Archivio | 19 marzo 2009

Cos’è un padre

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© Arthur

19 Marzo, festa del papà, l’ennesima delle feste di cui si è perso il senso, ammesso che mai si abbia avuto.

Oggi ho letto un articolo, Festa dei papà gay: anche quelli esistono, e chi dice di no, ma oggi vorrei dedicare questo articolo a due categorie di padri che ho nel cuore più di altri.

Mi riferisco ai padri separati, quelli che i figli li amano intendo, e che subiscono ogni sorta di soprusi da parte delle loro ex. Padri che lottano per vedere i propri figli, ai quali è impedito di seguirne la crescita, di amarli e di abbracciarli, di difenderli e consolarli, di esserne punto di riferimeno. Quei padri che ormai da anni si stanno organizzando in associazioni, che tirano fuori le unghie per rivendicare il loro diritto ad essere padri, e difendere quello dei loro ragazzi, dei loro bambini, ad essere figli e ad avere anche un padre.

Poi ci sono ragazzi sfortunati, che hanno perso il padre o ne sono stati abbandonati, e che trovano sulla loro strada delle persone straordinarie, che li amano e li crescono come se fossero sangue del loro sangue e piume delle loro piume. Beh, a parte che anch’io, come madre, appartengo a questa categoria, non è di me che voglio parlare.
Ho conosciuto, a parte una marea di padri adottivi, degli uomini che hanno scelto come propria compagna/moglie una donna con dei bambini, ragazza madre, o vedova, o separata: questi uomini sono stati dei padri straordinari, che hanno saputo creare dei rapporti di grande amore e complicità con questi figli.
Mi ricordo Arthur, parlando della figlia della sua ex compagna (nella foto) dire:
Ricordo un’estate che l’ho portata con me a Lipari, nella casa di mio zio al mare e… come ero fiero di lei… camminando per strada, le dicevo: ” chissà cosa penserà la gente… dirà, guarda quel vecchione con questa bellissima ragazza… mannagg… “ e lei se la rideva da matti e allora mi prendeva sotto braccio e impettita, continuava a camminare, ridendo sotto i baffi…

Ecco, io, per la festa del Papà, vorrei dire un grazie alla vita che esistono queste persone e, per contro, lanciare un appello a quelle madri che separano i figli dai padri: non fatelo, non rendete orfani quei figli cui il Padreterno questo torto non l’ha fatto, non togliete loro quel punto di riferimento, quella fonte di amore e protezione cui hanno diritto, e di cui tanto hanno bisogno. Forse per voi è un mascalzone, forse per voi è la persona meno adatta al mondo ad essere padre (considerate però che lui potrebbe pensare la stessa identica cosa di voi), ma non è detto che sia così: lasciategli creare il “suo” rapporto con il figlio, lasciategli dargli quello che può dargli, e pure se veramente non dovesse essere moltissimo, sarà comunque qualcosa ricevuto da un’altra fonte, e aggiunto a ciò che date voi.

Io credo che le madri vogliano il bene dei propri figli, e che se sapessero, se solo vagamente intuissero il male che fanno a questi figli sottraendoli all’affetto del padre, penso che un passo indietro lo farebbero.

E allora, per la festa del Papà, insegnamo ai padri che ne hanno bisogno ad essere padri, insegnamo ai nostri figli ad amare quei padri che magari con noi, secondo il nostro giudizio, proprio santi e affidabili non sono stati. Diamo più amore e più gratitudine a quegli uomini che fanno da padre ai figli della loro compagna e che rimangono, in caso di separazione, privi di qualsiasi diritto nei loro confronti.

Auguri, papà di tutto il mondo, biologici o putativi o q.a.: è bello sapere che ci siete.