Archivio | marzo 2009

Noi, re degli off topic

Tarzan e i suoi amici, saltando di palo in frasca

Oggi con un amico si discuteva sul diffusissimo fenomeno degli off topic sui blog.

Ora, secondo me, o uno da un’impronta “professionale seriosissima” al suo blog, oppure gli off topic sono inevitabili.

Non su quelli estranei, certo (non come da me che un giorno arriva un perfetto sconosciuto e dice qualcosa del tipo “Fermi tutti sono arrivato io”, che uno avrebbe voglia pure di rispondergli “E al popolo???”, ma poi decide di risparmiarsela), però su quello degli amici, in cui il post comunque è uno spunto di discussione, di riflessione, di confronto, ma anche un’occasione per dare il “la” alla conversazione.

Ecco, un blog ha tante motivazioni, ma di fatto spesso e volentieri risulta essere un momento di aggregazione: un bel momento, e un simpatico luogo d’aggregazione. E’ ovvio  che se vado su un blog sconosciuto che parla, che so io, di depuratori, se ho qualcosa da dire sui depuratori bene, altrimenti vado oltre; quando però si tratta di blog di amici, secondo me, soprattutto dopo i primi commenti, tutto diventa anche uno spunto per chiacchierare, un “brain storming” se vogliamo, un “da cosa nasce cosa”.

Il blogger ci mette dell’impegno a scrivere il suo post, e io ci metto dell’impegno a leggerlo, quindi anche un piccolo cenno, se non ho niente da dire per un qualsiasi motivo, per potergli comunicare che sono passata a trovarlo, che ho letto quello che ha scritto… a me pare una cosa carina, e a voi?

Io per esempio mi trovo benissimo a casa di Pan. La trovo creativa, come d’altra parte è lui: si parte dal commento del suo post, che generalmente di spunti ne dà tanti, ma poi il discorso scorre fluido, e prende una sua strada. Lui non ti ferma, anzi, come un direttore d’orchestra guida e asseconda, riprende le note, aggiusta il tiro…

Certe volte i commenti “off topic” sono densi di storia e contenuti, sarebbero degni di essere post a loro volta, e secondo me arricchiscono il blog, al contrario di certe “uscite a piffero” che invece indubbiamente lo impoveriscono.

Ogni tanto scherzo sul fatto che sono diventata campionessa del salto di palo in frasca, che ormai è uno sport in cui ho raggiunto un livello agonistico però, scherzi a parte, quando la “degenerazione”, il “deragliamento” non è banale… a me piace, mi dà l’idea di essere trasportata dalle onde, dove il fiume, o il mare, sono quelli, ma il paesaggio e le cose che puoi scoprire mutano in continuazione.

E gli altri blogger come la pensano sull’argomento?

Non mi piace la demagogia

Caterina Ricca - Il Pensatore - Olio su tela

Caterina Ricca - Il Pensatore - Olio su tela

 

Mi mandano un’e-mail, che mi porta a conoscenza di quest’articolo ( http://www.dongiorgio.it/pagine.php?id=1547&nome=prima ) che, a quanto ho potuto constatare ricercandolo su internet, è stato pubblicato un po’ dappertutto.

La persona che me l’ha mandata presumibilmente confidava nel mio consenso, e me l’ha mandata forse perché io contribuissi a diffonderla.

Lo farò, ma a modo mio: perché io, leggendo quella lettera, ho avuto un senso di nausea.

Io conosco il valore delle parole, dei messaggi più o meno subliminali, e soprattutto conosco la demagogia. Ora, vi prego di leggere l’articolo incriminato prima di continuare col mio.

Letto?

Ora, io non conosco la riforma Gelmini, ma ne ho sentito parlare solo un gran male. Ne ho sentito parlare un gran male anche da persone che stimo e che vivono il mondo della scuola, quindi posso pure supporre e credere che tutto questo capolavoro di saggezza e buon senso non sia.

Sono passata per Piazza della Repubblica il giorno della manifestazione anti-Gelmini, e il numero dei partecipanti era impressionante.

Sono passata tra i manifestanti e ho colto qua e là qualche stralcio di discorso, che mi ha fatto provare un moto di solidarietà nei confronti di queste persone e delle loro situazioni però…

però la correttezza non dovremmo dimenticarla mai.

Quando si scrive:

Questo mostro ha la voce potente, non ascolta e non riflette, parla di noi e non ci conosce, vuole dettare legge senza discutere. Fa delle cose tutte al rovescio da quelle che noi vi insegniamo con pazienza ogni giorno. È un mostro che vuole entrare nella nostra classe e buttare dalla finestra o me o la maestra Patrizia, e se non ci riesce vuole che una di noi due stia molto meno con voi, vuol fare insegnare tutte le materie a me o a lei, vuole farvi stare meno tempo a scuola.

si sta parlando a dei bambini, giudicando e condannando senza pietà, definendo il ministro o la riforma “un mostro” che vuol far male alla loro amata maestra, come dire un’entità ignota e inquietante ma forte e potente che vuol far male a quella che per i bambini è “la mamma”.

Non si spiegano le motivazioni dell’altra parte, si mena, forte, da una parte sola, andando a risvegliare paure inconsce (il mostro), si fa sentire il bambino minacciato nei suoi punti di riferimento: “il mostro vuole buttare dalla finestra me o l’altra maestra, o quantomeno che ci vediamo di meno”.

Forse sarebbe stato più corretto dire “il ministro vuole risparmiare dei soldi, ma ci sono alcune cose che sono importanti, come la vostra maestra, e il tempo che lei passa con voi”: ecco, questo forse sarebbe stato più aderente alla realtà. Farlo passare come un attacco personale ai bambini, quello sì che è mostruoso, mostruosamente cattivo e mostruosamente scorretto.

Ha tante idee questo mostro, come quella di fare delle classi diverse dalla nostra per i bambini che non parlano l’italiano e mi chiedo come avremmo fatto l’anno scorso senza Jian che non capiva una parola e che tutti abbiamo aiutato con i disegni e i giochi.

E se Jian stesse in primo liceo, e i disegni e i giochi non bastassero? Starebbe all’angoletto mentre gli altri parlano una lingua a lui estranea, emarginato e impossibilitato a partecipare ad alcunché, destinato all’ignoranza anche se fosse straordinariamente volenteroso e geniale? Voi sapete come la penso relativamente alle classi ponte: può pure essere che al confronto diretto con la realtà queste idee si rivelino inesatte, ciò non toglie che sia ingiusto additare qualcuno come mostro per queste idee, mostruosamente ingiusto.

Il mio mostro non ce l’ha solo con noi, ma anche con i bambini che vivono nei piccoli paesi e che magari sono pochi, due o tre classi.

“Non ce l’ha solo con noi”: ancora vittimismo e manie di persecuzione: il mostro è cattivo, ce l’ha con noi e con altri bambini, soprattutto quelli poveri e sfortunati. Che bell’invito a odiare, che schifo assoluto!

Ammettiamo pure (ma, ripeto, non conosco la riforma), che la Gelmini sia la quintessenza dell’ignoranza, che abbia tagliato dove non doveva tagliare e che questo affosserà il Paese (ma ho i miei dubbi che sarà questa la causa): questa lettera però rappresenta quello che si chiama “marketing minimalista”, teso a suscitare un impatto emotivo violento e  una reazione a caldo, non ragionata.

Il fatto è che pochi ragionano prima di dare una risposta emotiva. E’ come quando a scuola ci facevano vedere foto drammatiche di teatri di guerra e ci dicevano “Scioperiamo contro la guerra!”: ma che vuol dire? Tutti siamo contro la guerra, e allora non dovremmo più andare a scuola? Una manica di somari aiuterebbe a portare la pace nel mondo? Pensiamoci prima di parlare.

Sapete bambini, io avevo una sola maestra e andavo a scuola per 24 ore a settimana, non 40 come voi. I miei quaderni erano piccoli e in un anno ne finivo due per l’italiano e due per la matematica. I vostri sono grandi e ne finite uno ogni due mesi.

Beh, il fatto che lei sia riuscita così potrebbe non essere colpa di quelle 24 ore anziché 40…

Io vedo che oggi ancora al liceo fanno errori di ortografia, mentre quando c’era una maestra unica si usciva dalla quinta elementare in grado di scrivere senza errori; “ai miei tempi” non c’era la maestra d’inglese, e la nostra non ce lo insegnava male, non ce lo insegnava per niente e basta, però lo abbiamo studiato alle medie, e lo sapevamo molto meglio di quelli che fanno le medie adesso, nonostante questi l’abbiano studiato anche alle elementari…

Potrei andare avanti contestando ogni parola, di quest’ennesima signorina pitipitipì che con tono mellifluo e così falsamente “amoroso” insinua e ammicca armando mani e menti innocenti.

Non mi piace questa lettera. E sicuramente, se pure mi studiassi la riforma Gelmini e la trovassi pessima, questa lettera riuscirebbe a batterla in superficialità e mancanza di rispetto per il prossimo e per il diverso (partito).

 

 

Morgana, benedetta da Dio

Gustav Klimt - Maternità

Gustav Klimt – Maternità

Su un post sul blog di Sterob, leggo questa testimonianza che vi propongo con grande gioia, anche se con un forte disappunto nei confronti di certi medici.

Morgana said:
Tutti parlate di aborto, ma chiudere le porte, in un senso o in un altro, quando le pecore sono scappate, è inutile! Io sono contrarissima all’aborto, lo considero un omicidio, ma vorrei contestare diverse cose che ho letto: i”pruriti” non sono solo delle donne, basta colpevolizzare le donne, il sesso si fa in due ed in due bisogna pensare alla prevenzione e ai problemi di seguito, se problema si può chiamare una vita.

Volete l’aborto? Va bene, avete la scelta di abortire, ma prima io vi obbligherei a vedere questo video,  però metterei accanto mille possibilità di aiuto materiale e morale a tutte le donne o ragazze che si trovano da sole di fronte a una gravidanza. Un possibile lavoro, qualcuno che guarda il bambino, denaro, vestiti e cibo, insomma, AIUTO PRATICO non solo vuote parole.

Infine voglio dire che noi qui in Svizzera abbiamo la pillola del giorno dopo; fino al terzo giorno il cuore non batte, quindi prendere la pillola del giorno dopo non è omicidio. Le donne violentate potrebbero prenderla, invece di aspettare di sapere che sono incinte per poi dire non posso portare il frutto di una violenza… i figli deformi o down… ebbene è difficile… voglio dirvi la mia esperienza,  e scusate se mi dilungo tanto.

Avevo già un figlio di 5 mesi quando rimasi incinta del secondo, il padre é un alcolista, ma io allora gli volevo bene. Andai dal ginecologo, che di solito in 10 min ti visitava ed eri già fuori, che mi consigliò di dare il bimbo in adozione, dato la mia situazione, io rifiutai. Non avrei mai portato nove mesi una creatura per poi darla via senza sapere neppure il sesso e a chi; allora mi suggerì l’aborto.

Io ho sempre considerato l’aborto un omicidio, ed avevo già perso un figlio, prima del mio primo figlio, in modo spontaneo. Avevo sofferto così tanto… rifiutai decisamente! Il medico mi tenne nel suo studio per più di mezz’ora tentando di convincermi che tenere il bambino fosse una sciocchezza. Quando uscii dal suo studio, avevo pianto tutto il tempo e piangevo pure in quel momento,  lui mi mise in mano l’indirizzo di dove andare ad abortire e la pillola da prendere dopo l’aborto, nonostante io avessi continuato a rifiutare l’idea di uccidere mio figlio.

Mi disse “Se decide di tenerlo, noi siamo qui, ma questa è la decisione giusta”. Non proprio queste parole, ma suonavano cosi.

Arrivai a casa di mia sorella singhiozzante. Avevo 25 anni ed ero terrorizzata, io non volevo uccidere mio figlio. Lei mi disse “Tu vuoi abortire?” ed io di nuovo dissi decisa “No!” e giustamente lei mi fece notare che nessuno poteva obbligarmi ad abortire, se non volevo.

Tenni mio figlio, oggi è un bellissimo giovanotto, alto e dolce. Ho avuto molte difficoltà, ho fatto la fame e a tutt’oggi sono tre anni che non mi compero un reggiseno perché i soldi non bastano, ma sapete una cosa? Io mi considero benedetta da Dio due volte e tornassi indietro mille volte mille volte li rifarei entrambi,  perché quello che ti dà un figlio, nessuno te lo dà.

Io ho sempre detto a mio figlio “Sono rimasta incinta per sbaglio, sei nato per amore”. Un’ultima cosa: quando era piccolo mio figlio volle sapere dove era prima di essere nella mia pancia, io gli dissi su una stella, da allora mi disse spessisimo “quando ero su una stella chiesi a Dio chi fosse una buona madre, lui mi disse che tu eri una buona madre ed io decisi di venire nella tua pancia”.

Un figlio è una benedizione di Dio, sempre. Grazie per avermi ascoltata e scusatemi se mi sono dilungata.

Un angolo tranquillo n. 8

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***

24/06/2008: “Pronto, parlo con la Tremendisia?”

Mi batte il cuore, mi sdraio. “Lo sapevo che eri tu!”

Rido, sorrido, una serie di emozioni mi si agitano nel cuore. Un’ora al telefono, veramente un’ora, due minuti e nove secondi, che passano in un baleno.

Pare che ci conosciamo da sempre: pare? Ma ci conosciamo da sempre!

***

Si fermano qui queste parole che da mesi (nove, a occhio e croce) giacciono nel reparto “bozze” di questo blog. Ogni parola aggiunta mi sembrava un segreto inconfessabile, un qualcosa di privato che non poteva essere condiviso, ogni parola in meno una banalizzazione che mai avrebbe reso quello che era.

Ma che cos’era?

Nove mesi sono un termine generalmente sufficiente per sapere cosa c’è in pancia, ma io non l’ho mai saputo (e chissà se lo saprò mai 😦  ).

Rimane quest’angolo, che è figlio suo, e che richiama a gran voce (o forse senza voce?) questo padre assente.

Colgo l’occasione per trascrivere una mia poesia, (scusa Pan, è in romanesco… ), che scrissi nel lontano 1994 quando, incinta, mi predisponevo a lasciare il padre di mia figlia, e mi ponevo il problema di questo figlio (che poi per l’appunto si è rivelata essere una bimba) che sarebbe cresciuto senza padre:

E so’ rimasta qui, cor fijo tuo.

A ‘n certo punto ho detto: “A ognuno er suo:

io me tengo Alessandro, e te ‘a Bonanni (*).

Contento te, che resta là a fa’ danni!”

 

A vòrte ciaripenzo e nun capisco,

me so’ magnata er fegato e er menisco

pe’ cerca’ de spiegamme ‘sta cazzata,

che ‘nzisti a offrije ‘a testa a ogni mazzata.

 

Pare che esse felice te fa schifo,

che p’ogni psicolabile fai er tifo,

che te senti più padre de li matti,

che no’ der fijo che è tuo in base a li fatti.

 

§

 

E’ passato l’inverno e ‘a primavera,

ducento vòrte è stato giorno e sera:

io qui da sola lavoro come un mulo,

nun l’ho pagato poco er vaff***ulo.

 

Io qua nun magno, nun dormo e nun me vesto:

nun ciò ‘na lira e poi… devo fa’ presto:

er latte, er pannolino, e poi da nonna,

fortuna che ciò a lei che è ‘na gran donna!

 

Ma tremo er giorno (che verà er momento)

in cui me chiederà tutto sgomento:

“Ma l’antri pupi cianno babbo, e io?”

“Ma tesoro, che dici, tu ciai zio!”

 

“Ma l’antri cianno zio e puro papà,

perché ‘un me dici quello mio ‘ndo sta?”

E come ditte che sta ammoriammazzato,

semplicemente perché ce l’ho mannato?

 

§ 

Mo ciai sei anni, ma pari ‘n’omo fatto,

dar cestino me passi alla cartella,

stavorta mamma te l’ha comprata bella,

nun cià più er mutuo, e te sei soddisfatto.

 

A vòrte io me chiedo com’ho fatto,

a fatte così bello e giudizzioso,

che quanno penzo a quanto sei prezzioso,

me pare che uno solo sia un misfatto.

 

Ma quanno me ritorni dalla scòla,

e me cominci a di’ tutto contento,

seconno la maestra ciò talento

per pianoforte e puro pe’ la viola (**),

io scoppio a piagne, e no de commozzione:

ho fatto bene a fa’ quella sparata,

che ho detto basta e poi me ne so’ annata,

o ho fatto a te e a me e a lui ‘na brutta azzione?

 

§

 

Ciai quasi tredicianni, io l’ho cercato

pe dije: “Vabbè, quello che è stato è stato,

stasera Sandro tuo terà ‘n concerto,

forse te pòi scorda’ quanto hai sofferto”.

 

Nun t’ho trovato, chissà che fine hai fatto,

ho smosso mari, monti e polizzia,

pe’ ditte solamente: “E’ corpa mia,

nun ciavevo diritto a da’ de matto”.

 

Ma poi me svejo: oddio, era tutto ‘n sogno:

nun è successo niente grazziaddio.

So’ ancora ‘ncinta, e te sei ancora mio:

io si ripenzo a tutto me vergogno.

 

Pe’ Doretta? No, certo, nun lo vale:

io, te e tu fijo, noi semo ‘na famija,

io te e tu fijo, semo ‘na meravija.

No, nun lo vale: nun te farò più male.

(Patrizia Vivanti – Febbraio (?) 1994)

(*)   Cognome – di fantasia – del “terzo incomodo”

(**) Il papà è musicista

 

E vabbè, bando alle malinconie… panta rei, acqua passata non macina più, la vita va avanti, non ci sono più le mezze stagioni, si stava meglio quando si stava peggio e, soprattutto, NON SI PUO’ GIUDICARE!!!

*** E neanche generalizzare, ci mancherebbe! 🙄 ***

Ginevra di Camelot

Oh, Lancillotto, che buffo trovarmi qui con te!

Quando comparisti al mio cospetto, per la prima volta, pensavo che nulla al mondo mi avrebbe allontanato dal mio re. Mi sembravi così distante e forse, chissà, lo sembri ancora; sdraiato accanto a me, devo guardare lontano per non trovarmi davanti un volto estraneo.

Perché l’ho fatto, se devo sentirmi una fedifraga? Ti chiedo un caffè, io vivo di caffè; ti alzi, mi chiedi dov’è questo e quello, me lo porti. Sei felice, e meno male che almeno tu lo sei.

E io?

Io non sono infelice, solo disorientata. Sto vivendo una realtà che sembra irreale, mentre è diventato irreale quello che sembrava stabilito e consolidato.

Perché ti ho accettato, e soprattutto, ti voglio ancora? Mi sembra di vivere un film di cui non sono non solo protagonista, me neanche attenta spettatrice.

Sono una spettatrice distratta, che ogni tanto butta un’occhiata verso lo schermo, senza riuscire a collegare le immagini l’una all’altra, e ricostruire la storia.

Vedo la tomba del mio re, e noto un fatto strano: una data di morte anteriore alla sua nascita.

Mi chiedi se voglio uscire, e andare a cavallo lontano da questo palazzo angusto.

Sì, certo, mi preparo, portami lontano. Mi vestirò però come un’ancella, non voglio essere riconosciuta, e lascerò che i capelli mi coprano il volto.

Poi riportami però, la mia gente mi aspetta.

*** Francesco Guccini – Canzone di notte ***

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Si ricorda che questa novella, come tutti gli altri post, è coperta da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.