Archivio | 9 febbraio 2009

E’ morta Eluana Englaro

Post in fase di realizzazione

E’ morta.

E’ morto il simbolo di tutti i principi, di tutti i dubbi e i perché sulla vita e sulla morte su cui siamo stati chiamati a interrogarci così, su due piedi, in questi ultimi giorni.

Giusto, ingiusto, diritto a vivere, diritto a morire.

Da pochi minuti non c’è più nulla da decidere su Eluana, non ci sono più corse contro il tempo.

Riposa in pace, ma forse riposava anche prima.

Da tempo era in un mondo che non era più il nostro.

Io non ho voluto pronunciarmi, anche se ho una posizione piuttosto chiara: sono favorevole all’eutanasia.

Sono favorevole all’eutanasia quando la persona sta soffrendo, e non è giusto lasciare che si strazi in quei dolori fino alla fine; sono favorevole all’eutanasia, e nessuno ha il diritto di dire “Devi impazzire di dolore prima di morire, perché questo è rispetto della vita”.

Ma Eluana non soffriva. Eluana era in una stato di coma vegetativo, stabile. Non credo circolino foto di come fosse ridotta ora Eluana: probabilmente non l’ombra di se stessa, ma l’ombra dell’ombra dell’ombra.

Quello che io penso è che per lei, in questo momento, fosse assolutamente indifferente vivere o morire.

E allora, se per lei vivere o morire era indifferente, è alle persone che aveva accanto che bisognava pensare. Vi dico la verità, non mi piace pensare a una morte per disidratazione. Io probabilmente,  se in qualità di medico o governo mi fossi presa la responsabilità di farla morire, mi sarei sporcata le mani fino in fondo. La morte di Terry Schiavo popola i miei incubi, quel prete che le dà la comunione non sapendo come poggiare l’ostia sulla lingua disidratata ha somigliato troppo a un racconto dell’orrore.

Beppino Englaro aveva chiesto di porre fine alla “non vita” della sua bambina. Non so se avesse ragione o no. Mia nonna avrebbe detto, di un caso come questo, “che Dio non ci faccia mai sapere”.

Ma un dramma del genere non può essere strumentalizzato: una giovane donna in coma, il dolore di un genitore, sono drammi, non un’onda da cavalcare.

L’ho già detto nei vari commenti lasciati qua e là, vedere un governo zelante che si affanna in una lotta contro il tempo, mentre i suoi cittadini si affannano nella lotta per la vita è stato uno spettacolo ai miei occhi a dir poco indegno.

Ha ragione chi ha detto: “Questo è un governo che sta decidendo che chi è morto deve vivere, e chi è vivo deve morire”.

Mi unisco al dolore di Beppino Englaro, provato dalla vita più ancora di sua figlia. Che ha visto la sua vita sfiorire. Che l’ha creata, che l’ha curata, che l’ha pianta e l’ha amata. Che ha dovuto combattere battaglie amare, che ha avuto ostacoli dove gli sarebbe spettato sostegno.

Riposa in pace Eluana e, se puoi, da’  un segno a tuo padre che finalmente sorridi.