Archivio | 28 marzo 2009

Non mi piace la demagogia

Caterina Ricca - Il Pensatore - Olio su tela

Caterina Ricca - Il Pensatore - Olio su tela

 

Mi mandano un’e-mail, che mi porta a conoscenza di quest’articolo ( http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=1547&nome=prima ) che, a quanto ho potuto constatare ricercandolo su internet, è stato pubblicato un po’ dappertutto.

La persona che me l’ha mandata presumibilmente confidava nel mio consenso, e me l’ha mandata forse perché io contribuissi a diffonderla.

Lo farò, ma a modo mio: perché io, leggendo quella lettera, ho avuto un senso di nausea.

Io conosco il valore delle parole, dei messaggi più o meno subliminali, e soprattutto conosco la demagogia. Ora, vi prego di leggere l’articolo incriminato prima di continuare col mio.

Letto?

Ora, io non conosco la riforma Gelmini, ma ne ho sentito parlare solo un gran male. Ne ho sentito parlare un gran male anche da persone che stimo e che vivono il mondo della scuola, quindi posso pure supporre e credere che tutto questo capolavoro di saggezza e buon senso non sia.

Sono passata per Piazza della Repubblica il giorno della manifestazione anti-Gelmini, e il numero dei partecipanti era impressionante.

Sono passata tra i manifestanti e ho colto qua e là qualche stralcio di discorso, che mi ha fatto provare un moto di solidarietà nei confronti di queste persone e delle loro situazioni però…

però la correttezza non dovremmo dimenticarla mai.

Quando si scrive:

Questo mostro ha la voce potente, non ascolta e non riflette, parla di noi e non ci conosce, vuole dettare legge senza discutere. Fa delle cose tutte al rovescio da quelle che noi vi insegniamo con pazienza ogni giorno. È un mostro che vuole entrare nella nostra classe e buttare dalla finestra o me o la maestra Patrizia, e se non ci riesce vuole che una di noi due stia molto meno con voi, vuol fare insegnare tutte le materie a me o a lei, vuole farvi stare meno tempo a scuola.

si sta parlando a dei bambini, giudicando e condannando senza pietà, definendo il ministro o la riforma “un mostro” che vuol far male alla loro amata maestra, come dire un’entità ignota e inquietante ma forte e potente che vuol far male a quella che per i bambini è “la mamma”.

Non si spiegano le motivazioni dell’altra parte, si mena, forte, da una parte sola, andando a risvegliare paure inconsce (il mostro), si fa sentire il bambino minacciato nei suoi punti di riferimento: “il mostro vuole buttare dalla finestra me o l’altra maestra, o quantomeno che ci vediamo di meno”.

Forse sarebbe stato più corretto dire “il ministro vuole risparmiare dei soldi, ma ci sono alcune cose che sono importanti, come la vostra maestra, e il tempo che lei passa con voi”: ecco, questo forse sarebbe stato più aderente alla realtà. Farlo passare come un attacco personale ai bambini, quello sì che è mostruoso, mostruosamente cattivo e mostruosamente scorretto.

Ha tante idee questo mostro, come quella di fare delle classi diverse dalla nostra per i bambini che non parlano l’italiano e mi chiedo come avremmo fatto l’anno scorso senza Jian che non capiva una parola e che tutti abbiamo aiutato con i disegni e i giochi.

E se Jian stesse in primo liceo, e i disegni e i giochi non bastassero? Starebbe all’angoletto mentre gli altri parlano una lingua a lui estranea, emarginato e impossibilitato a partecipare ad alcunché, destinato all’ignoranza anche se fosse straordinariamente volenteroso e geniale? Voi sapete come la penso relativamente alle classi ponte: può pure essere che al confronto diretto con la realtà queste idee si rivelino inesatte, ciò non toglie che sia ingiusto additare qualcuno come mostro per queste idee, mostruosamente ingiusto.

Il mio mostro non ce l’ha solo con noi, ma anche con i bambini che vivono nei piccoli paesi e che magari sono pochi, due o tre classi.

“Non ce l’ha solo con noi”: ancora vittimismo e manie di persecuzione: il mostro è cattivo, ce l’ha con noi e con altri bambini, soprattutto quelli poveri e sfortunati. Che bell’invito a odiare, che schifo assoluto!

Ammettiamo pure (ma, ripeto, non conosco la riforma), che la Gelmini sia la quintessenza dell’ignoranza, che abbia tagliato dove non doveva tagliare e che questo affosserà il Paese (ma ho i miei dubbi che sarà questa la causa): questa lettera però rappresenta quello che si chiama “marketing minimalista”, teso a suscitare un impatto emotivo violento e  una reazione a caldo, non ragionata.

Il fatto è che pochi ragionano prima di dare una risposta emotiva. E’ come quando a scuola ci facevano vedere foto drammatiche di teatri di guerra e ci dicevano “Scioperiamo contro la guerra!”: ma che vuol dire? Tutti siamo contro la guerra, e allora non dovremmo più andare a scuola? Una manica di somari aiuterebbe a portare la pace nel mondo? Pensiamoci prima di parlare.

Sapete bambini, io avevo una sola maestra e andavo a scuola per 24 ore a settimana, non 40 come voi. I miei quaderni erano piccoli e in un anno ne finivo due per l’italiano e due per la matematica. I vostri sono grandi e ne finite uno ogni due mesi.

Beh, il fatto che lei sia riuscita così potrebbe non essere colpa di quelle 24 ore anziché 40…

Io vedo che oggi ancora al liceo fanno errori di ortografia, mentre quando c’era una maestra unica si usciva dalla quinta elementare in grado di scrivere senza errori; “ai miei tempi” non c’era la maestra d’inglese, e la nostra non ce lo insegnava male, non ce lo insegnava per niente e basta, però lo abbiamo studiato alle medie, e lo sapevamo molto meglio di quelli che fanno le medie adesso, nonostante questi l’abbiano studiato anche alle elementari…

Potrei andare avanti contestando ogni parola, di quest’ennesima signorina pitipitipì che con tono mellifluo e così falsamente “amoroso” insinua e ammicca armando mani e menti innocenti.

Non mi piace questa lettera. E sicuramente, se pure mi studiassi la riforma Gelmini e la trovassi pessima, questa lettera riuscirebbe a batterla in superficialità e mancanza di rispetto per il prossimo e per il diverso (partito).