Ancora sull’aborto

Era un po’ che non andavo sul blog di Sterob, ma ieri ci sono ricascata.

Era un po’ perché sono stanca, stanca di parlare di aborto e stanca di sentirne.

Sono stanca, perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Perché darsi alibi è la cosa più facile del mondo.

Sono stanca perché è talmente palese cos’è l’aborto e cosa c’è dietro che parlarne ancora è un mero esercizio di oratoria fine a se stesso.

“Perbenista ipocrita”, “Moralista ipocrita”, “Schiavo della Chiesa”. Pare che persone con dei principi reali, in cui credono, e che testimoniano col proprio comportamento, anche quando questo ha un costo, non possano esistere.

Non si può essere perbene, solo perbenisti (ipocriti).

Non si può essere morali, ma solo moralisti (ipocriti).

Se facciamo passare il principio che la madre ha diritto di decidere per il proprio figlio, perché abbiamo processato la Franzoni? Il bambino rompeva i coglioni, in quel momento lei aveva mal di testa e non gli poteva dare retta (poi tanto, con calma, ne ha fatto un altro).

Gente che vive coi sensi di colpa, che dice di avere in seguito all’aborto problemi con uomini, cibo, avere incubi, assumere psicofarmaci “ma lo rifarebbe perché è giusto“; certo che è giusto, perfettamente in linea con tutte le altre tendenze autolesionistiche e distruttive: se una uccide se stessa, perché non dovrebbe pure uccidere un figlio, che è una parte di sé? E’ come se uno si suicidasse tentando di salvare un braccio, o il naso: non ha senso, se uno si suicida è giusto che il corpo muoia tutto insieme.

“Non gli potevo garantire un futuro”: altra megagalattica cazzata.

Nessuno può garantire un futuro a nessuno: la storia è piena di persone che sono nate in condizioni a dir poco disagiate, spesso drammatiche, e hanno avuto una vita piena e soddisfacente, e di figli di papà che hanno fatto una brutta fine, spesso per scelta (magari su uno yacht, vuoi mettere?). Questa non è un’opinione, è la vita.

Sul blog di sterob tuonano voci di “condanna alla condanna”: come vi permettete di condannare? Voi non sapete! Eh no, cari: VOI NON SAPETE. E vi dà fastidio se uno vi mette davanti alla cruda realtà dei fatti, e vi fa toccare con mano parte di quello che avete fatto. Una parte, perché tutto non lo potremo valutare mai. Non sapremo mai chi sarebbe stato quell’individuo a cui è stata negata la vita, e come avrebbe interagito con noi e col nostro mondo.

C’è una specie di “test” di cui mi parlava un amico che suonava più o meno così: se ti dicessero che puoi avere tutto, assolutamente tutto quello che desideri, e quindi salute, ricchezza, carriera, fama, eterna giovinezza etc. etc., a una sola condizione, di premere un pulsante, e con questo una persona nel mondo, una qualsiasi che non potrai sapere a priori, morirà. Potrebbe essere un illustre sconosciuto, un assassino, ma anche un benefattore, un bambino, tua madre, la persona che ami… Lo faresti? Lo fareste?

Questo è quello che si fa quando si abortisce, si elimina nel mondo una persona a caso (beh, in questo si sa che è tuo figlio… ), e poi si prosegue la propria strada convinti di aver acquistato il biglietto per la libertà e la felicità: non è così.

Una donna, sana, libera, adulta e lavoratrice, convivente con il padre del bambino che attendeva, quando si rese conto di essere incinta decise di abortire. Questo succedeva tanti tanti anni fa, quando in Italia l’aborto non era legale, e quando forse non esistevano ancora le ecografie. Comunque, anche se la 194 ci fosse già stata, non ne avrebbe potuto usufruire, perché i tempi erano scaduti da un pezzo. Andò all’estero, dove dichiarò di essere al terzo mese di gravidanza, mentre invece era al quinto.

Mi riferiscono che il medico, quando vide il bambino, diede di matto urlando “Che cosa mi ha fatto fare?!?! Lei non è al terzo mese, questo è un bambino!!!” (secondo me lo era anche prima, ma andiamo oltre). La signora, con un sorriso disarmante e idiota, si rivolse al medico e chiese “Era maschio o femmina?”, e il medico sibilando “Signora, non mi pare il caso!”.

Questa stessa donna, tanti anni dopo, farà abortire la propria figlia al quinto mese.

“Quando una donna abortisce muore una parte di sé”: guardate, io non sto condannando le povere ragazzine costrette dai genitori ad abortire “per il loro bene”, “per l’occhio della gente”, ragazze inermi, trascinate da eventi più grandi di loro di cui pagheranno il conto probabilmente vita natural durante. Forse queste un’altra possibilità non l’avevano sul serio, o almeno non una praticabile senza sfidare il mondo, e non tutti nascono eroi.

Io parlo di quelle adulte e incoscienti, che sanno perfettamente come si rimane incinta e come non ci si rimane, e se ne fregano alla grande.

Quelle che abortiscono perché in quel momento il marmocchio nuocerebbe alla loro carriera (di nullità).

Quelle che devono abortire perché non sanno bene di che colore sarà il bambino, e quindi non sono sicure di poterlo “caricare” proditoriamente al legittimo consorte.

Quelle che abortiscono perché non possono garantire al figlio gli abiti firmati ed altri gadget, senza i quali la vita non è degna di essere vissuta (guardate che c’è sul serio chi la pensa così!).

Quelle che abortiscono perché hanno giocato a fare le donne in attesa, ma poi quando il corpo comincia a deformarsi vanno in panico.

Quelle che abortiscono perché vogliono la libertà.

Poi, certo, non bisogna sottovalutare il fatto che nascere figli non amati è forse peggio che non nascere… ma il destino è comunque una cosa strana. Almeno per noi.

alla figura di Fleming e alla scoperta dell’azione della penicillina è legata una bellissima storia: pare che il padre di A.Fleming abbia salvato la vita ad un ragazzo, figlio di un lord inglese: questi, per ricambiare, fece studiare suo figlio Alexander, fino a permettergli di diventare il grande medico e batteriologo che fu: lo stesso ragazzo, salvato da Fleming padre, da adulto si ammalò di polmonite, e fu solo grazie alla scoperta della penicillina che poté nuovamente salvarsi; …se poi pensiamo che la persona in questione, salvata prima da Fleming padre e poi da Fleming figlio, era Winston Churchill…possiamo parlare di karma o di ‘butterfly effect’?

*** the butterfly effect… siamo tutti legati l’uno all’altro, non dovremmo dimenticarlo mai ***

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116 thoughts on “Ancora sull’aborto

  1. E no, dai, rimuovi quella foto!

    Non è la mia coscienza che ne viene scossa, ma il mio senso del buon gusto.

    Non è con le immagini crude e allo stesso tempo violente che si combatte una battaglia., altrimenti con tutte le immagini di morti che ci fanno vedere ai telegiornali e sui giornali, la guerra non dovrebbe esserci più.

    Le parole, proprio perché indice di un pensiero, sono più che sufficienti e valgono più di mille foto.

    Per il resto, se ne può discutere…

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  2. @Lorena: grazie! Avrei corretto io l’errore di digitazione, ma il tuo secondo commento era ancora più caro del primo, e allora ho lasciato tutto così.

    @Arthur: “con tutte le immagini di morti che ci fanno vedere ai telegiornali e sui giornali, la guerra non dovrebbe esserci più”.

    Appunto.

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  3. l’aborto è un tema così duro e crudo che è difficile esaurirlo in poche parole. E per questo se ne continuerà a parlare.
    Io credo che serva comprensione per quelle donne, vittima di uno stupro che decidono di abortire. E non mi sento nemmeno di condannarle.
    Sono molto perplesso e severo verso coloro che lo usano come metodo contraccettivo.
    Personalmente mi dichiaro contrario, dico che non lo farei mai ma poi non so. In certe situazioni bisogna trovarsi.
    Tuttavia, credo che sia sempre meglio una pratica legalizzata piuttosto di tornare indietro nel tempo, quando gli aborti venivano praticati clandestinamente da santone o volontariamente, gettandosi dalle scale.

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  4. uau…questo post ha un peso specifico di tutto rispetto…il test della morte istantanea di “uno qualunque” è molto bello (anche se non lo so ancora se è perfettamente calzante con il tema). Per il resto io la foto la lascerei: è tosta e colpisce molto forte, ma credo che sia lì proprio per quello, sennò a che serve?

    Mia sorella è una di quelle donne che ha avuto di fronte a sè il bivio di cui parli: è stata tentata di abortire all’insaputa dei miei genitori e di noi tutti, ma alla fine -consigliata anche dalla sua migliore amica che era infermiera- ha deciso di tenerlo. Poi, dopo la nascita, si è sposata col papà del pupo. Aveva 21 anni ed era una perfetta rampolla milanese mangiauomini. Ora di anni ne ha 32 e di marmocchi ne ha ben 5! Tutti maschi! Mi sembra anche una mamma e donna super-iper realizzata! Certo, questo non vuol dire che tutti i casi di non-aborto debbano avere sempre e necessariamente il lietissimo fine, però ci tenevo a portare questa piccola testimonianza…

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  5. Se sei convinta che serva lasciarla, fai pure, ma consentimi di dissentire.
    E poi, chi abortisce con un feto di quelle dimensioni? Forse quell’immagine si riferisce a ben altro, e comunque non riguarda la gran parte delle donne che abortiscono.

    Ho sempre pensato e tuttora in modo particolare, che sbattere il “mostro” in prima pagina, non serva a nulla, se non a chi ha bisogno con curiosità morbosa, di vedere a tutti i costi le cose, anche le più crudeli.

    Mi sono sempre domandato per quale motivo in una telecronaca di un attentato, la telecamera indugia sempre su lago di sangue sull’asfalto, su particolari tipo una scarpa insanguinata e via dicendo. È quello il modo di raccontare una vicenda per quanto dolorosa possa essere? A chi può servire e per quale motivo? Non basta sapere che ci sono tanti morti ammazzati? O forse si pensa che facendo vedere i morti insanguinati, deformati, monchi, la gente ne ha più coscienza?

    Non lo so, non ne sono per niente convinto e a me quelle cose mi fanno inorridire: inorridisco per la crudeltà di una guerra e inorridisco anche per l’uso che se ne fa di quella guerra.
    Hai presente quando sull’autostrada succede un incidente e la gente si ferma per vedere il morto? Cosa gliene importerà, mi sono sempre domandato, sangue, sangue, sangue, ma solo se è degli altri.
    La gente ha solo coscienza nel momento in cui la disgrazia la tocca personalmente.

    Scusa se sono uscito fuori tema, ma se tu non continuavi, non lo avrei fatto anch’io.

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  6. @Pani: è esattamente quello che intendo. Cioè, se l’aborto è di per sé un omicidio, ciò non toglie che la vita della madre sia quanto se non più importante: una donna stuprata potrebbe non farcela a portare avanti una situazione del genere, e non si può certo pretendere di condannarla per questo, o che si immoli sull’altare di una religione che non ha scelto.

    Non sempre nella vita è possibile scegliere tra bene e male, sarebbe troppo facile: a volte si sceglie tra due mali, e si cerca di individuare quale sia il minore e optare per quello. Qui rientra anche il fatto che la legalità è meglio della clandestinità, non stiamo certo parlando di donne che vanno “punite” per aver fatto la cosa più naturale al mondo. Non stiamo neanche parlando di bambini con problemi, su questo ho la mia idea, ma non mi pronuncio. Comunque, se per esempio, come legislatore, fossi costretta a pronunciarmi in proposito, probabilmente, laddove possibile, indagherei tra i diretti interessati, e lo chiederei a loro se avrebbero preferito non essere nati (per quanto, quante persone perfettamente sane e anche con altre carte in regola per essere potenzialmente felici preferirebbero non essere nate e disprezzano la propria vita?).

    Qui stiamo parlando di persone che usano l’aborto come contraccettivo, che la scelta l’avrebbero, prima, durante e dopo – anche quando pensano di non averla.

    Avevo risposto a Taco, e il pc si è mangiato la risposta… pazienza, ricomincio.

    @Taco: grazie della tua testimonianza e, anche se tu dici che con questo non vuoi dire che tutti i casi di non-aborto abbiano un lieto fine, in realtà tutti quelli che io conosco l’hanno avuto: nessuna delle persone che io conosco si è pentita di aver messo al mondo un figlio che in un primo momento avevano pensato di abortire (ne conosco una che addirittura si alzò dal tavolo operatorio un attimo prima che le praticassero l’anestesia). Magari raccontano esperienze di una vita durissima, e a volte pure di un figlio lasciato in balia di se stesso, e troppo presto responsabilizzato, perché non c’era altra scelta (a proposito, ricordate Useppe, del romanzo storica “La storia” di Elsa Morante?), ma tutti vivi, vegeti e felici.

    E le donne che invece hanno abortito e si sono pentite, quelle sono state ingannate dalla società, da questa società che ci nutre di deliri di onnipotenza, che ci convince che tutto si può fare e tutto è reversibile, che ci fa credere di avere potere di vita e di morte sul nostro corpo, omettendo il piccolo particolare che un bambino è un altro corpo, anche se contenuto nel nostro.

    Che ci fa credere che abortire sia lo stesso che toglierci l’appendice, un piccolo forellino per l’anestesia, e quando ti risvegli il problema non c’è più (certo, si dovrebbero sbrigare a buttare “il problema” nella spazzatura, perché magari qualcuna si potrebbe rendere conto che non è di appendicite che si trattava).

    Questa società che ci fa credere che se non si ha il conto in banca, l’appartamento di proprietà e il posto fisso sia da incoscienti mettere al mondo un figlio: e forse oggi come oggi lo è, ma ciò non gli nega né la vita né la felicità. Da parte mia poi, credo che i figli si facciano solo con una certa dose di incoscienza, perché se si pensasse troppo alla crisi del petrolio, il terrorismo, la bomba atomica, il buco nell’ozono, l’umanità si sarebbe estinta da un pezzo, e allora ben venga anche l’incoscienza.

    @Arthur: come per tutte le cose, dipende da come si fa e perché si fa (tra le altre cose, mentre scrivevo è arrivato il commento di Osolemia che si legge dopo questo, in cui ci parla di ben altra situazione).

    Sbattere il mostro in prima pagina per fare lo scoop, indugiando morbosamente sul particolare granguignolesco solo per impressionare, non per sensibilizzare, ma unicamente per dimostrare di saper suscitare “reazioni forti”, è sicuramente una strumentalizzazione che non condivido. Le testimonianze documentate dei fatti affinché le cose si sappiano, sia pure nella loro crudezza, e nessuno possa nascondersi dietro un dito, se permetti sono un’altra cosa.

    Una mia amica giornalista era impressionata per il comportamento dei suoi colleghi in zone di guerra (e infatti ha cambiato mestiere): dicevano “per meno di cinque morti non vale la pena di uscire”, “se la foto che si scatta non è abbastanza impressionante non si scatta, chi se ne frega del tizio che rimane là a terra” (le parole testuali non saranno state queste, ma il senso sì).

    C’è gente morbosa, e gente interessata sinceramente. Quando vedo un incidente, io non mi fermo per guardare, ma per informarmi se c’è urgenza di sangue: comunque mi fermo, ma non certo per “vivacizzare” la giornata e avere qualcosa da raccontare al circolo la sera.

    Le immagini occorrono, caro Arthur, te lo assicuro. Come tutto non se ne deve fare abuso, altrimenti sortiscono l’effetto contrario, e invece di sensibilizzare anestetizzano, e agevolano l’ingresso al cinismo: ma un’immagine parla spesso più delle parole, può decisamente essere più shockante, e se lo shock è gratuito, solo per dimostrare che si è capaci di provocarlo, anch’io sono contraria, ma se serve da deterrente…

    *** le parole si fa presto a parcheggiarle in un angolo della mente, le immagini un po’ meno ***

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  7. io penso questo:

    OMNIA VINCIT AMOR. solo l’amore vince tutto, anche le difficoltà della vita che possono spingere una donna ad abortire (in questo caso parlo dell’amore delle persone che sono intorno a una donna che si trova di fronte a una “scelta” del genere e dell’amore di una donna per il proprio figlio). forse quelle donne, che io non giudico non essendo il padre eterno, forse non hanno avuto forza né amore. Chi non conosce l’amore non ne può dare, forse neanche ricevere. e a chi pone problemi concreti (stipendio, lavoro, casa…) bisogna dare soluzioni concrete. chi è fragile non diventa forte. non diventa forte d’improvviso. se non annaffi il seme questi mai diventerà quercia. cara Diemme, tu hai riportato l’esempio di una scellerata che abortisce al quinto mese e inganna il medico (per fortuna oggi con l’ecografia il medico non si può più ingannare sull’età del nascituro a meno che non voglia farsi ingannare), però io ho visto donne, in ospedale, donne distrutte. una donna in particolare… la ricordo … che per destino e per sfortuna e per genetica aveva avuto due figlie, entrambe con grave ritardo mentale (“lissencefalia…” è una cosa molto molto grave) e ora era in attesa del terzo con la stessa patologia… piangeva, di disperazione, piangeva perché i suoi figli li amava, ma non aveva più la forza di crescerli, da sola o peggio, con un marito violento. aveva speso tutto quello che aveva per assicurare le cure continue alle figlie, la casa, anche l’auto. nessuna scuola le accettava, nessuno l’aiutava a prendersene cura, chiusa in un cerchio di solitudine che le era stato scavato attorno come un fossato. sicuramente per l’epoca della diagnosi della grave malformazione il bimbo è nato. ma se ripenso alla disperazione di quella donna, ai suoi occhi, al terrore, alla stanchezza, al dolore, enorme, che capita in sorte ad alcune persone, con un destino che si accanisce crudele… beh, ti dico, se avesse scelto… se avesse scelto… io non so… ma credo che l’avrei rispettata quella scelta. e so che sarebbe stata una scelta sofferta e dolorosa anche quella. per questo non dico se è giusta o sbagliata. in linea di massima potrei dire che è sbagliata, così, di testa. ma di cuore io non so, non so se davvero la testa ha sempre ragione. forse se quella donna avesse avuto un marito amorevole e disposto ad aiutarla, una famiglia pronta ad abbracciarla, un amore che colmava le sue paure, forse… forse non le sarebbe mai venuto nemmeno in mente un pensiero del genere.

    vorrei aggiungere che la legge è necessaria in uno stato civile perché i danni che causa la clandestinità sono inaccettabili. è una tutela in qualche modo, dà dei termini precisi di azione e anche dei luoghi adatti e se fosse applicata così come il legislatore l’ha pensata sarebbe una buona legge.

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  8. Cara Osolemia, certo che nessuno condannerebbe questa donna. Ma la società che non l’aiuta, non è forse secondo te da condannare? E il marito violento? E uno Stato che fa pagare le cure per certe casi (mentre magari tante operazioni estetiche si riescono a mutuare, anche se per lo più mascherandole da qualcos’altro?).

    La disperazione porta le persone a fare cose che non vorrebbero fare, ed è chiaro che in questi casi la persona che agisce è la prima vittima di una situazione troppo grande: ma se tutti facessimo qualcosa perché le persone in difficoltà non debbano giungere alla disperazione, tante scelte drammatiche si potrebbero evitare.

    Comunque, io non mi sono assolutamente pronunciata sull’aborto terapeutico, né pro né contro, sono quei casi in cui alzo le mani e “so di non sapere”, ben lieta di non essere passata per un’esperienza del genere.

    Se proprio però vogliamo pontificare (si usa così tanto… ) sul marito violento forse, ai suoi tempi, un margine di manovra in più ce l’aveva: a volte bisognerebbe capire in tempo di avere intrapreso un cammino che ci porterà non solo alla disperazione, ma anche e soprattutto a non avere più la forza di reagire.

    *** ve la ricordate la rana? ***

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  9. Cara Marta, il tuo commento mette sul tavolo tanti e tali argomenti che voglio risponderti con calma, e adesso non posso (devo andare a comprare i libri per il liceo per la mia figliola), ma nel frattempo forse a una domanda potresti rispondermi tu: perché ti senti chiamata in causa per l’eutanasia?

    *** ovviamente solo se vuoi rispondermi ***

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  10. ..premettendo che in questo blog (così come in molti altri,che affrontano temi del genere..a parte l’eutanasia..su quella mi sento presa in causa..il resto..è puramente teorico) sono veramente l’ultima a poter parlare, sia per età che ,soprattutto,per esperienza. Questo ovviamente non mi fermerà del dire la mia..ma prendete questo commento per quello che effetivamente è: un’idea. Nulla di più. Modificabile certo..anche se fino ad un certo punto.
    Non vorrei esprimermi sulla foto che è qualcosa di orribilmente ripugnante e penso anche fuori luogo.
    Allora… io non me la sento di condannare l’aborto.
    Per me ognuno può pensarla come meglio crede, si è liberi di essere sia persone “perbene” che persone “morali” senza modificare questi termini.
    Però -e per me c’è sempre quel però che mi cambia le cose-però … mi vien da dire che dietro ad ogni aborto ci sia una storia personale difficile. E’ una scelta sofferta…ma in molti casi,secondo me, giusta.
    Per tre semplici (?) motivi…
    -Non ritengo un feto una “persona” (avrei preferito scrivere cosa..ma posso capire che ciò renderebbe il mio discorso ancora più orrendo del dovuto..) capace di provare emozioni.
    -Penso che una madre abbia il diritto e il dovere di decidere da sola cosa fare del proprio corpo, visto che il bambino comunque se lo dovrebbe portare a passeggio lei per 9 mesi..e non deve essere proprio uno spasso..se uno(a) non se la sente di assumersi una responsabilità così grande..non vedo perchè costringerlo..nel mio immaginario poi i bambini non voluti finiscono nei cassonetti o giù dalle scarpate..meglio proprio non darli alla luce
    in fondo… il feto non perde niente… come si può perdere una cosa che non si è mai avuta?
    -infine ho sempre questo orribile flash che poi mi porta a pensare queste cose…è un sogno che durante il giorno poi sviluppo e che da un bel pò ormai mi perseguita..e dopo il sogno arriva, inevitabile, la domanda…
    io, se sfortunatamente dovessi rimanere incinta dal mio ragazzo (prese le dovute precauzioni ovvio..ma spesso non bastano)..io abortirei?
    Botta e risposta.
    Si.
    Lo farei.
    Per non buttare via tutta la mia adolescenza a fare da ragazza madre…
    E come mi ha fatto notare anche Ivano, magari sul momento cambierei idea..ma vi avevo già avvertiti..il mio è un commento puramente teorico.
    La mia può essere una paura fottuta di rimanere incinta, di rovinarmi la giovinezza o una corrente di pensiero schifosamente egoista e amorale…non sò..e forse non voglio nemmeno saperlo.

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  11. Perchè è una cosa che potrebbe riguardami in futuro (se accetteranno le mie future scusate le ripetizioni domande d’assunzione..speriamo bene…) ed inoltre è una cosa che ho già toccato con mano…la sensazione di dover rimanere in qualche modo privata di una cosa che è essenziale..non è stato piacevole..soprattutto se consideriamo che tutto è nato da un banale intervento ad un tendine… quindi mi sento -in linea massima- più tirata in ballo…

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  12. Uccidere e’ sempre un orrore, sia che si parli di aborto dettato da 1000 motivi (tutti terribilmente inesistenti), sia che si parli di eutanasia. Per le persone del blog visitato da Diemme, che appoggiano l’aborto e affini, provo solamente disgusto e pena…..persone vuote ed indifferenti, che fanno trasparire la loro pochezza ed il loro egoismo…forse io sono un perbenista-moralista-ipocrita, ma non riesco a concepire l’uccisione di un bimbo che sta per venire al mondo. Un mondo fatto pure di gente non perbenista, non moralista e non ipocrita, ma la cui idea di liberta’ e’ sopprimere la vita, i sentimenti, e pensare solo ai loro porci comodi materiali.

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  13. Mi dispiace Ivano, ma io non sono contrario all’aborto, anzi… la ritengo una scelta personale che prescinde da qualsiasivoglia imposizione di tipo moralistica e bigotta.

    La ritengo una conquista sociale e stare qui a discutere in assoluto, in generale della questione, condannando a priori, mi sembra molto riduttivo, in quanto toglie spazio a situazioni a volte molto gravi che noi non ci sogniamo nemmeno.

    Quindi, caro Ivano, devo ritenermi una persona vuota che fa trasparire la mia pochezza ed il mio egoismo?
    No mio caro, pratico la libertà di pensiero, nel momento in cui non va ad inficiare quella degli altri e pretendo di essere trattato da pari, almeno su questo argomento. (libertà… )

    E giusto per chiarire, la legge sull’aborto, che in questo caso è stata voluta con scelta popolare, è regolamentata da una legge dello stato, la n. 194/78 e quindi, cosa vogliamo fare, tornare indietro?

    E no, non ci sto, al massimo può essere modificata, ma solo per sanare eventuali carenze che in questi 30 anni si sono dimostrate inconciliabili.

    Quindi per favore, se dobbiamo partire lancia in resta, facciamolo con dei proponimenti costruttivi e non con facili condanne che ripeto, in generale possono trovare tutti concordi, ma che nel particolare vanno a scontrarsi con realtà impensabili.

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  14. sull’eutanasia non si può generalizzare come sull’aborto Ivano…perchè l’eutanasia è CHIESTA da persone che sognano solo una fine decorosa…e spesso viene negata da persone che dovrebbero vergognarsi..perchè la vita ridotta così..non è più vita!
    cavolo..ma nel calcolo della sopravvivenza vogliamo metterci anche la QUALITA’ della vita?
    Sarà mica umano vivere costretti per vent’anni in un letto d’ospedale…? ?
    l’aborto è un’altra storia..ma l’eutanasia è un diritto!

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  15. sebbene certi moralisti – chiesaisti ritengano che il pensiero libero e il relativismo sia il vero tarlo della società, io ritengo che invece è l’unica soluzione possibile. il relativismo consente l’analisi caso per caso, riducendo la possibilità di incappare in errori, in valutazioni errate (sottovalutazione o sopravalutazione sono sempre altamente probabili, con margini di errore troppo ampi, quando si generelizza, quando si fa di tutta un’erba un fascio, falcidiando alla cieca… e invece ci vuole coscienza in ogni scelta, in CIASCUNA scelta, proprio perché, come dice qualcuno, ogni essere umano è unico e irripetibile e così anche la vita e i percorsi che farà)… dicevo, perché si fa un esame ad hoc, specifico di una determinata situazione, in piena scienza e coscienza. e rendendo la gente partecipe e non lanciando frasi ad effetto né assicurando il regno dei cieli (perché, ammesso che esiste, sarà il padre eterno a decidere, non certo un essere umano pari a noi) e nemmeno strumentalizzando la fede e la religione declassandola, spesso, a mera superstizione (vedi il caso a dir poco sciocco di certe riesumazioni ad effetto per racimolar quattrini e che niente aggiungono e niente tolgono alla fede autentica… per chi ce l’ha). pertanto appoggio in pieno quello che dice arthur e invito ivano a non sparare gratuitamente sulle persone che non la pensano come lui. non sono vuota affatto! non sono vuota affatto! sono piena d’amore e di rispetto, sono pronta ad accogliere la vita e i pensieri di altri, ad ascoltare, a farmi insegnare qualcosa, ad avere umiltà ma anche senso critico.
    di fatti non generalizzo, MA PRIMA DI SPARARE PENSO!!!

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  16. Marta,non agitarti,avro’ pure generalizzato in modo idiota,ma se parli tanto di liberta’,allora pure io son libero di scrivere cio’ che in quel momento mi passa per la testa ! Oppure questa non e’ “democrazia” ??

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  17. Mado’…ok,non sparero’ piu’ a zero ! Ma per me l’aborto e’ un’omicidio,punto ! E se non e’ proprio necessario abortire,continuo a pensarla allo stesso modo,voi avete un’opinione,io ne ho un’altra,stop.

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  18. Mannagg… ma è mai possibile che ‘ste figlie le ho fatte a mia immagine e somiglianza?

    Raggio di Sole, sei dippiù, dippiù…

    Marta, sei una grande anche tu e ti prego, non è l’età che ci fa dire certe cose, ma il buon senso e l’intelligenza e quindi a pieno diritto di sempre liberamente ciò che vuoi.

    Ivano, forse prima di scrivere bisogna un po’ pensare, altrimenti non diventa libertà ma libero arbitrio. (faccina sorridente… )

    Diemmuccia mia, il mio “imposizione di tipo moralistica e bigotta” non era riferito a te, quindi non prendertela e poi, come tu ben sai, io mi ritengo, a torto o a ragione, uomo del mio tempo e guardare indietro non è mai servito a nessuno, men che meno a me.

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  19. Le figlie avranno ripreso dal padre (ma vorrei sentire Engel sull’argomento, e ti ricordo Very, che in situazione di grave difficoltà, e piena di paura, aveva comunque fatto una scelta diversa) ma ti faccio notare il commento 26 di ivano

    *** e 23 cromosomi tuoi da qualche parte vengono fuori 😆 ***

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  20. Oh certo,pensare….beh,diciamola tutta,sbagliero’ grossolanamente,ma vedere che ci sono persone che vedono l’aborto come una conquista dei nostri tempi e non hanno rimorsi per la vita che spengono,mi fa un certo effetto…chiamiamolo pure “sbigottimento” (per non urtare la sensibilita’ dei piu’). Detto cio’,potrebbero pure mettermi davanti ad un plotone d’esecuzione,ma le mie idee restano quelle.

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  21. avete scritto tutti tantissimo.
    Non ce la faccio a leggere tutti i commenti.

    Riguardo al post di Diemme concordo su tutta la linea, foto compresa.

    Smusserei solo gli angoli per quel che riguarda casi particolari e gravi, come malformazioni orribili e “forse”, ma dico “forse”, lo stupro… anche perchè, in quest’ultimo caso, credo che abortire sarebbe un modo per rispondere con odio all’odio subito. E l’odio non salva MAI. Solo l’amore salva. E mettere al mondo un figlio, crescerlo, impegnarsi a far sì che abbia una Vita è innegabilmente amore, e potrebbe essere una via di salvezza, anche di fronte ad una violenza subita. Ma non me la sento di affermare queste considerazioni con granitica certezza, perchè non ho mai subito uno stupro. E quindi faccio presto a parlare.

    Io non ho mai abortito. Ho fatto qualcosa che oggi considero analogo. Ho usato la pillola del giorno dopo (caspita quanto mi espongo… non credevo lo avrei fatto…).
    Poi è passato del tempo. Il gesto ingenuo e sconsiderato ha assunto nella mia testa l’aspetto che veramente aveva. E sono stata molto male.

    Tempo dopo si è riecreata una situazione in cui avrei potuto ripetere quella scelta. Non l’ho fatto. E ho aspettato il ciclo o il non-ciclo… non sapevo cosa sarebbe successo, ma ho deciso di assumermi la responsabilità delle mie azioni. Non ero in condizioni di tenere un figlio. Nè economiche nè umane. Ma, se fosse stato, lo avrei fatto. Il padre, del resto, non era l’uomo della mia vita, lo dimostra il fatto che non stiamo più insieme. Ma avrei tenuto il bambino.
    Una cosa mi era chiara, di una chiarezza che oggi mi appare lapalissiana: fare sesso può comportare una gravidanza. Fare sesso è il modo in cui la natura prevede la riproduzione. E’ una cosa molto bella, è importante in un rapporto, ma è innanzi tutto un modo per fare figli. Se non ti senti di fare un figlio, allora non fai sesso.
    E’ troppo facile essere padrone del proprio corpo quando si tratta di abortire e non quando si tratta di trattenere gli ormoni.
    Non si può essere adulti e padroni della propria vita solo a metà. O lo si è, o non lo si è. E se pensi di avere il diritto di spassartela con il tuo compagno (legittimo), beh, hai anche il DOVERE di accettarne le possibili conseguenze. Perchè lo SAI che una delle conseguenze può essere quella…

    Vi scrive una persona che forse in passato avrebbe abortito. Ma che a un certo punto ha aperto gli occhi.

    E quando sento parlare di aborto non posso che pensare che un giorno sono stata feto anche io.

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  22. @Engel: mi sono permessa di mettere in neretto la frase che mi ha colpito di più, non perché più significativa (lo sono tutte), ma perché come argomentazione è la prima volta che la sento.

    *** E concordo, concordo… siamo uomini con raziocinio, mica bestie che seguono l’istinto per l’accoppiamento! ***

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  23. Diemmina, io non dico a te di essere chiesaista, figuriamoci. né do a te della moralista. a-ri-figuriamoci! ma è certo che ognuno ha le sue esperienze. così come io non considero l’essere umano in divenire un brufolo, tutt’altro. l’uovo è una gallina in potenza, lo sappiamo, se gli impediamo di crescere solo per capriccio, solo per usare l’aborto come contraccezione… l’aborto non è contraccezione. basti pensare che neanche la pillola del giorno dopo lo è, di fatti è un metodo intercettivo!! l’aborto è aborto. punto. quello che dico io è che non si può sparare a raffica, perché non conosciamo i vissuti di ciascuno. e se c’è qualcuno, anche una sola donna che ha bisogno di legittima tutela è giusto che in uno stato civile questa legittima tutela ci sia. così come ritengo che i medici che procurano l’aborto senza il rispetto della legge, o anche quando sia equiparato a metodo contraccettivo, ebbene, quelli siano persone da condannare. la cosa è complicata. certo io sono aperta al dialogo e siccome conosco un po’ la materia e ho i miei argomenti, non dico con superficialità “Questa è la mia idea, punto”. così non si va avanti e non si costruisce niente. ma forse è troppo pretendere di costruire qualcosa? ivano ivano…

    @Arthur: a sua immagine e somiglianza li creò! naaaaaa, e mica abbiamo il delirio di onnipotenza?!? anche se, che ne so, magari tu i poteri li hai davvero!!! peccato però che io non li abbia ereditati!! mannagg… è proprio vero, non si può avere tutto!!! 🙂

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  24. e poi scusa… i “motivi terribilmente inesistenti” saranno tali per TE!…ma perchè bisogna generalizzare?
    ti facciamo disgusto,pena ?….secondo te siamo vuoti ed indifferenti, egoiste e povere d’animo?
    Siamo tantissimi su questa terra tesoro..non si può mica stare simpatici a tutti…
    … ed è libertà imporre ad una donna di partorire a priori??..di portare a termine una gravidanza ceh non desidera??
    complimenti…bell’esempio di libertà…

    non desisti?
    proverò per te una pena infinita…

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  25. @Marta: sono tornata da poco distrutta, quindi procrastino ancora la mia risposta al tuo primo intervento, per potergli concedere tutta l’attenzione che merita, mentre sul secondo posso risponderti subito: sono perfettamente d’accordo con te sull’eutanasia, che serve solo a dare dignità alla vita e a quella morte che tanto comunque, interverrebbe, anche senza eutanasia. Qui stiamo parlando di persone che sono condannate a morire, e non per propria scelta, che chiedono solo che gli si risparmino sofferenze inumane che non porterebbero in ogni caso da nessuna parte.

    @Arthur: che tu fossi favorevole all’aborto l’avevo intuito (non per niente una volta, oltre alla storia e alla geografia, citai anche le scienze naturali… ), quello che mi è dispiaciuto è che tu abbia usato l’espressione imposizione di tipo moralistica e bigotta, ma andiamo oltre.

    Prima di parlare di aborto bisogna stabilire se l’embrione, il feto, siano persone o no, perché il punto è questo: se è una cosa, un ammasso di cellule come per l’appunto potrebbe essere un’appendice infiammata, il problema non si pone, perché è chiaro che a questo punto è del corpo della donna che stiamo parlando, e che ha pieno diritto di decidere cosa fare di questa appendice/fibroma/neo che dir si voglia.

    Se invece gli conferiamo lo status di persona fin dal primo momento, l’aborto è un omicidio, e può avere tutte le motivazioni del mondo, dalle più valide alle più futili e inesistenti, ma sempre di soppressione di un essere umano si tratta.

    E qui veniamo anche al “relativismo” di cui parla Osolemia nel commento che segue (arrivato mentre sto scrivendo): è chiaro che ogni caso fa a sé, ma è chiaro pure che qui non possiamo esaminare tutta la casistica, nel corso della storia, nel mondo, per ceto sociale, etc. Qui stiamo esprimendo dei concetti di carattere generale, ma certo supportati dalle esperienze (e fantasmi) personali, sia diretti che indiretti.

    Ora, premesso che sul persona sì/persona no non si potrà mai arrivare a una posizione definitava, dimostrata e universalmente accettata, siamo costretti a brancolare nel campo delle opinioni: è chiaro comunque, che quelli che conferiscono alla nuova vita lo status di persona ritengano l’aborto un crimine, e quelli che invece la considerano un brufolo la pensino diversamente, e che quindi, nel momento in cui decidono un aborto, non ritengano questo crimine di averlo commesso e non intendano esserne accusati.

    La mia opinione personale, che non può essere chiesaista e che comunque è supportata anche da molti atei, è che la vita inizi col concepimento, e quindi ogni aborto io non posso che viverlo male.

    Ma veniamo ai motivi: io non lavoro in un consultorio (ma mi è capitato di parlare con chi ci lavora… ), e quindi la mia casistica è limitata a quelle donne che hanno voluto condividere con me la loro esperienza. Vedrete che, come ha evidenziato Pan, l’aborto viene usato spesso come alternativa alla contraccezione, e questo mi pare di una superficialità decisamente deprecabile.

    ./. segue elenco di alcuni casi

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  26. Osolemia,che c’e’ ?? Che avrei mai detto di male per farvi incaponire cosi ?!! :mrgreen: Ammetto di essere stato impulsivo nel primo commento,ma la mia idea e’ che l’aborto e’ un omicidio (salvo in rari casi),e logicamente sapere che ci sono ragazze o coppie che se ne escono con “Oops….tesoro,sono incinta ! Ma fa niente,vado ad abortire !” mi da’ un po’ sui nervi…

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  27. “…Se non ti senti di fare un figlio, allora non fai sesso…”
    mi permetto di dissentire (e spero che tu non me ne voglia)
    …e se volessi fare sesso solo per il mero gusto della libido?

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  28. Engel, vuoi sapere? io sono d’accordo con te e sai perché? perché tu parli di te stessa e del tuo caso particolare e perché ti sei assunta le tue responsabilità. tu parli col cuore e metti d’accordo tutti. è questo quello che intendo quando dico che non si può generalizzare né da un lato né dall’altro.

    Bisogna vivere. Ecco. Bisogna vivere, fare delle scelte, valutare, ponderare, crescere, assumersi delle responsabilità. Mai ergersi a esempio di moralità. Ognuno ha la sua vita, e non lo giudicherò, io guarderò l’altro sempre come a un fratello a cui tendere la mano quando chiederà aiuto. Bisogna vivere per parlare. conoscere per parlare. tu conosci e hai detto tutto e meglio di tutti. la sensibiltà cresce grazie alle esperienze. bisogna vivere per sapere. Grazie Engel.

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  29. ovviamente preciso che la scelta della castità per “evitare” la filiazione non è corretta secondo me. quella è solo paura. la natura ci ha fatto in un modo e che ci piaccia o no, benché non siamo animali (e non so se è un bene, perché certe volte gli animali sono migliori degli uomini), ci ha dotato di ormoni e di impulso.

    bisogna vivere,
    responsabilmente
    e umilmente
    e
    chiedere aiuto se si ha bisogno, prima di scelte azzardate.

    la risposta è solo nell’amore.

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  30. @Arthur. Sto sempre sul commento 21, che diventerà il quadruplo del post, comunque volevo farti notare il tuo “è regolamentata da una legge dello stato, la n. 194/78 e quindi, cosa vogliamo fare, tornare indietro?”.

    *** Anche le leggi razziali erano leggi dello stato, e siamo tornati indietro… ***

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  31. Scusate ragazzi,
    ma sull’argomento, non riesco ad intervenire, l’ho fatto più volte in passato ma, oggi proprio non posso.
    A pranzo ho dovuto incontrare, per forza, una persona che relativamente al post, ha tutt’altre idee e preferirei concludere qui.

    Mi piace però condividere con voi il pensiero di Madre Teresa:
    “Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. Vi prego di non uccidere il vostro bambino, lo voglio io. Vi prego di darmelo, sono lieta di accettare qualsiasi figlio che dovrebbe altrimenti essere abortito e di darlo ad una coppia sposata che lo amerà e da lui sarà amata”.

    dm, per favore, cambia la foto!

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  32. Certo, Marta, sei libera di pensare e vivere il sesso, come qualunque altra cosa, come la legittima soddisfazione dei propri bisogni.
    Ma stai attenta, che su questa base si può giustificare qualsiasi cosa.

    Sei libera di pensare che “gratificare i propri desideri = felicità”. Nel mio percorso io mi sono accorta, a un certo punto, che, almeno per me, questa equivalenza non sempre vale. Ma l’ho imparato sbattendoci il naso.

    Io penso che gli esseri umani, quelli veri, quelli che ricercano la loro dignità di uomini e donne, sono tali proprio perchè non interpretano la vita sulla base del nesso bisogno-soddisfazione, istinto-gratificazione dell’istinto, ma cercano nelle cose il senso profondo che possono avere. E penso che questo valga anche per il sesso.
    Ma è il mio modo di vedere, certo non lo posso imporre. E ripeto che sono conclusioni a cui sono arrivata col tempo.

    Continuo, comunque, a ritenere troppo facile sentirsi padroni di sè quando si tratta di gratificare i propri “pruriti” per poi dimenticare la nostra libertà e responsabilità quando si tratta di assumersi le conseguenze delle proprie scelte.

    Non siamo isole. Le nostre azioni hanno conseguenze anche sugli altri. Non ce ne possiamo lavare le mani in base alla nostra gratificazione personale.
    Ma mi rendo conto che, nel caso dell’aborto, è difficile, perchè se l’ovulo fecondato è considerato uno scomodo agglomerato di cellule con cui non abbiamo niente a che fare, allora sì, allora lo si può interpretare come un fastidioso incidente da eliminare.

    Non è la mia opinione.
    Perchè, ripeto, sono stata feto anche io. Sei stata un feto anche tu.

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  33. Una ragazza di cui so poco (oggi avrà più o meno la mia età), proprio non poteva tenerlo. Disoccupata, di famiglia povera, senza nessuno accanto.

    Era quella di cui vi parlavo, che si alzò dal tavolo operatorio dicendo “Lo tengo”.

    Seguì una vita terribile, fatta di milioni di sacrifici e rinunce inenarrabili: ma quando me lo raccontò, eravamo sul bordo della piscina a ridere e a scherzare, il figlio era grandicello e il peggio era passato.

    Oggi lei è sposata (con un altro), ma penso che definisca ancora il figlio “l’uomo più importante della mia vita”.

    @Osolemia (e Marta): per il sesso non necessariamente finalizzato alla procreazione credo che siamo tutti perfettamente d’accordo ma, come dici tu, bisogna vivere responsabilmente, e di mezzi di prevenzione di gravidanza ne esistono per tutti i gusti… (anche alla fragola!)

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  34. Comunque, un breve commento.
    Come “più o meno” la penso, lo si arguisce dalle due brevi frasi che ho lasciato poco sopra.

    Giusto per la precisione, e per chiarezza, affermo che sono fermamente convinto che l’aborto sia comunque omicidio, e l’omicidio non è consentito. In qualunque caso. Perchè un figlio non è un effetto collaterale. E’ una persona. Ci indigniamo quando in un bombardamento muoiono donne e bambini “che non c’entrano nulla”. Ed è facile indignarsi per ciò che fanno gli altri, magari a distanza di migliaia di kilometri.
    E siamo tutti pronti ad accogliere barboni, profughi, tossicodipendenti e prostitute… si, ma non accanto casa nostra.

    Libertà, rispetto, amore… sì, finche’ non cozzano con la nostra vita, finche’ rispettare gli altri non obblighi noi a rinunciare a qualcosa. Siamo o non siamo padroni della nostra vita?

    Io sono convinto che non siamo padroni della nostra vita, nel senso che non ne possiamo disporre al punto di poterla interrompere.
    Io sono convinto che non siamo padroni di nessuna vita, e che di nessuna vita possiamo disporre.

    Probabilmente questo mio modo di esporre il mio punto di vista può risultare crudo. Spero non maleducato, nel qual caso mi scuso del modo, ma non del contenuto.

    Ritengo pero’ che un blog mal si adatti a questo tipo di discussioni, per questa ragione ho atteso finora, e per la stessa ragione, detta la mia opinione, per quanto mi riguarda chiudo il discorso.

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  35. @ Engel: “…se l’ovulo fecondato è considerato uno scomodo agglomerato di cellule…” ecco è tutta lì la differenza…io il feto
    -togliamo pure dal settimo mese in poi- non lo vedo come una persona. Non ancora…quando nasce si..e per questo mi indigno per le madri che li fanno e poi se ne sbarazzano.. se non lo vuoi la soluzione c’è. Aborto. Non sarà elegante…ma secondo me è meglio che fare un figlio perchè costrette.
    Bisogno= soddisfazione…. io invece penso che la felicità stia tutta qui.
    Punti di vista.
    sono stata feto anche io…vero.. ma se non mi avessero dato alla luce non vedo cosa mi sarei persa nemmeno avrei capito…. secondo me non si può perdere una cosa che non si ha mai posseduto.
    La vita in questo caso.
    Ribadisco..non vedo il feto come una persona.
    Punti di vista.
    Spero di non essere stata (troppo) maleducata.

    * “scomodo incidente da eliminare” ..posso dire che se, mi sto divertendo col mio ragazzo e le protezioni cedono e rimango incinta.. si..è un incidente.. e se deve venire alla luce in un clima di odio e insofferenza..meglio eliminarlo*

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  36. Vi racconto una breve storia:
    Un uomo ed una donna sposati, cercano di avere un figlio, a cui poter donare tutto l’amore possibile. Alla prima gravidanza è tutto perfetto, procede bene ed il bimbo cresce.
    Al quarto mese i primi problemi.
    Siamo nel 1971 e la scienza medica ancora non è all’avanguardia come adesso.
    Succede che un giorno mentre la donna era in casa si sente male ed abortisce…
    Passano 2 anni tra il dolore della perdita ed una nuova felice notizia.
    Questa volta è più dolorosa…
    nuovo aborto mentre si trova dal ginecologo, di gravidanza extrauterina si trattava…
    Ma lei è una donna ostinata, vuole dare un erede al marito ed essere una famiglia felice.
    Passa appena un anno ed il sogno sembra realizzarsi.
    Questa volta sono due gemelli!
    E questa volta arriviamo quasi all’ottavo mese.
    Ma anche qui il destino(ma sarà davvero così?) decreta che questi gemelli debbano seguire i loro precedenti fratelli.
    Sembra che si rompano le acque,corsa veloce in ospedale, la donna viene soccorsa perchè comincia a star male.
    Cesareo e triste scoperta.
    Gemelli morti…
    Ed asportazione di un ovaia.
    Come si può vivere in una situazione simile?
    Siamo all’esatto opposto: qualcuno che desidera così intensamente un figlio che purtoppo deve conoscere il dolore dell’aborto e della morte troppo presto.
    Dopo 2 anni nuovamente il rito del concepimento ha il suo corso.
    Il dottore: signora, è già fortunata che è riuscita con una sola ovaia a restare incinta, non sò se è il caso che lei vada avanti, potrebbero esserci complicazioni.
    Io voglio questo figlio, punto.
    9 mesi passano nell’attesa che si compia il destino di questa tenace donna, finché ci si trova la notte del 4 luglio 1976 di corsa all’ospedale di Palermo.
    La donna è pronta sulla lettiga per entrare in sala parto, ma improvvisamente entra prima di lei una donna da cui si intravedeva già la testa del figlio.
    Quindi ancora attesa…
    E’ il suo turno, ed il marito cerca di assistere.
    Mi dispiace, lei non può entrare.
    L’uomo allora gli urla in faccia che ha già subito troppo delusioni e che sarà accanto alla moglie.
    E’ tutto pronto…
    Uno,due,tre…Spinga!
    Uno,due,tre…Spinga!
    Uno,due,tre… Si stacca una farfalla che fissava l’asta per sorreggere la gamba, che cade verso la testa del bambino che stava venendo al mondo.
    Per fortuna che il marito che assisteva, con prontezza di riflessi fermava la gamba e permetteva al pargoletto di uscir fuori, sano e soprattutto vivo.
    Il dottore chiedendo scusa al marito lo ringraziava perchè senza il suo intervento è probabile che sarebbe successo qualcosa di brutto.
    Da quel giorno e per 12 anni quella famiglia visse felice, la donna dopo 3 anni dal parto subì un operazione che la svuotò di tutto, non poteva più avere figli.
    E ne conseguì che ebbe diversi problemi di salute, non ultima la morte sopravvenuta proprio in questo periodo, 20 anni fa…

    Spesso ripenso che sono nato e morto 3 volte, perchè al primogenito maschio, per tradizione familiare, sarebbe stato attribuito il nome del nonno, ma so perfettamente che non sarei stato io.
    Forse avrei un altro nome e soprattutto un fratello di 37 anni…
    E non smetterò mai di dire grazie a loro di avermi voluto.

    Non mi voglio esprimere sull’aborto, né tantomeno sulle scelte delle persone, di voler far solo sesso per divertimento o di stare in astinenza, l’uomo dovrebbe avere il libero arbitrio di poter scegliere come vivere la propria vita, nel rispetto del prossimo ma soprattutto di se stesso, senza nessun condizionamento religioso alle spalle, ma non è così.
    C’è chi soffre per non poter avere figli, chi soffre perchè li perde, chi soffre perchè non li può tenere, chi soffre perchè avuti in modo violento, chi soffre perchè costretto…
    Se la vita deve essere una sofferenza, non sarà mai una vera vita.

    E se vuoi la mia opinione, lascia la foto, in fondo di foto si tratta, niente altro che una foto.
    La realtà, come ci insegni tu è tutt’altra cosa.
    Grazie di questi spazi Diemme.

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  37. @Marta: ti posso rassicurare che qui nessuno ne vuole a nessuno, stiamo discutendo con rispetto gli uni degli altri, e mi piacerebbe che ognuno di noi uscisse da questa discussione “portandosi qualcosa a casa”, pur se rimarrà della sua idea.

    La risposta che vorrei darti e che continua a procrastinare, è su una mentalità e una scala di valori di tipo “occidentale” in cui non mi rispecchio, che non mi appartiene, ma credo proprio che non appartenga all’essere umano, visto che qui siamo tutti alienati e campiamo di canne e Prozac (Valium, Tavor… ).

    @Osolemia: qui non mi pare che nessuno si sia eretto a campione di moralità, nessuno ha detto “io sì che sono bravo/a, tu sei un peccatore immorale”. E hai ragione, bisogna vivere per capire ma (l’ho scritto persino in tempi non sospetti nel proverbio del giorno) chi sa ascoltare vive più vite, e si può vivere anche di esperienze indirette, di testimonianze di chi i problemi li ha comunque vissuti sulla propria pelle, e te ne parla con il cuore in mano.

    Conosco la paura di tante donne, ma di quelle che ho conosciuto, quelle di cui avrei potuto capire una scelta come l’aborto sono proprio quelle che non l’hanno fatto.

    (Mollo il commento nr. 21 e gli esempi ve li riporto qui). Questo episodio l’ho già raccontato, ma ve lo riporto nuovamente.

    Una ragazza congolese voleva diventare suora. In partenza per l’Italia, venne brutalmente violentata all’aereoporto, e ne uscì incinta (probabilmente non avrà saputo neanche di chi, dovevano essere più di uno). Quando venne fuori che la ragazza era incinta, le suore la cacciarono e non ne vollero più sapere. Lei il figlio non lo voleva, era legato a un ricordo troppo insopportabile, viveva la situazione malissimo. Portò avanti la gravidanza, e lo diede in adozione.

    Fu seguita da un equipe di psicologi, assistenti sociali, che cercarono in tutti i modi di convincerla a tenerlo, le fu offerta ogni possibile forma di aiuto, ma non ci fu niente da fare: lo rifiutava dal più profondo dell’anima.

    Ma portò avanti la gravidanza.

    Secondo caso: vi ricordate la donna del “Dopo di noi”, che il marito voleva far abortire: omisi di dirvi che non lo fece. Credo che fu anche picchiata, che il marito minacciò di abbandonarla (avevano altri due figli): era terrorizzata, ma prima di tutto era madre e la sua posizione definitiva e ufficiale fu “io mio figlio non lo ammazzo”.

    Penso che sperò che ci pensasse il padreterno. Sicuramente le sarà balenato per la mente che se “la natura avesse seguito il suo corso”, se insomma fosse intervenuto un aborto spontaneo, tutti i problemi si sarebbero risolti.

    La natura ha fatto il corso migliore, facendo nascere quel ragazzo che oggi avrà una ventina d’anni. Non c’è stato nessun abbandono, e che io sappia la famiglia è solida e felice.

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  38. Grazie a te Alberto. Conoscevo la tua storia per sommi capi, conosco le storie di chi fatica ad avere figli e non riesce, collezionando un aborto dietro l’altro, e ognuno che ti porta via un pezzo di te.

    Sentirsi un fallimento, sentirsi non sani, sentirsi che il nostro mondo finirà con noi, a volte sentirsi in colpa con il proprio compagno.

    Io non ho avuto figli per molto tempo, ma solo perché non ho mai avuto il compagno e/o la situazione adatta.

    Poi è successo (in quel momento ero sola, e indebitata fino al collo col mutuo) come vi ho raccontato, e mi pare un tale miracolo che non me ne importa un fico secco di come è successo (e con chi è successo… ).

    Quando ero piccola, eravamo sempre in tre a giocare, io, mia sorella e mia cugina. Cresciute, sposate (tra le altre cose io mi sposai per prima), loro ebbero ciascuna una bambina, mio marito non ne volle sapere (fu sicuramente la causa del divorzio, insieme ad altri fattarelli di non trascurabile importanza). Entrambe nacquero a immagine e somiglianza delle loro madri, e quando giocavano io rivedevo in loro mia sorella piccola, mia cugina piccola… era la piccola me che mancava. E che ora c’è.

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  39. @marta: Non sei stata maleducata, magari cruda, ma va di moda tra i giovani, forse fa sentire “smart”, padroni della propria vita, cone le idee precise e decise.

    Poi vivendo (ha ragione Osolemia, bisogna vivere per capire) capisci che non è così. Aggiunge Osolemia “umilmente”, e il segreto è proprio questo, perché di fronte alla vita ci vuole solo tanta umiltà (sennò diventi Attila… ), altrimenti non riesci a capire come funziona.

    Ma la domanda mi sorge spontanea: se ti stai divertendo così tanto col tuo ragazzo da rompere ogni argine, hai mai preso in considerazione una sana pillola, spirale o quant’altro?

    E una curiosità: il darlo in adozione, che salverebbe la vita a lui e renderebbe felice una famiglia, perché non lo prendi in considerazione? Per non “portarlo a spasso” nove mesi? Per non fare la fatica di partorire? Ma se di incidente si tratta, trattiamolo come un incidente! Se ti rompi una gamba, non “lo porti a spasso” il gesso un mese o più? E se l’incidente è più grosso, non fai mesi e mesi di fisioterapia, riabilitazione, etc.

    E ti assicuro, portarsi nove mesi a spasso (i.e. in grembo) un bambino è molto ma molto meno faticoso di quanto sopra…

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  40. Nota @Marta: il commento precedente l’avevo incominciato a scrivere prima del 56, poi tra interruzioni, cena, telefonate era rimasto in sospeso e me ne ero dimenticata. Poi, passando da una all’altra delle diciotto finestre aperte, è risaltato fuori…

    @Ivan: buonanotte a te figliolo. Una piccola considerazione prima di nanna: se la sorellina di Engel le somiglia… beh, penso proprio che un salto a Roma valga la pena di farlo!

    *** 🙄 ***

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  41. @Marta: bisogno=soddisfazione è generalmente un’equazione che porta alla massima infelicità (e frustrazione). Anche questa non è un’opinione, è un dato di fatto, e fa parte di tutto quel discorso che avrei voluto fare (ma lo farò mai? Sto cascando dal sonno… ).

    Si dice che il metodo migliore per rendere infelice un figlio sia fare di tutto affinché non soffra: l’unico sistema per essere felici, cara Marta, è saper gestire le perdite (inevitabili), le sconfitte (inevitabili), la non possibilità di soddisfare un bisogno (che poi si chiama frustrazione… ) che è inevitabile. Le frustrazioni aiutano a crescere, perché si deve imparare a rialzarsi in piedi dalle sconfitte: il segreto del successo sta nel rialzarsi in piedi una volta in più di quelle che si è caduti, perché il non cadere mai è semplicemente impossibile.

    E poi sai, quando le cose te le sudi, te le godi proprio di più.

    *** infinitamente di più ***

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  42. Allora… cos’ho detto io nel mio primo commento?
    che io vado a teoria..perchè la pratica (per fortuna) sull’argomento è qualcosa che mi manca..e spero mancherà per sempre.
    Padrona della vita, scusa se mi permetto, voglio esserlo adesso …perchè poi quando crescerò mi accorgerò che in realtà è il contrario…quindi..finchè posso -e voglio- sentirmi “immortale” ed “intoccabile”..sò che è una patetica bugia.. ma voglio crederla.
    Che poi la vita cambi il tuo punto di vista è risaputo… dovremmo rivederci fra una ventina d’anni per discuterne seriamente.
    “sana pillola” poi mica tanto…per prenderla la prendo..ma cerco di evitare il più possibile…perchè non è che mi “faccia” degli effetti troppo carini.
    La spirale..adesso come adesso..non mi avrà. Più avanti è probabile.
    “darlo in adozione”..forse non ho messo esplicitamente in luce la mia paura..rimanere incinta..sono i cambiamenti a livelli fisico che mi fanno schifo (ci sono le ragazze che quando vedono una donna incinta sorridono di felicità e sperano di essere al più presto toccate dalla gioia anche loro..ecco..su di me ha l’effetto opposto..le donne incinta mi fanno senso..parecchio..questo è un mio blocco lo so..al mare poi la cosa diventa schifosa e chissà perchè, quando le guardo io spero sempre che a me non tocchi mai…) e che mi spaventano… la fatica che comporta.
    Esatto..non fare la fatica di partorirlo..va bene?..mi hanno terrorizzata con le storie sul parto..e adesso come adesso nel mio futuro un pargolo ce lo vedo sempre meno…anche per questo motivo.Che poi mi farciscano la storia con quanta soddisfazione dà avere un bambino…nemmeno questo riesce a redimermi dalla mia idea.
    Mesi e mesi di fisioterapia li ho fatti, non sarà stato un incidente “mustruoso” il mio…ma li ho affrontati con serenità…perchè sapevo che ormai il peggio era passato…perchè sapevo che se mi ci mettevo anima e corpo potevo continuare a seguire gli allenamenti e tornare alla mia “normalità”…perchè era una cosa veramente, ma veramente importante per me…ci tenevo tantissimo.
    E’ stato uno bello sbattimento…non è durato nove mesi…meno…e penso che portarsi in grembo un bambino sia (molto) più faticoso.

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  43. Però… vi ho lasciato e cosa mi ritrovo?

    Soltanto una cosa voglio dire e cioè che l’esperienza personale in quanto tale, è legata ad ognuno di noi e non dimostra, nel bene e nel male che una teoria sia giusta o sbagliata.

    Rispetto le vostre idee ed esperienze, ma come dice Osolemia (scusa non voglio deluderti, ma anch’io non sono onnipotente e la mia era solamente una battuta per stemperare l’argomento… ), non bisogna generalizzare e ogni caso è un caso a se, per cui resto comunque della mia idea, concordo con Brandy che un blog non è il posto ideale per certe discussioni (con il dovuto rispetto per la padrona di casa… ), non a caso nel post precedente non ero intervenuto e detesto quella foto e se il blog fosse stato mio, non l’avrei certamente usata, però come qualcuno dice, ogni testa è tribunale e quindi… questo è soltanto quello che penso io e se devo essere portavoce, lo sono sole delle mie idee.

    Per il resto, ho letto con molta attenzione l’intervento di Engel, di Alberto, di Brandy, di Osolemia, di Marta, di Ivano e ovviamente della capo banda, Diemme e devo dire che avete dato molto spazio alle mie future riflessioni e di questo vi ringrazio.

    *** ‘notte… ***

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  44. Non ho sonno (non e’ il titolo di un film 😆 ), e mi sono riletto i commenti con calma; Osolemia ha detto: “conosco un po’ la materia e ho i miei argomenti, non dico con superficialità “Questa è la mia idea, punto”. così non si va avanti e non si costruisce niente. ma forse è troppo pretendere di costruire qualcosa? ivano ivano…”…..ora, dato che ho scritto che l’aborto lo ritengo opportuno solo in casi specifici (dove non c’e’ altra scelta),come si puo’ costruire qualcosa su una tematica simile?? Io non ci vedo niente da costruire, perche’: o si uccide la creatura che si porta in grembo,”perche’ non si e’ pronti”; o la si dà alla luce senza accaparrarsi il diritto sulla vita del piccolo, e prendendosi le responsabilita’ per le proprie azioni. E se la persona ha davvero dei sentimenti grandi, di certo non scegliera’ la prima opzione……..Detto questo, mi dileguo per ora, peace and love! :mrgreen:

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  45. Tento di mettere insieme quello che avevo promesso di scrivere a Marta tanti commenti fa:

    Cara Marta, purtroppo non mi è concesso di avere un po’ di tempo senza continue interruzioni, e questo non è un bene quando il discorso da affrontare è forse non delicato, ma sicuramente complesso.

    Quello che volevo dirti è comunque più o meno questo. Io ce l’ho con una certa mentalità che ha dato a falsi idoli, falsi bisogni e false sicurezze un’importanza assoluta, dominante, opprimente, schiacciante. Ce l’ho con la società dell’immagine, che ci fa credere che coi soldi si possa ottenere tutto, laddove le cose più belle della vita sono assolutamente gratis, e quelle a pagamento sono spesso quelle che ci portano alla fossa.

    Per falsi idoli intendo infatti principalmente i soldi, ma anche ruoli, carriera, proprietà etc.
    Per falsi bisogni intendo tutte quelle cose, cose, cose, senza le quali ci sembra di non poter vivere, e senza le quali invece si starebbe spesso decisamente meglio.

    La soddisfazione dei falsi bisogni porta poi alle false sicurezze: qui il grandissimo inganno di una società che ci fa credere di avere tutto sotto controllo, che tutto sia manipolabile e reversibile, risolvibile principalmente a suon di soldi e bisturi, ma anche avvocati e sprangate.

    Non è così: le pillole (o canne che dir si voglia) non risolvono niente, al massimo obnubilano e danno una sensazione di benessere assolutamente artificiale e transitoria, per continuare ad avere la quale bisogna generalmente caricare progressivamente la dose.

    Una trentina d’anni fa… (oddio, ora che faccio il conto sono di più!!!), partecipavo a un seminario sulla tossicodipendenza, e il professore che teneva il seminario (tuttora in prima linea nel recupero dei tossicodipendenti) disse che la percentuale di fallimento era del non ricordo se 99,5% o 99,9%: tradotto significava che chi entrava nel tunnel della droga non ne usciva più.

    Lì si parlava di recupero con mezzi farmacologici.

    Oggi, a distanza di oltre trent’anni, le comunità terapeutiche hanno fatto miracoli: certo, i danni delle droghe rimangono (ed eventuali contagi pure), ma questi ragazzi ne sono spesso usciti fuori innamorandosi della vita: come hanno fatto? Comprensione, accoglienza, amore, solidarietà, ma anche e soprattutto pala e piccone, perché nelle comunità terapeutiche si lavora, si costruisce, e si assapora, a volte per la prima volta, il gusto del costruire e del creare.

    Ho ritrovato tempo fa tra i miei appunti di adolescente una frase, che mi sono stupita di aver scritto in tempi così non sospetti. Diceva più o meno: “I conti che paghi sono quelli che ti arricchiscono, quelli che lasci in sospeso sono quelli che ti impoveriscono”.
    Lo trovo assolutamente vero: il non avere conti in sospeso dà una sensazione di libertà e appagamento così piene, che diventa una risorsa per vivere la nostra vita.

    Mi rendo conto che dette così sembrano parole e basta, forse belle parole, forse neanche questo; ti renderai però conto, alla prima difficoltà che sarai costretta ad affrontare (proporzionata alle tue forze, altrimenti subentra il panico), che la soddisfazione e la felicità di avercela fatta saranno sensazioni molto ma molto piacevoli, che danno carica e fiducia in se stessi.

    Per quanto riguarda la paura del parto… guarda che quella ce l’hanno in parecchie! Mi racconta una signora che, alla vigilia del primo parto, era in panico totale e scoppiò a piangere davanti al medico. Questi, sorridendo bonariamente, la prese sottobraccio e l’accompagnò alla finestra; poi, indicandole la folla, le disse “Vede tutte quelle teste? Tutte da lì sono uscite”.

    Ma lei, per niente tranquillizzata, ululò singhiozzando più forte: “Ma mica dalla mia!!!”

    Insomma, la paura del parto sono poche a non averla, ma poi… “passata la doglia ritorna la voglia” recita un detto. Chi c’è passato a volte si diverte a mettere paura a chi non c’è passato (considera comunque che ci sono donne che hanno partorito quasi senza accorgersene), comunque direi che è un’esperienza da fare!

    Mi ricordo che una mia collega d’ufficio (una brava… ) mi raccontava di come la sorella si burlasse di lei quando doveva partorire: “Hai da morì” le diceva. “Quando sentirai che proprio non ce la fai più, ancora il peggio deve arrivare”: quella piangeva, e la sorella rideva, perché sapeva che è una cosa normale, che passa e va, e così, ovviamente, fu.

    Quando avevo le doglie io, e discutevo col medico che volevo il cesareo (ma per altri motivi, non per il dolore che non mi ha mai fatto particolarmente paura), mi dissero: “Non ti far toccare! Quando stai lì accetteresti di partorire pure un cane pur di farla finita, ma non farlo! Poi passa ed entro cinque minuti non te ne ricordi più”.

    In realtà ho avuto solo un dramma durante il travaglio: l’Attila madre. Quella è una calamità indescrivibile, e veramente se la mettessero ad assistere a tutti i parti l’umanità si estinguerebbe, perché le donne di certo si rifiuterebbero di mettere al mondo un figlio in quelle condizioni. Pensate solo che cacciava via tutti i medici e le ostetriche che mi assistevano perché a suo dire non capivano niente, e lei era l’unica in grado di partorire: a momenti fu necessaria la forza pubblica per portarla via (forse era uno dei motivi per cui chiedevo il cesareo, visto che in sala operatoria non sarebbe potuta entrare?).

    *** Ma come hanno osato cacciare via lei… l’autrice perfetta del parto perfetto del figlio perfetto… ***

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  46. Non ho letto tutta la lunghissima ed articolata discussione su questo post, tantissimi i commenti e non volevo perdermi tra i meandri e le mille sfumature di un argomento così complesso.
    Ma di aborto si può parlare. E’ lecito, anzi è doveroso.
    A me le parole piacciono, ma gli slogan e le “parole d’ordine” li guardo sempre con sospetto e, a volte, proprio con un po’ di fastidio ed attorno alla parola “aborto” ne sono stati fatti di manifesti, più o meno discutibili.

    Insomma mi dà decisamente moooolto fastidio l’uso della parola “vita” in tutte le salse più manipolatorie così come viene usata da certi politici, vedi le solite uscite contro omosessualità, contraccezione, eutanasia, aborto e compagnia bella… ma questo è un discorso decisamente ancora più vasto…

    Di fatto religione e stato si danno un gran daffare attorno alla Vita e alla sua regolamentazione, molto meno per aiutare gli esistenti e le esistenze, secondo me.

    Non basta dare la vita (figuriamoci toglierla!) ma bisogna curare l’esistente, ciò che è…un bambino va cresciuto, fatto diventare adulto, se ci sono le condizioni possibili.
    Ecco perchè credo da sempre che la maternità, cioe’ “prendersi cura di”, si esplichi anche curando un anziano, occupandosi di un bambino in affido, adottando a distanza, prendendosi cura di un cane randagio, insomma in una parola “amando”…ci sono mille modi di difendere la vita.
    Infatti ci sono tante donne e uomini, che pur non avendo mai procreato, hanno a che fare con la Vita altrui tutti i giorni.

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  47. Beh, qui non stiamo parlando del valore umano di chi ha i figli e di chi non ce l’ha: certo che l’arricchimento umano avviene comunque attraverso il “prendersi cura di”.

    E certo che la vita non si difende con gli slogan, ma con la testimonianza quotidiana, che si realizza attraverso il rispetto della vita stessa in tutte le sue manifestazioni, quindi cura degli anziani, adozioni a distanza, rispetto per gli animali etc.

    Ci sono persone che non hanno mai procreato, ma che hanno fatto da genitori, da ottimi genitori, a tanti e tanti bambini, come insegnanti, educatori, zii, e compagni/compagne che hanno diviso la loro vita con chi aveva avuto figli da unioni precedenti, amandoli come se fossero propri.

    Ma non è di questo che parlavamo. Anche le strumentalizzazioni della vita (e della morte) a fini politico/istituzionali/religiosi e comunque manipolatori, sono qualcosa a cui purtroppo siamo avvezzi, e non erano oggetto del contendere.

    Mi dispiace che tu non abbia seguito tutto la discussione, è stata secondo me interessante, perché qui siamo stati tra persone che si conoscono e che hanno parlato col cuore in mano, e non è stata la solita diatriba tra abortisti/antiabortisti sostenuta dalle solite motivazioni, spesso categoriche e avulse dalla realtà, ma soprattutto che lasciano il tempo che trovano.

    Penso che dalla discussione che è nata qui, entrambe le “fazioni” abbiano trovato spunti di riflessione, e opportunità di mettersi “nei panni dell’altro”.

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  48. Cara Diemme, la premessa del “non ho letto tutta la discussione” l’ho fatta solo per dire che non volevo correre il rischio di perdere il filo dei miei pensieri, di ciò che stavo per scrivere quando ho inserito il commento, non certo perchè ho reputato non interessante o noiosa la lettura (che completerò con calma…60 e passa commenti è quasi un lavoro a tempo pieno!).

    Tuttavia per quel poco che mi sono concessa di leggere qualche schieramento qua e là mi era parso di scorgerlo (ma forse è stata solo una mia impressione) ed era quello che con il mio commento volevo evitare, pur correndo il rischio di non centrare perfettamente il cuore del post ed uscire (troppo?) fuori dal seminato.
    Ho messo in luce solo ciò che mi premeva sottolineare, ma parlare di aborto non è cosa di poche righe su un blog (infatti qualcuno…forse Brandy? aveva sollevato questa stessa osservazione se non sbaglio… )

    Infine, sono assolutamente sicura che la discussione sia stata portata avanti da persone che hanno scritto “con il cuore in mano” non ho alcun dubbio!…non per niente più di una di quelle persone, le leggo spesso e ci rifletto insieme anch’io.

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  49. Cara Elle, gli schieramenti ci sono stati, non è stata una tua impressione, ma sono stati schieramenti di pensieri e opinioni, non di persone, che da un punto di vista umano ritengo continuino ad essere tutte “sotto lo stesso cielo”.

    Qui ci picchiamo di essere democratici, di vivere e lasciar vivere: rispettiamo le opinioni altrui, e quello che non ci piace è la falsità, il non voler prendere posizione per “far contenti tutti” (cosa impossibile), preferiamo un sano dissenso.

    A proposito, certe frecciatine “mi era parso di scorgerlo (ma forse è stata solo una mia impressione)”, “non è cosa di poche righe su un blog (infatti qualcuno…forse Brandy? aveva sollevato questa stessa osservazione se non sbaglio… )” non ci piacciono, non ci piacciono proprio.

    *** Abbi pazienza, non riportare il campo di battaglia anche qui ***

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  50. Scusa Diemme, ma credo tu abbia travisato tutto, ma proprio tutto il mio discorso!

    Nessuna frecciatina, nessuno schieramento di persone, nessun campo di battaglia nelle mie parole, anzi era proprio per non scendere in polemica che ho trattato l’argomento su un piano diverso.

    Lungi da me il “far contenti tutti”, credo anch’io sia impossibile ma questo tuo tono è assolutamente fuori luogo e scusami se mi permetto di precisarlo con questo ulteriore commento, ma stavolta pazienza spero sia tu ad averla.

    Dal canto mio chiudo qui.

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  51. “questo tuo tono è assolutamente fuori luogo e scusami se mi permetto di precisarlo”: proprio non resisti!

    Chi è che vuole gettare l’altra dal dirupo facendo la parte della leggiadra farfallina?

    Fai bene a chiudere qui.

    Io, dal canto mio, da quel dì che ho chiuso.

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  52. Beh, non era questo il senso. Ha fatto semplicemente un elenco di azioni che racchiudono amore, non penso che volesse assegnare un peso specifico o un’equivalenza agli esempi che ha fatto.

    Comunque, io sono di quelle che ritengono che gli animali abbiano un’anima, e non sono sicura che occuparsi di un cane sia meno significativo che farlo di un bambino. Poi certo, non potendo fare tutto nella vita, io ho optato per i bambini, ma onore al merito di chi si occupa degli animali, a chi li rispetta nella loro qualità di esseri viventi e senzienti, e non si sognerebbe mai di abbandonarli in mezzo alla strada perché altrimenti gli salta il viaggio alle Maldive.

    *** o a Rimini… ***

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  53. Giovanni, anche tu lancia in resta e… senza leggere attentamente le parole degli altri?
    E poi, nel caso, perché dovresti diventare offensivo con Elle? Si tratta di due visioni diverse delle cose e allora? Come giustamente ha detto pocanzi la nostra padrona di casa, qui si pratica la democrazia.

    Leggi, leggi attentamente prima di parlare…

    E poi, mie care signore, senza volere entrare nel merito, abbiamo finito di sfoderare le scimitarre?

    C’è ben altro di cui preoccuparsi e quindi vi inviterei a stare calme che, come dicono i saggi, o per meglio dire, come direbbe nonno Archimede, la calma è la virtù dei forti…

    E visto che è tanto che non vi propino un detto latino, ve ne propongo oggi uno, così… giusto per ricordare i vecchi tempi.

    “Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur!” che letteralmente significa : “nell’armonia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le più grandi svaniscono” (Bellum lungurthinum 10,6 di Sallustio)

    *** A proposito Diemmuccia nostra (inszomma, mia sempre e comunque… ), grazie per aver rimosso quell’immagine. ***

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  54. @ivano: quando usavo la parola “costruire” intendevo “costruire il dialogo” ovviamente. perdonami, ma quando uno dice Punto mi vengono i nervi (di paglia… leggi sotto 😉 ) perché mi suona di chiusura al dialogo. tutto qui.

    poi volevo dire a Diemme che anche se era stanca di parlare d’aborto, e anche se pare che qua ci si è scatenati e infervorati (cosa che non guasta, perché significa che il “problema” ci tocca) ed io sono la prima che prende fuoco (ma sappiate che i miei nervi sono di paglia e i fuochi di paglia si spengono subito) io sono contenta di aver potuto leggere tanti speciali contributi. perché con la vita ci si misura giorno per giorno e ci si dà forza a vicenda. ed ogni esperienza mi insegna qualcosa, sia che si avvicini sia che si allontani al mio modo di pensare. il mio modo di pensare è IN FIERI (per fortuna) e, come dici tu, si possono vivere tante vite, oltre alla propria, conoscendo e aprendosi alla vite di altri. ho la mia opinione, quella di valutare caso per caso, perché non amo le generalizzazione… poi, vai a capire se è la mia opinione o il mio carattere! 🙂

    anch’io ho una mia esperienza felice a riguardo, anche se non proprio direttissima direttissima, ma “collaterale”. ho un nipotino che amo come non ho mai amato nessuno in vita mia… sono zia da 10 anni! che cosa meravigliosa!!!!… però ero piccola e anche “incazzata” quando seppi quello che stava accadendo (alla mia famiglia in un paesino di provincia)… ma il giorno che l’ho visto piccolo piccolo in braccio a mia sorella io mi sono liquefatta e ho pianto amaramente – amaramente- per tutto il tempo (quei famosi 9 mesi) che ho sprecato in preda al mio nervosismo e al fatto di sentirmi tradita da mia sorella (come se avessi d’improvviso perso un modello… ero piccola e mi son sentita smarrita…non dico i particolari, la faccio breve perché niente giustifica il mio comportamento) invece di starle vicina …ma poi… quando ho visto quel prodigio di vita sotto i miei occhi, quando il miracolo e la forza della vita (omnia vincit amor) si è rivelata, io ho capito quanto sono piccola e sciocca, quanto ero stata stupida ed egoista. è la cosa più bella che ci potesse capitare!!! e mia sorella, aiutata in tutto e per tutto da tutti e in particolare da mia madre (omnia vincit amor) ha continuato a studiare, ora lavora, ha la sua vita indipendente ed ha suo figlio e non sarà sola mai più. io invece chissà…però nel paesino di provincia io grido ai quattro venti che amo quel cucciolo e che è il nostro orgoglio!!!!

    omnia vincit amor. omnia, figuriamoci le cose piccole e il mio privato egoismo.

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  55. Pingback: Ancora un aborto. « Lin4matore

  56. Ho con molto piacere notato la citazione. Mi sono così permesso di copiare l’intero ariticolo con rimando al tuo blog.

    I miei piu sentiti complimenti per l’aricolo scritto. Volutamente diretto senza mezzi termini! Pregievole!

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  57. Scusate se rimetto questo post in prima pagina: in realtà avevo persino dimenticato di averlo scritto, e che avesse generato così tanti commenti.

    Il motivo è l’ennesima notizia di una donna incinta che vuole abortire. E’ una donna che non conosco, con cui non ho la possibilità di parlare: al momento sembra scomparsa nel nulla, e non si sa cosa abbia deciso di fare.

    Mi sento male, mi sento male al pensiero che possa cedere alla sua paura, vorrei offrirle il mio aiuto, ma non so come rintracciarla (parente di conoscente di amici di.. ).

    Mi ricordo quando ero incinta e mia suocera mi cominciò ad assillare sul fatto che avrei dovuto abortire. Mi dava fastidio sentirla, un fastidio cane, e non c’era modo di farla tacere, anzi sì, alla fine un modo lo trovai. Mi disse “Se abortisci evitiamo un sacco di problemi” e io “Vuole dire che se IO abortisco LEI evita un sacco di problemi. D’altra parte, anche se LEI avesse abortito IO avrei evitato un sacco di problemi: lei non l’ha fatto, io nemmeno, così siamo pari”. Non mi parlò per un bel pezzo, ma a me quelle sue parole fanno ancora male. Quando mia figlia mi viene vicino e mi abbraccia io tremo al pensiero che sarebbe potuta non esistere.

    Ogni giorno della mia vita mi chiedo cosa sarebbe stato senza di lei, e me la tengo stretta, più stretta, più stretta ancora. Mi vergogno di aver sentito quelle parole: non ascoltate, non seguite, non valutate, ma solo averle sentite mi fa stare male.

    Chi sono i bambini che non esistono? Chi sarebbero stati i bambini che non sono mai esistiti?

    L’anno scorso ho avuto un grosso dispiacere, e mi ricordo le sue braccine che mi stringevano mentre cercava di consolarmi. Oggi, quando ogni tanto mi porta il caffè (con tanto di vassoio apparecchiato e guarnito) o mi prepara il pranzo lanciandosi in arditi esperimenti gastronomici, io mi sento una regina, e penso al grigio e allo squallore di una vita senza averla conosciuta.

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  58. sfruttatrice di lavoro minorile! hihihihi che dolce!
    non è che me la mandi… che mia madre vuole sempre portato il caffè ma se lei lo fa con tanto piacere…. hihihi
    ciao bella il post è veramente forte.
    accidenti a volte guardo il mondo e… taccio.

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    • @Arthur: l’ho scritto. Ho nella testa (e nel cuore) una persona che è incinta ed è in crisi nera perché non lo vuole, e io mi sento male al pensiero di ciò che potrebbe decidere.

      @Very: ma un uccellino ci ha informato della new-entry….

      L’aborto spontaneo è una di quelle cose che bisogna accettare e basta. Conosco persone che hanno continuato a starci male per anni, e posso capirle, soprattutto se dopo non hanno avuto altri figli e quello è rimasto il grande sogno spezzato, ma non si può e non si deve fare un monumento al dolore e alimentarlo, è un ulteriore modo per spezzare la vita. Certo che il bambino perduto rimane nel nostro cuore, ma deve comunque essere una testimonianza di vita e trasmetterci il desiderio di riprovarci, ricostruire e continuare.

      *** Come, mi sembra, tu stia facendo alla grande! 😀 ***

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  59. pensavo di aspettare un bimbo…invece era un falso allarme!!!! non potete immaginarvi la delusione…sopratutto dopo che il mio boy ( si, è una new entry ) mi fa : “se sei incinta divento papà…è meraviglioso….!”
    comunque sia, un aborto è una scelta sofferta, una scelta dei deboli…neppure io condanno chi lo fà…ma credetemi: non esiste cosa + bella di aver un bimbo in grembo…e quando decidi di tenerlo, non c’è niente, ma proprio niente che toglie le forze alla futura madre….( salvo un maledetto aborto spontaneo)
    notte…

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  60. Pingback: Feto: vivo o morto? X « VA PENSIERO: L’ESSERE COME PENSIERO

  61. Posto anche qui un commento fatto nel mio sito:

    Grazie mille per il permesso accordatomi e per il bel commento che mi hai dedicato. Come dico nell’articolo era da un po’ che volevo scrivere sull’argomento. Il mese scorso c’è stato un’incontro con una docente di bioetica sulle questioni prenatali in un “gruppo di evangelizzazione dei lontani” (lo chiamo così per indicarne la natura senza indicare nessuno: l’intento non è giudicare). L’incontro era aperto anche a coloro che erano avanti nei cicli di catechesi (4-5 anni) anche se credo che la maggior parte era dei primi cicli eravamo poco meno di 200 persone. Nell’assemblea tranne qualche problema con i bambini più vivaci e considerando il locale colmo di gente di tutti i tipi, c’era una buona attenzione. Dopo l’intervento della docente le domande, e dopo le prime curiosità un ragazzo un pò infastidito comincia con le sue domande provocatorie. Alcune di tipo tecnico (era uno studente di biologia) alle quali la prof. Risponde con amabilmente con prontezza altre di tipo politico. Perché il vaticano si intromette… bla bla bla…
    La cosa significativa di questo intervento per me che già conoscevo le problematiche maggiori e le soluzioni della prof dalle sue lezioni all’università sono stati gli applausi abbastanza numerosi della platea cristiana al “provocatore”.
    Mi ha fatto riflettere molto da un lato circa la maturità di “fede” ma soprattutto di fiducia verso le istituzioni ecclesiastiche quali anche sono le università cattoliche ( qua non si parla di un pretonzolo senza arte ne parte ne di magistero ecclesiastico), dall’altro che la dimensione etica nella sua duplice dimensione cognitiva e attiva non sia né direttamente proporzionale alla religiosità ne strettamente proporzionale come vorrebbero affermare chi taccia di bigottismo chi ha fede in Dio. D’altronde lo dimostrano anche i mostruosi errori che la Chiesa ha fatto in passato con i classici esempi dell’inquisizione e delle crociate… ma di errori se ne contano all’infinito.
    La “provocazione” del ragazzo è diventata per me davvero fruttuosa e per tal motivo l’ho davvero apprezzata molto più del tentativo di sedare la “rivolta” del responsabile dell’organizzazione, perché palesava un problema serio di comprensione della problematica.
    Come dicevo nell’introduzione al tuo post la questione dell’aborto investe dinamiche “del profondo” che influiscono nella comprensione della stessa e ancor di più nelle decisioni operative. Noi siamo uomini e non macchine e per questo motivo che non possiamo definirci logici come vorrebbero farci credere. Le emozioni influiscono nei nostri processi cognitivi e decisionali a livelli così profondi e con una forza tale da non permetterne al soggetto di comprendere il cortocircuito del suo “sragionamento”. Ma questo non me lo sto inventando io: basta leggere un qualsiasi manualetto di psicologia di base per leggere queste mie stesse affermazioni.
    A parte poi la componente culturale che confermata e sostenuta dalla legalizzazione dell’aborto, dalle lobby radicali e anticlericali per le quali tutto deve essere lecito e pertanto ogni atto è intrinsecamente buono, dal suicidio del drogato all’omicidio del feto,… dà a chi nasce e cresce in un ambiente del genere l’alibi psicologico perfetto per non porsi un problema che nessuno può negare sia estremamente complicato. La crisi di una quindicenne che si scopre incinta di uno che neanche conosce, o dell’adultera, o anche di chi aveva “dato tutto” (sia nel senso + malizioso che non) per crearsi quel minimo sicurezza in una società selvatica e incerta e che di fronte ad un test vede crollare tutto (fino a stamattina vedevo all’aeroporto cartelloni di protesta di una donna licenziata perché entrata in maternità) non è problema da nulla e non può essere minimizzato solo perché il valore della vita del nascituro è di gran lunga superiore. Ed è anche comprensibile, anche se sommamente ingiusto, che una donna come anche un uomo trovino come escamotage per non impazzire (per la decisione presa in un momento di fragilità psicologica) il “credere” che quella non fosse vita!
    Per assurdo è proprio la compassione, oltre alla non troppo distante paura di trovarsi in una situazione simile a portare anche chi non vive questo dramma direttamente a giustificare quelli e ad esorcizzare le proprie paure in quella falsa credenza di morte.
    L’aborto non è altro che una via intrinsecamente orrenda per risolvere un’enorme responsabilità con il suo corollario di problematiche. Questa responsabilità poi si inserisce nella vita di una donna (e se c’ha le palle di un uomo) che ha già una sua problematicità. A volte la somma di queste è davvero insostenibile, altre volte è miopia. Alcune volte è solo frutto del caso, altre volte di idiozia e irresponsabilità delle persone e dei costumi.
    Vista in questi termini aveva ragione Ferrara ( per quanto mi stia in odio la sua figura ) quando parlava di risolvere il problema dell’aborto non tanto per via “proibizionista” ma per via sociale: andando incontro alle problematiche familiari.
    Altra via, in concomitanza con la prima, deve essere quella culturale: non come opposizione ideologica alla pratica abortiva ma come “culto” della bellezza della vita nascente, delle sue soddisfazioni, della sua intrinseca potenza di donare ai genitori se non la serenità la ben più importante dal punto di vista psicologico felicità.
    A quel punto, mettendo sui piatti della bilancia oltre alla responsabilità e alla problematicità che implica oggettivamente la genitorialità anche la sua prospettiva di senso, di bellezza, di soddisfazione, il sacrificio non sembrerà più tale e il pregiudizio su di essa non farà scattare più quelle molle di chiusura che portano a vedere l’abominio dell’aborto come una via d’uscita indolore (per se) ad un problema enorme ma nella sua palese realtà di omicidio legale.

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  62. Carissima, sul mio blog, qualcuno ha commentato andandoci parecchio duro sul tuo articolo, tirando in ballo anche offese di carattere più o meno personale. Qualora lo desiderassi lascio a te campo libero di risposta, sono anche d’accordo a eliminare i commenti qualora lo volessi. aspetto tue notizie. sterob

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  63. Ciao Sterob, è sempre un piacere sentirti! Sono stata sul tuo blog, non ti preoccupare, a gente così non c’è neanche da rispondere né tantomeno cancellarne i commenti.

    Invece mi hanno colpito le testimonianze di Rina su quel post e di Morgana su “Un video sconvolgente”.

    Ho messo sui nomi i link dei due commenti: in fondo sono quelle che ci interessano, le motivazioni di chi ha abortito, e la testimonianza di chi ha avuto il coraggio di non farlo, nonostante le mille difficoltà. Il leggere che a tutt’oggi non ha neanche i soldi per comprarsi un reggiseno, ma si sente benedetta da Dio per quel figlio ormai grande, è veramente un incoraggiamento a continuare sulla nostra strada.

    Per la cronaca, te lo dico qui perché non mi va neanche di dare spiegazioni a quell’individuo: le persone di cui ho raccontato sono tutte donne che conosco personalmente e, purtroppo, non sono le uniche.

    Ti abbraccio, DM

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  64. Pingback: Ma noi chi siamo? « Diemme

  65. Premetto che non lascio mai commenti su nessun sito e che non sono brava a scrivere percio’ riferiro’ solo i miei dubbi e le paure che sto vivendo sulla mia pelle. La mia vita ha un peso credo, su tutto cio. Ho subito uno stupro la sera del mio 18simo compleanno, la mia migliore amica e il suo ragazzo pensavano fosse una buona idea che io perdessi la verginita’ cosi per ‘mano’ di un loro ‘buon’ amico. cosi saremmo usciti in coppie e lei non si sarebbe piu vergognata di raccontarmi i dettagli della sua vita sessuale che io da buona cattolica non condividevo ma accettavo come sua scelta. Purtroppo questi individui non si limitarono a questo, ma screditarono completamente la mia persona cosi che nessuno mi avrebbe creduto in caso di denuncia. Facile, nei paesi gli scandali piacciono,e tutti i maschi erano felici di credere che io fossi un ipocrita che finge di essere una santarellina, le femmine invece, felici di poter dire d’essere meglio e ridere di me…cosi per anni ho solo visto il peggio delle persone e degli uomini che ho dovuto urlare e picchiare per togliermeli di dosso quelle poche volte che ho osato restare sola con uno di loro. Non capivo perche le storie d’amore le avevano solo le altre. All’eta di 23 anni, ho visto un documentario sulle ‘rape drugs’ e ho avuto un flashback che mi ha riportato a quella notte. Era accaduto a me! Per anni ero in uno stato di incoscienza, l’anoressia che inizio’ insieme agli attacchi di panico e all’autolesionismo peggioro’ e non sto a spiegarvi tutto ma l’autore dello stupro si seppe essere sieropositivo e cosi non so dire quanto mi ci e’ voluto per riuscire a costruire una parvenza di vita. Premesso che i miei ignoravano la verita, o avevano anche loro scelto di non vedere e credere come tutti che io giocassi alla santarellina o che fossi completamente pazza, e mi tolleravano. All’eta di 26 anni sono uscita dal paese e rimasta un mese fuori, con gente che non mi conosceva. Li’ nessun ragazzo mi ha mai ‘mancato di rispetto’ e per la verita’ dicevano che io li spaventavo per quanto ero fredda.
    Allora realizzai che non ero io, era il paese. Ho lasciato l’italia. Ma veniamo al dunque, dopo tutte ste traversie avevo rotto col mio ex, che credevo essere il mio uomo per la vita e che e’ stato il solo a cui mi sia data, ma lui non credeva nell’amore, figlio di una madre sola, abbandonato a soli due anni dal padre che ancora maledice. Io da parte mia, frutto del peccato, mio padre si prese le sue’responsabilita’ per via di quel maledetto paese ‘perbene’, e io ho sempre giudicato mia madre per aver tollerato le sue violenze, su lei e su noi figli., e per aver avuto la colpa di averci fatto sesso. Ho sempre pensato che , come nel ‘butterfly effect’ sarebbe stato molto meglio se io non fossi mai nata, perche la mia vita non ha portato del bene ne a me ne agli altri. Alla fine conosco un ragazzo molto piu giovane di me, poco piu che maggiorenne, si innamora di me e mi da tutto quello che ho sempre pensato fosse l’amore. Cosi dopo un anno di telefonate e un paio di incontri clandestini ci rivediamo, passiamo tanto tempo insieme e anche se io cerco di essere razionale e pensare all immensa differenza di eta’ lui alla fine mi coinvolge tanto ed una notte, l’incidente del preservativo rotto… pensavo fosse una leggenda. Avevo rimosso la spirale che usavo col mio ex perche mi aveva provocato dolori indicibili per anni e alla fine una infiammazione ad una delle ovaie. Pensavo che a 36 anni e dopo tutto quello che il mio corpo aveva subito non avrei mai avuto un bambino. Ci pensavo di tanto in tanto, come pensavo all’amore, qualcosa che capita solo agli altri. Adesso sono incinta di due mesi, ed essendo una persona estremamente sana fisicamente il bambino cresce perfettamente. Ma psicologicamente? E’ sano lasciare che una persona come me che non ha mai amato se stessa o sua madre diventi a sua volta madre? Io non me lo immagino questo bambino, vedo il mio corpo che cambia e odio questa cosa. Ero finalmente riuscita a trovare il mio equilibrio dopo due anni che ho lasciato il mio ex e cominciavo a guardarmi intorno, seriamente, andare finalmente in analisi e affrontare le mie paure, ed anche ad essere aperta ad una relazione che doveva essere per la vita o nulla. Ironia della sorte che ho lasciato che un ragazzo avesse accesso cosi profondo al mio cuore e adesso? Come ho potuto essere paziente e attenta tutti questi anni e cosi sconsiderata proprio ora? Ho paura di non riuscire ad amare questa creatura che non amo nemmeno ora. Sento che cresce ed e’ come se non fosse nel mio corpo, ed e’ come se non fosse mio figlio. Mi fa rabbia, paura, e penso che questo distruggera’ il mio corpo e la mia vita futura. Che potrei biasimare lui per non avere avuto la possibilita’ di avere una famiglia o di essere responsabile non solo della mia infelicita’ ma di quella di un altro essere! La mia depressione e’ andata peggio e non ho avuto nessuna reazione a guardare il cuore che batte durante l’ecografia. Ho sempre guardato le madri sole con pieta’, ma si, forse un po le ammiro per il coraggio, ma mi fa tanta pena pensare che hanno dedicato la loro vita solo a quel figlio che magari, come me, nemmeno ringrazia per la vita che ha avuto. Ma forse loro volevano essere madri, lo sentivano dentro di loro! Io no sento nulla, nessuna voglia di amare, nessuna necessita’ di mettere un altro essere in questo mondo, io che sopravvivo meglio sola, che sono disoccupata, instabile, irascibile e aggressiva con chiunque mi si avvicina troppo soprattutto gli uomini e incluso il padre. Confesso che l’aborto mi sembra la soluzione piu giusta anche per quel padre cosi giovane.
    Spero che non mi giudichiate troppo crudelmente anche se questa e’ la maniera in cui cerco di vedermi, e vorrei che qualcuno mi aiutasse a vedere la verita’, o le verita’ perche non e’ sempre male avere un aborto. Senza di me mia madre a appena 17 anni avrebbe potuto scegliere qualcuno che l amasse. e lo stesso mio padre. per non pensare al male e le violenze che questa situazione forzata ha portato a noi tutti. E il mio male di vivere, non sono mai riuscita a sentirmi davvero viva. Mi nutro e cerco di migliorarmi ma solo per riuscire a sopravvivere finche non lascio questo mondo, che cosa c’entra un figlio in tutto questo.

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    • Cosa c’entra un figlio? Non so dirtelo Cathy, so solo che la vita tante volte segue percorsi strani, e a volte la persona che ci ama è proprio quella che ci siamo “fabbricati”. Io non vorrei essere figlio di una persona che non mi vuole, ma sei sicura di appartenere alla schiera di chi il figlio non lo vuole e non piuttosto a quella che si porta ancora appresso una paura che nessuno ha aiutato a superare?

      Tu sei stata tradita da un’amica (c’è chi lo è stata dalla sorella!), una appartenente a quella fitta schiera forse di invidiose, o di persone che vogliono coinvolgere gli altri nelle loro scelte per sentirsi meno colpevoli, o meno sporche. La castità attira invidie, forse più dell’intelligenza, o della fortuna, per il semplice fatto che deriva da una scelta, e la reazione va dallo scherno (la santarellina) all’insinuazione e ammiccamento (vuole fare la santarellina ma… ), alla messa in opera di azioni “punitive” e di rivalsa (così la smette di fare la santarellina).

      Sono pesi, perché uno stupro è sempre un trauma, una violenza che lascia il segno, ma una prima volta così, un valore coltivato e infranto così, probabilmente di segni ne lascia ben peggiori.

      Ti consiglierei una terapia, se credessi nella validità degli psicologi, e se non ci fossero i tempi stretti di una gravidanza delle cui sorti decidere.

      Tu dici ” perche non e’ sempre male avere un aborto”: secondo me è sempre male, ma spesso e volentieri non si sceglie tra un bene e un male, ma tra due mali. Mi addolora quando parli di un figlio che non ami, ma ne sei sicura? E’ brutto essere figli non amati, e forse nel tuo caso la scelta più opportuna sarebbe proprio quella di partorire con la garanzia dell’anonimato, e darlo in adozione: in questo modo avresti anche più possibilità di pensarci e poi, non ci hai detto quale sia la posizione del padre in tutto questo (il fatto che sia giovane poi potrebbe essere un vantaggio, potrebbe avere più forze, più entusiasmo, potrebbe donare al figlio quella giocosità che tu forse non gli puoi garantire).

      Tu parli di tua madre che “avrebbe potuto scegliere qualcuno che l’amasse” (a proposito, tu la ami?), ma forse non l’avrebbe trovato ugualmente: è tipico dell’essere umano pensare che sulla strada che non abbiamo percorso avremmo trovato più gioia, ma non è quasi mai così.

      Che dirti, magari questo figlio è proprio il dono che la vita ti sta facendo per riscattare tutto il male e la cattiveria che hai dovuto subire in passato, vittima del paesino, come tante, di genitori che non vogliono vedere, come tanti, dell’invidia degli “amici”, e anche qui come tanti, che te lo dico a fare. Vittima della paura con cui hai convissuto, forse pure con la sensazione di fallimento per non aver potuto essere ciò che avevi scelto (ma non mi pare che tu abbia perso la tua pulizia interiore), e ora una nuova vita, che è la tua vita, e che potrà essere diversa.

      Che c’entra un figlio? Magari c’entra, magari potrai scoprirlo strada facendo, quando ti abbraccerà, quando ti renderà orgogliosa, quando capirai che non sarai mai più sola perché c’è lui (o lei).

      Un unico consiglio: il percorso terapeutico affrontalo, cerca di espellere questa “bestia nel cuore” che è il tuo passato, il rapporto con te stessa, coi tuoi genitori, con gli uomini, sperando che tu non decida di aggiungerne una ulteriore. Affrontalo, aiutata da quella speranza che sta prendendo forma dentro di te.

      Mi raccomando poi, se seguirai questo consiglio, ricordati che il terapeuta deve essere uno/una con cui ti trovi bene, da cui ti senti confortata, sostenuta: ce ne sono troppi di incompetenti che si siedono sul trono sparando controproducenti giudizi. Se con lui/lei non ti senti a tuo agio, passa oltre.

      Facci sapere Cathy, noi siamo qui.

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  66. Pingback: Cara Giraffa… « Diemme

    • Bellissimo, Carmen, grazie di avercelo segnalato. Appena mi sarà possibile, gli darò maggior risalto.

      La cosa comunque che mi ha più impressionato è che oggi stavo scrivendo un post in cui ho citato la serie di miei articoli contro l’aborto, e pensavo che il tuo commento fosse in risposta a questo, poi mi sono ricordata di non avere ancora pubblicato niente…

      Le coincidenze… non esistono. 😉

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  67. Grazie. 🙂 Però ho letto che vuoi abbandonare il blog. Spero che ci ripensi perché in realtà è interessantissimo. Internet oramai è pieno di gente che propone ogni genere di provocazione e di sfida al buon senso, e se le persone che invece si danno da fare per proporre contenuti positivi gettano la spugna è la fine. Non mollare! Quello che fai è importante. 😉

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    • Grazie a te Carmen, ma credo di contenuti importanti di averne postati tanti, un po’ sono spossata. In questo momento c’è un po’ di rivoluzione nella mia vita, per molti aspetti positivi, poi c’è il fatto che a volte quelli che si abortiscono sono i sogni, la fiducia, il passato comune, le cose costruite insieme.

      Si abortisce il rispetto, l’educazione, e una serie di altre cose. E’ un momento di transizione, sono sicura che, superato il guado, il paesaggio sarà luminoso.

      Ma ora, è nel guado che sono…

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  68. Dell’argomento ne abbiamo già discusso e sai quanto siamo distanti… ma mi fa sempre piacere scambiare opinioni con te.
    Non questa volta, però.
    Stavolta ho cominciato a leggere il post ma arrivato al parallelo aborto = delitto di Cogne non ce l’ho fatta a proseguire…

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    • @kalos: come avrai visto il post è datato, ci sono ritornata perché dalle statistiche è rispuntato il link di un tizio che aveva riportato l’articolo sul suo blog, e rileggendolo mi ci sono rinfervorata.

      La questione dell’aborto è una questione irrisolvibile, perché dipende tutto da che cosa si considera vita. Sicuramente i vegetariani e i vegani considereranno me una turpe assassina (e ammetto che, per quanto riguarda gli animali, un po’ mi ci sento, anche se il ciclo alimentare fa parte della natura),

      Per me che ritengo che la vita sia tale fin dal giorno del concepimento, non fa molta differenza che “l’essere” sia un embrione o abbia vent’anni, se non per la vita più o meno consolidata e gli affetti che ha creato che lascia.

      Poi c’è un’altra cosa, che ho sempre detto: di tutti i casi drammatici con cui mi argomentano la questione, ne avessi conosciuto uno in vita mia. Ne ho conosciute tante di donne che hanno abortito, e NEANCHE UNA che appartenesse alla categoria “caso disperato”. Forse io ci appartenevo.

      In un paio di casi addirittura avevano deliberatamente cercato la gravidanza, e poi al terzo, quarto, quinto mese, si erano stancate e il giochetto non le divertiva più.

      Ammetto che i distinguo siano infiniti, ma la mia idea di base questa rimane.

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  69. Ammetto di avere avuto la stessa reazione di kalos quando ho letto quel parallelismo. Però sono andata fino in fondo.
    Come la penso su questo argomento lo sai perché ne abbiamo discusso in passato, ma ricapitolo.
    Io sono a favore della scelta libera, COMPLETAMENTE libera della donna di fare quello che vuole del suo corpo. Quando ero al liceo facevo campagna per la 194, una legge splendida che ci hanno copiato in tutta Europa. Teniamocela stretta, nonstante gli attacchi degli ignoranti al governo che non l’hanno neppure letta.
    Io personalmente non abortirei. Mai. A meno che ovviamente non ci siano gravissimi problemi medici. Ma non avrei abortito neanche se avessi saputo di avere un figlio Down.
    Comunque il problema non me lo pongo più perché ho passato il mio tempo 😉
    Però penso a mia figlia. Io non la giudicherei MAI se prendesse una decisione del genere. Le starei accanto, la supporterei, perché l’aborto è una delle cose più traumatiche che puù capitare ad una donna e ti assicuro che questa decisione non viene mai presa a cuor leggero, nonostante la propaganda di chi vi è contrario. La 194 prevede un profondo assessment psicologico e vari colloqui con terapisti per le donne che prendono questa decisione. Ti assicuro che non è una cosa facile.
    Io personalmente ho un approccio molto scientifico, non considero un embrione alle primissime settimane di vita un essere umano. Definiamo un essere umano. Un grumo di cellule? No. Non voglio filosofeggiare, sappiamo tutti cos’è un essere umano.
    Anche per questa definizione scientifica, non condivido l’aborto dopo la 14sima settimana, come viene ad esempio praticato in Gran Bretagna. Fino alla ventiduesima se non erro.
    Mi ricorderò sempre quando percepii i primi movimenti di mio figlio quand’ero incinta di lui. Non ricordo neanche a che settimana ero, presto comunque, era come sentire una “farfallina” dentro, manco ancora mi si vedeva la pancia. Allora, ed in quel preciso istante ebbi la distinta sensazione di portare in grembo un essere umano. E non era per il micro-calcetto. Sei madre anche tu, sai cosa intendo.

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    • Cara Martina, mi dai molti spunti per approfondire il mio pensiero. La donna può fare quello che vuole del suo corpo, ma il corpo del bambino non è il suo corpo, è un altro corpo, con un altro codice genetico, spesso un altro gruppo sanguigno: un figlio è altro da sé e almeno su questo penso che possiamo concordare, direi che è un’argomentazione oggettiva.

      Chi pensa che io, poiché sono contro l’aborto, sia contro la 194, sbaglia: non sono così poco realista e integralista da non sapere che l’alternativa alla 194 sarebbero le mammane, e quindi non certo più bambini sorridenti ai giardinetti che vanno in altalena, ma solo più ragazze morte per un intervento sbagliato, per setticemia, o rese sterili per sempre da un utero bucato: non è certo questo che vorrei.

      La 194 però si riprometteva di fare campagne di educazione, di dare assistenza e supporto, di tentare di combattere col sostegno, l’educazione e la prevenzione la piaga dell’aborto, lasciandolo, come ultima ratio, assistito in ospedale in ambiente sanitario protetto: non mi pare sia così, della 194 di fatto abbiamo solo l’IVG in struttura sanitaria, che certo è meglio che morire su una panca con il ferro da calza di una ciarlatana, ma che non affronta e pertanto non risolve il problema aborto.

      Se mia figlia dovesse affrontare un’esperienza del genere credo che mi spezzerebbe il cuore in maniera irreversibile. Io le starei vicina per farlo vivere quel bambino, non per farlo morire. Se poi una ragazza è stata vittima di una prepotenza, è chiaro che bisogna pensare prima a lei, già vittima innocente e sufficientemente traumatizzata. Guarda, io non sono neanche di quelle che dicono “Per quegli eventi c’è la pillola del giorno dopo”, perché quando una viene violentata ti assicura che l’ultima cosa che è in grado di fare è “affrontare razionalmente la situazione”.

      E per quanto riguarda il microcalcetto, so bene cosa vuoi dire: io feci l’ecografia a 13 settimane, e vidi nel monitor un bimbetto che mi correva incontro zompettando, e sembrava tanto felice: sai che per anni, forse fino a due o tre anni fa, mi ha continuato a zompettare per casa nello stesso modo?

      Tu mi dici “Ti assicuro che questa decisione non viene mai presa a cuor leggero”: mi permetto di dissentire sul “mai”. Per molte donne sarà stata e sarà una decisione sofferta, ma molte peccano di superficialità prima, durante e dopo, e questo posso assicurartelo io; mi pare lessi un articolo, forse parlava della Marini, che avrebbe abortito perché aveva in programma un viaggio in barca e non gli andava di farlo con le nausee, ma senza arrivare al mondo dello spettacolo, ti potrei portare tanti esempi di donne che conosco personalmente che non solo hanno abortito per motivi analoghi, ma dopo aver cercato con impegno la gravidanza! Mi spiace, rimango della mia idea.

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  70. sì sì lo so che non cambi idea, ma questo è il bello delle discussioni tra amici, no ? 😉
    Gurda, stai parlando ad una persona che ha voluto figli a tutti i costi, ha avuto il secondo quasi contro il volere del padre (nel senso che lui ha cambiato idea subito dopo, non che gia avessi fatto violenza :D, e comunque secondo me non si aspettava che rimanessi davvero incinta) e che se si fosse messa con un uomo sano di mente e con le palle in grado di fare il padre avrebbe volentieri fatto anche un terzo figlio. Ecco perchè non mi sarei mai sognata di abortire.
    Tuttavia comprendo le ragioni di chi lo fa e, soprattutto, ho la buona abitudine di non giudicare mai, perché anch’io ho fatto le mie belle cazzate ( 😳 ehm, angolo del dolce stil novo) nella mia vita e altre persone hanno sofferto per i miei errori, appunto principalmente i miei figli.
    Dunque questa è la mia posizione, volevo specificarla. In ogni caso un dibattito interessantissimo.

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    • Le cazzate le facciamo tutti, ma riconosciamo che sono cazzate, e non tentiamo di farle passare per cose buone e giuste.

      (Io, se avessi trovato un uomo in grado di farei il padre, ne avrei fatti pure una dozzina: in che spendida coniglietta mi sarei trasformata! 😀 )

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  71. Fyi

    http://costanzamiriano.wordpress.com/2011/04/26/la-storia-dellorsetto/#comment-1545

    Diemme
    26 aprile 2011 a 14:26 #

    Credo che non si possa negare che io sia profondamente e visceralmente contro l’aborto ( https://donnaemadre.wordpress.com/2008/09/09/ancora-sullaborto/ ), che considero un infanticidio.

    Ciononostante, capisco e appoggio il comportamento di Don Gallo in proposito, e voglio pensare che chi lo condanna semplicemente non si renda conto di cosa stiamo parlando.

    C’è qualcuno che ancora pensa che sia sempre possibile scegliere tra un bene e un male? Beato! Siamo spesso chiamati a scegliere tra due mali, e farne una questione di principio significa a volte avallare il male più grande.

    Nel corso della mia attività sociale, a vario titolo, mi è capitato di assistere ragazze tolte dalla strada, molte delle quali non si riprenderanno mai dalla vita cui sono state costrette. Una delle cose che più mi colpì fu quando mi fu raccontato dei loro protettori che le mandavano sul marciapiede senza alcuna precauzione “per punizione”: dovevano tremare, avere paura, paura di essere infettate, paura di tutto. Dovevano imparare la lezione, che i soldi al magnaccia vanno portati, a qualsiasi costo: quante volte devono morire queste povere donne?

    Che Dio perdoni chi le giudica: mi pare di ricordare che Gesù non lo facesse.

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    • @Enrico: grazie per le segnalazioni, ho letto tutto con attenzione, mi ha trasportato in un altra epoca il primo, aggiunto una cosa che non sapevo il terzo, quello del Ministero della salute, ed esattamente questa:

      Casi particolari

      La madre che ha particolari e gravi motivi che le impediscono di formalizzare il riconoscimento, può chiedere al Tribunale per i Minorenni presso il quale è aperta la procedura per la dichiarazione di adottabilità del neonato, un periodo di tempo per provvedere al riconoscimento.
      In questi casi la sospensione della procedura di adottabilità può essere concessa per un periodo massimo di due mesi, nel quali la madre deve mantenere con continuità il rapporto con il bambino.
      Il riconoscimento può essere fatto dal genitore che abbia compiuto 16 anni. Nel caso di madre non ancora sedicenne, impossibilitata quindi al riconoscimento, ma che voglia occuparsi del figlio, la procedura di adottabilità è sospesa anche d’ufficio sino al compimento del 16° anno, purché il minore, adeguatamente accudito, abbia un rapporto continuativo con la madre.

      Cioè veramente, le possibilità sono molte, ma queste risolvono il problema pratico, quello millantato, l’impossibilità di occuparsi del neonato. Non risolve il problema degli aborti “maquillage”, come li ha molto azzeccatamente definiti @Ser Bruno sul blog di Aquila, dove si è acceso il dibattito.

      Se io porto avanti una gravidanza:

      1) Tutti mi vedranno col pancione e dovrò dare spiegazioni
      2) Non risolverò il problema del mal di mare durante la crociera.
      3) Non potrò cogliere quella meravigliosa irripetibile opportunità di carriera (e chi glielo dice a queste donne che l’unica opportunità irripetibile è invece proprio quel figlio che aspettano? ndr)
      4) Dovrò dare spiegazioni a mio marito che ben sa di non essere stato lui a mettermi incinta.

      etc. etc. etc.

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  72. Oh…. !!! 😳
    “C’è qualcuno che ancora pensa che sia sempre possibile scegliere tra un bene e un male? Beato! Siamo spesso chiamati a scegliere tra due mali, e farne una questione di principio significa a volte avallare il male più grande” ?!? 😯
    C’ E’ QUALCUNO CHE ….. ?!?
    Io no, cara amica, non lo penso …. e neanche Messieur de’ La Palisse, I suppose !!! :mrgreen:
    @Bruno

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    • @Ser Bruno: lei aveva diciotto anni, e abitava presso i suoi ricchissimi nonni. Decise di farsi una vita con un ragazzo, e decisero questa gravidanza, di fronte alla quale i nonni fecero fuoco e fiamme. Pressioni psicologiche infinite, dirette e subliminali, ventiquattro ore al giorno.

      Scoppiava sotto le pressioni cui era sottoposta, ma teneva botta: il ragazzo però scoppiò prima di lei, e la lasciò.

      Disperata, abbassò la testa e si fece portare da un cucchiaio d’oro: era al quinto mese di gravidanza. Le fecero le flebo per indurre il parto, ma lei cominciò a urlare che voleva suo figlio, si divincolò: ignorarono le sue proteste, e portarono avanti l’intervento.

      L’ha visto, se l’è visto uscire tra le gambe, era come un bambolotto insanguinato.

      Io non so se si è mai ripresa, ma mi hanno riferito che, uscita dalla clinica, vagava per le strade come una drogata singhiozzando “Sono un’assassina”.

      Nota: ho omesso un sacco di particolari….

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  73. Rispetto con tutto me stesso, questa giovane …. come rispetto il dolore, specie quello altrui !
    Lei … se si è detta “assassina” merita ogni comprensione …. per quelle che siano state le sue angosce che la spinsero a questo gesto estremo .
    Non altrettanta comprensione provo, per gli infami che praticano ( e si arricchiscono ) l’ aborto clandestinamente, al di fuori delle strutture pubbliche e dalle norme vigenti ….
    Molti di questi, e mi dispiace doverlo ammettere, nelle strutture pubbliche fanno gli obiettori …
    @Bruno

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    • Ecco, questa ragazza è stata vittima dei cinici nonni, dell’inadeguata madre, dei rapaci medici: come può la gente pensare che io possa giudicare lei per quello che ha fatto, e non capire l’intero scenario in cui si è mossa?

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