Le parole che non ti ho detto…

Avevo 11 anni quando mi sono innamorata di te.

Ma quello che non sai è che è successo prima di conoscerti.

Bazzicavo la casa della tua prof di lettere, e mi divertivo a leggere i temi dei suoi studenti: la prima volta che me ne capitò sotto gli occhi uno tuo…patatrack, frittata fatta! Per sempre.

Ti ho seguito finché ho potuto, ho vissuto la tua vita attraverso le tue parole: ho scelto un tipo di liceo piuttosto che un altro perché c’eri tu, ho preso il diploma con un anno d’anticipo perché tu non c’eri più, sono andata all’estero seguendo uno sconosciuto perché tu stavi con un’altra da una vita, e sono tornata perché comunque, per me, esistevi soltanto tu.

Non mi rammarico perché non siamo mai stati insieme: sentivo troppo la differenza sociale, e non mi sarebbe andato giù essere la cenerentola della situazione, e poi…

Mi ricordo che una volta ti offristi di accompagnarmi a casa: prima ti dissi di sì, ma poi mi resi conto che l’emozione era troppo forte: balbettai una scusa, e mi defilai (ancora mi ci mangio le mani a morsi).

Ma una volta ti incontrai comunque lungo la via, e percorremmo un tratto di strada insieme: risultato, 2 giorni a casa con la febbre alta.

Tutti che mi dicevano: ma se ti fa questo effetto un tratto di strada percorso insieme, qualora accadesse dell’altro che ti piglierebbe, un infarto?

Ebbene sì, penso che l’effetto sarebbe stato quello. Sarebbe quello, tuttora..

Dicevo, non mi rammarico per il fatto che non siamo stati insieme, ma per il fatto di non avere mai fatto nulla per te: cosa non avrei fatto perché tu fossi felice! Sì, era questo quello che provavo e che volevo, che tu fossi felice, anche lontano da me.

Sapevo di certe tue crisi adolescenziali (amici comuni…), e una volta, fuori della scuola, ti ho visto triste, in un angolo, asciugarti una lagrima con il dorso della mano: che cosa non avrei fatto per asciugarti quella lagrima! E quanto ha pesato quella lagrima sulla mia di adolescenza!

Un’altra volta, eravamo ancora al liceo, io stavo parlando con dei tuoi amici, tu ti avvicinasti, e al solito fui investita da un’emozione troppo forte: le gambe tremavano, le parole non uscivano più dalla bocca.

Non trovai niente di meglio da fare che dirti che stavamo parlando di cose private, praticamente invitandoti ad allontanarti: se c’è qualcosa nella vita di cui mi sono pentita, sicuramente sono state quelle parole.

E poi siamo diventati grandi, io mi sono sposata, tu no. Io ho divorziato, e tu eri il legale che mi rappresentava: non avevo occhi che per te, e mentre il giudice chiedeva se non c’era possibilità di riappacificazione, e mio marito tentava di balbettare qualcosa, pentitissimo di avermi lasciata, io mi sentivo male per l’emozione forte che provavo a essere lì, accanto a te.

Ho provato a dimenticarti, ho provato con tutto il cuore, ma non ce l’ho fatta.

E alla fine mi sono rassegnata a restare sola.

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7 thoughts on “Le parole che non ti ho detto…

  1. Non posso leggere queste cose, mi rotolo per terra per conto dell’interessata. Ma dov’è quest’avvocato? Non hai bisogno di un consiglio legale? Fai testamento, litiga col condominio, dai un pugno alla vicina, ammacca qualche auto così per gradire… Uno spazietto per il futuro, che diamine! Poi ti porti dietro questo testo, chiudi gli occhi, e, costi quel che costi, glielo leggi (naturalmente lo leggi ad occhi chiusi perché lo sai a memoria). Anche a studio, in udienza, in bagno, al bar… Poi facesse lui!

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  2. se fossi l’avvocato mi sentirei lusingato, forse un po’ “impaurito” dalla forza delle emozioni che hai provato. cercherei di parlarti con serenita’ di questi sentimenti, di queste sensazioni e recupererei una parte del passato permettendoti di fare altrettanto….
    in ogni caso a volte sono belli anche i ricordi di emozioni o persone sospesi nella memoria e nel tempo. ti auguro di cuore di recuperare un rapporto (di qualsiasi tipo esso sia) con l’avvocato.

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  3. E’ una bella storia, comunque vada…Sai nonostante tutto io resto un’inguaribile romantica, una che crede nell’Amore, sì quello con la A maiuscola, quello legato al tuo Destino, quello che ti cambia la vita per sempre, quello che ti fa soffrire, aspettare, ma ti regala emozioni impagabili e alla fine…chissà. In questa vita, o nella prossima, ti aspetterò.

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  4. Carissima
    segui il consiglio di cytind, fagli pervenire quello che hai scritto, lo leggerà con calma, senza che tu parlando inizi a balbettare, potrà leggerlo e rileggerlo e rileggerlo ancora.
    Potrà provare paura senza fartelo vedere, potrà piangere per quello che legge senza vergognarsi.
    Quando si provano emozioni così forti vanno esternate, tenerle dentro servono solo a rimpiangere quello che non si fa.
    Meglio un no avendogli detto ciò che provi che il rimpianto per non avergli mai detto nulla.
    Un abbraccio e buona fortuna

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  5. Ahi Diemme, poichè sto solo scrivendo approvo i consigli di Cyntid. Se fossi io a dover andare dall’avocato per parlargli col cuore in mano di una così tenera eppure bruciante emozione, non so se ci riuscirei. Troppo timida. Peccato però.

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    • @Luisa: credo che lui le abbia lette le mie parole… non ho mai avuto un ritorno, è passato sotto silenzio.

      D’altra parte, che ritorno avrei dovuto avere? E’ il racconto di quello che provavo da bambina, forse un sorriso, e poi la vita continua.

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