Era mia madre…

maternita.jpgA volte guardo mio figlia, la stringo forte al cuore e penso che, se lei dovesse provare per me quello che io provo per mia madre, impazzirei dal dolore.

Ho impiegato tanto tempo per capire che non avevo genitori, perché all’anagrafe questo non risultava.

Mi dicevano: quando sarai madre capirai. Ma sono diventata madre, e ho continuato a non capire.

E’ il dislivello culturale, ha detto qualcun altro: ma io non ci andavo d’accordo neanche quando ero una bambina in quinta elementare.

Forse è il dislivello epocale. O forse quello caratteriale.

Mia madre oggi fa di tutto per farsi benvolere, e questo mi dà tremendamente fastidio: ho trascorso la mia intera esistenza a metabolizzare il fatto che lei non ci fosse, e ora che ci sono riuscita, dovrei disfare tutto e ricominciare daccapo?

Vorrei capirla. Una mia amica, in piscina, un giorno si è appartata con la propria madre ed è sparita. Poi ha fatto un salto di un minuto, per dirci che la madre, finalmente, dopo 46 anni di incomprensioni, le stava parlando di se stessa. E che lei, finalmente, aveva rivisitato tutta la propria storia con gli occhi di sua madre.

Ed è riuscita a capirla. E quando si capisce non c’è più neanche bisogno di perdonare. Perché si capisce che non c’era dolo nell’altro. Non un minimo di malafede. C’era solo l’impossibilità di agire altrimenti.

Io vorrei capire mia madre. Ma per capirla bisognerebbe che si spiegasse. Invece lei se ne sta lì, dimessamente, in disparte, in fondo aspettando che qualcuno si occupi di lei. Perché non lo sa come si fa a campare. Perché è disorientata. Perché vede le sue figlie leonesse lottare per la vita, e sente di non saperlo fare. E allora aspetta che qualcuno lo faccia per lei. E confonde i ruoli. E carica la vita sulle spalle di quelli che una volta erano pure bambini, su spalle che una volta sono state pure piccole.

E conferisce loro l’incarico di vivere anche per lei.

Lo fanno in tanti.

Lo fanno in tante.

Mia madre l’ha fatto.

Il padre di mia figlia l’ha fatto.

E a me resta il compito di sbranare il cucciolo di bambi per portare il cibo a casa. E lasciare che loro se ne servano, magari non lasciandomene neanche un brandello.

Poi, sazi e satolli, potranno pronunciare il loro sermone contro la caccia. Tenendosi compagnia.

Mentre io, da sola, riprenderò la caccia. In una foresta che è buia anche per me.

Il mio cult movie? “Finché c’è guerra c’è speranza”.

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9 thoughts on “Era mia madre…

  1. Non c’è bisogno di capirla, prova ad amarla, a volerle bene, a provare tenerezza e pietà per lei. Lei è sempre più piccola, via via che passa il tempo.
    Non darle MAI retta (quello che pensa lei non va sicuramente bene per te, e la sua esperienza è proprio quella rovinosa che tu hai meditatamente scelto di NON fare…), e non confrontarti MAI sulle rispettive idee di ciò che sia da fare o no (inutile e dannoso, anzi devastante!) ma aiutala a scoprire che cosa le piacerebbe, e a tacitare quello che pensa di dover dire. Falle un po’ di coccole, un po’ di compagnia, portala una volta a fare o vedere qualcosa dove porteresti un amico. Se riesci a farla ridere e a ridere un po’ con lei, forse toccherai con sorpresa una persona, quella che era o poteva essere prima di pietrificarsi in una MOMMA. Alla fine, potresti perfino finire per trovare un interesse in quello che ha da raccontare!

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  2. Cara Diemme, ho letto del papà, ora della mamma e credo di aver almeno capito a chi dei due tu assomigli, due figure molto differenti, dal punto di vista della forza caratteriale, che potevano compensarsi assieme, un equilibrio ormai rotto e dal quale credo che la mamma non si sia più risollevata.
    Mi ha fatto pensare alla vedova di un amico, che a distanza di anni ancora vive nello smarrimento, anche per le cose meno complicate, delle quali era stata abituata a non curarsi, pensava sempre tutto lui.
    Tu sei figlia del papà, con una grande forza interiore, che non si tira indietro, appunto va nella foresta buia a cacciare, se c’è bisogno di selvaggina!
    Credo che tu, nel cercare di capirla, non possa prescindere dal fatto che era la moglie del papà, con pregi e difetti che ciò comporta…..ora più difetti, a quanto pare!
    Scusami se mi sono permesso questo giudizio, peccherà sempre del basarmi solo su poche parole, mentre prima di esprimere giudizi si dovrebbe saperne molto di più!
    Però, un pò alla volta metto assieme pezzettini del tuo mondo, quindi di te e questo mi consentirà di sentirti più vicina, amica come spero tu diventi.
    Ciao, buona serata!

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    • Oh, caro Sergio, ti assicuro che mia madre si è ripresa benissimo dalla vedovanza, è diventata un’altra, tutta pimpante e ringalluzzita!

      In questo suo diventare un’altra, sono persino riuscita a stabilire con lei un rapporto di discreta serenità, ma certo non riesco a viverla con familiarità.

      Per mia figlia è una nonna da favola, e a me questo basta, e di questo le sono profondamente grata.

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  3. Per comprendere i nostri genitori sono necessarie due circostanze, una piacevole, l’altra ineluttabile e dolorosa. Dobbiamo per prima cosa diventare genitori noi stessi e, purtroppo, devono venire a mancarci. È nella natura e sin da piccoli – contrasti a parte – cresciamo con la paura e la consapevolezza che un giorno verranno a mancare. Da genitori capiamo e comprendiamo le loro paure e le riviviamo. Finché ho potuto dire “mamma” e “papa” mi sono sentito un ragazzino… Nonostante tutto. Sum quid eris….Sembrava dirmi mio padre ed infatti son finito per diventare come mio padre ripercorrendo i suoi stessi errori, rectius quelli che io consideravo tali: le sue ansie verso me o le sue aspettative.quindi dm benedici il cielo e ringrazia di poter ancora dire “mamma” e cerca di comprendere le sue scelte soprattutto quelle da te non condivise ma ancora di più spera che tua figlia comprenda anche lei che madre sei e sei stata.

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    • @Lutring: ma io non è che non abbia capito mia madre, vittima dell’essere orfana, dell’essere debole, dell’essere povera, dell’aver passato la guerra, di avere la mentalità del cucco, solo che è difficile convivere con i danni che ha fatto: i genitori, in genere, sbagliano per troppo amore (come per l’ansia di cui tu racconti), o per i sogni che si nutrono per loro, o perché si vuole proiettare la propria vita su di loro, ma gli errori di mia madre sono stati ben altri, voluti, e non voglio neanche tornarci su.

      Ora di anni ne sono passati tanti, troppi, oramai non si può più riaggiustare nessun tiro, sicuramente non lei nei miei confronti, forse io nei suoi sì, ed è quello che faccio. Senza nessun amore, ma solo per dovere, faccio la figlia presente e attenta. Più di questo davvero non posso.

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    • Eppure il tempo ci ha riavvicinate, sai? Non lo credevo possibile, e in fondo non è stato possibile, ma lei è diventata un’altra persona, e se anche quel sentimento di legame primordiale genitore-figlio è perso per sempre, il rancore si è davvero dissolto, questa nuova persona non lo merita, perché non è quella che tanto male mi ha fatto.

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    • Sono contenta che tu sia riuscita a ritrovare un equilibrio e a lasciar andare la rabbia, sono sicura che non è stato facile e ti ammiro per questo…

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    • Più che non facile sarebbe stato impossibile, se lei non fosse cambiata. Il male che mi ha fatto non l’ha mai capito, però è davvero un’altra, non avrebbe più senso avercela con lei, farle pagare il conto di qualcuno che non c’è più.

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