L’emozione di un figlio

In un commento a un post precedente Arthur (ormai definibile coautore di questo blog), ci ha voluto regalare una poesia scritta da suo padre, e ce l’ha dedicata “con l’emozione di un figlio”.

Questa frase mi è entrata dentro, e ha iniziato a scavare: io con i miei genitori non sono mai andata d’accordo, ciò non toglie che amassi mio padre profondamente.

Ciò non toglie che ogni volta che incrocio una persona che nutre devozione per i propri genitori, io senta una fitta al cuore, e una gran voglia di provare la stessa cosa.

Io amavo mio padre: ma quando è morto erano tre anni che non ci parlavo, e lui ha capito di essere prossimo alla fine solo dal fatto di avermi visto al suo capezzale.

Questa la poesia che scrissi per lui, oltre vent’anni fa, e che lui, ovviamente, mai lesse:

DISSENSO

…ma tu, padre, non sai quanto ho pianto.
Tu, padre, non sai QUANDO ho pianto.

E ora il tuo sguardo si perde sulla mia fronte,
tra i miei capelli,
tra i tuoi ricordi.
Poi abbassi gli occhi,
e scuoti lento il tuo capo.

Ma tu, padre, non sai che ti ho cercato:
quando, nella vita, salivo,
quando, nella vita, scendevo,
io ti ho cercato padre,
senza trovarti mai.

E sulle strade di quella terra,
promessa per noi ai nostri padri,
tra mille cuori di profughi stremati,
c’era anche il mio, disperato.

Ma tu, padre, non c’eri.

Hai attraversato su ponti troppo alti
i fiumi delle mie lagrime,
senza volerti affacciare,
hai messo sale sulle mie ferite
per dire al mondo “La so piegare”.

E ora, mille dita mi accuserebbero,
se tu, padre, mille dita avessi.

La tua vita, di gioie e di dolori,
è sempre scorsa sui binari diritti
dell’accettato costume.
La mia, va su sentieri impetuosi
che la tua mente non può capire.

Porto il mio fardello lontano
dai tuoi lontani giudizi.

(Patrizia Vivanti – 1986 circa)

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3 thoughts on “L’emozione di un figlio

  1. Cara …, è una splendida poesia che, mentre la leggo, mi entra nell’anima.

    Non c’è devozione? C’è n’è un’immensità.

    E’ come una preghiera, fatta in punta di piedi, quasi a non volerlo distogliere, da ciò che per qualche motivo, te lo aveva allontanato.
    E la fitta, sono io che l’ho provata, leggendola, immaginandoti dopo al suo capezzale, china su di lui…e poi, quanto tempo è passato…
    E’ con l’emozione di un figlio, che te lo dico.

    Mi piace

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