
Saremmo dovuti andarci a Parigi, te l’avevo detto.
Mi hai detto che ti piace leggere quando scrivo di te, di noi e… beh, avrei scritto di più. Avevamo detto che ce li saremmo regalati quei giorni, parentesi aperta e chiusa, di più non si poteva. O forse sì.
Avremmo vissuto quella favola, visitato Disneyland come due bambini, passeggiato lungo la Senna, alzato gli occhi verso la torre Eiffel tenendoci stretti per mano. Avremmo dimenticato che era solo una parentesi, strappata a una vita che non ci voleva vicini.
Saremmo dovuti andare.
Ci saremmo visti all’aeroporto imbarazzati, avremmo fatto il viaggio col naso schiacciato contro il finestrino, pensando solo “oggi”, e riportando continuamente il pensiero a “ora e qui”, dimenticando che sarebbe stata soltanto una volta, soltanto stavolta, soltanto ora e qui.
Saremmo dovuti andare, con quei fuochi d’artificio, con le campane (di Notre Dame?).
Saremmo potuti scivolare come moon walkers lungo gli Champs-Élysées, ora e qui, ora e qui.
Ci saremmo abbracciati in qualche suite, e affacciati su chissà quale vista, ma tanto avremmo visto solo nuvole rosa, col cuore in un “per sempre” che sapevamo non esserci riservato.
Abbiamo preferito non trovarci piuttosto che perderci, senza sapere che il non esserci trovati sarebbe significato non poterci perdere mai.
“E non si è soli quando un altro ti ha lasciato, si è soli se qualcuno non è mai venuto”
Siamo soli?
“però scendendo perdo i pezzi per le scale, e chi ci passa su, non sa di farmi male.” …































Hai scritto molto ed hai scritto bene.
C’è tutto il Made in Diemme.
Anche se non ti penso come una persona che riesca a vivere con serenità l’ hic et nunc. (e sennò il Prof. Vecchioni che ci sta a fa’)
Lascio un commento in “Lezioni di vita”.
Al solito usalo come vuoi.
E infatti non lo sono…
Ho letto, ed è bellissimo. Non l’ho ancora approvato perché mi sembra più adatto proprio a questo post, che forse te l’ha ispirato, e qui potrei risponderti meglio. Vorresti trasportarlo qua? Se sei d’accordo, naturalmente, altrimenti te lo approvo là.
Buona domenica Bal…
Certo che me l’ha ispirato il tuo post.
L’ho messo lì perché lunghetto e perché certi pensieri è bello anche se rimangono senza commenti, puliti.
Per questo ho scritto di farne quello che vuoi.(era proprio nel senso di lasciarlo lì o spostarlo. Cancellarlo magari no
)
Anzi, puoi anche cancellare questo commento di servizio.
Buona domenica anche a te. Oggi (e ieri) è una ricorrenza ebraica?
Io son sempre con martelli e seghe.
Io non posso trasportarlo, devi fare tu copia e incolla, altrimenti è millantato credito. Sì, è Rosh ha Shanà, Capodanno, ma questo te lo racconto nell’angolo delle chiacchiere. Aspetto il tuo mega bellissimo commento: cut&past, very fast!
Ed eccomi seduto qui. Questa è dunque la mia mente. Non avrei mai immaginato che fosse così, pulita, ordinata, così accogliente che mi stupisco da solo.
Avevo immaginato un ambiente pieno di confusione, con pensieri vestiti in modo strano che s’inseguivano senza sosta; qualcuno accucciato in un angolo, vergognoso, triste per non sapere a chi chiedere scusa, con chi dire mi dispiace.
Altri che mi girano intorno ripetendo “perché?”. Un paio che stanno a ridosso di una porta cercando di tornare indietro; sono convinti di aver lasciato qualcosa in sospeso e vogliono dargli il senso del compiuto. Chi riavvolge un film senza mai trovare il fotogramma esatto su cui operare quel taglio che lo possa trasportare senza dolore alla scena successiva.
Niente di tutto questo.
Ma già, mi sto dimenticando che questa non è una stanza qualsiasi, c’era scritto sulla porta quando sono entrato, questo è il posto dove stanno i sogni belli, il centro benessere delle mie fantasie.
E’ caldo, accogliente, un po’ retrò, come quello delle favole che leggevo da bambino.
I pavimenti in legno poco levigato, tendaggi un po’ pesanti, ampie finestrature da cui entra una luce indiretta ma non diffusa. Poi ancora un divano e poltrone.
E’ qui che vengo quando ho la mente piena e stanca. Quando sento il bisogno irrinunciabile di un pensiero irreale ma bello, che riesca ad acquietarmi.
Quando eravamo piccoli, io e mia sorella dormivamo nella stessa camera. Andavamo a letto alla medesima ora e, prima di darci la buona notte, ci dicevamo “pensiamo?”, che nel nostro linguaggio significava “facciamo un bel sogno?”, e l’altro di solito rispondeva chiedendo “per quanto? Cinque minuti?”, “sì, che stasera sono stanca”.
Non guardavamo l’orologio e stavamo lì ad immaginare le lodi della maestra, la vittoria in una partita, ma anche, e soprattutto, cose molto più personali, cose da bimbi, serie come quelle dei grandi.
Poi uno dei due dichiarava “finito”, per intendere che si era trovata una bella conclusione al sogno fatto ad occhi aperti (anche se in realtà erano chiusi). Quando pure l’altro diceva “finito”, ci davamo la buonanotte e speravamo che quelle storie continuassero nel sonno. Cosa, a me, mai successa.
Anche oggi sono qui, su questa mia poltrona preferita, messa di trequarti rispetto alla finestra e alla sua luce, quasi di fronte al divano.
Questa stanza la posso portare ovunque, in scene marine o montane, a Parigi o in Provenza, in Tibet o a Bali.
Faccio entrare gli ospiti, o meglio, coloro che voglio appartengano al mio sogno. E con loro invento parole, domande e risposte, baci ed urli, mi sembra di vivere così fisicamente queste situazioni che a volte sto male, prevedendo il momento in cui tornerò a varcare la soglia. Ma questo è dovuto ad un errore di proiezione nel futuro che non bisogna commettere. Siamo qui ed ora.
E’ difficile uscire, perché spesso si finisce per creare un loop delle immagini; non sono quasi mai soddisfatto.
Al contrario ricordo le lunghe telefonate notturne (e quando sennò) con S. . In realtà non facevamo altro che condividere le nostre personali stanze e trovare sempre le risposte esatte al nostro bisogno e al nostro desiderio. Non c’era l’andamento circolare che ti riporta al punto di partenza, sembrava tutto un divenire.
Quante volte ho preso la macchina e sono andato incontro a quella fisicità di cui non potevo, in quei momenti, più fare a meno.
Al mattino, senza guardarsi, sapevamo che ognuno aveva detto “finito”.
Avremmo dovuto avere altre consapevolezze ed altri linguaggi per poter rendere sempre accessibile il sogno, anche nel campo del reale.
Non saprei dire se è più forte il dolore procurato da una storia che sai già destinata a finire, o non averla vissuta affatto.
Io sono totalmente incapace di non farmi coinvolgere emotivamente anche dall’avventura di una notte, foss’anche solo sesso.
Mi viene il dubbio che chi lo fa abitualmente, eserciti forzatamente (o per incapacità) dei limiti nel darsi. Non sarebbe possibile uscirne vivi altrimenti.
In passato mi sono capitate (poche a dir il vero) le occasioni di rapporti dichiaratamente brevi, forse me ne capiteranno ancora (quelli che si dicono “prendersi un passaggio”).
Sufficientemente appaganti da un punto di vista fisico, se è questo che si cerca, dolorosi se sono la pezza messa per far tacere altri desideri.
Sono momenti in cui ognuno segue i propri impulsi egoistici (nel senso di seguire il proprio ego), senza commistione di sentimenti, se non quelli più superficiali.
Perché non possono e non devono essere presenti magie o richiami a complicità condivise. Altrimenti si è già oltre.
Ma ora sono qui, solo, seduto sulla mia poltrona, niente da perdere, né condividere. E mi rilasso.
Cara Diemme, con questo post mi “freghi” un po’..perchè adoro Parigi, amo Vecchioni e perchè un po’ mi ritrovo in quello che hai scritto, magari per motivi diversi dai tuoi, forse per la difficoltà di vivere in modo pieno il “qui ed ora”.. Buona domenica
@Bali: “non devono essere presenti magie o richiami a complicità condivise”: e se già ci sono? Se l’aggiungere una qualsiasi briciola in più ti fa temere di non poter più farcela a tornare indietro?
Il vostro gioco “sogniamo”, quelli che altri chiamano “mettiamo che”, o “facciamo finta che”. E un gioco bello, sogni, simulazione, role-playing, percorso di tutte le possibilvite…
Poi ci si risveglia. Certo, il gioco di simulazione, l’immaginazione, il percorrere la possibilstrada magari ci possono dare pure una spinta ad agire, a dare una mano a quel destino che vorremmo andasse in un modo piuttosto che in un altro.
Certo, non sempre è possibile dare un certo tipo di mano al destino. Mettiamo che uno si innamori di un malato terminale: hai voglia a dire “Mettiamo tu guarissi, e potessimo invecchiare insieme”. Sì, si può fare, per strappare un sogno alla realtà, per prenderci almeno con la mente quel pezzo di vita che vorremmo ci fosse fisicamente destinata. Voli pindarici da un sogno all’altro, ma meglio che questo sia una sorta di brainstorming, cui segua una progettualità.
A volte un rapporto breve non è “prendersi un passaggio”: metto che uno debba partire per la guerra, una guerra da cui, probabilmente, non tornerà. E voglia strappare alla vita un sogno bello, e si conceda giorni meravigliosi con la donna che ama. Entrambi sanno che finirà lì, con la partenza per il fronte, ma questo non si chiama “prendersi un passaggio”, ma reclamare la propria vita, il proprio diritto a vivere e ad amare.
Io a Parigi ci sarei dovuta andare. Il rischio era di innamorarsi troppo, e che tutto diventasse straziante. Tanto, doveva finire. Oppure no?
@Giraffa: buona domenica a te cara! (E trattami bene le francesine
)
Accidenti… tira una brutta aria in wordpress.
E’ triste e allo stesso tempo pieno di speranza questo tuo scritto.
Non ti conosco ancora bene ma ho imparato ad apprezzare di te una visione dell’esistenza assolutamente aperta e pronta all’azione.
Vorrei anche io sedermi in poltrona e non avere niente da dividere e condividere.
Forse S. Francesco aveva ben compreso il senso della vita e nulla possedendo nulla possono chiederti. Allora è meglio preferire non possedere?
Ma non è possibile non possedere nulla! San Francesco aveva la fede, la determinazione, la volontà.
Non esiste uomo al mondo che non possieda nulla. (Credo che, a San Francesco, tutto il mondo continui a chiedere… )
Bhe’, lui è stato capace di rifiutare l’amore di Chiara che pure amava… “se ti avessi sarei ricco più di un re”. Credo che di più non si possa negare. Ma chiedere sperando di ricevere è la stessa cosa che chiedere sapendo che l’altro possiede?
Ha rinunciato per un amore più grande: si chiama scelta.
Si chiede sperando che l’altro possieda.
Si… mescolare il chiedere con la speranza che l’altro possegga è un artefizio. Francesco non ha rinunciato ne’ fatto una scelta, ha fatto una scommessa.
Rispetto ogni opinione (e poi, il teologo di casa sei tu).
Tornando a Parigi, questa non è una storia “triste ma piena di speranza”. E’ triste e basta.
Semmai, piena d’amore.
Gli amori tormentati mi affascinano.
In letteratura.
Forse mi perdo un sacco di emozioni con un amore senza tormenti?
“Il rischio era di innamorarsi troppo, e che tutto diventasse straziante. Tanto, doveva finire. Oppure no?” >ovvero mai stancarsi di farsi del male.
Ne abbiamo già parlato in riferimento ad un mio commento e non stavo pensando ad un rapporto dove la fine è già scritta per malattia o guerra.
Intendevo parlare proprio di quell’amore che in teoria non avrebbe impedimenti, ma non sarà.
Non voglio girare intorno alle cose (in fondo sono ariete anche se con forte ascendente vergine, tiè), spesso ci s’inventano delle giustificazioni, per carità reali e plausibili ma non sufficienti, per giustificare la fine di un amore.
Immagino, perché poi vorrei vedermi alla prova dei fatti, che per amore io potrei scalare le montagne.
L’ho fatto in passato ma ora non saprei, visti gli esiti.
Se la storia non prosegue è perché lo scambio d’amore non è paritario. Uno dei due ama l’altro decisamente meno.
O deve pensare più a se stesso o quello che vuole.
Ed allora è inutile Disneyland, la Senna o l’alberghetto a Monrtmartre (io lo preferirei alle suite).
Domani per me sarà un disastro, per lei no.
“Oppure no?”.
Cioè parto nascondendo nella parte più recondita di me la speranza che poi qualcosa cambi? Io non lo farei.
>ovvero continuiamo a farci del male
Chi vive il “qui e ora” non si mette problemi: parte, si diverte, torna e continua a sorridere, senza aver ipotecato nulla.
Si può fare, basta essere in due a crederci, oltre che a sceglierlo.
Ma forse ho interpretato male io quello che raccontavi.
“Abbiamo preferito non trovarci piuttosto che perderci, senza sapere che il non esserci trovati sarebbe significato non poterci perdere mai.”
E qui, perdonami sarà la giornata, potrei diventare cattivo.
E’ una frase bella, poetica, ma non mi riguarda.
L’unica cosa che riesco a concepire è poter avere ed affrontare il rischio della perdita.
Vecchioni parla di chi non è mai arrivato, non di chi c’era e poi se ne va via.
Lo so che da qualche parte nel mondo c’è la metà della mela, ma non è detto che la incontri.
Ti dirò di più, ho avuto anche l’impressione di averla riconosciuta, una volta, ma lei non ha riconosciuto me.
Non è arrivata e perciò non la perderò.
Dopo tutto questo ti lascio un sorriso
Dimenticavo:
Facendo i lavoretti in casa mi son preso la scossa un paio di volte.
).
Contavo che le sinapsi si dessero una regolata, segretamente lo speravo (oppure no?
E invece mi sa che si sono incasinate ancor di più.
Perché nel mio commento son partito dai sogni? It’s the same old story:
oh diemme!
che belle parole.
Io però ci sarei andata a parigi.
Di corsa.
e poi chissà…
intanto mi godevo il momento…
tanto di doman non v’è certezza comunque.
quindi…tanto vale prendere oggi.
Parigi… è forse una delle città che amo di più, che tra l’altro, anche se il paragone è quasi impossibile farlo, mi ricorda molto Firenze, sarà per l’atmosfera, sarà per la gente, sarà per quella magia che sprigiona e che entra dentro, sarà, non lo so perché, ma io la vivo così.
Si pensa a Parigi come una città degli innamorati, e forse in un certo senso lo è, la Senna, i suoi grandi boulevard, le stradine lastricate, i caffè per le strade… l’ho “conosciuta” tanti anni fa e, guarda caso, ero andato a trovare una mia fidanzatina conosciuta, guarda caso, a Firenze… beh, la smetto altrimenti Diemme dice una delle sue, ma al di là di tutte queste cose, è senz’altro una città da visitare, ma solo da girare con il naso all’insù…
@ Balibar: bello il tuo racconto, ma dimmi un po’, quando è che apri un blog anche tu? (lo hanno detto a me per un anno intero e adesso mi rifaccio con te…
)
@Thumper: come al solito, sei straordinaria.
Anche per gli amori tormentati sono affascinanti per la letteratura: e infatti scrivo, scrivo, scrivo…
Forse prima di defungere riuscirò a passare un periodo senza emozioni…
@Bali _1 versione melanconico-nostalgica. Facciamoci del male? Beh, farsi del male per amore è lo sport più diffuso del mondo, l’unico più seguito persino del calcio, e a livello planetario, l’unica cosa che mette d’accordo uomini e donne
Forse non sono io ad essere straordinaria, ma lui.
@Arthur Bè, se tu hai resistito un anno, io ho ancora un po’ di tempo.
Credo che visti i risultati, tu non possa che essere contento della scelta di aprirne uno tuo.
Io mi gongolo ancora nella libertà di rompere le scatole qua e là.
Senza troppe responsabilità.
Poi tu sai bene come Diemme sia ospitale.
@Bali_2: domani… il bello del futuro è proprio che non ci è dato di saperlo
@Bali_3: Bella segnalazione, non conoscevo questa canzone. L’ho ascoltata con piacere per intero, e la storiascoltando mentre ti rispondo.
Allora, la vita non ha sempre il lieto fine, questo è vero, però la vita è migliore di un film, se non altro perché siamo attori e non spettatori, e poi i migliori film li hanno tratti da storie vere, e rovinati un po’ romanzandoli quel tot.
I buoni non perdono sempre, e secondo me poi, piano piano che si va avanti, nel bene e nel male i nodi vengono al pettine, e il tempo fa il suo dovere.
Io sono una che si è sempre esposta moltissimo (non solo per amore, soprattutto per amici, battaglie sociali) e ho pure pagato i miei bei conti, ma “gli altri” non sempre stanno meglio di me, e non sono poche le battaglie che ho vinto.
La vita e la morte non sempre sono in mano nostra: tutto il resto, quasi completamente. (Generalmente sei tu che tiri su me, oggi ci siamo scambiati le parti
)
@ Balibar: beh, credo che anche a te non manchi nulla e comunque, è vero, Diemme è molto ospitale ed io, meglio di qualunque altro, ne so qualcosa…
… guarda quante pagine conserva ancora di me, infatti alle volte mi domando, ma lo meriterò?
Evvabè, cara Diemme, so già la risposta, no, non me lo merito… ‘nnagg… di una ‘nnaggissima, come diceva la mia dottoressa preferita Raggio di Sole…
Ciao Diemme, vedo che con il nuovo angolo delle chiacchiere sei diventata di nuovo la Tremendisia, mica pizze e fichi, ma mi domando, quando mai non lo sei stata?
E_arri_vvabè… stasera ho voglia di sfruguliarti, che magari spuntano fuori anche T_T_D_D_S_F_…
Sara meglio che vada… ’sera!!!
@Eppi: beh, anch’io ci sarei andata… se ci fosse stato un piccolo presupposto: ma non tutto si può raccontare sul blog…
@Arthur: non mi portare anche Balibar sulla cattiva strada, ché ancora non mi riprendo dallo scisma del 1° novembre…
L’impero romano d’oriente e quello d’occidente: da quando si sono divisi, due storie e due destini completamente diversi…
@Thumper: forse siete straordinari entrambi, ma sei tu che scrivi qui e posso “toccare con mano”
ops! :;
@Bali: continua pure a gongolare nella libertà di rompere le scatole qua e là, senza troppe responsabilità, io ti ospito magno cum gaudio (v. risposta ad Artù)
Diemme, sono un po’ sorpreso dai tuoi commenti.
Sono comunque belli e ti ringrazio ma, escludendo i due video, nel primo non facevo del tutto riferimento a nostalgie mie.
Voleva essere una rivisitazione delle tue, e mi sono via via accalorato perché ho spesso l’impressione che cedi volentieri al desiderio di farti male.
E non mi va che tu lo faccia, perché crea ostacoli.
Avrei dovuto scrivere “Domani per te sarà un disastro, per lui no”?
Mi sono permesso di dirtelo, nonostante non conosca i fatti e la persona a cui ti riferisci.
Io, lo immaginerai, sono diventato piuttosto autodifensivo su questo versante. Anche duro.
Grande Nicolas Cage (un mito) e grande Cher. Non saprei con chi identificarmi.
I due video degli Articolo 31, soprattutto il primo, mi sono serviti per chiudere, dentro di me, una storia importante.
Grazie per il visto al “libero gongolamento”
Però mi sento “tirato su”.
Caro Bal, a volte forse mi manca nella lettura la concentrazione che servirebbe, ma quando leggo c’è sempre un martello pneumatico nelle orecchie e spesso bei 60 kg addosso desiderosi di coccole (vi prevengo, certo che lascio il pc per fargliele, ma questo non è possibile 24 ore al giorno, ho anche diritto ai miei spazi, sia pure dentro casa accanto a lei!). Comunque, visto che siamo tra amici, c’è sempre la possibilità di chiarirsi e riaggiustare il tiro.
Comunque sì, sono in periodo un po’ nostalgico (v. post che uscirà stanotte), è un periodo “impegnativo” sul piano affettivo (e passarmi le vacanze a casa non ha aiutato a staccare la spina). Di certi distacchi (parlo di distacchi amicali, ma forse per questo ancora più dolorosi) ti chiedi il perché, di altri lo sai, ma non per questo il dispiacere è inferiore.
E poi… qualche ombra del passato che riemerge, in questo momento che è già critico, è come una ferita quando cambia il tempo.
Contenta che ti senta “tirato su”.
“qualche ombra del passato che riemerge, in questo momento che è già critico, è come una ferita quando cambia il tempo……”
Eh… si, cara diemme, il tempo alle volte come l’altalena…

magari organizziamo un lungo weekend, quando non ne poi piu, e hai bisogno di tante coccole. Gli alberghi sono super attrezzati, per coccole e relax 
[....] lisa
Ho letto tutto, ma tutto ma tutto… con piacere, ed ora non mi rimane che augurarvi la serena buona notte. e stata una bella giornata di lettura, grazie anche a te diemme. e ai tuoi amici, se mi e permesso dire trovo una persona molto interessante @balibar
Peccato che non conosci Budapest, anche questa città e romantica e molto bella
ora un abbraccio grande come l’oceano.. sogno d’oro… anzi di Parigi.. nei sogni tutto si e permesso
ps…alla prossima domenica, settimana intensa e lunga…
@Poesilandia: Grazie, sono qui un po’ per conoscere e un po’ per farmi conoscere, uscire un po’ dal guscio.
Impareremo a farlo.
Buonanotte
Buonanotte??? Ma stiamo pazziando? Domani è 21, e il 21 inizia l’autunno: bisogna aspettarlo in piedi come capodanno…
Parigi, Parigi che per me è passato, presente e (chissà) futuro. Ma questa è tutta un’altra storia…
Ho riconosciuto, in questo post, un fil rouge che spesso ritorna nei tuoi discorsi, e che mi fa un po’ inca***are.
Ma insomma, Diemme, perché non provi, non ti butti?!? Che ti costa?
Scusa la schiettezza, ma secondo me ti inventi delle scuse, argute e intelligenti come sei tu, ma sempre scuse, per non prenderti il rischio di fare una prova con questa persona (è sempre la stessa, poi?).
Certo, come disse non mi ricordo chi, only unfufilled love can be romantic (solo l’amore insoddisfatto può essere romantico) ma noi siamo esseri umani, non protagonisti di un romanzo
Ah, sì?
Allora resto.
@Fra’: è la stessa, la stessa di molti altri post (non di tutti, non so a quali tu ti riferisca). Guarda, che io ci avrei provato, la cosa è saltata per altri motivi per cui, a distanza di tempo (anche questo d’episodio è datato) è stato possibile farne un post romantico-romanzato: e sì, della serie di necessità virtù, se non riesco a essere umana, punto sul fatto che only unfufilled love can be romantic e faccio l’eroina del romanzo!
(Sai com’è, sarei pure specializzata in marketing, così alla fine faccio di necessità virtù e vendo quello che ho!
)
@Thumper: resta resta, che a mezzanotte mi servirà aiuto per raccogliere qualche ramo spezzato. Sai com’è, nei posti normali in autunno cadono le foglie, a diemmelandia cascano i rami!
Come dite a Roma? “Me cojoni” oops!
Ho sempre pensato che avrei visto la Parigi che descrivi tu, con la mia mano allacciata a quella del mio uomo.
Poi la vita ed il caso mi hanno fatto visitare Parigi, ma per lavoro, per uno scambio di buone prassi con un’associazione che si occupa di donne straniere in condizioni di disagio.
L’ho vista di notte, a sprazzi, solo un salto (troppo) veloce al Louvre e Notre Dame solo di fuori.
Ci tornerò. Me lo sono ripromessa. E stavolta non da sola…. O almeno spero
@Livy: Anch’io non ci voglio andare da sola! Posso visitare tutto il mondo, ma Parigi da sola, finche potrò eviterò!
E questo lo dedico a tutti gli innamorati (la canticchiava oggi un collega accanto a me, la sono andata a ricercare, ma non ho trovato la versione originale di Gino Paoli)
http://video.libero.it/app/play?id=b0cc87c4b6f861769327a8cdd287542f
Si può organizzare per maggio questo romantico we a Parigi?
Vuoi vedere che ci scappa anche lafinale di champions league… ci terrei proprio!
dove si mette la musica qui?
@Thumper: solo ora riesco ad aprire il video, e che sorpresa! L’avevo detto io che sei una grande!
(La classe non è acqua
)
Per il we a maggio ci sto, è pure il mio compleanno, così facciamo festa!
Per la musica, posta pure dove vuoi, qui è tutta ‘na melodia!
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