Questo post nasce da uno scambio di commenti su un blog che seguo, ed esattamente sulla questione sollevata in questo post, e dal desiderio che già da tempo nutrivo di raccontarvi un episodio occorsomi anni or sono.
Questo il commento:
Caro Valentino, non c’è bisogno di fare mea culpa, qui siamo tutti sconosciuti che stanno confrontando le proprie idee e le proprie esperienze.
Permettimi però, relativamente alla tua affermazione “Ma tornando al caso del ladro in tema, permettimi di non pensarlo come te.” di ribadire che io sul ladro in questione non ho detto nulla, anzi ho chiarito che “io non parlo del caso specifico perché non so la storia di questa persona, e non ho in questo momento la possibilità di approfondire il perché e il percome sia arrivato a rubare”.
Semplicemente ho approfittato dell’argomento per dire la mia sul chiudere un occhio sui reati piccoli, e per di più quando sono un’abitudine di vita (recidiva) e non un colpo di testa circoscritto (non si rovina la vita a una persona per un’occasionale cappellata).
E’ vero, nelle alte sfere si commettono crimini atroci (vi ricordate la storia di Poggiolini relativamente al sangue infetto?), che meriterebbero ben altre condanne, e il pensiero che restino perlopiù impuniti, mentre ci si accanisce contro un povero disgraziato che ruba un pacco di biscotti fa ribollire il sangue a tutti, però credimi, le cose non sono sempre come sembrano.
Un giorno vi racconterò la storia di un mio colloquio con un ladro che, rifiutandosi di lavorare, incolpava l’assistenza pubblica di non dargli un adeguato sussidio e di costringerlo con questo a rubare. Quando gli ho fatto presente le possibilità di lavoro che gli si offrivano, disse: “No, me li devono dare: come li danno agli invalidi li devono dare pure a me!”.
E perché, di grazia, se non era assolutamente invalido? Anche quello sarebbe stato un furto, togliere ai poveri e agli invalidi per risparmiarsi la fatica di lavorare.
Aggiunse: “Ieri ho speso 100 euro per un paio di scarpe da ginnastica a mio figlio”
e io “100 euro? Io a mia figlia ne ho comprato un paio a 15!”
e lui: “Eh, ma mio figlio le vuole firmate!”
A quel punto mi sono morsa le labbra per non dargli un sano vaff… e forse, se fossi stata un giudice, gli avrei dato pure l’ergastolo, almeno forse i figli si salvavano!
Altri episodi forse verranno fuori nei commenti ma questo, tra tutti quelli che ho sentito, forse è il più esemplificativo di una mentalità che non intendo giustificare con la questione della “modica quantità”.
E mi raccomando, non mancate di leggere anche il post da cui tutto è partito!































Scusa ma non mi funziona il link al post.
Ho qualche problema io? Bye
No, era colpa mia che avevo messo nel link due volte http.
Ora è a posto.
Un ladro è e rimane un ladro. A mio modesto avviso.
Quelli che poi la pensano come quel “signore” dalle scarpe firmate, oltre ad essere ladri sono anche parassiti.
La gente normale si fa in quattro tutti i giorni anche per loro.
L’ergastolo no, non sarebbe corretto. Ma un po’ di lavoro obbligatorio e socialmente utile non farebbe male… e ce ne sarebbe di lavoro da dargli.
Anzi: se volesse un lavoro lo troverebbe, anche in questo periodo di crisi.
Per chi ruba milioni invece vorrei tanto i lavori forzati, casi potrebbero capire cosa significa spaccarsi la schiena per davvero.
Stanotte uscirà un altro post sullo stesso argomento, che proporrà la testimonianza di Valentino (che comunque puoi già leggere nel post indicato dell’altro blog).
Un furto è un furto, un ladro è un ladro, ma non sempre il furto è commesso da un ladro.
Ti è mai successo di commettere una stupidaggine? Sicuramente sì. Questo significa che sei uno sciocco? Sicuramente no.
Sciocco è chi nella vita non fa altro che sciocchezze, o prevalentemente sciocchezze.
Il protagonista del nostro racconto lavorava, ma non era stato ancora pagato. Questo è successo anche a me, solo che lì capirono la situazione e mi diedero un anticipo.
Un ladro è un ladro e rimane un ladro, anche se ruba solo un pacco di biscotti, e anche se li ruba perché ha fame.
Una persona che ha fame (intendo dire che ha LA fame), e non trova altro mezzo che procurarselo che quello, è una persona che ha fame, punto. Ti assicuro che la fame ti annebbia il cervello, ti toglie la ragione, ti fa letteralmente impazzire.
Non so se tu hai una qualunque fede, ma nella mia Dio odia il peccato, ma non per questo non ama il peccatore.
Prescidendo dal caso specifico (tre anni di carcere per avere rubato 1,29 di biscotti è un’assurdità morale e giuridica) hai ragione quando dici che un furto è sempre un furto.
Però è altrettanto indubbio che la pena dev’essere sempre proporzionata al crimine, e alla sua gravità.
Poi, ovviamente, possono esserci idee diverse su quali sono i crimini più o meno gravi… Teoricamente è una sintesi che spetterebbe al Parlamento, alla politica, che a sua volta dovrebbe interpretare il senso comune.
Così però non è, anzi, tutte le leggi penali più recenti sono andate in direzione opposta a quella desiderata dall’opinione pubblica, grazie anche all’unica destra del mondo con una politica penale lassista (
), e questo genera quella sensazione di impunità (in particolare dei colletti bianchi) che è tanto diffusa nel nostro Paese.
Che vuol dire politica penale lassista? Veniamo fuori da una sinistra che ha partorito l’indulto…
L’indulto è stato votato da tutti, tranne Lega e Di Pietro, per essere precisi…
Mi pare che pure la Mussolini & Co. se ne siano tirati fuori.
E’ stato forse tra i crimini più gravi commessi dalla nostra nazione nei nostri confronti. Prima si limitavano a vuotarci le tasche e ad abbandonarci a noi stessi, poi hanno svuotato le patrie galere e hanno mandato orde di maniaci a stuprarci, nonché di ladri a derubarci e q.a.
Ancora mi stai a parlare di voto? Qui ci vogliono le trincee, non la matitina nel seggio elettorale!
Diemme,
dopo il tuo ultimo commento, ho capito, semmai mi venisse l’insano desiderio di provocare un’accesa discussione con te, quali argomenti toccare.
Tu che solitamente ceselli con il fioretto, su certi argomenti non risparmi la sciabola.
Buona giornata
???
E quali? Non certo la politica, non litigherei certo per la politica! Lascio gli altri essere di destra, di sinistra, di centro, agnostici, e tutto quello che vogliono, senza che questo incida minimamente sul rapporto che ho con loro.
Quello che mi fa inalberare è la cattiva fede (unico motivo di una megalite cui questo blog ha assistito), soprattutto se unita al tentativo di farmi fessa.
E allora sì, non risparmio la sciabola, taglio e recido tutto quello che c’è da eliminare, e anche se qualche taglio è più doloroso, non mi sento di avere scelta.
Tu, però, a che ti riferivi?
Ooops, mi sento un po’ chiuso all’angolo.
Il mio voleva essere un commento semi-scherzoso, un voler dire “capisco come certe situazioni o certi argomenti suscitino in te moti di ribellione o di disappunto” (dall’argomento sociale all’atteggiamento dei politici). Insomma niente di che.
E potrei o dovrei fermarmi qui.
Ma continuo, perché dire “capisco” a volte è già troppo e mi piacerebbe, anche solo come confronto, parlarne qui con te. Non del tutto off topic.
Nel web, come nella vita reale (intesa come quotidiana, dove ci si vede e ci si tocca) penso di aver imparato che quello della comprensione è un terreno molto delicato, perché non sempre si desidera essere compresi, non oltre il limite di vicinanza/lontananza che abbastanza inconsciamente poniamo.
Spingersi oltre questi confini è invasivo, diventa un vero furto (quanti modi di essere ladri) a prescindere dal fatto di essere mossi da buone intenzioni.
Io cerco di essere rispettoso di questo, di starmene al mio posto, ma ho un caratteraccio.
Il fatto è che non riesco a non farmi avvolgere dalle percezioni che, chi parla, involontariamente trasmette. E’ un ascolto ulteriore, quasi un’immedesimarsi. Così capita di provare l’amarezza di un clown, il sorriso dietro la lacrima.
Io ascolto, così, senza esprimere giudizi, per quello che mi viene dato, e ringrazio.
Ma siccome non sono dio, non posso giurare che quello che sento sia vero o che piuttosto non sia un mio inseguire gli aquiloni. Prendo atto, senza per questo, come dicevo, azzardare nessun giudizio sulla persona.
Quante volte mi capita e quante volte vorrei dire “sentimi vicino”(in generale). Ma non sono io che stabilisco il grado di vicinanza che mi è concesso. Alcune volte ( e ancora non mi riferisco a te) mi sento accolto all’ingresso e buttato fuori dal retro, come quel tira e molla che spesso capita nell’amore.
Tutto questo è per me un gioco, leggero ma allo stesso tempo intenso e serio (io gioco sempre seriamente).
Leggo molti blog, ma non lascio commenti ovunque.
E non pensare che viaggi sempre con il taccuino a prendere appunti con l’intento di dire finalmente “ti ho scoperto mascherina”.
Sono più il tipo che vorrebbe portare un fiore a chi l’ha solo pensato.
In questo senso accetto tutto e tutti, in politica no, che non ce la faccio.
Di me ho la consapevolezza di essermi nascosto molto nella vita, ma che vuoi, le mazzate le conosci anche tu.
Quindi? Sono un ladro? Magari solo uno che dà dei rimandi, goffamente, ma non cattivo.
Per il momento sono solo una persona che ti ringrazia dell’opportunità di aver potuto esprimere questi pensieri.
Grazie Bali, sai che i tuoi interventi sono sempre un bel dono per me.
Sì, hai ragione, l’argomento sociale mi fa saltare sulla sedia, ed è una delle molle che mi fa uscire di testa, insieme all’invasione del mio spazio privato (pensa che momento sto passando, o forse l’ho sempre passato, con dei genitori la cui specialità era mettermi davanti a fatto compiuto).
E’ terribile vedere come pancia piena non pensi a quella vuota, cioè, non volevo dire questo: pancia piena nega il diritto all’esistenza a pancia vuota, pancia piena desidera che pancia vuota schiatti, in fretta e senza rompere l’anima al prossimo. Ecco, è questo che non posso sopportare.
Mi ricordo il film “Il cacciatore di aquiloni”, quando il padre del protagonista dice al figlio che in fondo l’unico reato al mondo è il furto, anche l’omicidio è furto della vita, e così via. Penso spesso a quanto avesse ragione.
Leggevo su un altro blog che si sta diffondendo una mentalità di “rifiuto dell’immigrato” che è un furto del diritto alla vita che è di ogni essere umano.
*** E’ chiaro, neanche lui deve attentare alla nostra, ci mancherebbe! ***
Accidenti che argomento tosto. Difficile esprimere un’opinione in proposito, proverò a ragionare sulle necessità di certi gesti.
Si può rubare perchè si ha necessità, e allora siamo di fronte a un povero cristo che, incalzato dalla fame (sua o quella dei figli), commette un reato.
Oppure rubare perchè non si ha voglia di lavorare, e in questo caso sarebbe opportuno ingabbiare per sempre l’autore del furto.
La terza ipotesi è che chi ruba è per pura voglia di possedere quanto chi ha più di lui, e questo riappiana la situazione.
Poniamo per assurdo che a tutti siano dati gli stessi soldi. Non tutti saranno in grado di farli fruttare per arrivare ad avere una rendita consistente e certa, si arriverà a un punto in cui qualcuno possiede più degli altri e qualcun altro ha addirittura sprecato il ben di Dio messogli a disposizione. Detto questo c’è da fare un’altra considerazione: è vero che a tutti è stata data la stessa quantità di denaro, ma è altrettanto vero che gli sono state date anche le stesse opportunità?
Preciso questo perchè penso a cosa potrebbe farsene un bambino povero in Africa di un miliardo di euro se poi non gli viene data la possibilità di poterli spendere… e situazioni simili.
Colui che ruba, in genere, non lo fa per necessità ma per ingordigia, perchè vuole raggiungere lo stesso livello di chi è stato più “fortunato” di lui, da questo si evince che il ladro del racconto nel post, abbia un movente di ferro e non gli si può dare torto.
Pochi rubano per necessità e in quel caso io proverei con il perdono, perchè solo sentendosi “accolti” si può mutare una condizione di necessità in richiesta sincera di aiuto.
Perdonate se ho scritto troppo e, forse, mi sono spiegato malissimo.
Sig. Mormile.
E difficile capire quando non sei nella stessa situazione. O magari vissuto. Nel mio paese si dice “il sazio, non potrà mai intendere l’affamato”.
Faccia un’esperienza per favore. Prova a non mangiare per 3 giorni. Se riesce. Poi venga a mia casa. Io la invito. Lei si siede sul divano. Ha vergogna di dirmelo. Ma la fame la sta massacrando. Dopo 3 giorni. A questo punto io la lascio da solo per un momento. Sul tavolino si trova uno di quei vasetti pieni di caramele. Davanti lei. Ripieni di creme. Golosissimi. Lei sa che tutto ciò non è per me. Magari per i miei bambini. Magari per i ospiti. E poi…. ci sono centinaia. Se manca una… non si fa differenza. Lei ha fame. Tanta fame…. ed io non ci sono….
Cosa fa?
Premetto che sono stato uno di quelli (mi creda, non pochi) che ha rubato. Per necessita. Oggi non lo farei. Ma un domani? Edificio rispondere. Anche se…. conosco la risposta. Purtroppo
@Valentino. Col tuo commento mi hai messo in crisi, perché non posso dire di essere completamente d’accordo con te. Certo che per fame chiunque ruberebbe, e certo che deve considerarsi assolto, se ha tentato con ogni possibile mezzo un’altra soluzione, come fare un lavoro umile o semplicemente chiedere. Ho visto tanti poveri non rubare mai (o forse non li ho visti… )
Su due cose non sono affatto d’accordo; mettiamo l’esempio che tu porti, uno invita una persona che ha fame e la fa accomodare sul divano, davanti a una ciotola di caramelle: perché rubarle? A parte che quelle sono lì per gli ospiti, ma allarghiamo il discorso, visto che il tuo era solo un esempio: tradire l’ospitalità è ignobile, specie se, nel caso che tu mi hai detto (e te lo dice una che di gente in casa ne ha raccolta), se uno chiedesse una caramella avrebbe l’intera ciotola, un piatto di pasta calda, e biscotti e scatolette da portare a casa ai bambini. Magari pure l’offerta di un piccolo lavoro, che non si offre a chi è venuto a casa a rubare.
Un’altra cosa è il “tanto ne ha tante, non se ne accorge”. Questa, scusami, è la classica mentalità del ladro. Uno non deve non rubare perché potrebbero accorgersene, deve non rubare per onestà e rispetto delle cose altrui. Io non sono tenuta a fare l’inventario di tutte le mie cose ogni volta che qualcuno passa per casa mia. Sai quante domestiche hanno portato via qualcosa “tanto la signora non se ne accorge”? Poi la signora se ne accorge, la butta fuori a calci nel sedere, e la domestica piange che è senza lavoro (e non mi fa pena per niente).
No caro Valentino, la pancia vuota giustifica tante cose, ma non tutte. Il darsi certi alibi diventa poi una cultura personale, un modo di vivere.
Ma, forse, ci siamo entrambi espressi male.
Carissimo Valentino, abbiamo detto le stesse cose. Se io venissi lasciato a casa di un’altra persona e decidessi di sfamarmi, la mia non sarebbe una colpa grave. Ma se oltre a sfamarmi portassi via i mobili…
Ad ogni modo ho compreso cosa intende. Sono certo che io farei lo stesso, mangerei e non porterei via i mobili. Non esiterei un istante se i miei ragazzi avessero fame e io non avrei altra possibilità per sfamarli. Ma si parla di fame non di Nike o di televisori al plasma.
Se, in seguito al mio comportamento, venissi perdonato, probabilmente mi sentirei compreso e anzichè aspettare che il padrone di casa vada via per rubare il suo cibo, gli direi chiaramente che ho fame.
Scusate gli errori di sintassi, di modo e di verbi… la foga del voler commentare.
Dire chiaramente che si ha fame si può fare da subito. Se l’altro dovesse rispondere “e chi se ne frega!” allora non si avrebbe altra scelta, ma quando mai succederebbe questo? Giusto nei lager, dove c’è una volontà di sevizie e tortura da carceriere a prigioniero, ma qui stiamo parlando di noi, delle nostre case.
Ahimè Diemme, come dicevo al inizio…. anzi…. no. Mi pare che in italiano si dice “provare per credere”. Non giudicare cosi semplice in base a due scelte. Le confusioni in testa ad una persona che sta per rubare sono talmente che non ti puoi immaginare. Tu dici ” chiedere”. Ma non hai fatto il calcolo imbarazzando, della vergogna, della paura di essere rifiutato (perché poi, l’ipotetico caso tra me e sig. Mormile è uno tra due stranieri, e non amici, tenga conto).
Scusami Diemme, ma il tuo affidamento alla bontà della gente non vale ovunque. Se ben ricordo, tu hai avuto un’esperienza. Felicemente risolta. Ma tutto ciò non vuol dire che potrebbe capitare a chiunque. Guarda i barboni. La gente li offre l’elemosina, è vero. Ma lo fa con una sorta di obbligo. La monetina, oggi si offre per imbarazzo, per paura, per togliere “il fastidio”. Per qualsiasi cosa, ma NON PER CARITÀ.
L’occasione fa l’uomo ladro? Mica vero. Io direi che la situazione lo fa. Non giudicarmi male. Non proteggo quelli che rubano, pur di non lavorare. Ci sono anche quelli. Ma quando hai vissuto nei ambienti dove nemmeno il lavoro non ti basta per vivere decente, quando sai che a casa i bimbi ti aspettano per saltarti in braccia e dirti “papa, cosa mi hai portato”. E tu non hai niente. NIENTE. Oh Dio, lasci da parte tutte queste “moralità”, e “onestissimo” e allunghi la mano. Li guardi come si mangiano quel cioccolatino, con gli occhi contenti verso di te, e ti dici. “Lo so, non sono pulito, ma almeno oggi hanno il stomaco pieno. Domani? Forse la fortuna mi aiuterà a non dover farlo.”
Ti ho frainteso Alfonso (mi permetto) e chiedo scusa.
Mio padre a casa mi portava un uomo onesto: sa lui i pasti che ha saltato, e quante ore di lavoro continuativo si è fatto completamente digiuno (a volte svenendo per crisi ipoglicemiche). E’ vero che il bisogno porta a fare qualcosa di cui magari a freddo ci si vergogna, ma qui ritengo che nessuno di noi, e dico nessuno, (se c’è se la dovrà vedere con me) si permette di giudicare qualcuno che ruba per fame. Io voglio solo dire che facilmente il bisogno può diventare un alibi, e rubare il pane per sopravvivere può trasformarsi in rubare la torta per il compleanno.
Io non solo ho passato la fame e l’ho vista passare alla mia famiglia, ho visto anche un padre disposto a lavorare duramente al di sopra delle sue forze e al di sotto delle sue possibilità (enormi) per portare il pane a casa. Io lo ringrazio per quella fame che ci ha fatto passare, perché io preferisco oggi sapere di essere figlia di un uomo onesto piuttosto che avere avuto, all’epoca, un gustoso cioccolatino.
___Cara Diemme. Sembra che andiamo su un binario che va in parallelo, ma che ha una piccola differenza. Tu parlando del’ ladro ti riferisci al quello della torta. Invece io mi riferisco a quello del pane.
___Tutto il mio rispetto per il tuo papa. Ma permettermi di farti una domanda. Senza nessun intento di offendere tuo padre. Sei sicura che lui, non potrebbe aversi trovato in un ipotetica situazione come quella descritta da me? E che la pane che lo hai mangiata in quella sera potrebbe non essere poi cosi “bianca”? Se mi capisci.
___Ricordo, anni fa, leggevo sui contadini che andavano a raccogliere l’ uva. I bimbi erano primi a presentarsi. Guardavano la uva che strizzava l’occhio verso di loro. Il proprietario pero, li ha messo le muzzarolle, PER NON MANGIARE. Era considerato UN FURTO.
Abbiamo stabilito che quello del pane non può chiamarsi ladro. Su questo siamo perfettamente d’accordo.
Ci sono delle persone disumane, lo so. Ma una persona che mette le museruole a dei bambini per non far mangiare l’uva, ritengo sia un malato che rappresenta l’eccezione, non la regola. Casi da prima pagina, ma la quotidianità non è (speriamo) da prima pagina.
Ach, vorrei essere d’accordo anche con la tua ultima frasi. Purtroppo…..