Un semplice proforma

io-sposa-fiera-romaVoleva l’abito bianco.

In un’epoca come questa non era molto capita, ma lei se ne infischiava alla grande. “Ama il tuo sogno, ogni inferiore amore disprezzando”, e questo faceva, andando dritta per la sua strada.

E fu sulla sua strada che incontrò una persona di cui si fidava: andava spesso a casa sua, seguivano insieme una telenovela, e poi suonavano, cantavano, ridevano, scherzavano…

Lui se ne innamorò e decise di sposarla ma… all’improvviso si sentì un fesso, che sto facendo, diceva a se stesso in preda a una sorta di panico, compro a scatola chiusa? I suoi amici sobillavano, gli dicevano che certe cose non esistono più, che lei lo stava prendendo in giro per incastrarlo meglio; alla fine il panico e il dubbio montarono dentro di lui, fino a non fargli riconoscere più quella ragazza che gli aveva preso il cuore, a fargli vedere una nemica, una maschera, una mera ingannatrice.

Fu così  che decise di “farsi valere”: se fosse stato come diceva lei poi, tanto, l’avrebbe sposata.

Erano andati insieme a vedere la loro futura casa, e fu là che lui la prese, mentre lei non credeva ai suoi occhi, alle sue orecchie, al suo corpo, alle sua grida, ai suoi pugni, alle sue preghiere. Rimase lì, senza più forze, nella pozza del suo sangue che non pensava le avrebbe fatto tanto male.

Lui balbettava: “Dio mio, che ho fatto! E come ho potuto non crederti? Ma adesso ci sposiamo, non ti preoccupare, ci sposiamo!”

Avrebbe voluto sposarsi per amore, e invece lo fece per dovere. Salì sull’altare come un agnello sacrificale che stesse lì solo per essere immolato.

Tornata a casa, ripose le sue cose nella valigia e se ne andò:

“Dove vai?” 

 “Via”

 “Perché?”

“Non sei uomo che io possa amare, in cui possa credere, di cui mi possa fidare. E soprattutto non sei un uomo a cui mi voglia riavvicinare”.

Era disperato: “E io, adesso, che farò?”

“Chiedi ai tuoi amici, che ti sanno sempre così ben consigliare”.

“E agli altri, che dirò?”.

Lei rimase basita: di questo si preoccupava! Non di perderla, ma di cosa avrebbero detto! Continuava a non capire minimamente ciò che le aveva fatto, pensava solo alla sua faccia sociale.

“Ma quella è tutta matta!” sentenziarono i suoi amici “In fondo, che le hai fatto? L’hai pure sposata!”

Già, in fondo che le aveva fatto, l’aveva solo stuprata.

Ordinò birra per tutti, e non ci pensò più.

***********

Si ricorda che questa novella, come tutti gli altri post, è coperta da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

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19 thoughts on “Un semplice proforma

  1. “compro a scatola chiusa?”

    quante volte ho sentito questa frase, quante… ironia, disprezzo… io stessa l’ho pensata tante volte. Liquidando “l’abito bianco” nell’armadio delle cose antiquate.

    E ci sono momenti in cui vorrei davvero che la scatola fosse rimasta chiusa.

    Questa storia non parla di una tradizione caduta in disuso.
    Non parla neppure dei tempi che cambiano.

    Parla dell’amore, come raramente mi è capitato di leggere.
    Un amore ferito in partenza.

    E non è neppure il gesto in sé, forse, a far scorrere quel sangue.
    Ma la durezza dell’anima, la spigolosità delle convenzioni.
    Perchè, infondo, anche quella violenza, che, anche quando non è fisica, troppo spesso è psicologica, è diventata ormai una convenzione, con cui presentarsi in società, per essere a posto di fronte “agli amici”.

    Chi è più formale, allora? Chi più “tradizionalista” o “antiquato”? Chi è più schiavo dei tempi?

    L’abito bianco? Ne siamo proprio sicuri?

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  2. Sì, anch’io non lo ritengo antiquato. Penso che appartenere a un’unica persona sia una cosa bellissima, ed è un concetto che ho ripreso qua e là, anche in “Non chiedermi parola“.

    Poi certo, la vita prende le sue strade, e non ci possiamo permettere la realizzazione di tutti i sogni che vorremmo: e ovvio, ce ne sono di più pratici, anche perché a un certo tipo di purezza è stata spesso data una valenza distorta.

    Rimane il fatto che la purezza dev’essere nel cuore, e la totalità nasce nel momento in cui s’incontra l’altro: tutto quello che c’è stato prima è la vita che ci è toccata in sorte, a volte scelta, altre no.

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  3. Secondo me la purezza è una scelta di vita, che richiede spalle grosse, coraggio mastodontico e dosi di autostima granitiche.

    Il mondo fa di tutto per sporcare le persone pulite, per sentirsi meno inadeguato e soffrire meno il confronto.

    Ovviamente, il discorso è ampio, e si riferisce alla capacità di essere disinteressati, di non vendersi, di difendere posizioni scomode…

    *** e q.a. (scusa pan! 😉 ) ***

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  4. Engel, dici che questa novella parla di un amore ferito in partenza, è vero, ma forse è meglio dire di un amore schiavo delle convenzioni, di ciò che ci si aspetta, che è poi quello che ognuno vorrebbe volere per essere sicuro di aver fatto la cosa giusta.

    Convenzioni… quanti matrimoni fatti dopo anni di fidanzamento che al momento fatidico sono risultati dei fallimenti, iniziano e finiscono nello spazio di un mattino… convenzioni… quanti matrimoni fatti soltanto perché è l’unico modo per coronare un amore, ma che quando si scontrano con la realtà quotidiana, s’inceppano per poi finire…

    Non mi stupisce la tua amara considerazione finale, non mi stupisce perché è proprio alle convenzioni che s’appella quell’uomo nel momento in cui ripara il danno fatto con il matrimonio, e non mi stupisce neanche la meraviglia degli amici, che nasce essenzialmente da mentalità maschiliste sorrette da, indovina un po’, dalle convenzioni…

    Mannaggia, volevo copiarla questa novella, ma il tuo “Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License” me lo ha impedito… mannaggia a queste convenzioni!

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    • Questa novella non parla di convenzioni, ma di libertà di scelta. Quello che si chiama essere padroni del proprio corpo, se è secondo me discutibile in tema di aborto perché il corpo su cui si decide è quello di un altro essere umano, è invece un diritto inviolabile quando si parla di scelte di tipo sessuale, in un senso o nell’altro (e anche nell’altro ancora… ).

      Se chi vive la propria sessualità liberamente non deve essere giudicato e messo alla gogna, questo deve essere vero pure per chi decide di viverla in maniera inscindibile dai sentimenti, e di voler dividere (e consacrare) la propria intimità con un’unica persona.

      Molto spesso le donne che fanno questo tipo di scelta vengono messe alla berlina, derise e ridicolizzate, e questo è assolutamente immorale. Diverso è quando la verginità è una formalità ipocrita ma, anche in quel caso, problemi di chi convive con certe scelte (e con certe persone… )

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    • Volevo anche porre l’accento sul comportamento dell’uomo, che non si rende conto della gravità di quello che ha fatto e del suo impatto psicologico, anche se gli ritorna indietro come un boomerang.

      E per quanto riguarda i suoi amici… dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei.

      PS: puoi copiare quello che vuoi, siamo in comunione dei beni 😆

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  5. Questa è una storia assolutamente pazzesca, cose che forse appartengono alla generazione dei nostri nonni ed in ogni caso surreale, nel momento in cui si collega lo stupro all’amore.
    L’amore non può generare atti di violenza come quello raccontato e addirittura con quella ridicola motivazione.

    Cose d’altri tempi… spero!

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    • Beh, qui lo stupro non è collegato all’amore, semmai alla sua fine.

      Qui c’è un uomo accecato dalla paura di essere ingannato, che perde il lume della ragione e per cui è più importante mantenere un ruolo di fronte agli amici che non il rispetto della sua compagna. Poi, c’è la superficialità di giudizio nello sminuire la portata dell’atto.

      Da parte di lei c’è la fine dei sogni, ma anche del desiderio, della fiducia e dell’amore.

      Le prepotenze purtroppo vedono perdenti sia chi le compie che chi le subisce.

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  6. @Piemme: non credo che sia una storia di altri tempi. Ai tempi dei nostri nonni non c’erano telenovelas (forse neanche la televisione), una ragazza non sarebbe mai andata da sola a casa di un uomo (e quindi, nonostante le sue scelte, era una che delle apparenze se ne infischiava), e soprattutto le sue idee non sarebbero apparse anacronistiche.

    *** Gli indizi ci conducono a epoche più recenti… ***

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  7. cà s’mbrogliano ‘e lengue!

    lui: cara, prima di sposarci, me la dai… la prova d’amore?

    lei: bello me la devi dare tu! vuoi che compri un giocattolo senza verificarne il funzionamento…

    *** tanto x sdrammatizzare ***

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    • Beh, se uno dovesse sposarsi per quello… non varrebbe neanche la pena neanche di sposarsi, specie nel 21esimo secolo!

      Sai una storia che mi commosse? Tanti tanti anni fa, quando si usava ancora che le ragazze sposassero vergini, una ragazza si sposò, non so neanche se per amore o combinato (suppongo per amore). Anni dopo (anni trascorsi senza avere figli), scoppiò la bomba: lui non era in grado di avere rapporti. Arrivarono fino alla Sacra Rota, ma quando stavano per concederle l’annullamento… decise che no, non lo voleva, che amava il marito, e non aveva nessuna intenzione di avere un’altra persona magari non carente da quel punto di vista, ma che avrebbe potuto non avere tutte le altre qualità che invece suo marito aveva.

      La storia ebbe anche un lieto fine, perché di fronte a quella prova d’amore della moglie (queste sono prove d’amore!), lui si sbloccò completamente, e vissero felici e contenti e consumanti (ebbero anche dei figli).

      Come vedi…

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  8. STUPRO:
    Definito anche il prepotente “Amore”…

    Questa novella rende bene l’idea di un concetto (purtroppo) ancora radicato in alcune menti “malate”.

    Ho i brividi addosso…

    Cari saluti

    Giovanna

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    • Il termine stupro non dovrebbe mai essere associato alla parola amore, visto che è la sua più totale negazione.
      Lo stupro è un omicidio, e poco importa se è stato fatto per “passare il tempo”, in altrnativa al lancio dei sassi dal cavalcavia, o per “punire” una persona che “osave resistere”.
      La “novella” che io ho raccontato è ispirata a una storia realmente accaduta, leggerissimamanete riveduta e corretta: eh già, perché lui, per esempio, non si è mai pentito, e ancora oggi sostiene che quando violenti una donna le fai un favore.

      Non aggiungo altro (ci ho provato, scritto e cancellato, scritto e cancellato… troppo rivoltanti certe teorie).

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    • E magari chi lo compie dopo cinque minuti neanche si ricorda più, mentre chi l’ha subito potrebbe pure non riprendersi mai più nella vita.

      Ho letto certi sfottò di certi bestioni che rifacevano il verso a donne, vittime di stupro, che dicevano “mi ha uccisa dentro”, e questo forse è qualcosa di ancora peggiore: le beffa del dolore, un dolore enorme cui non viene tributata neanche la carità del rispetto.

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