
Cari amici, abbiamo parlato più volte della nostra vita, delle nostre esperienze, di quello che abbiamo imparato durante il nostro percorso.
Leggendovi, e intuendo la vita che c’è dietro le vostre parole, ho sentito il bisogno di ascoltarvi di più, e di raccogliere le vostre esperienze e le vostre riflessioni.
“La saggezza è ai piedi di un vecchio”, recita un antico proverbio e un altro, secondo me, lo accompagna: “Chi sa ascoltare vive più vite”.
Ora io metto questo spazio a disposizione delle vostre parole e delle vostre testimonianze, affinché questa pagina diventi “il nostro vecchio”, i nostri avi narranti, la fonte di ascolto degli altri che ci permetterà di vivere più vite.
Sono ovviamente ben accetti anche racconti di esperienze indirette, i quali comunque trasmettano un messaggio sul quale riflettere: vi aspetto!
E non vi azzardate a pensare che la vostra storia è sciocca e non merita, nessuna storia che abbiamo vissuto e che ci ha lasciato un segno, sia pure piccolo, può esserlo!































Inauguro questo spazio, lasciato a disposizione da Diemme, perché è una bella occasione che mi/ci viene offerta e mi fa tristezza saperlo vuoto.
Inoltre potrò preoccuparmi meno del mio essere logorroico e spesso dispersivo.
Sono qui per rispondere a Diemme che mi chiede ragione del mio lurkare e dopo che ieri sera mi sono preso del voyer, guardone e scopofilo (senza emoticons che alleggerissero il colpo
) alla festa online di Fra Puccino su suolo Bananense, non posso non esprimermi.
Quindi ecco:
“Confessioni di un lurker.”( e molto di più)
Capita, nella vita capita, diciamo così anche se siamo fra quelli che pensiamo che “niente accade per caso”. Perché a volte è bello smettere di razionalizzare, di cercare di controllare gli eventi; è bello lasciarsi sorprendere, meravigliare. Davanti ad una prova ci prepariamo cercando di prevedere tutte le possibili varianti tranne accorgerci poi, una volta, bene o male, superata, che la realtà prevale sulla nostra fantasia. E’ raro che possiamo dire: “…tutto come previsto…”. A meno di non aver bisogno di confermare che siamo sempre in grado d’indirizzare la nostra vita.
Capita, dicevo, di crescere in una famiglia ( in senso allargato) non banale, dove c’è dialogo, anche se questo è in parte strumentalizzato da genitori un po’ troppo “controllori”; di avere amici, compagni di liceo o di fede (politica e/o spirituale), con i quali filosofare sui perché.
Quando la sera prendi la corriera per andare in piscina, ti confronti con le operaie assorbite nella lettura dei fotoromanzi, con le tute blu che discutono solo di calcio. Ma è un mondo che ti sfiora appena. Ti sembra quasi una minoranza. E’ con quelli con cui dividi buona parte della giornata che ti senti a casa, è il tuo mondo, che nella tua testolina diventa Il Mondo.
D’altra parte vai a manifestare davanti alle fabbriche ed i sindacalisti (quelli di allora) entrano nelle assemblee scolastiche. Abbiamo pensieri simili.
Mica che eravamo tutto pane e serietà, eravamo anche goliardi un bel po’.
Poi capita che qualcosa si rompa, l’università, l’abbandono della stessa per inseguire altri sogni, il conseguente servizio di leva (allora obbligatorio).
E qui si apre un altro scenario: quella che tu consideravi una minoranza si rivela essere la parte dei più. Tassi incredibili di analfabetismo o bassa scolarizzazione, machismo, convivi con modi di pensare che dici ” ma manco ai tempi di mio nonno”, almeno credevi.
A volte sei tu quello guardato in cagnesco, qui si gioca a chi ce l’ha più lungo.
Qualcuno finisce in ufficio, altri sono foraggiati economicamente da casa e si mescolano il meno possibile.
Dopo un anno torni a casa. Hai bisogno di tempo per abituarti nuovamente ai ritmi civili.
Gli amici sono sempre lì, accoglienti: alcuni continuano a studiare, altri hanno cominciato a lavorare con buone possibilità di carriera. Ma le serate insieme esistono ancora, le chiacchere scorrono leggere o pesanti fino a notte fonda.
Ora però so qualcosa in più, che noi non siamo il mondo.
Passano gli anni e le strade, se non si dividono, si fanno diverse.
Io per caso (?) o per scelta, mi trovo a vivere realtà molteplici. Sono curioso e la stabilità non è ancora nei miei programmi. Diciamo che cerco (in realtà sono un vagabondo irrequieto).
Tante esperienze, senza essere sicuro che tutte mi abbiano in qualche modo arricchito.
Fino al momento in cui mi fermo, mi guardo intorno e mi viene spontaneo domandarmi: “ma la mia gente dov’è?”.
La comunicazione passa ora attraverso le nuove tecnologie, altro che bollette della Sip (leggi Telecom). Che bisogna nascerci per capirle ed utilizzarle al meglio. Diciamolo, cresciuto in quel di Bologna, sono le osterie che mi mancano.
I computer m’intrigano, ma preferisco più studiare i software che non il web, faccio fatica a riconoscermi nei nuovi mezzi di comunicazione.
Ma al solito sono curioso e comincio ad osservare.
Scarto le chat che mi sembrano un gran casino. Non riesco mai a capire chi domanda o risponde a chi. Micromessaggi più che altro farciti di ahahaha, ehehehe, lol, e così via.
Mi accorgo che non appartengo alla generazione degli Sms. Qualche collega mi riferisce di serate passate in chat; le conclusioni sono sempre quelle: “ci siamo divertiti tanto, da morire dal ridere. Ahahaha, Lol”. Cioè, se non ti diverti, mica sei normale.
Ed allora passiamo ai Blog. Ho sempre avuto la tentazione di aprirne uno, perché scrivere mi completa ed essere letto dà un ulteriore motivo per farlo. Meglio controllare prima, eh.
Il primo impatto ce l’ho con Blogbabel. Classifiche, discussioni, imparo cos’è l’autoreferenzialità.
Qualcuno è interessante e lo seguo ancora. Ma il livello di conoscenze informatiche esibito è troppo alto, m’infastidisce.
Myspace, Splinder, Blogger, WordPress. Comincio a mettere nel Segnalibri di Firefox i primi link.
Classificare i tipi di blog è quasi impossibile. Mi viene naturale scartare quelli di artisti, non sono tale; seguono quelli che sembrano una chat avanzata dove, a fronte di temi interessanti, ci sono 50 commenti fatti di “ahahah, quanto sei bella, ti adoro, lol, non so cosa scrivere ma ho in mente una ca**ata e te la posto”(l’importante è divertirsi); c’è chi tiene un diario e se ne frega di chi legge (l’importante è la visibilità); quelli intimisti e qui si può scegliere; quelli letterari, troppo bravi per me; quelli informatici e quelli d’informazione e via dicendo.
Ed io? Dove sono in questo mondo virtuale? Io che continuo a cercare “la mia gente”.
Sono perplesso se aprirne uno mio, in primo luogo perché sono timido (nonostante la virtualità) eppoi non so bene come reagirei a dei ritorni troppo negativi. (avete mai visto l’aggressività usata in alcuni casi? A dire il vero più propria dei forum). Vabbè, sarà un po’ d’insicurezza che emerge, ma che fa?
Scopro sempre casualmente (?) che esiste la parola Lurker e dico “sono io”. Ma il lurker vero non si espone quasi mai con dei commenti ed io ho il brutto vizio di non riuscire a stare zitto.
Mi tengo lo status e divento infedele alla definizione.
Molte di queste considerazioni mi vengono in mente dal post ” Anime blogghe” di Splendidi Quarantenni e dai relativi commenti.
Una cosa di cui mi sono reso conto è che i blogger finiscono per aggregarsi, secondo similitudini, in vere family. Si riconoscono e si conoscono, si scambiano visite, organizzano serate, si vogliono bene, hanno anche altri strumenti per mantenere le loro comunicazioni.
Molti invitano i lurker a manifestarsi, ma non tutti sono poi ben accoglienti. Non considerano i tuoi commenti. Punto. Se non sei anche tu un blogger, uno che si fa leggere, non sei preso molto in considerazione ( non è quasi mai una cosa di casta, ma di senso di appartenenza). A meno di non sruffianare un po’. A me sembra una visione un po’ ristretta, d’altra parte specchio della vita reale.
Non sono un blogger, non sono un vero lurker, allora su quale sedia posso sedermi?
Ancora una volta uncategorized.
Nel mio segnalibri ho una cartella “blog”, dove ho i link a pagine per me interessanti, ed una sottocartella “best” dove so che qualcuno dialoga con me.
Un ultimo motivo per cui non sono blogger è proprio quello della conoscenza che potrebbe andare oltre la rete. A me piace ancora la dimensione virtuale. Poi un giorno chissà.
Nano-nano L oL gulp r otlf
Diemme se il tuo blog appartenesse alla categoria di quelli che non stimo e non mi piacessero le persone che lo frequentano non sarei qui a giocarmi la faccia (virtuale ehehehehe).
A te Lady Ginevra moderare o meno.
Ho letto con grande interesse e partecipazione tutto quello che hai scritto e, coinvolta com’ero, come avrei potuto non abbassare la guardia?
Ed ecco che il “Lady Ginevra”, appartenente a un periodo spensierato e giocoso la cui esistenza si è disintegrata come sotto la bomba di Hiroshima (eh già, Tremendisia=Hiroshima, i conti tornano), mi ha fatto saltare sulla sedia (veramente sono sul letto, ma a descrivermi zompettante sul letto pare brutto
).
Lady Ginevra è nell’archivio della preistoria: oramai c’è Diemme, e pure senza l’ “amorevolmente sostenuta da” (questa è una vecchia storia, archiviata anch’essa, e comprensibile ormai solo ai soci fondatori).
Grazie Bali del tuo grande intervento, da rileggere e meditare. Un bel regalo per me stasera.
Grazie a te Diemme.
Penso non sia uno scherzo di wordpress se sono spariti gli Archivi. Ne avevo letti diversi di post archiviati, poi avevo abbandonato, non tanto per noia, ma perché credo che l’importante sia ri-conoscere quello che che tu sei Oggi e che Oggi vuoi condividere.
I lurker possono essere anche impiccioni ed irriverenti. Preferisco evitare.
Ps qualche giorno fa, però, un click mi ha mostrato la foto con il ritratto di una donna felice. Una tua collega presumo. Bella foto.
Non era una collega. Credo si trattasse di una mia bisavola.
(le mie colleghe non sono particolarmente felici…
)
Bali, mi sono dimenticata di dirti che mi ha colpito molto il passaggio in cui racconti come tu fossi convinto che gli essere pensanti fossero la normalità e gli altri l’eccezione, salvo accorgerti che è esattamente il contrario: una triste verità di cui ho dovuto prendere atto ben presto anch’io, e con cui ancora non ho imparato a convivere.
Ci tornerò su.
Diemme, passando da Splendidi Quarantenni, gli fatto presente che avevo scritto qualcosa da te sui lurker.
Spero non di non aver peccato di una qualche scorrettezza.
Rispetto agli esseri pensanti e no, il discorso può essere lungo (visto che da allora di anni ne sono passati parecchi) e va fatto, secondo me, mettendo i puntini sulle i.
Ma ascolterò volentieri quello che hai da raccontare in proposito.
@Bal: figurati, che tipo di scorrettezza mai potrebbe essere? Io non è che abbia una gran coda di paglia, ma anche ad averla, in cosa mai avresti mancato?
Per quanto riguarda gli esseri pensanti o meno, è un discorso che mi avvilisce tanto, e che al momento non mi sento di fare. Posso solo dirti che a volte, di fronte a cose che mi sembrano così lapalissiane ed evidenti, incontro dei muri, e la cosa mi sconcerta. Ebbi una volta a dire al mio capo: “Voi siete come quelli che, davanti a un uomo che cadendo dall’ottavo piano, nel momento in cui passa davanti al primo dite ‘Finora non si è fatto niente’, e se uno (una) prova a dire magari ‘prendete materassi, chiamiamo i pompieri, facciamo qualcosa ché quello si sfracella ‘, lo additate come critico e distruttivo.
Poi, davanti alla disgrazia, mentre fate il vostro dovere di andare al funerale, la persona che quel funerale avrebbe cercato di evitarlo, magari sbatte la porta e se ne va, passando pure per disumana e irrispettosa del dolore altrui”.
Cosa mi ha insegnato la vita? Che i fatti palesi non sono palesi per tutti, che la gente non impara niente dall’esperienza, che quando troppi incapaci vanno avanti si cominciano ad autoreferenziare, a cantersela e a suonarsela: e allora è veramente dura. E pericolosa.
Grazie Balibar, anima blogga pure tu
Ciao diemme.
un abbraccio
Ciao Splendido, un saluto anche a te, e a tutte le belle anime blogghe.
balibar ……….. l’apertura delle risposte e fantastica.. Idem nelle pensieri.. ma hai scritto cosi bene.. cosi viva.. complimenti.. letto con vero piacere.
Un caro saluto Diemme.. sono ancora qua a vagabondare.. incantata.. con stima, lisa
Grazie Lisa. Non so dire di più.
Appena una sbirciatina al tuo(vostro?) blog. Interessante e originale.
Vero, Diemme è una gran padrona di casa.
Grazie a poesilandia, e grazie di tutti i vostri bei complimenti, ma non me ne fate troppi, ché già ho un’eccessiva tendenza all’autostima
Anch’io ho dato una sbirciatina al tuo blog, ma ina ina: torno con maggiore calma, mi ha dato l’idea che ci siano un sacco di belle cose da leggere.
@Bali: padrona di casa che tu aiuti a fare gli onori di casa…
Dopo il tormento di caldo e afa, vi lascio un pò di refrigero di aria fresca, e l’odore della piogge.. e stupenda.. una serena serata cara Diemme e a voi tutti
Lisa
Ps: la vostra visite nel mio angolino saranno graditissimi.
Lezioni di vita? Hmmm……
Quel sabato mattina. Mi trovavo nel treno che mi portava da Bologna a Piacenza. Guardavo nello specchio i alberi e le case che correvano in senso opposto. Per me, fin da piccolo, mi ha sempre piaciuto guardare sul vetro di un treno. Non so perché, ma mi rilassa. Sembra che lava i miei pensieri con le immagini in fuga. A volte mi addormento. Ed anche questa cosa è piacevole per me. Come camionista, che lavoro di notte, ho sempre desiderato poter dormire. Mentre un altro guida.
Come dicevo, quel sabato mattina mi trovavo in quel banale treno. Ricordo che i miei problemi si accavalcavano nel mio cervello chiedendo precedenza. Ma io, guardando i binari che strisciavano allucinante, sapevo solo una cosa. Dovevo essere forte. Non dovevo far vedere la mia debolezza. Eh si, in un paese straniero, un immigrante non può permettersela. Non può avere problemi. Eppure….
Il treno si è fermato in una di quelle stazioni senza importanza… almeno che non interrompi i tuoi pensieri per dire “Da qui ci manca X fino a casa. Dai, ancora un po…”. Due donne salgono nella carrozza nel quale mi trovavo. Due donne…. ed una bambina. Non ci fai caso. Si siedono sulle panchine un po più avanti del mio posto. Il treno riparte. Con lui, anche le mie preoccupazioni riprendono la corsa nella mia testa. Immagini in fuga, un albero, la casa, dei boschi, uno trattore, il verde del campo……
La voce… chiara…. cristallina…. che interrompe tutto il riflettere mio. Giro la testa e scopro lo sguardo della bambina, che si trovava con le due donne, verso di me. Bionda, capelli riccioli, intorno a 7-10 anni. I suoi occhi grandi, scuri e carini mi scrutano con curiosità. Li feci un sorriso. Amaro. Essa, sorpresa un po mi rispose con un sorriso timido. La guardai attentamente nei suoi occhi. E fui riportato (col pensiero) indietro nel tempo.
*
11 anni fa. Mi trovavo su una panca in attesa del corriere. Su un ginocchio avevo la Cristina. Su l’altro, stava Claudia. 9 e 10 anni ognuna.
- Perché papa, te ne devi andare? mi chiese la Cristina
- E difficile spiegarti, ma devi sapere che lo faccio anche per voi. Per un futuro migliore.
- Ma io sto bene cosi…. non ho bisogno di soldi….
- Taci sorella, rispose Claudia, non capisci che il papa ci vuole bene. Non lo capisci?
*
11 anni. Guardavo la bambina. Aveva la stessa eta da allora le mie figlie. 11 anni. Ora sono signorine. Sono cresciute……. senza di me……. senza averli visto crescere. Mi mancavano. E guardando i occhi di questa bambina il dolore aumentava. Poi….
E’ successo una cosa meravigliosa. Essa, lasciando le due donne (che chiacchieravano tra di loro) si avvicino a me. Aveva una bambolina in mano e la teneva stretta al petto.
Arrivata davanti a me mi chiese
- Come ti chiami?
- Valentino…. e tu?
- Anna-Maria… ma mamma mi chiama Maria.
Ero intimidito, tanti anni senza parlare con un bambino. Non sapevo cosa dire, ma nello stesso tempo non volevo che lei vada.
- Valentino, tu dove vai?
- A casa mia…
- E ci sono anche bambini?
- Si.. no… i miei bambini sono lontani…. piuttosto tu…. dove vai?
- Aaa, io vado a casa di mia nonna, lei fa delle buone torte sai?
- Immagino….
- Valentino, perché sei triste
- No sono triste… solo che mi mancano le mie figlie…
- Vuoi che ti regalo una cosa?
- Dipende.. cosa c’è?
- Le sue mani cercarono nelle tasche di sua roba e tirando fuori un mucchio di matite colorate mi regalerò una. Verde.
- Non è che la tua mamma ti dirà qualcosa?
- No… c’è ne ho abbastanza.
Tirai fuori la chiave e staccando l’orsacchiotto da esse li offrii in cambio.
- Questo è per te.
- Grazie…. ora non sarai più triste
- No, te lo prometto.
Ma la magia si interrompe con un suono di tuono. MARIA, grido una delle donne che si era rivolta verso di noi, VIENI SUBITO QUA. La ragazza scapo vicino alla sua mamma.
- Quante volte ti devo dire di non parlare con i sconosciuti, eh?
- Ma mamma….
- Niente, non voglio sentire niente. Tu devi ascoltare di quello che ti dico io. Hai capito?
E poi rivolgendosi alla sua amica comincio a parlare dei casi di pedofilia e tante cose strane che succedono. Anna-Maria ebbe coraggio di voltarsi verso di me. Scoprii che nei suoi occhi un ombra di tristezza si fece posto.
Cercai di non pensare. Di riprendere i miei pensieri di prima. Ma non riuscivo. Anche se la ragione mi diceva che quello che ha fatto la sua mamma era giusto, non riuscivo a non sentirmi triste, offeso. In fondo, la diffidenza nelle persone è un dato di fatto. Che lo abbiamo creato noi. Una volta non era cosi. Ma oggigiorno….
P.S. Un altra fermata. Le due donne scendono. Anna-Maria tenendo per mano la sua mamma passo davanti la mia finestra. I suoi occhi meravigliosi mi puntano mentre cammina. Alzando la sua manina essa apre il suo pugno. Da dove il mio orsacchiotto regalato mi sorride implacabile.
-
Mi sono permessa di farne un post, spero ti abbia fatto piacere.
Questa sì che è una lezione! Un piccione viaggatore ha vinto una gara contro l’ADSL, consegnando una scheda di dati mi pare in un’ora e otto minuti, mentre l’adsl ne aveva scaricati appena il 4%.
Com’è che non mi sorprende!
Parole di Balibar da Sancla:
Ci aggiungo due video:
“il cantante è Vecchioni, che ve lo dico a fa’!”
Grazie di avermi portato anche da te.
Molto belli i due video. Non sono immediati. Bisogna che me li riguardi un po’ di volte.
Con comodo
Più lezione di vita di questa!
Cara Diemme.
Una volta mi hai chiesto di raccontarti qualche storia di razzismo subita. Ho pensato a lungo se farlo o no. Sai, penso che a nessuno piace quando la sua nazione è giudicata in negativo. Ed io, raccontando tali episodi, non farei altro che mettere in vista tutto ciò. Anche se….. a volte….mi sono posto la fatidica domanda se “gli italiani sono razzisti”? Ma quando penso ai italiani, mi vengono in mente tutti i miei amici, colleghi, conosciuti. Allora la mia risposta e per meta – NO. L’altra meta è…. sempre un NO. Ma essa non viene dalla mia coscienza di una verità chiara. Piuttosto è una risposta di paura davanti ad un confronto contrario. Cioè – in poche parole – ammettere il razzismo italiano mi spaventa troppo.
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…. esci fuori da la, Vale, tu non ti rendi conto quanto sei stato sfruttato in questi quattro anni. Vieni qui, a Piacenza, e faro di tutto per avere un lavoro dignitoso… che meriti. Non capisco come un ragazzo cosi capace e intelligente si può accantonare in una vita misera come quella che ci sei? Non e questa l’Italia, la devi conoscere.
Erano le parole di Cristina. Anno di grazia 2002.
Ed ho dato retta alle sue parole. Ho mollato quel mondo…. brillante e affascinante per quelli che lo vedono da fuori, ma miserabile ed affaticante per quelli che vivono dentro. Un mondo di nomadi maledetti, dove oggi costruisci e domani demolisci. Il mondo del circo.
Ed eccomi evaso. Anche se mi trovavo da anni in questo paese, mi rendevo conto di non saper quasi nulla su di esso. Come vive la gente, i abitudini, la cultura, le tradizioni. Ma ero carico. Volevo conoscere tutto. Non mi bastava imparare soltanto la lingua. Volevo integrarmi. Non per una sorta di “sentirmi italiano”. Oh no. Ma mi rendevo conto che per capire la maggior parte delle cose, dovevo pensare “come un italiano”. Mi sentivo come una spugna…. che succhia assetata tutto intorno a se. Poi devo dire che ero meravigliato. Scoprire un nuovo modo di pensare, di mentalità, paragonarlo con quello che ero io, le mie mentalità, mi dava una certa sodisfazzione. Una certa carica. Sembrava tutto perfetto, ed avevo l’mpressione di aver conosciuto gran parte di quello che non capivo prima. Ma era soltanto un’impressione…..
Un giorno qualsiasi di ottobre. Stesso anno. 2002. Erano passati qualche mesi da quando stavo con Cristina.
…… guarda Vale, una festa. Ti va di mangiare un spiedino? Dai, andiamo dentro.
Ero gia stato ad alcune feste, sapevo che si mangia si balla e si ascolta la musica. Autoctona (valzer, tango, etc). Non sapevo ballare liscio, ma chi se ne fregava. Era cosi bello guardare gli altri….
Stavolta pero c’era qualcosa di differente. Al ingresso, tanto di poliziotti. Che ci guardavano col sospetto. Poi un sacco di bandiere. Verdi. Dentro un tendone si sentiva la gente come mormora o applaudisce. Cristina si fermo al improvviso.
– E’ un raduno questo, Vale…il raduno della Lega
– Allora, ho chiesto io ignaro, e senza il minimo delle conoscenze sulla politica italiana
– Beh, non so se ti piacerà
– E perché non dovrebbe piacermi? Non ci sono forse spiedini? Non canta la musica?
– Ci sono, caro, ma…. e dai, forse è meglio che lo capisci da solo. Andiamo dentro.
Entrati dentro, ci siamo seduti ad una tavola in centro.Ho capito che si parlava politica. Su palco, un certo Bossi parlava agitando il pugno. Cristina (sapendo che è) ci provò a distrarmi dalle sue parole.
– Andiamo a prendere spiedini e vino?
– No, vai te, io ti aspetto qua, sono curioso cosa parla.
– Come vuoi…..
E se ne andata. Mi rivolsi l’attenzione verso l’oratore. Non so quanto è passato. Ma ad un certo punto, ascoltando quello che parla mi resi conto dove mi trovavo. Avevo la visione dei film di nazisti che si radunano. E mi sentivo come un topo tra i gatti. Girai la testa e ovunque vedevo volti pieni di oddio, di rabbia. Gridavano e urlavano…. Contro quelli come me. “Ma che .azzo sto facendo io qua? E’ l’unico posto dove non dovrei essere”. La paura dentro di me combatteva con la rivolta. Avrei voluto alzarmi, andare a quel palco e gridare a tutti che io sono uno di quelli che loro parlano male. Che, anche se non italiano, sono come loro. Ho due mani, due gambe, ed un cuore. Niente di diverso. Ma il panico mi impediva di farlo. Era piu forte. Guardavo quella dona, vicino a me. Sembrava una donna normale, intorno ai cinquant’anni. Ancora bella. Assorbita dalle parole del “onorevole”, gridava “fuori, fuori tutti”. RAZZISMO. Ecco, la cosa che non l’avevo ancora capita. La gente che si crede superiore soltanto perché ha un’altra denominazione sulla riga della cittadinanza. Soltanto perché ha avuto la fortuna di essere nata qui, e non altrove.
E la Cristina che non tornava più. Dovevo uscire. Un senso di nausea mi accoglieva lo stomaco. Mi sono alzato, e facendo sforzi di sembrare normale uscii fuori. Avevo l’impressione che dietro di me ci sono migliaia di occhi che mi sorvegliano. Sapevo di essere una impressione, ma non potevo cacciarla via. Volevo soltanto vomitare. Dovevo vomitare……
Cristina arrivava sorridendo con i spiedini caldi ed una bottiglia di vino. Ma vedendomi, si fermo al improvviso. Aveva capito….
Alzo il tappo del cesto e butto tutto dentro. Poi mi prese dal braccio e mi disse, “andiamo a casa”.
Io senza dire nulla mi feci portare da lei nella macchina. Come un bambino. Com’è ovvio, lei provo a spiegarmi come stanno le cose, e di non fare caso. Ma io la sentivo in lontananza. Il mondo, quello che avevo…. o pensavo di aver avuto conoscere…. era cambiato.
– Sai Cristina, forse l’Italia non è poi cosi bella….
Beh, voglio sperare che Bossi e la Lega non rappresentino il popolo italiano…
Mi ha commosso questa tua testimonianza, che accetto come un dono di cui ti ringrazio. Appena avrò modo di lavorarci su ne farò un post, perché voglio che le tue parole abbiano il giusto rilievo, e spero che giungano alle orecchie di persone che, pur essendo forse quella sera lì, siano in grado di ascoltare ancora voci diverse, di distinguerle, e ritornare sui propri passi.