Archivio | febbraio 2009

Sbandare è un attimo

Leggo in un commento sul post di Pan “Divertimenti #5” che il commentatore si aspettava un racconto erotico, e Pan risponde che “l’erotismo ha diverse forme ma è un attimo sbandare“: allora mi diverto a cimentarmi, e chissà se ho sbandato!

Le tre parole su cui costruire il racconto stavolta sono:  cinque – passione – ascolto.

Ecco il racconto che ne è venuto fuori ma, secondo voi, è erotico?

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Erano cinque donne, e tutte e cinque fremevano di passione per lui. Per tanto tempo si era chiesto per chi decidere, ma alla fine aveva detto: perché decidere?

 

E così aveva fatto alle donne una proposta indecente: tutte e cinque, ognuna un ruolo diverso. Incredibile dictu, le donne gli avevano dato ascolto, tranne una, che rifiutò sdegnata.

 

Aveva dato ogni indicazione per la biancheria, pizzi merletti e giarrettiere, chi bianca, chi nera, chi azzurra, chi fucsia: mancava il bronzo, quanto avrebbe voluto una donna con la biancheria color bronzo!

 

Le fece adagiare sul letto, e le fotografò in mille pose, provando mille assortimenti, mille combinazioni di abbracci e colori: giarrettiere messe come guinzagli, perizomi riportati tra le labbra gattonando sul letto, strisciando giù come serpentesse lungo il tappeto, verso di lui.

 

Lui fotografava, fotografava, resistendo al richiamo della sua virilità così provocata: era un tripudio di colori, bionde, brune, rosse… chiese loro di spogliarsi completamente, in uno striptease collettivo in cui la biancheria si intrecciava e si mischiava, l’una a quella dell’altra.

 

Erano là, lo aspettavano, e lui voleva dare il meglio di sé.

 

Posò la macchina fotografica su una mensola, ma una mano pronta l’afferrò, e prese il suo posto dietro l’obiettivo: era la quinta donna, di bronzeo intimo vestita, che ammiccò sussurrando “Fate come se io non ci fossi… ”.

 

E fu allora che si sentì uno scatto, il primo di una serie che li avrebbe immortalati così, bandiere colorate su un’unica asta stupefatta.

 

 

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Si ricorda che questa novella, come tutti gli altri post, è coperta da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

Ma non sarà ancora maggio?

Bene, qua e là in rete sono apparsi degli omaggi a De André: io, abbenché adori De André, non mi sono unita al coro perché era un momento in cui non avevo niente da dire, e anche perché avrei voluto cercare alcune canzoni che avevo nel cuore più di altre, magari meno conosciute ma in cui mi rispecchiavo di più.

Poi, siccome la vita si intreccia in un modo strano, siccome ci (mi) pare che stiamo precipitando in un clima da far west, siccome prima o poi dovremo pur deciderci a reagire, siccome mentre cercavo dell’altro mi è capitata sotto il naso la “Canzone di maggio”, che ritengo più che mai attuale, ho deciso di riproporvela e, tanto perché l’esagerazione è nelle mie corde, in entrambe le versioni, questa “ufficiale”:

 

e quest’altra che credo all’epoca sia stata censurata:

Buon ascolto e… meditate gente, meditate!

PS:  ma… ma… mi sono imbattuta anche in questa, non vi sembra un’altra versione della stessa?

*** Fabrizio De André – La mia ora di libertà ***

Un semplice proforma

io-sposa-fiera-romaVoleva l’abito bianco.

In un’epoca come questa non era molto capita, ma lei se ne infischiava alla grande. “Ama il tuo sogno, ogni inferiore amore disprezzando”, e questo faceva, andando dritta per la sua strada.

E fu sulla sua strada che incontrò una persona di cui si fidava: andava spesso a casa sua, seguivano insieme una telenovela, e poi suonavano, cantavano, ridevano, scherzavano…

Lui se ne innamorò e decise di sposarla ma… all’improvviso si sentì un fesso, che sto facendo, diceva a se stesso in preda a una sorta di panico, compro a scatola chiusa? I suoi amici sobillavano, gli dicevano che certe cose non esistono più, che lei lo stava prendendo in giro per incastrarlo meglio; alla fine il panico e il dubbio montarono dentro di lui, fino a non fargli riconoscere più quella ragazza che gli aveva preso il cuore, a fargli vedere una nemica, una maschera, una mera ingannatrice.

Fu così  che decise di “farsi valere”: se fosse stato come diceva lei poi, tanto, l’avrebbe sposata.

Erano andati insieme a vedere la loro futura casa, e fu là che lui la prese, mentre lei non credeva ai suoi occhi, alle sue orecchie, al suo corpo, alle sua grida, ai suoi pugni, alle sue preghiere. Rimase lì, senza più forze, nella pozza del suo sangue che non pensava le avrebbe fatto tanto male.

Lui balbettava: “Dio mio, che ho fatto! E come ho potuto non crederti? Ma adesso ci sposiamo, non ti preoccupare, ci sposiamo!”

Avrebbe voluto sposarsi per amore, e invece lo fece per dovere. Salì sull’altare come un agnello sacrificale che stesse lì solo per essere immolato.

Tornata a casa, ripose le sue cose nella valigia e se ne andò:

“Dove vai?”

 “Via”

 “Perché?”

“Non sei uomo che io possa amare, in cui possa credere, di cui mi possa fidare. E soprattutto non sei un uomo a cui mi voglia riavvicinare”.

Era disperato: “E io, adesso, che farò?”

“Chiedi ai tuoi amici, che ti sanno sempre così ben consigliare”.

“E agli altri, che dirò?”.

Lei rimase basita: di questo si preoccupava! Non di perderla, ma di cosa avrebbero detto! Continuava a non capire minimamente ciò che le aveva fatto, pensava solo alla sua faccia sociale.

“Ma quella è tutta matta!” sentenziarono i suoi amici “In fondo, che le hai fatto? L’hai pure sposata!”

Già, in fondo che le aveva fatto, l’aveva solo stuprata.

Ordinò birra per tutti, e non ci pensò più.

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Si ricorda che questa novella, come tutti gli altri post, è coperta da  licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.

 

L’angolo di Nimriel

09_10001790679Mi manca Nimriel.

“Chi era costei?” diranno i miei piccoli lettori.

Già, chi è Nimriel? Una donna, una persona in gamba, una di quelle col caratterino, coraggiose, estroverse, e un sacco di altre belle qualità che ho avuto modo di scoprire leggendo di quella sua vita che un tempo, complice un blog, aveva voluto dividere con noi.

Eh già, Nim è (era piucchealtro) una blogger, una di quelle che sanno scrivere e si fanno leggere. Una di quelle che ti apriva la porta di casa sua, del suo cuore, della sua vita, dei suoi progetti, della sua famiglia, della sua quotidianità, dei suoi sogni, dei suoi rimpianti.

Una toscanaccia piena di sense of humour, e che con le parole ci sapeva fare. Una di quelle che chiamano le cose col loro nome.

Poi è sopraggiunto un problema, poi un altro, e lei sempre lì, con la massima costruttività ma poi… problema dei problemi… la connessione non più facilmente agibile e, vuoi per quello, vuoi per altro, il suo blog è rimasto là abbandonato.

Certo che una volta era solo coi personaggi pubblici che si sentiva questa familiarità, se ne seguivano le sorti sulle riviste patinate sentendoci parte della loro vita: ora, succede anche con quelle persone che decidono di esporsi, di raccontarsi, di condividere la propria quotidianità.

Strano mondo internet… bello però!

Comunque, così, giusto per sfizio, questa è la sua ultima chicca (poi ha scritto altre cose ma… in fondo erano già saluti 😦 )

http://blog.libero.it/Nimriel/4371840.html

*** Torna Nim! ***

Il bello dell’amore

diabolik_eva_kantSicuramente quello che intriga di più un amore e lo rende più solido è la complicità.

Il capirsi senza parlare, il sapere ciò che l’altro vuole, ciò che gli passa per la testa, e sapere che la cosa è reciproca.

Sapere che lotta per te, e tu per lui, e non solo per quella passione che a volte può pure attraversare qualche momento di stanca, ma perché siete voi, perché avete deciso di essere voi, perché tra voi c’è un filo magico che altri neanche si sognano (ma che forse intuiscono?).

Sì, il bello dell’amore, il più bello dell’amore è decisamente la complicità, l’assoluta fiducia reciproca, l’aver trasformato la propria vita in una danza che sia o no abbracciati all’altro, ma sempre come sentendo dentro di sé qual è la musica che sta suonando, la stessa, dove gli altri avvertono il silenzio, o addirittura un rumore.

Io penso che l’amore sia vento, ma non quel vento che porta via tutto, piuttosto quello che pulisce l’aria, trasporta i pollini, ti soffia l’aria nei polmoni. 

E trasportati da questo vento, i due complici sanno che sono lì, anche quando un uragano li porta altrove, e sanno esattamente dove e come ritrovarsi quando potranno riguardarsi negli occhi.

*** Che sia “complicità” il contrario di solitudine che stavamo cercando?***