Marinella (prima parte)

L’ho ricercata su Internet, ma non l’ho trovata.

Si chiamava Marinella, e ricordo che la incontrai sull’autobus: io lavoravo all’uncinetto, e lei attaccò bottone proprio su quello. Simpatizzammo subito e prima di separarci mi diede il suo numero.

La chiamai, ci facemmo lunghe chiacchierate. Lei abitava con il suo ragazzo, era del sud ed era a Roma a studiare, in un scuola di teatro di Gigi Proietti (così disse).

Ogni tanto mi veniva a trovare, finché un giorno non venne con le valigie. Mi raccontò di avere litigato furiosamente con il suo ragazzo, che si erano lasciati, e mi chiese di ospitarla.

All’epoca vivevo sola, mi ero anch’io lasciata da poco con il mio compagno e non mi dispiaceva avere a casa una persona, peraltro così simpatica e affettuosa.

Già dal secondo giorno le dissi che non c’era alcuna fretta che se ne andasse, a me non dava nessun peso. Io ero in piena carriera, e la casa era praticamente disabitata.

Mi piaceva telefonare a casa e che qualcuno rispondesse. Mi faceva piacere magari trovare pure un piatto di pasta pronta quando rincasavo la sera. Mi faceva piacere stare fino a notte inoltrata a cantare, sfogliare gli album di foto, raccontarci…

Ma quasi subito cominciai a vedere qualcosa che non andava: in teoria lavorava, in pratica stava sempre a casa. Quando telefonavo, il telefono era sempre occupato, anche se lei sosteneva che erano tutte telefonate che riceveva (lei non era di Roma, e all’epoca non c’erano contratti “tutto incluso” come adesso).

Poi cominciai ad avere il forte sospetto che mi facesse entrare gente in casa: quando dal congelatore mancano dieci bistecche, nel lavello c’è una pila di piatti, e tu mi dici che hai mangiato fuori, non puoi pretendere che ti creda, o che io creda che tu fossi sola. Insomma, in capo a una settimana le dico che mi pareva che non andassimo troppo d’accordo, e che forse era il caso che si cercasse qualcos’altro. Passano altri giorni, e noto che lei non si cerca niente.

Comincio a innervosirmi, una notte la passa fuori casa, io mi preoccupo e la cerco dappertutto, lei si arrabbia che io mi sia presa questa confidenza di cercarla, ne scoppia una lite furibonda, io la prendo per il collo e la butto fuori casa, chiudo a doppia mandata e per me il problema è chiuso, visto e considerato che per lei trovarsi un ricovero per la notte non è un problema.

Passa il tempo, e lei non viene a riprendersi la sua roba (tra la quale ne ho ritrovata tanta mia… ).

Una volta mi lascia un recapito in segreteria, la richiamo: mi risponde un signore freddissimo. Per farla breve, questa storia continua, finché una volta non è questo signore a chiamare me, dicendo che la ragazza se n’era andata, lasciando da lui tutta la sua roba (altra), e lui aveva bisogno di sgombrare la stanza.

Parliamo tanto, me ne racconta tante, e alla fine mi permetto di chiedergli: “Ma passi per me che ho ospitato un’amica, ma tu che fai l’affittacamere di mestiere, ma non hai chiesto referenze, un deposito, un minimo di garanzia?”.

“Sai com’è” mi risponde lui giustificandosi “è venuta da me in gramaglie, che aveva fretta di trovare un ricovero urgentemente, perché la ragazza che l’ospitava era una lesbica che voleva approfittare di lei”.

“Uh, poveretta” dico sovrappensiero, “brutta esper… CHE HAI DETTO? RIPETI???? LA RAGAZZA CHE LA OSPITAVA SONO IO, CHE L’HO SEMPRE TRATTATA IN GUANTI BIANCHI, COME UNA FIGLIA, UNA SORELLA, E POI ” alzando la voce sempre più alterata “IO NON SONO GAY E FATEMELA RICAPITARE TRA LE MANI CHE GLIELO DO IO IL RICOVERO: AL PRONTO SOCCORSO DEL SAN CAMILLO!”.

Ero furibonda, e quel povero disgraziato faceva di tutto per calmarmi: “Tranquilla, l’abbiamo conosciuta, ti abbiamo conosciuto, abbiamo le idee perfettamente chiare su come stanno le cose”, ma io ero fuori di me; io non sopporto menzogne, ingratitudine, e soprattutto il tradimento dei benefattori, quello che Dante giustamente condanna come il peccato più grave di cui l’essere umano si possa macchiare: e pure io che non sono Dante, sono abbastanza stufa di allevare serpi in seno…

*** Fine prima parte ***

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24 thoughts on “Marinella (prima parte)

  1. Mado’ che storia…certo che e’ tremendo essere ripagati cosi’ ! 😐 Ma pure ‘sta Marinella deve stare attenta, perche’ il giorno in cui avra’ veramente bisogno, molte persone le chiuderanno la porta in faccia!

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  2. La porta in faccia gliel’hanno sbattuta tutti, le ultime notizie che ho avuto di lei (ma considera che sono passati quasi venti anni dall’episodio) è che aveva dato in escandescenze ed era stata ricoverata in una clinica psichiatrica.

    Ha incontrato tanta gente buona nella sua strada, e poi lei era una simpatica, accattivante: ma ha ripagato tutti con la stessa moneta. Devo aver già raccontato in qualche altra occasione di un ragazzo che la ospitò a cui lei si buttò addosso nuda urlando che la stava violentando: lui se la scrollò da dosso e scappò (letteralmente, scappò dalla propria casa) lasciando la porta aperta, e non rientrò finché non vennero a portarsela via.
    Sedata e in barella.

    *** E questa valga come seconda parte ***

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  3. Considera che mi arrivò un conto telefonico di 250.000 lire, laddove il mio standard era di 20/25 mila lire (ed era stata solo due settimane): al poveretto da cui era stata un mese arrivò un milione… era un pensionato che affittava una camera della sua piccola casa per arrotondare il bilancio.

    Chissà che le diceva la testa…secondo me era veramente malata: una volta (era già andata via) telefonò una donna che la cercava, io le dissi più o meno con tono molto duro che quella delinquente non la volevo più né vedere e né sentire e di non cercarla più a quel recapito. La donna scoppiò a piangere, e poi scoprii trattarsi di sua madre.

    Alla fine è prima di tutto una storia triste…

    …comunque scoprii col tempo che aveva regalato un po’ di miei libri e dizionari ai suoi amici…

    *** considerando che non possiedo altro, si è arrangiata come poteva ***

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  4. Mi viene da scriverti questo pensiero….perchè sono convinta..che questa storia….parla proprio di te… della tua capacità di “correre dei rischi”…che comunque e sempre, malgrado il finale…. arricchiscono la tua anima di “capacità d’amore”

    “E’ necessario correre dei rischi …
    riusciamo a comprendere il miracolo della vita solo quando
    lasciamo che l’inatteso accada.”

    Paulho Coelho, Sulla Sponda del Fiume Piedra

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  5. In effetti, non la catalogo come esperienza completamente negativa.

    Ha arricchito la mia vita in un momento difficile: mi ero appena lasciata con un uomo che è stato la colonna portante della mia vita, e in un primo momento ha rischiarato le mie giornate, in un secondo… mi ha decisamente distratto da tutto il resto.

    Io me l’ero veramente “adottata” e poi, coi miei trascorsi, il fatto di poter aiutare una persona a studiare mi leniva un po’ un dolore sempre presente: mi consideravo un po’ la sua “borsa di studio”…

    Certo che ci ha rimesso lei, per una studentessa che arriva a Roma, trovare un alloggio completamente gratuito comprensivo di luce, gas, telefono e frigorifero stracolmo, dovendo in cambio solo correttezza e rispetto delle cose altrui, è una vincita al lotto… ma non era colpa sua, stava male e basta: se fosse stata bene avrebbe sfruttato la situazione, dandomi magari un calcio in bocca “dopo”.

    Invece ha rovesciato il piatto prima di mangiare, e questo forse dimostra pure che era una vittima a sua volta.

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  6. Figurati… non hai idea di quello che possa essere successo e dei tipi strani che posso aver incontrato nella mia vita negli anni precedenti e in quelli seguenti…

    … ma preferisco 100 e 1000 volte la “sana” psicopatica, che non la serpentessa verminosa con la lagrimuccia in tasca e il pugnale tra i denti.

    *** La prima poi la sgamano subito, la seconda fa proseliti… ***

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  7. Sai mi fa tristezza leggere di questa tua esperienza allucinante.
    Anche a me, nel mio piccolo mondo da ventenne, sono capitate inspiegabili storie di ingratitudine che mi hanno fatto riflettere su come possa essere diversa la scala valoriale, e quindi morale, di ognuno. E anche l’importanza che viene data alle profferte di amicizia.
    Almeno tu hai trovato la “causa” di quell’atteggiamento in un’effettiva labilità psichica.
    Io, nonostante abbia ricevuto parecchie pugnalate, non ho ancora capito se si tratta di allucinazioni collettive da parte di interi gruppi di “amici” di cui mi fidavo o, viceversa, di una mia errata percezione del reale.

    Blog interessantissimo, me lo spulcio per benino 😉

    Saluti da Palermo.

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  8. Grazie, ricambio.

    E grazie per lo spulciamento… sto preparando un articolo su uomini-donne-bambini che mi sta prendendo molto, e parla proprio di pugnalate-allucinazioni collettive etc., conto di riuscire a pubblicarlo da qui a breve.

    Parla anche di scala valoriale e morale, quindi spero che ci darai un parere in merito.

    *** Saluti a te da Roma, e benvenuto nel mio blog ***

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  9. Cara, sono tornata! Spulcio un po’ le ultime Diemmerie.
    Lascio una risposta per Passante.

    Caro Passante, che sei ventenne come saranno tra un po’ gli amati bambini della mia famiglia, mi commuove e rattrista ripercorrere nelle tue parole di quali esperienze di crudele discriminazione e rigetto possano essere vittime/autori bambini ed ex bambini già/ancora innocenti, buoni e fiduciosi.
    Perché le pugnalate incomprensibili, che feriscono e fiaccano con l’angoscia di ciò che è senza ragione chi si affaccia di slancio alla vita e agli affetti? Credo che siano le conseguenze, inevitabili e spesso tristi, della non ancora raggiunta maturità, ma di una raggiunta percezione – non ancora vera consapevolezza – della propria debolezza.
    Quanto più una persona (e tanto più un gruppo di persone) è giovane, e quindi fondamentalmente insicura, tanto più è facile che una minima presa di posizione “diversa” di un altro (anche amico, o membro del gruppo), che può essere un semplice errore di comportamento o una manifestazione di pensiero in parte diverso da quello conclamato, abbia l’effetto di far sentire immediatamente tutti gli altri più forti perché uno è diverso, loro “giusti” e in diritto di infierire, lui sbagliato e simbolo della pretesa (e inesistente) loro “superiorità”… La ricerca di capri espiatori che rafforzano pretesamente l’identità di tutti gli altri è un meccanismo potentissimo e stritolante, che funziona in modo molto duro tra i giovani e i bambini, ma anche in tutte le società umane, quanto più sono “giovani”, cioè meno evolute, libere, consapevoli e tolleranti. Pensaci, consolati e sentiti più maturo, e riprova sempre, anche se con gli occhi sempre più aperti.

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  10. Pingback: Stalker reblog | Diemme - Ogni cosa è illuminata

  11. @Diè … o prima o poi, devi smettere di abbandonanarti all’ allevamenti di “serpi ( e serpentesse ) in seno”, altrimenti dovrai rassegnarti a partecipare, quale serpentara per vocazione, alla processione di San @Domenico a Cucullo ! :mrgreen:

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    • L’ultima che ho allevato, la PdF, ha superato ogni precedente, ed è anche riuscita a mantenere intatta nel suo habitat l’aureola di santa infilzata… (volevo usare un’altro termine, ma ho trovato “santa infilzata” molto più appropriato… ).

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  12. Ormai dovrei essere abituata alla gente meschina, ma non posso non rimanere sconvolta ogni volta che leggo cose tipo questa… è totalmente al di fuori di ogni mio schema di vita, persone così non sono degne di stare al mondo veramente!

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    • Però questa PdF mi incuriosisce… 😀 in ogni modo, se sa, come saprà, il soprannome che le hai affibbiato, questo non potrà certo favorire un avvicinamento, anche da parte del tuo ex amico Mr. X, che sarà indignato per questo insinuante nomignolo.. 😉

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    • Hai ragione, infatti stavo pensando a un altro nome. Somigliando a una specie di mostro mitologico metà capra e metà gallina, tu che consigli?

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  13. Diemme, io trovo che tu abbia una predisposizione naturale alla relazione e alla “presunzione di innocenza” fino a prova contraria che vanno molto apprezzate. Come dicevi in un altro post si capisce che sei affascinata dal genere umano e la fiducia che riversi sulle altre persone credo sia un piccolo insegnamento. Qualche volta, come questa, come quell’altra più recente, ti sarà andata pure male, ma mi piace molto quella frase detta qui sopra del “non si può non respirare per paura di inghiottire microbi”. Credo sia la filosofia buona per vincere contro le Marinelle!

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  14. mi viene in mente la storia di una ragazza che conobbi ad una sfilata. In realtà la volevo conoscere perchè sapevo che se la intendeva con un mio amico e avevo intenzione di vedere chi fosse. Le lascio il mio numero, lei inizia a chiamarmi. Dal principio le sue chiamate erano di cinque minuti. Mi chiamava, mi chiedeva come stavo, se avevo notizie del mio amico…. Poi iniziò a chiamarmi sempre più spesso. Nelle ultime volte lei ci stava pezzi di ore. io dovevo andare al lavoro, o a volte all’università e non avevo tempo di starle dietro. Però mi dispiaceva anche, perchè aveva avuto un’infanzia un pò difficile. Fatto sta che col tempo ho iniziato a non cercarla. lei chiamava, chiamava in continuazione. Fino a quando si fidanzò e mi lasciò in pace….. Non è la stessa cosa tua….
    E di situazioni come questa descritta da me ce ne sono state tante…. fino a quando poi ho iniziato ad isolarmi… Attiravo gente con problemi grossi ed io non riuscivo a gestirli…

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    • E’ normale chiamare un’amica per sfogarsi o perché ci si sente soli, direi che, se si sta male, è normale anche assillarla, uno cerca di salvarsi la vita, si attacca a quello che ha. Meno normale, e assolutamente ingiusto, è sparire quando il problema, la solitudine, la tristezza, non ci sono più. A parte che nel tuo caso magari l’avrai vissuta come una liberazione e sarai stata tu per prima a non cercarla, fatto sta che questa forma di parassitaggio è frequentissima, e davvero odiosa.

      Gente paziente e comprensiva attira gente che ha bisogno di essere compresa, ma bisogna saperla gestire: chi ha voglia di dare facilmente s’imbatte in chi ha voglia di prendere, e non ci si può fare fagocitare, bisogna imparare a difendersene!

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