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Dopo aver visto questi video (e mi raccomando, guardateli fino in fondo, e ascoltate attentamente questa donna), andando al lavoro parlavo tra me e me a quel bambino che avrebbe subito questo trattamento: gli parlavo un attimo prima, raccontandogli un po’ la vita, i pensieri di sua madre e anche che pensava di lui il resto del mondo.
Mi era venuto bene quel discorso, ma talmente spontaneo, talmente di pancia che, al momento di metterlo nero su bianco, aveva preso il volo.
E allora vi parlerò di altro. Vi parlerò di come cambia la società, di come potrebbero cambiare i barbari costumi di abbandonare una donna in difficoltà da parte dell’uomo, e di risolvere la difficoltà con la rinuncia da parte della donna.
Con buona pace di tutti, partirò da esempi personali.
C’era una volta una donna che viveva da tempo con il suo compagno. Rimasta incinta, lui disse “Non lo voglio”: “Hai poco da volerlo o non volerlo”, rispose lei, “c’è”.
E allora lui ricorse all’arma classica, “O abortisci o me ne vado”, con la differenza che lei non stette lì a piangere, a pregarlo, non stette poi sola col suo dolore, sempre con più paura, andando infine in una clinica o in ospedale, sentendosi con le spalle al muro e di non avere altra scelta.
No, lei davanti all’ “O abortisci o me ne vado” rispose “Quella è la porta”.
Lui se ne andò, ma non è che per lei la situazione fosse facile, se ne ammalò e, mentre il suo compagno tornava a casa pentito, lei il bambino lo perdeva, però per cause naturali. Lui, che oramai aveva elaborato e metabolizzato quella paternità, che aveva avuto modo di pensarci, di riflettere, di interrogare se stesso e la sua coscienza, di discutere col suo io più profondo, insomma, lui che aveva infine deciso di crescere, oramai quel figlio lo voleva: si misero all’opera, lo ebbero, e vissero felici e contenti.
Ecco, mi chiedevo, siamo di fronte alla paura di mettere al mondo un figlio, la paura di non farcela, di un cambiamento che non accettiamo: che differenza c’è tra l’uomo che fugge e la donna che abortisce? Perché lui è un mascalzone e lei una povera vittima?
Sono sulla stessa barca, entrambi hanno paura e non se la sentono, con la differenza che il bambino cresce in pancia a lei, e se lui può semplicemente sparire, lei questo non se lo può permettere e deve trovare un’altra soluzione, che spesso mette a rischio la sua stessa vita: non è un comportamento diverso, è la natura ad essere diversa. Se incinto ci rimanesse lui, a parità di persone, probabilmente sarebbe lei a fuggire e lui a rivolgersi all’ospedale, o alla mammana (o papano?
), a seconda di ciò che la legge consentirebbe.
Ora, non credete che invece, il fatto che uno dei due (se non tutti e due, come pure spesso succede) reagisca diversamente e si assuma le proprie responsabilità, possa portare l’altro, dopo un attimo di smarrimento, a rivedere la sua posizione? E’ successo agli amici di cui vi ho raccontato, è successo personalmente a me.
Lo so che altri se ne sono andati per sempre, anche se alcuni fecendosi venire successivamente un tardivo scrupolo di coscienza (magari pure opportunistico, legato per esempio a un momento di bisogno), ma non vale comunque la pena, se vogliamo cambiare le cose, se vogliamo che non sia così facile fuggire, mettere le persone davanti alle proprie responsabilità e, se le fuggono, sia ufficiale la fuga e non coperta da noi in primis, persino a rischio della nostra vita (senza contare quella del nascituro)?
Guardatelo il video, e inorridite da una parte, ma dall’altra accendetevi alla speranza, perché è chiaro che questa donna non è sopravvissuta per caso.
Non sono sopravvissuta per mettere le persone a proprio agio, sono sopravvissuta per agitare un po’ le acque.
Perché ogni cosa è illuminata, al di là della nostra capacità di vederla o meno questa benedetta luce.








Buon martedì.
Un sorriso,
Luciana
Buona giornata a te, Luciana: finito col trasloco?
Non posso vedere i video, che da quanto dici sono fondamentali.
Perciò dico solo che ho molto rispetto per il pensiero di chi ha vissuto sulla propria pelle esperienze di quel tipo, tanto che il mio esser contrario all’aborto suona come una presa di posizione di principio astratta, rispetto all’idea che si è fatto chi ha dovuto affrontare e far i conti con la cruda realtà.
Ciao cara Diemme dal sapor di Beatrice, un abbraccio e una bella giornata per te!
Il video è la testimonianza di una donna sopravvissuta al tentativo di aborto di sua madre, dal quale però ha riportato danni permanenti. E’ diventata testimonial della lotta contro l’aborto, e la sua esperienza è un vero inno alla vita.
Cenni sulla sua storia li trovi anche su Wikipedia, all’indirizzo http://it.wikipedia.org/wiki/Gianna_Jessen.
Mi ha colpito soprattutto quando dice “Mentre le femministe radicali lottavano per i diritti della donna, chi lottava per i miei di diritti?”: ma certe persone sarebbero capaci di sostenere che lei, semplicemente, non esisteva.
Ho visto i video, mi sono chiesta con che coraggio si possa pensare di abortire arrivati alla fine del sesto mese( dal mio punto di vista bambino a tutti gli effetti). A quel punto il più è fatto, altri due mesi ed è tutto finito, la mamma si “libera” del bambino dandolo in adozione e il piccolo può essere felice. Mi chiedo pure con che faccia la mamma le si è presentata dopo che ha tentato di corroderla ed è giusto un caso, o forse no, che non ci sia riuscita. Che la madre si fosse pentita? che con la maturità avesse riflettuto sulla gravità di quello che aveva fatto? Fa male pensare ad un bambino da corrodere, come mi ha fatto male pensare ad un bambino fatto a pezzi.
Mi piace che lei si sia chiamata la bambina di Dio e che qualcuno le abbia dato la forza di superare il grave handicap procuratole e continuare a lottare anche per gli altri.
@Luisa: giorni fa sono andata a “Body’s World”, e c’era una sezione dedicata proprio all’origine della vita.
C’erano in esposizione dei feti, da 16 a 32 settimane: a vederli così in fila, uno dietro l’altro, quasi identici se non nelle dimensioni, ci si rendeva conto di come, da un certo momento (quasi dal primo) in poi, sia solo una questione di crescita, e soprattutto ci si rende conto del fatto che stiamo parlando di un bambino, non di un “pannolino usato” o di “un ritardo mestruale”, come l’ha definito qualcuno che, evidentemente, vuole mettersi in pace la coscienza (sì, proprio quella che dice che è onestà adeguare il proprio pensiero alla realtà, ma quella evidentemente non è abbastanza realtà).
A proposito, c’era lì anche un mancato padre pentito, che è uscito con gli occhi gonfi mormorando “Oddio che ho fatto”, ma lasciamo stare questi episodi, definiti singoli, sporadici e non probanti, e arriviamo alla nostra donna.
Qualcuno potrebbe obiettare che qui stiamo parlando di aborto a sei mesi e mezzo, e non entro tre come previsto dalla legge, ma qui si è pure sostenuto (purtroppo non ho ritrovato il commento, forse è stato su un altro blog), che vita è quando l’essere è senziente, inserito in un tessuto sociale, quindi per certa gente non esiste vita nel periodo che va dal concepimento alla nascita.
Ora, abbiamo visto in questo video una donna che per qualcuno non esisteva, e quello che è stata capace di fare pur nata in quelle condizioni, pure con una paralisi cerebrale. Capace di una forza e di un amore che sua madre certo non ha avuto.
Tra le cose che mi hanno più impressionato sono state la definizione di “olocausto silenzioso” (e come altro vogliamo chiamarlo?), e quel grido che reclamava “Chi lottava per i miei di diritti?”: beh, potrei rispondergli “io”, anche se non sono stata certo io ad avere la forza di fermare quello scempio, anche perché purtroppo distruggere è più facile che costruire.
Il problema sai qual è secondo me? Che certa gente si considera poco, che ignora di essere stata creata per qualcosa di più grande della materialità nuda e cruda. Mi è piaciuta la chiusa finale, siamo nati per essere di più, e invece in genere ci accontentiamo di meno: eh già, meglio un uovo oggi che una gallina domani!
Si parla dei diritti delle donne: io vi assicuro che i miei li ho difesi con le unghie e con i denti, non sono mai stata certo a fare la sottomessa. Alle donne che rivendicano i loro diritti, vorrei dire che ne hanno ancora di più, e mi dovrebbero spiegare perché li vogliono perdere.
Un’altra cosa che sì sapevo, ma non avevo ancora messo chiaramente a fuoco, è che lo zigote, quella prima cellula dalla quale ha inizio tutto, contiene il genoma umano, quella meravigliosa mappa completa dell’essere umano: è già tutto stabilito, da quella prima cellula.
Poi un giorno vi racconterò una storiella sull’argomento, ma in questo momento non me la sento proprio.
La paura a volte fa fare delle cose senza senso, la paura di non farcela, la paura di non essere all’altezza, la paura di non essere in grado di dare al figlio un mondo migliore e bla, bla, bla… ma spesso più che paura è soltanto egoismo o immaturità direbbe qualcuno.
In ogni caso, chi siamo noi per giudicare? Tu hai ragione, ma alle volte la ragione la si deve guardare da più angolazioni, senza trovare per questo delle scuse, assolutamente.
Ma più che la rinuncia, quel che peserà a quel padre è la consapevolezza di non avere avuto coraggio e questa consapevolezza se la porterà dietro per tutta la vita e immagino che non sarà una bella compagnia.
Ma cambiando discorso, hai letto la ricetta della Carlotta nel mio blog? Dai, diamole un po’ di soddisfazioni che le merita tutte. E’ una donna, una madre, senz’altro una donna che ha saputo prendersi le sue responsabilità e soprattutto, è una cuoca d’eccezione.
Non è pubblicità al mio blog che sto facendo, sai che non è da me farlo, ma solo un “dovere” di ospitalità.. Evvai, suona le trombe se hai voglia, Carlotta ne sarà felice!!!
ps: l’argomento di questo post è molto delicato e tu, come sempre, l’hai trattato nel modo migliore.
@Arthur: guarda, sulla paura di non farcela ci posso pure stare, ma la paura di non essere in grado di dare al figlio un mondo migliore mi sembra un alibi che davvero non sta in piedi: intanto perché sul mondo non abbiamo tutto questo controllo da sapere cosa sarà o non sarà, secondo poi o la persona in questione fa una vita da schifo, o sa che si può stare alla grande, e vivere una vita felice e appagante anche in questo mondo qui, con tutti i mala tempora che currunt, il buco nell’ozono e quant’altro (scusa Pan
).
Inoltre, allo stato delle cose, si nasce con la possibilità dell’impegno attivo a migliorarlo questo mondo, il che è una sfida, e anche una ragione in più per vivere.
Quel padre della mostra forse avrà rimorso, molti lo hanno, ma altri no, non sono tra quelle che sostengono che “tutti” si pentono, perché sappiamo bene che non è così. Il problema non è il pentirsi (ci ho sempre creduto poco nel pentimento, ed è tutto sommato qualcosa che mi commuove assai poco): il problema è, quando si fa una cosa, avere piena coscienza di quello che si fa. Io credo che, di quelli che abortiscono, i più non si rendano conto di cosa stanno facendo: non è difficile fare la cosa giusta, il difficile è sapere qual è la cosa giusta da fare perché, una volta che si sa, non si potrà fare altro che farla (cit.).
Tornando all’argomento del post, in effetti ero anche un po’ dubbiosa se pubblicarlo o meno, perché troppo recente è il dibattito di un post precedente sulla stessa linea, ma ho voluto comunque portare a conoscenza di chi mi legge questa struggente testimonianza, permeata di tanto amore e positività.
Il titolo del post riprende il titolo di un film che ho visto recentemente, un bel film davvero, ma del quale ho amato più di tutto proprio il titolo, che ha in sé l’essenza di tutta la vita.
PS: per quanto riguarda il tuo blog, insomma, mi chiedi di coccolare le tue donne? Ma non è che mi stimi troppo superiore? Facciamo una cosa, giro l’invito ai miei lettori, anche perché la ricetta di Carlotta io l’ho letta, ed è davvero appetitosa! Qualcuno dei miei amici si vuole cimentare nella preparazione e darcene (o dargliene) un ritorno? Io mi offrirei volentieri come cavia, slurp e doppio slurp!
Ovviamente che fare un’ aborto a 6 mesi può essere chiamato a titolo pieno “murder”. E sarei totalmente d’accordo con la ragazza. Purtroppo lei fa un discorso troppo di religione (mescolato con politica) per non dubitare del suo messaggio. Mi dispiace DM. Ma ci sono cose in quello che dice che non concordo affatto. Un discorso molto ben pensato e imparato alla perfezione. Ciò che mi ha colpito per prima è l’affermazione “io non sono sopravvissuta per mettere le persone al loro agio, sono sopravvissuta per agitare le acque”.
Mi ricorda un certo personaggio biblico che diceva “io non sono venuto per portarvi la pace”. Questa persona mi sembra troppo severa a tutto ciò che lei non condivide è per ciò non sarà mai pronta a dialogare. Nel suo discorso, non prova a convincere, ma giudica. Non ammette altre opinioni, perché lei, e soltanto lei è la dimostrazione del giusto. Mi sembra il giudice eterno. E da ateo, rifiuto la sua ideologia.
Il suo racconto sulla modalità del interruzione della gravidanza è a dir poco “scorretta”. Quasi tutti interventi chirurgici sono odiosi da immaginare. Tuttavia il partorire stesso…. non è che lo puoi guardare mentre stai cenando.
E la lista potrebbe continuare. Ma so che potrebbe una guerra troppa sanguinaria dal quello che affermo…. quindi mi fermo qui.
@Valentino: il fatto che la ragazza abbia un’impostazione religiosa, e che quindi quello è il timbro del suo discorso, non dovrebbe fuorviarti. Anche certi altri discorsi che sento e leggo in giro, di per sé giustissimi, mi fanno un po’ cadere le braccia quando si arriva al “come dice il Santo Padre”: bisogna però essere più concreti, guardare al succo del discorso, lasciando da parte le prevenzioni portate dalla prospettiva dell’altro (e ti assicuro che ascoltare gli altri cercando di capirli è tra le esperienze più esaltanti che una persona possa vivere).
Tu dici che l’aborto dopo i sei mesi è “murder”: io ti dico che nei mesi precedenti il bambino è semplicemente più piccolo, e mi mette a disagio stare lì a misurare la vita in centimetri. La frase che ti ha colpito è quella che ha colpito anche me, ma in positivo. La gente si nasconde dietro un dito, ed è giusto che venga scossa dal proprio torpore. Quella donna è la testimonianza vivente di certe azioni, una donna che sarebbe nata sana se la madre non avesse cercato praticamente di bruciarla viva (sì, viva, perché viva era, e viva grazie al cielo è): perché dovrebbe metterci a nostro agio?
Lei, e solo lei, ha addosso le conseguenze di ciò che qualcun altro ha fatto e nessuno, nessuno ha lottato perché ciò non avvenisse. Il medico ha pensato al suo portafogli, la madre alla sua personale situazione, alla sua paura o alla sua libertà, e tutte le femministe urlanti, in nome di un delirante senso del progresso, ‘sta cazza di “autodeterminazione” cosa hanno ottenuto oltre alla disgregazione di famiglie e società?
Tu dici che lei non prova a convincere, ma giudica? E dove vedresti questo giudizio? Ha delle idee precise, questo sì, e si può ben permettere di averle, lei che porta sul suo corpo le conseguenze delle idee ben precise di qualcun altro, idee che sostenevano che lei non contasse, che non dovesse esistere. Questo turba le coscienze di chi non vuol essere giudicato? Scusa, non riesco a indignarmene.
Tu sei ateo, e puoi rifiutare la sua impostazione reigiosa, ma non puoi negare il fatto che è una persona che la natura avrebbe creato sana e che qualche “umano” ha menomato, e non dev’essere un bel pensiero con cui convivere: io sono sicura che non ce la farei a perdonare, e invece lei sì, lei sua madre l’ha perdonata, limitandosi a dire “Io non le appartengo” (e si potrebbe affermare il contrario?).
Lei giudica semmai il medico abortista, e certo che giudica un uomo che si vanta di aver compiuto più di mille aborti, (tra cui il suo, anche se fallito) che sostiene che per lui è “una passione”: anch’io lo giudico, e lo giudico un mostro. Ciononostante, lei manda un messaggio positivo, chiede al suo pubblico “Che tipo di persone volete essere?”, ricordando che siamo, e siamo chiamati ad essere, molto più di quello che comunemente decidiamo di essere. Definisce gli esseri umani gente meravigliosa, che è quello che penso anch’io, è che semplicemente deve ricordarsene, tutto qui.
Testimonia ancora della sua vita degna di essere vissuta, con tutte le difficoltà che la sua disabilità le porta. A me questa donna, Valentino, non è sembrata per niente una che parlasse da un pulpito, piuttosto una che parlava con la coscienza della sua vita e delle sua esperienza.
E poi, il suo racconto sulla modalità del interruzione della gravidanza ti pare “a dir poco scorretto”? Non penso che si sia inventata niente anzi, credo sia esattamente quello che è. Certo che a tutti conviene chiudere gli occhi e illudersi che sia in un altro modo: cosa diceva un “qualcuno” di mia conoscenza sull’adeguare la realtà al proprio pensiero piuttosto che il proprio pensiero alla realtà? Quale sublime esempio di “predicare bene e razzolare male”, quale netto rifiuto di vedere una realtà che farebbe traballare le proprie squinternate certezze!
Che mi stai a dire che tutti gli interventi chiururgici sono odiosi da immaginare? Vuoi paragonare un feto a un’appendice infiammata o a un fibroma? Vogliamo confondere l’effetto “a pelle” con la sostanza, come se prendere a sprangate una cosa fosse come prenderci una persona?
Se vuoi continuare la lista, caro Valentino, fai pure, io non mi tirerò indietro, a me farà piacere capire il tuo pensiero, perché ti assicuro, qualche difficoltà ce l’ho!
La gente non si nasconde assolutamente dietro un dito, DM. Basta accusare tutti quelli che non condividono la proibizione. La gente ha il diritto “di scegliere”. Niente (e nessuno, nemmeno Dio) ha diritto di impedirci di farlo. Perché se è cosi, impediamo anche l’uso dei preservativi e dei anticoncezionali. Perché no? L’effetto è lo stesso no. Vietano. Impediscono a dare una vita. E questo gesto potrebbe essere misurato in microni di feto. Non in centimetri. Andiamo ancora più nella profondità della creazione di vita. Come si può essere pro omosessuale e poi giudicare i “abortisti”? L’omosessualità impedisce la creazione di vita, no? Eppure, siamo pro positivi. Ma quando si tratta del diritto di “scegliere”, eh no. Soltanto il bambino ha diritti. La madre no. Essa diventa davanti DIO uno strumento.
Abbiamo un mondo intero davanti (come esempio) di “amanti della vita”. L’Africa è piena. Ti sembra forse le madri africane più contente. Ti sembrano i loro bambini più felici? E perché l’Africa e diversa da l’Europa? Quale dei due continenti ha le donne con livello più alto di educazione. Di emancipazione? E come mai che una società più diventa cosciente, più riduce il numero di bambino per famiglia? Qualche risposta sarà, no? E non quella offerta dal Signore.
Per me, la 194 è “diritto di scegliere”. E non necessariamente aborto. Soltanto “diritto di scegliere”. Non dai uomini (quelli mostri con nome di papa). Non dai preti, o parenti, o chicchessia. Ma dalla stessa donna che ha diritto di scegliere se creare una vita o no.
Hai mai provato a confrontare i dati delle donne che si sono suicidate in seguito ad uno bambino non desiderato con quelle che hanno interrotto la gravidanza? Fallo pure. Resterai sconvolta.
P.S. Il medico abortista non è nemmeno lui un mostro. Perché non è lui a imporre l’aborto. Lui non fa altro che esegue quello che una donna le chiede. Interrompere una gravidanza. Suona odioso? Forse. Ma i anni di sofferenze che potrebbe avere la futura madre ed il futuro bimbo senza la capacità di assicurare una vita decente, li da questo diritto
P.S. Io non chiedo di essere capito DM. Non ho questo desiderio. Se vuoi farlo, non ti impedisco. Ma se cerchi a farlo, senza essere minimamente disposta a accettare assolutamente, allora rinuncia dal principio. Tempo sprecato. E se io lo faccio….. è soltanto perché la penso diversamente. Non mi va di dire a nessuno(a) di eseguire un atto che potrebbe cambiarli radicalmente la vita. Perché avere un bambino (oppure avere ANCORA un bambino) non é uno scherzo. Sta a lei a scegliere.
Grazie.
Scusa Valentino, ma tu hai spostato completamente il piano del discorso, alla contraccezione e al non voler impedire la “creazione” di una nuova vita.
Io sono favorevolissima alla contraccezione, sono la più accanita fan della contraccezione per chi non vuole figli, e allora, di che stiamo parlando?
Mi ci metti in mezzo pure gli omosessuali per avere ragione facendo un calderone unico?
Ti faccio un esempio: ci sono vegetariani, e ci sono quelli che ritengono che anche cogliere una mela sia contro la vita, e si cibano solo dei frutti che cadono spontaneamente: non mi pare che le due posizioni si equivalgono (fermo restando il fatto che ognuno, della propria vita e finché con le sue scelte non coinvolge/danneggia il prossimo fa quello che vuole).
Madri suicide per un bambino che non vogliono? Non fanno prima a partorire in anonimato, come la legge italiana consente, e darlo in adozione, così loro risolvono il loro problema il bambino viene cresciuto in una famiglia che lo vuole, che lo desidera e accoglie, e la coppia di neogenitori è felice e contenta?
Se poi parli della Romania, è una realtà che non conosco (ma che nulla toglie al mio concetto di vita).
Io ti voglio capire, ma non mi mischiare le carte in tavola, che qui non stiamo parlando in termini di fanatismo religioso. E poi scusa, mi sta bene che tu ti dichiari ateo, che tu lo sia, che tu dica “Non c’è un Dio che possa impedire a una donna di abortire, perché non esiste”, ma non, come invece hai scritto tu: “La gente ha il diritto “di scegliere”. Niente (e nessuno, nemmeno Dio) ha diritto di impedirci di farlo.”.
Voglio dire, se Dio esiste, non è esattamente del salumiere sotto casa di cui stiamo parlando. Ma tranquillo, non ho mai tentato né tenterò mai di convincere qualcuno dell’esistenza di Dio.