
Bronzino - La sacra famiglia
Ammettiamolo, da un po’ di tempo Mrs President è diventata la mia Musa ispiratrice ed è da un suo commento, che qui trascrivo e che mi riporta indietro nel tempo alla mia personale esperienza, che nasce questo post.
Dice Marcillotta:
beh da dove comincio? Dagli esempi pratici, guarda cosa succede in Scandinavia:
mia cognata, quasi coetanea, ha appena avuto una bimba in Norvegia. Non è sposata, è indipendente, ha attorno a sé una società che la aiuta a costruire un modello di maternità sereno e senza troppe rinunce.Per 2 anni può decidere di non lavorare e prendersi cura totalmente della piccola, ovviamente pagata. Ti pare poco? Noi coi contrattini a progetto, credi che possiamo far figli così? Ci vogliono soldi, e tanti.
Poi avrà a disposizione cose come asili nido aziendali;
sa anche che la maternità non influenzerà le sue scelte lavorative, potrà fare carriera comunque e arrivare al top. Ha di fronte a lei l’esempio vincente della sua direttrice, che ha 45 anni, 2 figli, e una super carriera garantita.Non solo: lì hanno stipendi molto alti, per cui mia cognata può permettersi un centro benessere una volta alla settimana, una super palestra che la rimetterà in sesto dallo sfascio del parto, e tra cromoterapia, fanghi e massaggi, posso dirti che la vita si prende un pochettino meglio….!
Un cosa bella delle nordiche è che CONTINUANO A VIVERE dopo la maternità. Riescono a parlare di cose che non siano solo pappe e pannolini! Riescono a pensare ancora a se stesse!!!! Sono capaci addirittura di organizzarsi viaggi in Asia zaino in spalla con i cuccioli e il marito! Ne ho incontrato tante famigliole così, in giro per il mondo. Ho visto svedesi con bambini di 3 anni IN CAMBOGIA! Queste donne sono molto forti, indipendenti, continuano a vivere la loro vita pur con i bambini.
Io non ho un esempio del genere di fronte a me.
Io in Italia ho la paura fottuta che se faccio la mamma, “la mia vita è finita”, il mio lavoro è finito. Non avrò più tempo da dedicare a me stessa.
L’esempio che ho di fronte a me è di donne la cui vita non mi piace. Hanno rinunciato a molto, se non a quasi tutto, in nome della maternità.
Ecco: io quelle rinunce non sono in grado di farle.
E non trovo una neo-mamma, non una soltanto, che mi sappia parlare di sé senza infilare nella conversazione i prodigi del proprio pargolo.
Sono mamme, nient’altro.
Io non voglio finire così. Esiste un modo per cui la maternità sia parte della vita, ma non la MIA VITA?
Questo commento mi fa ripiombare prepotentemente nella mia realtà, quella cui a mano a mano mi sono abituata assumendola a normalità, senza neanche pensare che esistano alternative, che POSSA essere diverso.
Ho una figlia avuta in seguito a una “forzatura” da parte di un uomo che avevo lasciato da mesi, in un momento in cui mi ritrovavo in enormi difficoltà economiche. In Italia pareva a tutti che l’unica soluzione fosse la 194, cui non ho pensato neanche per un istante (e grazie al cielo!).
Difficoltà per le analisi, trafile per le pratiche d’ufficio, il ritorno al lavoro dopo tre mesi perché altrimenti avrei avuto lo stipendio decurtato del 70%, sono state solo l’inizio di una lunga trafila di impedimenti e oneri. Non me l’hanno presa, in un primo momento, in nessun nido comunale (e poi è stata presa a una quota altissima, perché al comune non gliene frega un accidente che tu hai il mutuo per la prima casa, che oltretutto è andato alle stelle per dissesti governativi), e ho dovuto dare in affitto casa mia per poter far fronte a tutte le spese; questo ha comportato che mi sono ritrovata, a 34 anni suonati, rigorosamente su una brandina, nella casa da cui ero uscita appena maggiorenne più o meno sbattendo la porta.
Lasciamo stare ogni altro onere, il padre non l’ha MAI presa con sé, e non si è preso mai nessuna responsabilità, nonostante il ricorso per ben due volte al tribunale. Una volta, COMPIVO 35 ANNI, ho chiesto a mia madre in ginocchio, come regalo di compleanno, il permesso di andare a cena fuori con un mio amico senza portarmi la bambina.
Dopo un anno e mezzo di convivenza-incubo ho realizzato che non poteva esserci problema più grande della coabitazione con mia madre, così ho preso mia figlia e me ne sono ritornata a casa mia.
Ho stretto i denti, sono sopravvissuta, ce l’ho fatta. Ho una figlia meravigliosa, ma il prezzo che ho pagato? Pare melodrammatico dire “Ho ucciso la donna”, e allora dirò che la sto tenendo in coma farmacologico: considerate che, una volta in cui mi sono ricoverata d’urgenza, mi sono dovuta portare dietro la bimba, e lei stava nel letto dell’ospedale mentre io mi arrangiavo su una sedia.
Marcillotta si chiede: “Esiste un modo per cui la maternità sia parte della vita, ma non la MIA VITA?”.
Beh, suppongo ce ne siano tanti, anche se al momento me ne vengono in mente soprattutto due:
1) Fare un figlio in un contesto familiare completo e collaborante.
2) Trasferirsi in Scandinavia.
Sono gradite, qui più che mai, le vostre testimonianze.































Marcy ha perfettamente ragione, ma il problema nasce secondo me dal supermammismo italiano, che purtroppo le figlie oggi mamme hanno preso dalle loro madri oggi nonne, unito ad un certo conservatorismo che non ha dotato l’Italia di certi servizi sociali proprio perché la donna se ha figli dovrebbe starsene a casa (ma stattene tu a fan..ulo!).
Detto questo, per fortuna in alcune parti di questo strano paese che è il nostro, vuoi perché lo stato funziona un po’ meglio, vuoi per le famose nonne, ci sono mamme che non rinunciano né ad essere donne nè lavoratrici.
Una delle mie colleghe di studio è mamma, ed anche professionista, e faccio sempre il possibile per darle un mano, proprio perché mi piace la sua scelta di non rinunciare a niente.
Ma proprio pensando all’atteggiamento che ho io, mi rendo conto nuovamente di quanto abbia influito l’educazione che ho ricevuto e l’esempio di mia mamma, tutto tranne che la classica mamma italiana (anche perchè effettivamente italiana solo per metà)
ecco bravo Frappy.
Parliamo dell’essere mamma, e parliamo dell’essere una mamma italiana!
Perchè in italia purtroppo l’esempio di Diemme non è un’eccezione, ma una realtà molto diffusa.
Purtroppo ogni donna tende ad adeguarsi all’ambiente e ai comportamenti che ha intorno. Tende ad avere gli stessi atteggiamenti (masochisti) delle amiche, delle colleghe, delle figure femminili di riferimento.
Quando guardo mia cognata, e le donne nordiche in generale, la paura della maternità tende a passarmi, perchè penso “potrei fare come loro”…. Quando guardo gli esempi italiani, l’orrore ricompare.
Ma voi che mamme siete? che riferimenti vi siete date? Quali paletti avete messo (se ne avete messo!)?
Leggerò con molto interesse le testimonianze che vorrete postare….!
Beh, l’essere genitori implica sicuramente alcuni limiti, che poi sono spesso compensati dalla gioia di crescere insieme ad un figlio. Questo limiti esistono in alcuni casi non solo per le donne e non parlo dei fenomeni che si associano comunemente agli uomini alla nascita di un bambino (varie assunzioni di responsabilità, fine della lunga adolescenza italiana, pizza e calcetto con gli amici, tour delle discoteche..) ma parlo di questioni un po’più importanti.
Certo, per come ha prospettato la questione il presidente, di là, per una donna è sicuramente tutto più difficile.
E per una donna forse, oggi, ci sono molte più pressioni ad essere conformi a certi modelli.
A parte il trasferimento in Scandinavia, la prima soluzione prospettata da Diemme mi sembra quella attuata più comunemente, da noi.
Certo che portare un po’di Scandinavia da noi non sarebbe poi male. (anche un po’ di Scandinave).
@Mrs. President: io non direi che mi sono adeguata ai comportamenti che ho intorno. Ho conosciuto donne che in condizioni decisamente più comode della mia hanno optato per l’interruzione di gravidanza, e altre che hanno mollato i figli a destra e a manca per poter continuare la propria vita.
Notare che per “destra e manca” non intendo scuole/nonne/baby sitter, perché è sacrosanto il diritto di continuare a vivere una vita completa e non essere solo e unicamente madri: parlo di persone che, magari per andare a ballare, hanno lasciato i bambini a casa soli, mettendo a repentaglio la loro vita (vi ricordate quei bambini chiusi in casa, che in seguito a un incendio non sono potuti scappare proprio perché chiusi ermeticamente a casa?).
Una signora, rimproverandomi la mia clausura, mi racconta che andava in discoteca abbandonando il carrozzino con la figlia neonata in un angolo della sala: per me questo è assolutamente inconcepibile e sconvolgente.
Io ho fatto la vita che ho fatto non perché ho avuto un figlio, né perché sono stata “mamma italiana”, ma perché l’Italia non offre strutture adeguate (con quello che stavo pagando per la mia casa, e quello che costava il nido e tutto il resto, pure se avessi avuto a chi lasciare la bimba mi sarebbero mancati i soldi necessari per andare dal parrucchiere o a mangiarmi una pizza).
@sullerive: facciamo un po’ di scandinavi, che è meglio!
siccome ho visto il tuo appello da Fabio e sono preoccupata anche io volevo sapere se per caso avevi sue notizie
perdona se sono inopportuna ma è davvero troppo tempo che non scrive
ciao
piacere di conoscerti anche se in questa occasione non del tutto piacevole
se riesco a sapere qualcosa ti avvertirò anch’io
mandi
Quando vivevo in germania ho conosciuto un sacco di ragazze che avevano avuto bambini da single, giovanissime e non avevano alcun problema. Aiuti economici, asili all’interno delle università…(ah mi sono dimenticata di dire che io ho fatto un anno l’università su). Una addirittura poco piu che ventenne aveva due bimbi da due compagni diversi e lei faceva l’università. Ed era tranquillissima.
Io ho avuto la classica mamma che ha dedicata tutta la sua vita a me e all’alieno (mio fratello). Faceva l’interprete, lavoro che adorava ma ha deciso di dedicarsi totalmente a noi. Lavorava solo mio padre, casa di proprietà, casa in campagna, vacanze al mare e in montagna e poi tre mesi in campagna. Vestiti firmati, erasmus, vacanze studio, ottimi piatti e tantissimo dialogo. Una mamma meravigliosissima che è il mio modello di dialogo. E poi la figata di parlarmi in tedesco da quando sono nata (ed è italiana ma ha vissuto su dieci anni)…
A chi pero’ mi dice che posso fare un figlio da sola dico: NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO… se sarà cosa saro’ felicissima se no accettero’ il suo volere. Ho un bellissimo lavoro, casa mia, una mamma che non vedrebbe l’ora di tenermi la pupa, potrei anche trovare il tempo di andare in palestra (magari per la montagna aspetterei un po’ eh) ma per mettere al mondo un figlio voglio un uomo che amo che vuole la stessa cosa che voglio io. Questa è la mia vita. Stella
@Athena: non ho idea di chi possa conoscerlo personalmente, è che proprio qui nei nostri blog abbiamo avuto un’esperienza in cui l’assenza aveva una motivazione decisamente seria.
Speriamo che qualcuno abbia pietà della nostra preoccupazione, e speriamo soprattutto che questa preoccupazione sia del tutto infondata: magari è alle Maldive a godersi la vita!
@Stella: bisogna dire che hai avuto una bella vita, e forse questo non ti ha permesso di crescere su certi fronti ma, come diceva una mia amica, mica ce l’ha prescritto il dottore che dobbiamo soffrire! Mi diceva: “Io ammiro la tua forza e il tuo coraggio di affrontare le situazioni e venirne fuori, ma non mi sento minimamente in colpa per avere avuto una vita fortunata”.
Tornando alla maternità, dobbiamo pure fare i conti con un orologio biologico, e il ruolo di “zia e basta”, che ho a lungo ricoperto, mi stava decisamente stretto: se ho un rimpianto, e di non avere avuto tutti i figli che avrei voluto (anche una decina, non mi mettevo mica limiti!).
Quello che mi hai raccontato della Germania, e prima di te Marcillotta sulla Norvegia, mi ha riempito di rimpianti. Voi sapete quanto io sia favorevole agli extracomunitari (quelli perbene, s’intende), e quanto io difenda il loro diritto alla vita, alla libertà, a un loro posto nel mondo, quanto io ritenga l’accoglienza un dovere e non un’opzione ma… ma quando dicono che gli extracomunitari ci fanno comodo perché noi non facciamo figli mi mandano il sangue alla testa: se questo fosse veramente il motivo, allora sarebbe meglio quei soldi spenderli per le strutture, e per darci la possibilità di farli questi benedetti figli.
Anche sul lavoro, io avrei avuto ben altre possibilità (a ventinove anni era già a capo di oltre trenta persone), ma ho dovuto optare (a parte che la mia coscienza avrebbe prima o poi comunque fermato il mio percorso) per un lavoro in cui potessi, in qualsiasi momento, far cadere la penna e scappare via.
Non mi sono persa una recita di mia figlia, e questo è sicuramente più importante di qualsiasi gratificazione professionale, però quando vedi certi analfabeti beoti andare avanti solo perché nella vita privata nessuno se l’è accattati e possono dedicarsi anima e corpo al lavoro, un po’ di senso d’ingiustizia lo provi…
Io ho sempre pensato che la mia vita avrà finalmente un senso quando potrò a mia volta dare la vita. Non vedo l’ora che accada…purtroppo dei problemi fisici ora non me lo impediscono, ma credo che ognuno di noi abbia una missione….la mia è quella di fare la mamma. E non peseranno rinunce, nottate in piedi e sacrifici…. Per lui/lei nulla sarà troppo.
Anche la mia di vita non avrebbe avuto senso senza mia figlia, ma certo che il prezzo della maternità l’ho pagato tutto: e lo valeva tutto, per carità, non dico di no, ma il commento di Marcillotta prima e di Stella poi mi fanno pensare che forse questo tributo di sangue potrebbe pure non essere inevitabile.
Si, Diemme, ho avuto una bella vita e sono fortunata. Ma come dico sempre manca un pezzo del puzzle, ma non per questo mi dispero. L’orologio biologico mia cara lo conosco perfettamente ma io sono inquadrata così. E non posso nemmeno fare la zia x’ l’alieno è messo come Stella (lui fa parte dell’altra categoria xo’ degli uomini stronzi, non dico fantasmi ma stronzi, di quelli che sono talmente belli che ti rincoglioniscono a guardarli ma loro hanno sofferto troppo e quindi hanno paura). Sono da sempre stata molto piu matura dei miei coetanei e su alcuni fronti sono immatura invece ancora oggi…
La germania è un grande paese, ma ce ne sono tanti, avanti anni e anni rispetto a noi. Un’amica del moroso della mia best friend italiana vive a parigi e ha appena avuto una bimba da sola, poco piu che ventenne senza uomo, non lavora e ha la casa in affitto. Riceve sussidi per andare avanti. E questa è Parigi.
La vita Diemme è strana, ma è anche molto bella, la nostra almeno lo è. Rose e fiori solo no, ma qualche spina la rende piu viva. Un bacione amica mia
Abbiamo qualcos’altro in comune allora, la tipologia di fratello! E il mio non è neanche così bello… però ha trovato pane per i suoi denti, si è sposato, e mi ha reso zia prima che fossi madre.
Povera moglie… uno di quei pochi casi in cui capirei l’adulterio…
Anche tu hai un fratello alieno??? Il mio è semplicemente bellissimo. E’ un po’ una merdina per il cibo, mentre io sono fognetta. E con le donne lo vedo come te l’ho descritto. E tutti i problemi che ha sono causati da me, per il resto (ma c’è qualche resto) è anche ok. Il mio compagno di viaggio (messa bene eh?)
Te ne racconterò a voce, se ti capiterà di partecipare a un raduno.
Mamme prima di tutto…
Anche prima di noi stesse… E forse è giusto così…
I nostri figli, il dono più grande che la vita ci ha regalato.
buona serata
Giovanna
“Mamme prima di tutto” ci può anche stare, il discorso era se fosse giusto, inevitabile e necessario essere “mamme al posto di tutto”.
Ciao Giovanna, e grazie per la tua cara visita.
Poco fa sul blog di Marcy ho risposto ad un tuo commento, ma ora, leggendo il tuo post, mi rendo conto che forse la mia risposta li è stata un po’ troppo semplicistica. Cioè tutto è semplice finchè il figlio lo si cresce in due, finchè ci sono nonni disponibili a dare (anche solo ogni tanto) una mano, finchè non ci sono problemi di lavoro o di trovare un asilo… Alla fine mi rendo conto che ci sono troppe variabili e zero certezze. Almeno per certi punti (lavoro, asilo, aiuti finanziari/fiscali) lo Stato dovrebbe aiutare chi fa figli, dopotutto perchè non aiutare questa scommessa sul futuro? Ma l’Italia politica del futuro oltre le prossime elezioni non frega nulla. Questa è l’unica certezza
Sto giusto rispondendoti da Marcy…
Ho avuto delle colleghe, separate e no, che, parlando del proprio figlio dicevano : ” …è l’unico, vero amore della mia vita…”. Quando erano al telefono coi pargoli era tutto un “amore mio, tesoro mio”, sembravano col moroso.
Lungi da me l’esprimere giudizi, però mi sentivo un po’ disorientato, questo sì.
@Liviana e Giovanna: senza offesa, i vostri commenti, come uomo, mi spaventano un po’. Ma immagino che sia un problema mio.
@Diemme: non si può aggiungere altro a quello che dici. Dispiace sentire che questa fatica si faccia sentire ancora così viva, almeno nei ricordi.
No, ancora una cosa. A qualcuno purtroppo succede che il figlio venga a mancare. Diventa un dramma insostenibile.
Nelle storie delle nostre nonne c’era lo spazio per cinque/sei figli, spesso un paio di aborti spontanei e qualche morte avvenuta in tenera età. Però la vita di tutti doveva continuare.
Senza toccare l’argomento paternità riferito ai nonni.
Comunque auguri sia a Liviana che a Giovanna.