il blogger, per qualche motivo, non scrive più.

Dappertutto in rete ho trovato la domanda “Perché si apre un blog?”, e tutti a cimentarsi in possibili risposte, ma ora la domanda che mi faccio è esattamente quella opposta: perché si chiude o abbandona un blog?

Di quelli che ho conosciuto, molti hanno chiuso o abbandonato perché è venuta meno la connessione, generalmente per un cambio casa più o meno forzato, alcuni addirittura perché un partner geloso lo usava come strumento di controllo. Poi ci sono pure quelli cui lo psicologo ha concesso, in un contesto di terapia, non più di un’ora davanti al pc, per non diventare “internet-dipendenti” ed evitare fenomeni di alienazione dalla vita reale.

Ci sono quelli poi cui si esaurisce la vena (anche se alcuni, per la verità, non l’hanno mai avuta), e ben venga la sparizione dei violentatori della lingua italiana.

Un altro strumento di wordpress è “Un blog a caso” (eh sì, li uso proprio tutti!): lì invece assistiamo al proliferare di blog vuoti, creati e mai portati avanti, a volte (anzi, quasi sempre) non c’è neanche il primo articolo, e secondo me lì wordpress dovrebbe fare qualcosa, perché si occupa inutilmente un nome che invece potrebbe utilizzare qualcun altro.

Insomma, alla fine di questa filippica, dopo due anni che sento e che leggo: “Un blog, perché?”, la domanda che mi gira per la testa da qualche mese a questa parte è: “Un blog, perché non più?”.

***

Si ricorda che questo post, come tutti gli altri, è coperto da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

Il frustrato

Il frustrato

Il frustrato

Quella contro i frustrati è una mia guerra personale.

Non contro gli irrealizzati, non contro quelli i cui sogni sono stati erosi dal tempo e dalla realtà, categorie alle quali, ahimé, appartiene il 98% della popolazione mondiale (a essere ottimisti), ovviamente me compresa.

Parlo di quelli che non ci stanno, non si adattano, e sfogano il loro livore contro tutta l’umanità: quelli sono i frustrati.

Non quelli che fanno i netturbini, magari con due lauree, oppure con nessuna laurea nonostante un’intelligenza e un talento prodigiosi ma che sono, purtroppo per loro, nati nella famiglia sbagliata.

Io non parlo di quelli: io parlo di quelli che, senza titolo alcuno e con scarsissima dose di buon senso, pretendono che il mondo si genufletta, che obbedisca loro docilmente, pena “dispetti” e “punizioni” degni di un bambino viziato al primo anno di asilo.

Insomma, oggi ce l’ho con un autista dell’Atac.

La situazione a Roma è sempre la stessa, autobus carichi come carri bestiame, le porte non si aprono, la gente è insofferente, non si riesce a salire, non si riesce a scendere, non si riesce a timbrare il biglietto (e voi direte “E che è un problema”?, ma credetemi, entrano certe persone sventolando il biglietto e si fanno prendere i cardiopalmi perché la macchinetta obliteratrice è irraggiungibile).

Insomma, arrivati nei pressi di una certa fermata una ragazzetta, probabilmente una studentessa che avrà avuto quindici o sedici anni, tipino minuto modello “soldino di cacio”, ci fa presente che deve scendere e tutti ci predisponiamo alle grandi manovre per farle raggiungere la porta.

Arrivati alla fermata, l’autista preme il pulsante per aprire le porte, ma queste si limitano a socchiudersi.

“Io non riapro” sentenzia il frustratone.
“Come non riapre? C’è una persona qui che deve scendere!”.
“IO apro una volta sola, non sto a fare le prove.
“Ma sta scherzando?” ribatto io “Questo è sequestro di persona!”.
“No” fa lui, “perché ci sono altre due porte aperte”.
“Ma le altre due porte sono oggettivamente irraggiungibili, quindi di fatto lei sta volontariamente impedendo a questa ragazza di scendere dall’autobus, e questo non solo è sequestro di persona, ma di una minorenne. Le consiglio di aprire immediatamente le porte, o rischia di passare un bel po’ di guai trascinato da un tribunale all’altro”.

Miracolosamente le porte si aprono.

La ragazzina mi ringrazia, scende, l’autista richiude la porta e ricomincia a borbottare: “Se non si apre per far salire la gente, non si apre neanche per farla scendere! Che vor dì che ‘na vòrta se apre, ‘na vorta ‘n se apre… “.
“Senta, se era così bravo a dissertare, poteva fare filosofia invece che l’autista dell’Atac. Qui la gente viaggia come su un carro bestiame, pigiata, accalcata, spintonata, e ci manca solo l’autista che fa il vendicatore solitario sulla pelle dei passeggeri!”

Avrei voluto aggiungere “Ma mi facci il piacere!“, ma non è che mi trovassi particolarmente in vena di scherzare…

Figure femminili nell’epica (by Sissi)

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Se per la parità dei sessi reale si è dovuto aspettare il novecento, periodo di grandi cambiamenti e rivoluzioni, nei poemi epici e nei miti greci più antichi la donna aveva già assunto un’importanza straordinaria, che la vedrà spesso citata subito dopo l’eroe protagonista.

Con personalità ben distinte, umane o divine, buone o malvage, esse sono spesso legate alle figure maschili da commoventi storie d’amore, eterno e indissolubile nel caso di Ettore e Andromaca, passionale e rovinoso nel caso di Enea e Didone.

Se nei poemi antichi ogni autore lascia esplicitamente intendere le sue opinioni e le sue concezioni del mondo affettivo, nei miti e nelle leggende traspare perlopiù la cultura di allora: troviamo, per esempio, terribili punizioni mandate dagli dei a donne troppo presuntuose, come Niobe che, con i suoi sette figli maschi e sette figlie femmine osò schernire Latona, madre “solamente” di Apollo e Artemide. La donna arrivò a definire questi ultimi “una ragazza dai bruschi modi virili e un ragazzo effemminato”, e il risultato fu che tutti e quattordici i suoi figli furono trafitti dalle frecce dei due dei.

In altri casi, invece, furono proprio le donne a salvare la situazione: fu il caso dell’assedio degli Aloidi, giganti nati da Poseidone e una donna chiamata Ifimedia. Dopo che venne loro predetto che non sarebbero stai uccisi né da uomini né da dei, essi dichiararono guerra all’Olimpo e giurarono l’uno di violentare Era, l’altro di usare violenza ad Artemide.

Sull’Olimpo si sparse un clima di terrore ma Artemide, con la sua leggendaria prontezza di spirito, inviò un messaggio ad Oto (uno dei due giganti) in cui si diceva pronta a concedersi se i mostri avessero tolto l’assedio; l’altro gigante però, non avendo ricevuto un uguale messaggio da Era, per l’invidia scatenò una rissa col suo gemello, così morirono entrambi e si avverò la profezia per loro pronunciata.

Le figure femminili, nell’antichità, si possono quindi trovare anche con caratteristiche tanto positive da eguagliare e a volte anche superare quelle degli uomini.

Un’occasione in cui la donna appare invece sottomessa si trova nel primo libro dell’Iliade, dove Achille e Agamennone si contendono il “possesso” di Briseide, ritenuta non una persona ma un oggetto, un bottino di guerra.

I° libro – Achille:

“Anzi minacci di rapirmi
il premio per cui sostenni
asprissimi travagli..”

Da questi versi emerge un lato della cultura di allora che oggi ci sembra impensabile, mentre sull’orlo dell’ironia ci appare ancora attuale la storia di Amore e Psiche che, passione e lagrime a parte, parla alla fin fine di una donna perseguitata dalla “suocera”!.

Sarebbe a questo proposito da sottolineare l’implacabile invidia provata dalla dea Afrodite: gli dei e le dee dell’antica Grecia non sono infatti ritenuti perfetti e assolutamente magnanimi anzi, essi sono spesso in contesa e si abbandonano a libertà non concesse ai singoli mortali, sui quali hanno la supremazia.

Anche i defunti dimostrano, nel regno dei morti, di saperne molto sulle vicende del mondo dei vivi e, a questo proposito, ritroviamo ancora una figura femminile, Anticlea, madre di Ulisse, raccontare al figlio, quando questi discende nell’Ade, dei numerosi avvenimenti ad Itaca durante la sua assenza.

Un mondo intero di passioni, magie e avventure dove la donna trova un degno posto, questo è quello che fa dell’epica uno straordinario universo tutto da scoprire, che ci riporta ai tempi degli dei e degli eroi facendoci sognare quell’epoca di grande splendore.

Diemme Award

ginevra-investitura-lancillottoVisto che siamo sull’onda dei premi, vorrei fare una mia classifica personale, motivandola affinché possiate eventualmente trovare in questi blog (o siti) la ricchezza che vi ho trovato io.

Non citerò blog amici, perché si rischia di essere reverenziali, di privilegiare l’amicizia rispetto al contenuto, di offendere la persona alla quale il premio non viene conferito, ché sembrerebbe dire “mi sei meno amico/a di altri” oppure “ti voglio tanto bene ma abbi pazienza, il tuo blog, che barba!”

Con gli estranei invece, quelli che neanche praticamente mi conoscono, quelli di cui sono rimasta lettrice proprio per i contenuti, per quello che mi trasmettevano, blog incontrati per caso girovagando con “Tag surfer” o “Un blog a caso”, o incontrati in altra maniera, e che ho voluto memorizzare per quel qualcosa che mi aveva colpito, questo problema non si pone, e la sincerità del riconoscimento è garantita.

Siccome però ogni regola ha la sua eccezione, infrangerò subito questa mia per dare il primo premio (primo in ordine di elencazione, perché voglio considerarli tutti ex aequo) al mio fratellone.

Brandy, perché ha una penna divina, perché è uno dei pochi che mi fa dire, quando lo leggo, “vorrei averlo scritto io”, non solo per le parole che usa e per le forme, che forse gli derivano dalla sua toscanità, non solo per i concetti che gli vengono dalla sua moralità, ma anche e soprattutto  per le emozioni che vengono dal suo cuore e dal suo vissuto, che intuisco non essere stato sempre facilissimo:  non è per la fratellanza, io spesso del blog di Brandy mi beo.

Solleviamoci, che in realtà non scrive di suo pugno, ma fa una selezione di informazioni interessantissime, che riporta fedelmente, dando un’interessante e immediata panoramica di problematiche principalmente sociali. Sui fatti politici a volte non ci troviamo pienamente d’accordo, ma il rispetto che abbiamo l’uno dell’altro è comunque un segnale di intelligenza e civiltà decisamente positivo e non scontato. 

Focus on Israel, che compie un’interessante opera di controinformazione su quanto succede in Israele, dando così a un popolo e a tutti quanti lo sostengono la possibilità di andare a testa alta, nonostante una propaganda opposta a volte veramente insidiosa.

C’era una volta…  il cui sottotitolo recita

“le fiabe sono solo dei ricordi d’infanzia o non sono piuttosto un codice da interpretare? Andiamo alla ricerca dei valori, dei miti, della storia profonda dell’umanità e dell’io che trasmettono”.

Per me che amo la magia delle fiabe, la scoperta di questo blog è stata veramente piacevole, anche se oramai è di fatto abbandonato (l’ultimo post risale nientepopodimeno che al 27/11/2007), ma sempre interessante e istruttivo da leggere e rileggere.

Timmy a scuola: è un sito che offre un servizio per chi tratta con bambini in difficoltà. Come recita nella presentazione:

Questo sito nasce da un desiderio di condivisione. Come genitori ed educatori a contatto con l’handicap ricerchiamo sempre materiale nuovo per aiutare il nostro campione. Abbiamo così realizzato disegni, schede didattiche e altro e deciso di pubblicarle in questo spazio. Si tratta di materiale “fatto in casa”, molto semplice, non essendo noi né docenti né illustratori. Gli esercizi sono grosso modo riferibili al ciclo elementare. Gran parte del materiale è realizzato in bianco e nero per agevolare la stampa. L’utilizzo delle schede è intuitivo; le consegne non sono state riportate così ognuno potrà personalizzarle..

Anoressia: after dark , è un blog che in realtà per una serie di motivi non bazzico moltissimo, ma che mi ha colpito per il coraggio con cui viene raccontata la propria storia, discesa e lotta per la risalita nell’inferno dei più gravi squilibri alimentari.

Circolo Olis: siccome abbiamo indicato un blog che parla di malattia, mi pare giusto indicarne pure uno in cui si tratta di salute, perché “quando c’è la salute c’è tutto”, e sarebbe bene ricordarcelo finché questa salute ce l’abbiamo.

Mi fermo qui, vinta dalla stanchezza e… casualmente sono sette. Casualmente.
 

*** E del significato del sette abbiamo parlato da poco ***

Un’ombra

ombra3Mi chiedo perché tu sia voluto restare un’ombra.

Me lo chiedo svogliatamente, disinteressata a una qualsiasi risposta.

Il muro è screpolato, e quel riflesso si distingue poco. Non posso ricercarti tra le tue parole, perché mi fanno male.

Non quelle cattive, quelle mi danno solo solitudine.

Sono quelle dolci che so perdute, che ho voluto perdere e che perderei ancora a farmi male.

Parole su un nastro inciso da un’ombra ignota, forse irrisolta, o forse no.

Ho tentato d’indovinare la sagoma, mi sono protesa come se quell’immagine avesse potuto d’improvviso prendere forma in un rilievo, se quella voce potesse stentorea uscire da una persona appena appena palpabile, se non vera, almeno un ologramma.

Come in un supplizio di Tantalo ho teso le mani ma inutilmente, le ho giunte come in una preghiera, e poi le ho lasciate cadere stanche lungo i fianchi.

Ora mi dà fastidio quell’ombra, che toglie luce a quel muro già fatiscente, in cui le muffa ha creato disegni che non ti somigliano, né ti completano.

Quell’ombra è estranea al muro su cui si riflette la mia vita, e il muro anela a una macchia più compiuta, da leggere come fondi di un caffè alla turca.

E’ umido quel muro, ma non delle mie lagrime. O forse sì, ma è passato troppo tempo perché io possa ricordarlo.

Mi fa paura quell’ombra, m’inquieta ormai il pensiero che potrebbe d’improvviso prender vita.

Voglio il mio muro rassicurante e noto, con solo qualche ombra che non sia presenza, e non sia neanche assenza.