Come eravamo…

La mia famiglia è stata una famiglia unita. Non solo mio padre e mia madre, ma i miei zii, i miei cugini, i nonni… tutti insieme, un’allegra brigata di gente che si voleva bene, e alla quale faceva piacere stare insieme. Mio padre ci riprendeva con la cinepresa, ed era un piacere rivedere quei filmini…

Poi qualcosa è cambiato. Cosa? Come? Dove? Quando? Non saprei dirlo.

Penso che sia stata la guerra dei figli, chi si sposava prima, e qual era il principe più azzurro che più azzurro non si può. O forse no.

Si sono guastati i rapporti tra mia madre e mia zia. Mia madre la considerava come una sorella e si sente tradita. Mia zia la considerava come una sorella e si sente tradita: è nato prima l’uovo o la gallina? Non lo so.

Sono pessimi i rapporti tra mia cugina e mia sorella, si trascinano così da trent’anni, ma ora le conseguenze sono diventate veramente gravi.

Negli anni passati i filmini in super 8 furono riversati su VHS. Ne chiesi una copia e non l’ebbi. Forse all’epoca non era facilissimo farla. Riviene fuori il discorso con mia zia, “se la ritrovo te la faccio fare subito”.

La cerchiamo, su una c’è un titolo che “potrebbe essere”, la inseriamo nel videoregistratore.

Che commozione! Mia nonna, com’era giovane, in altalena sulla spiaggia con sua sorella, io piccolina a fare le capriole sul materassino, mia madre e mio padre, sorridenti e affettuosi… tutti gli zii…

Mio zio tira il petto in fuori, mamma mia quanto era magro! E il primo piano del nasone dell’altro… e io che mangio le fettuccine col piatto attaccato alle labbra…

E poi fuori la scuola, in maschera: le maschere ce le cucivano tutte mia madre e mia zia, e quanto ero orgogliosa di quegli abiti, come mi sentivo importante con quel corpetto e quel velo da odalisca!

Mia madre incinta, e poi i maschietti piccoli piccoli in braccio alle rispettive madri, e io, mia sorella e mia cugina che giocavamo, facevamo girotondo e ci abbracciavamo, ridenti, felici…

Mia sorella da una vita mi racconta i presunti torti ricevuti da mia cugina, e mentre mia cugina, tra le lagrime, mi racconta la sua parte di storia, mi scorrono davanti agli occhi le immagini di loro due bambine che si abbracciano, e fanno girotondo, ridono e si abbracciano ancora…

32 thoughts on “Come eravamo…

  1. credo di essere uno dei pochi padri a non aver acquistato la telecamera per filmare i figli.
    Me la sono fatta prestare una volta sola da mio fratello, tanto per “documentare”.
    Sono contrario a questa voglia di riprendere tutto. E non ho voglia di cadere in preda a malinconie quando dopo molti anni rivedrò i filmati. Quindi mi accontento delle immagini che scatto con la testa o con la digitale. E la vita familiare prosegue come un fiume lungo e tranquillo. A volte c’è qualche piena, altre volte una secca ma tutto sommato è uno splendido fiume.

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  2. Il “come ero” è stampato nella memoria e mi piace coccolarli lì i miei ricordi più che attraverso immagini di filmati o foto (tra i due meglio le foto).
    Credo che più o meno in tutte le famiglie ci siano storie di “parenti serpenti”, “guerre” intestine che altro non sono se non vecchi rancori mai sopiti che si trascinano nel tempo, coinvolgendo anche chi di quelle “guerre” non ne sa niente e non ne vuole nemmeno sapere.

    Dicono che i parenti non si possono scegliere, sono quelli e basta…e credo che un fondo di verità ci sia, nel senso che non possiamo certo pretendere di cambiare la trama di un film che è stato scritto prima di noi.
    Non so portare rancore ma so quanto fa male sentirlo addosso negli sguardi di chi, per definizione, per convenzione, dovrebbe esserti più vicino.
    Ed è così che nascono le distanze, alle quali reagisco con altrettanta distanza.
    Qualcuno poi, a distanza di tempo l’ho anche visto tornare sui suoi passi…ed è la vera gioia di capire che il tempo non aggiusterà di certo tutto, ma può far maturare le coscienze.

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  3. Il fatto, cara Elle, è che i miei parenti non sono serpenti, ma solo persone che non si sono capite: e forse questo rende tutto più triste, perché un conto è perdere una persona che non vale niente, un conto è perdere un tesoro

    Per quanto riguarda il lasciarsi coinvolgere, io tengo duro nella mia posizione di “super partes”, che non è gradita alla mia famiglia, ma ho le spalle abbastanza grosse da riuscirla a sostenere.

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  4. Oh nemmeno io volevo farmi coinvolgere, fino a quando dei parenti (che della parola parenti conoscono soltanto la definizione che trovi sul vocabolario, tutta teoria e niente pratica), mi chiesero se volevo lavorare nella loro azienda.
    Ci restai 10 anni, perchè pensavo di non poter trovare di meglio, perchè mi facevano sentire non come una dipendente, ma come una loro propiretà, subivo quotidianamente un lavaggio del cervello che mi aveva quasi annullato la personalità.
    Poi è arrivata la mia prima figlia e tutto ciò che ne è seguito che non sto qui a ripetere…
    Da lì tante cose sono cambiate dentro di me, ma è dovuta arrivare Petite per mettere un vero punto tra me e loro.
    Quando ho comunicato che non sarei rientrata dopo il periodo di maternità perchè volevo fare la mamma a tempo pieno, almeno per il primo anno di vita di mia figlia, mi hanno guardato dall’alto in basso come se gli avessi puntato un pugnale nella schiena.
    Liberi di non condividere la mia scelta, ma è la MIA vita non la loro.
    Da quel giorno mi hanno cancellato…e non solo dal libro paga.

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  5. Io penso di non aver incontato tanta cattiveria al mondo quanta stupidità. Anzi, ti dirò, neanche ci credo tanto nella cattiveria: io credo che la gente sia stupida, complessata, piena di dolori che non è riuscita a superare. E spesso si sputa nel piatto in cui si è mangiato perché non si sopporta di essere stati dalla parte di chi ha avuto bisogno.

    Quello che mi fa soffrire di tutta questa storia è la non disponibilità al dialogo, la convinzione che ha qualcuno di essere l’unico depositario della Verità, che non esistano altri punti di vista che non il suo, né altri stili di vita, altre mentalità, altre sensibilità.

    Spesso tutto si gioca su un grossolano senso dell’onore: io so di essere usata (da altre frange della famiglia, non da quelle citate) come arma di “rinfaccio”: ho sposato una persona che era già stata sposata e aveva un figlio di primo letto (che nel passaparola sono diventati due), ho divorziato, ho una figlia nata da un uomo con il quale non sono sposata.

    Io mi considero una persona integerrima, ma tant’è…

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  6. Neanch’io credo sia cattiveria, sono certamente errori che si sommano ad altri errori, indifferenze che si cumulano le une sulle altre, mancanza di dialogo, certamente!
    Mancanza di volontà di cercarlo quel dialogo e quel punto d’incontro soprattutto.
    Ognuno resta arroccato sulle proprie convinzioni e verità pensando di esserne il depositario assoluto.
    Ed è più forte di me ma io da questi atteggiamenti prendo le distanze, li ho tollerati finchè ho potuto ed anche oltre, poi non ce l’ho fatta più.

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  7. Io pure prendo le distanze, anzi, l’equidistanza da entrambe le fazioni, e mi faccio scivolare tutto il fango che mi buttano addosso le terze parti (rimane sempre valido il mio motto “se le persone che parlano male di me sapessero quello che io penso di loro, parlerebbero di me molto peggio!”): small people, ma il male che riescono a fare non è per niente small.

    *** la lingua non ha l’osso ma rompe l’osso ***

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  8. Ciao Donnaemadre, come stai?
    Leggendo il tuo post mi son venute in mente quelle giornate di primavera di quasi trent’anni fa, tra le campagne di Palermo, noi piccoli cugini eravamo intenti a rincorrerci e giocare tra i campi di fave, chi grigliava carne, chi raccoglieva nespole, chi come me, volava in aria dentro la brace e si ustionava le mani e finiva al pronto soccorso ( succede da bambini, no?) e in tutto questo il ricordo più bello era vedere mia madre scherzare e ridere con le sue sorelle e le cognate…
    Poi è diventato tutto come lo ha descritto tu…
    E come hai commentato dopo, l’ignoranza ha fatto sì che i rapporti s’incrinassero…
    Io purtroppo vivo spesso di passato, per certi versi è un errore, lo so, per questo motivo riesco a ricordare alcuni miei parenti fermi a quel periodo, adesso non ho né la forza, né la voglia di vederli, perchè le ferite non si rimarginano in fretta…
    E quando qualcuno muore, mi resta solo il ricordo di quei momenti, all’apparenza felici, o perlomeno così voglio pensarlo io.

    Ti chiedo scusa se divento logorroico nei commenti…
    E che qui mi sento a mio agio, leggo e ricordo, due cose difficili da fare contemporaneamente, non so se rendo l’idea.
    Buona giornata e a presto.

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  9. Grazie a te Albert, di essere sempre qui nonostante le mie “intemperanze”.

    E’ diventato tutto come l’ho descritto io… sapessi quante persone me l’hanno detto… hanno letto, non hanno scritto, ma me l’hanno detto.

    Tutto il mondo è paese: purtroppo.

    *** E il prezzo che paghiamo è alto: e soprattutto stupido ***

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  10. chi lo sa perché la storia di molte famiglie è così… qualcosa si spezza. Finiscono i giochi dei bambini, di quando eravamo bambini, i genitori perdono l’entusiamo e la freschezza e la positività della gioventù… la voglia di costruire, di condividere.
    io ricordo i mei cugini con i quali giocavamo, facevamo le lotte, ci rotolavamo nei , giocavamo a nascondino, inventavamo favole e misteri. ora è tutto diverso. ora non ci riconosciamo, c’è una tale distanza che non riusciamo più a guardarci negli occhi (non con tutti, per fortuna), ci sono rapporti che si sono allentati perché nessuno trovava mai il coraggio o le motivazioni giuste per fare il primo passo, per vincere l’orgoglio e ritrovarsi. Si cresce, si prendono strade differenti, ogni nucleo familiare ha i suoi problemi e se alcuni hanno la tranquillità e la serenità di non nasconderli ai parenti, ma anzi dicercare un aiuto, un conforto, altri si chiudono a riccio.
    Ricordo le estati passate alla casa della famiglia di mamma, lì, sul pianerottolo, c’eravamo tutti, soprattutto quando venivano a trovarci “i veneziani”. zio Antonio grattugiava il pecorino, zia Melina preparava la pasta di casa, io mi arrampicavo sul mio cuginone,le donne intavolavano interessanti chiacchiere, gli uomini giocavano a carte, con entusiasmo.e quando arrivava la sera,subito dopo il tramonto, i più grandicelli andavano in “spedizione” nelle campagne vicine per rubare “mazzoccoli”-ovvero il granturco – che avrebbero poi arrostito lì, sul pianerottolo, per tutti. eravamo tutti felici. nessuno avava mai l’urgenza di rientrare a casa propria,o almeno a me sembrava così.
    Ora la brace che arrostiva il granturco è spenta.Quella casa disabitata. ogni volta che ci passo davanti io rivedo me bambina, rivedo tutta la famiglia, “la meglio gioventù”. Di tutto questo resta solo il fumo dei ricordi.
    Nulla sarà più come prima. In fondo nemmeno io sarò più una bambina (prima o poi… 😉 ).

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  11. Non si ha la voglia di fare il primo passo, e nessuno ha voglia di vedere la storia con gli occhi dell’altro, capire il suo stato d’animo, le motivazione che l’hanno portato a pensare e agire in un certo modo: magari sbagliando, ma in buona fede.

    E sì, i bambini conoscono “quella” famiglia, e quando quella famiglia non c’è più, è segno pure che non sono più bambini, ma non nel senso che è giunta la maturità, ma in quello che è finita la spensieratezza…

    *** e la storia continua… ***

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  12. comunque… volevo dire
    che trovo bellissime le parole di pani. è tanto saggio, ma come fa? come fa, dico, senza una lunga barba bianca? 🙂

    però, che uno usi o no la telecamera, i ricordi richiamano le immagini… certe volte basta sentire un odore, un profumo di allora, per rivedere il film…

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  13. Sì, pani è un saggio: dietro quella sua aria sorniona c’è una persona che ha capito la vita, con la massima semplicità e immediatezza.

    E lui sì che è una persona di rara modestia, non la Tremendisia!!! 😉

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  14. E’ partito il commento prima che lo terminassi: non sono completamente d’accordo sul fatto di non conservare immagini.

    Ci sono varie correnti di pensiero, ed è vero pure che le immagini vanno fissate nel cuore: ci sono religioni in cui l’iconografia non è prevista, neanche la foto del defunto sulla sua tomba.

    Beh, io non sono completamente d’accordo: a parte che a volte penso ai casi in cui le persone scompaiono, e com’è importante avere a mano fotografie recenti per la ricerca, ma senza arrivare a tanto, la vita a volte ci allontana dai ricordi, ed ecco che una foto, uno scritto, un filmato, servono a recuperare emozioni sepolte, o sconosciute.

    A me personalmente rivedere quelle immagini ha fatto venir voglia di fare uno sforzo in più per far riappacificare la mia famiglia, ma non solo: l’aver trovato una lettera di mio padre, che diceva alla mamma che era stato buono (in orfanotrofio credo), e se domenica lo portava al mare, mi ha fatto stringere il cuore, e capire che mio padre era stato bambino.

    *** noi non ce ne ricordiamo mai che i nostri genitori sono stati bambini… ***

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  15. E’ vero, a volte i ricordi richiamano le immagini, ma essendo un fruitore per eccellenza delle immagini, vuoi per lavoro, vuoi per hobby, ritengo che un film, come d’altra parte delle foto, possano aiutare a ricordare, e spesso rivedendosi o rivedendo delle persone care, subentra una sorta di tenerezza che arricchisce il ricordo, rendendolo ancora più tangibile, ancora più “vero”, senza per questo privarlo di alcunché.

    E forse è grazie a questa mia “mania” che oggi posso rivedere le immagini di una bambina che nuotava nella piscina come un pesce, è grazie a questa mia “mania” che quelle immagini vorrei rivederle continuamente.

    Per il resto, purtroppo essendo andato via dalla mia terra da giovane, non ho avuto il tempo di assaporare certi distacchi e l’unica cosa che rimpiango è non aver potuto coltivare certi rapporti, ma solo per problemi di lontananza.

    Ma a questo punto, il discorso diventa un altro.

    Un ultima cosa… le immagini fotografiche e i filmati, secondo me, raccontano la stessa storia, ma in maniera diversa e potendo usufruire di entrambe le cose, a questo punto è il massimo, ovviamente se l’uno e l’altro si “pongono il problema” di raccontare una storia.

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  16. forse scoprire il passato dei nostri genitori, rende migliori noi figli. noi che pretendiamo sempre di essere compresi e aiutati. forse scopriremo di nutrire per loro un sentimento ancora più profondo. li sentiremmo più vicini.

    Parlarsi, raccontarsi, ricordare… quanto, quanto è importante!

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  17. Sì. Però capita pure che sono i genitori a volersi porre sempre e solo come genitori, e mai come persone.

    Mia madre spesso dice “Quando ero piccola io comandavano i genitori, quando sono stata genitore comandavano i figli: ma quand’è il turno mio di comandare?”.

    Beh, veramente uno la guarda e pensa: “E’ questo il problema? Essere madre per te significava il tuo turno di comando? Il tuo riscatto sociale?”

    Mio padre mi diceva “Sei l’unica guerra che ho perso”. E io “Papà, sono una guerra io? Il rapporto tra me e te, era una guerra che dovevi vincere?”

    *** quante incomprensioni, quanti errori! ***

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  18. quanta verità oggi. quante verità.

    per sdrammatizzare un attimino, ecco, i filmati che abbiamo a casa forse sarebbe stato meglio che non fossero stati mai girati!!! mi spiego, ero una piccola grande peste da piccola, ed ogni volta che io, adesso, cerco di avere un atteggiamento maturo, serio, consapevole, educato, preciso subito parte la vendetta delle mie sorelle. Subito pronte con le videocassete, subito mi guardano negli occhi e mi dicono: ma forse non ti ricordi com’eri!!! i vhs dimostrano i miei maltrattamenti. no, no, non li ho subiti io, ero io che lanciavo pantofole, mettevo gli sgambetti, aspettavo che mia sorella più piccola cadesse nei miei tranelli…
    ci sono le prove della mia colpevolezza e non la scamperò più finché sarò viva!

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  19. Cara Diemme,
    che bell’argomento!

    Anche nel mio ambito familiare è accaduto ciò…ambito familiare e non solo: anche magari in quelle “amicizie familiari”, amici che frequenti da una vita e poi..scompaiono.

    Non tutti sono scomparsi, ma spesso svanisce oltre alle presenze anche IL CLIMA che si respirava.
    Io rimpiango quei momenti, sono serena e vivo felice oggi, ma pensarci e pensare a come tutto possa essere svanito…bè un po di malinconia (non tristezza) me la mette addosso.

    E cosi il mio sguardo, oltre che sul passato, si riflette anche sul futuro: sarò in grado io di ricostruire un domani, quando avro una famiglia “mia”, questo ambiente? e sarò ancor + in grado di MANTENERLO?

    Spesso credo che la “colpa” sia nella poca comunicazione, nel non voler (chissa poi perché) chiarirsi o meglio CHIARIRSI SUBITO; mi spiego: vedendo come sono andate le cose nella mia famiglia io credo che per troppo tempo mia madre, per esempio, abbia sopportato atteggiamenti a lei non graditi. Però non ha mai detto nulla…così è poi “sbottata” all’improvviso quando la maturità le ha dato la forza di dire ciò che non le andava bene… ma spesso le cose vanno dette al momento giusto e con i modi giusti… se no rischi di non venire capito e allora ecco che si crea l’INCOMUNICABILITA’. quanto è brutta questa Sensazione, sentirsi non + in grado di comunicare.
    Non dico che sia facile cercare di comunicare alle persone ciò che non condividiamo, ma credo sia la chiave di volta per moltissimi rapporti, soprattutto nella nostra era in cui la comunicazione è sì veloce, ma spersonalizzata e rischia spesso di essere solo fraintendibile e mai chiara…

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  20. Cara Lalla, quante verità hai detto! Non c’era solo la famiglia, c’era un clima familiare, un’atmosfera serena che si respirava e che è andata perduta.
    A volte i rapporti si sono allentati e ci si è persi di vista, ma a volte è solo lo stato d’animo che è cambiato, le persone sono le stesse, ma i sentimenti, il clima di fiducia no.
    Un altro punto cruciale hai toccato: la necessità di chiarire subito. Uno può avere un atteggiamento in buona fede, non sapendo che ferisce l’altro, allora perché lasciarglielo avere, soffrendo, autosobillandosi, per poi vomitare dopo anni addosso all’altro un insospettato veleno che magari non merita?
    Non solo, nei rapporti tra le persone il malinteso è sempre in agguato, e allora, dicendosi subito le cose, uno può ricostruire e chiarire, ma se glielo dici dopo anni, lo hai praticamente privato del diritto di replica.

    Non sono invece d’accordo sul fatto che la comunicazione nella nostra era sia “difettosa” rispetto alla precedente: non è certo internet, o il cellulare o che altro che bloccano la comunicazione. La comunicazione viene meno per altri motivi, carattere, mentalità, pregiudizio, e questi sono sempre esistiti.

    Se leggi i vari libri degli Harris sull’analisi transazionale, c’è un quadro molto chiaro di come avviene la comunicazione, che per essere efficace deve essere sullo stesso piano o su piani compatibili.

    E poi c’è sempre il “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, ma forse dovrebbero pure aggiungere “non c’è peggior muto di chi non vuol parlare” e “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”

    *** Arthur, dov’è che parlavamo di luoghi comuni e scoperta dell’acqua calda? 🙂 ***

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  21. per capire la difficile arte del genitore bisogna per forza di cosa essere genitori…
    Io ho sempre detto che se ai miei figli riuscissi a dare almeno il 30% di quello che i miei hanno dato a me, ecco, sarei felice.
    Forse questa consapevolezza mi fa perdonare tutto, anche gli eventuali errori che hanno commesso perché sono convinto che sono stati commessi in buona fede. Insomma, mi è andata bene, nonostante le rapide, le secche e i pesci siluro.

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  22. Invece le immagini…ecco, una decina di anni fa mia madre ha visto le vecchie filmine, quelle che duravano 3 minuti. Filmini che girava mio padre durante le vacanze in montagna. E si è commossa nel rivedere i tempi andati, quando eravamo tutti piccoli, piccoli pulcini intorno alla chioccia.
    Ecco, è stato quel giorno che ho deciso di conservare le immagini nella testa e poche su supporto. Va bene documentare qualcosa ma non capisco gli eccessi, tutti questi genitori armati di telecamera che riprendono intere festine, battesimi, recite. Il bello è che poi nemmeno le riguardano.

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  23. Sono assolutamente d’accordo con Arthur, le immagini arricchiscono, direi, amplificano il ricordo al punto quasi da attualizzarlo, ma non bisogna abusarne. Il ricordo, sia di ciò che ritraggono ma soprattutto del momento stesso della ripresa.
    Mio padre, un pittore schizzato da strapazzo, oggi, peggio di ieri, quelle poche volte che ci ha raccontato i momenti significativi della sua, nostra vita, lo ha fatto sempre indicandoci quel tale dipinto, insignificante per l’immagine riprodotta ma rievocativo del momento dell’esecuzione.
    La nostra vita raccontata attraverso una sessantina di tele o semplici disegni, per lo più custoditi in cantina, alla rinfusa e difficili da ricercare.
    Da poco sono ritornato allo scatto, forse anche per merito vostro o di Arthur, non so. Per due anni non sono stato capace di prendere in mano una fotocamera, il solo contatto mi procurava nausea e fastidi fisici, roba d’analisi…
    Ma questo mi pare d’averlo già raccontato.

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  24. Ciao. Finalmente passo a darti un saluto. Sì, i come eravamo delle famiglie, soprattutto se allargate, possono essere molto complessi. E ognuno ha le sue ragioni, come dici. Capisco il dispiacere di essere distanti quando prima si era insieme, soprattutto se basterebbe poi così poco a colmare la distanza.
    Ciao e a presto.
    Fioridiarancio

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