I paroloni

   “Diemme, ti ricordi E.? “ mi chiede una mia amica, una volta che eravamo a cena fuori con suo marito.

“No”.

“Dai, quello che usava tutte quelle parole strane!”.

“No, non me lo ricordo”.

“Dai, ti ricordi che ogni tanto se ne usciva con una parola difficile, di cui neanche lui sapeva il significato, e poi abbiamo scoperto che se le cercava la sera sul dizionario, per spararle il giorno dopo, per lo più totalmente a sproposito?”.

“Non mi viene proprio in mente”

“Dai, se ne usciva sempre con paroloni tipo vernacolo”.

“E che, vernacolo è una parola strana?”

“Per te che lo sai no, ma vuoi scommettere che M. (ndr, suo marito) non lo sa?”

E, rivolta al marito “M., tu sai cosa significa vernacolo?”.

A quel punto M. tuona contro di me: “Ecco, poi ti lamenti che stai sempre sola, ma parla come magni, tu sei capace di stare con un uomo e sul più bello dirgli Caro, mi fai vedere il tuo vernacolo?

Al “Caro, mi fai vedere il tuo vernacolo?” io e la mia amica non abbiamo resistito, e giù a ridere a crepapelle.

“Sì, ridi ridi, ma ci pensi a un povero disgraziato, che per venire a letto con te si deve portare appresso il vocabolario?”

Io e la mia amica eravamo piegate in due dalle risate, io in particolare con le lagrime agli occhi (è il mio modo di ridere, mi capita spesso… ). Comunque riesco a replicare: “Ma dai, ma chi è che nell’intimità parla forbito?”

“For dito? Pure for dito?”.

Non ne potevamo più dalle risate, fu una serata veramente esilarante.

 

*** Ma un’avventura col suddetto è esclusa, e non soltanto per correttezza… ***

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11 thoughts on “I paroloni

  1. La moglie dopo ha ribadito quello che ha sempre detto, prima e durante; è una di quelle che si è sposata per non rimanere sola, vive una situazione insostenibile convivendo con uno stato d’ansia ormai cronico, ma tutto è sopportabile, pur di non vivere una vita da “single”: e il problema dell’individuo non è certo limitato al dizionario…
    Una volta lei mi telefona disperata, raccontandomi che una tizia ha messo gli occhi addosso a suo marito e mi chiede: “Che devo fare?”.

    *** E io: “Telefonale e chiedile che ci trova, hai visto mai che ci apre gli occhi!” ***

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  2. alcuni usano le parole per non comunicare. In genere lo fanno gli informatici, quando chiedi loro i motivi di qualcosa che non va. Ti rispondono con termini astrusi, tecnici, incomprensibili ai più. Lo sono gli arroganti intellettuali, quelli che credono che basti qualche parola per far vedere quanto sono intelligenti.
    A me sono sempre piaciute le persone di poche parole, non quelle mute o assenti ma quelle che danno il giusto peso a tutto ciò che dicono

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  3. Alcuni usano termini astrusi per darsi un tono, e sono talmente idioti da non capire che non se lo possono sempre permettere, che magari la persona che hanno di fronte sa leggere e scrivere un po’ più di loro, e allora ci fanno solo una figura barbina. A me piace il linguaggio ricco, ma se uno questo patrimonio linguistico non ce l’ha, fa molta più bella figura a usare quello che conosce, essendo almeno cosciente di quello che sta dicendo.
    Quelli poi che dicono le frasi a effetto per farlo, questo presunto effetto, sulle donne, e sostenendo poi che “è quello che le donne vogliono sentirsi dire”, beh…

    *** […omissis…] ***

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  4. L’ho vista, l’ho vista… aspetto le prossime puntate!

    Per quanto riguarda la telefonata, almeno l’ho fatta ridere! Comunque sono passati quasi vent’anni, e stanno ancora insieme: chi se l’accatta quello!

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  5. Visto che sei così impiccione (e per una che si espone su un blog gli impiccioni sono una soddisfazione!) te ne racconto un altro pezzetto, sempre piccante e succulento: una volta che ero a cena a casa loro, il deficiente ha fatto delle avances, mentre la moglie era a cucinare. Io ho fatto finta di non aver capito che facesse sul serio e l’ho buttata sullo scherzo: ho detto a voce alta alla mia amica da una stanza all’altra “Guarda che tuo marito ci sta provando” e lei “Pigliatelo” e io “No, tientelo!” e lei “Ma no, pigliatelo” e io: “Per carità, tientelo!”.

    *** Potete immaginare come c’è rimasto il bell’Antonio, che stava giocando a fare il latin lover! ***

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  6. 😆 😆 😆 😆 😆 ……….. a dir la verità….. (sussurrando) Diemme, che cos’è un “vernacolo”? 😳 ……… e va bene 🙄 …… non lo so….. riconosco….. scusatemi, vado un attimo su Wiki…. ho una cosa….

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    • Il vernacolo è il dialetto, la lingua locale, quindi tu capirai che una frase come “caro, fammi vedere il tuo vernacolo” faccia morire dal ridere.

      Semmai, un vernacolo si ascolta, ma dire “Caro, fammi sentire il tuo vernacolo”, suona pure più ambiguo! 😆

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