
Gli amanti di Valdaro
E se non ci separasse neanche la morte? Se le nostre anime, quel giorno che faremo parte dell’Amore unico, della Luce unica, fossero appena appena un po’ più vicine e un po’ più strette?
Pare strano pensare il contrario. Quando due si sono amati tanto, e con tanta devozione, ritengono assolutamente inconcepibile anche il solo pensiero di poter vivere l’uno senza l’altro.
C’è chi ha perso il coniuge e in termine di un mese o due l’ha seguito, difficile a credersi che non sia per libera scelta. Lasciarsi andare, perdere interesse ed entusiasmo, e in fondo all’anziano cuore, suo da sempre, suo per sempre, un unico desiderio:
Finché morte non ci riunisca.
Mi racconta una mia amica che suo padre e sua madre se ne stavano tranquillamente seduti in poltrona nel soggiorno della loro casa, lui a leggere il giornale, lei a sferruzzare, come si conviene a una coppia di quei tempi.
A un certo punto, quasi colto da un’improvvisa illuminazione, lui abbassa il giornale e, rivolgendosi alla moglie, le ribadisce quanto lui la ami, come lei l’abbia reso felice, e quale onore sia stato per lui essere suo marito. La moglie alza gli occhi, inondata dalla dolcezza di quelle parole, giusto in tempo per vedere il marito reclinare la testa da un lato e morire così, col sorriso sulle labbra, dopo quest’ultima tenera dichiarazione.
Un’altra donna assisteva l’anziano marito in ospedale, piantata lì dalla mattina presto fino alla sera che dovevano mandarla via a forza, però a tutti mancava il cuore. Ferma, senza allontanarsi mai, attenta a ogni piccolo gesto del marito, per intuire ogni suo bisogno, ogni suo desiderio, e accudirlo, ma che dico, viziarlo; non si allontanava neanche per mangiare, e allora gli infermieri lasciavano là il cibo che il marito non avrebbe potuto consumare affinché almeno lei potesse nutrirsi, perché per la debolezza non finisse col crollare anche lei .
Alla fine si sentì così male (lo fece apposta?) che dovettero ricoverarla, e in qualche modo ebbero una stanza tutta per loro, cosicché potè restare lì e non andarsene neanche la sera.
Un giorno (oppure era una notte?), mentre lei gli sedeva silenziosamente accanto, lui le prese la mano, se la portò alle labbra e la baciò dicendole “Non sarei potuto vivere neanche un’ora senza di te”.
Finché morte non ci separi? Finché morte non ci separi temporaneamente.
Ma in realtà finché non ci riunisca, per tutta l’eternità.
(Diemme, 26/06/2009)
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L’immagine è stata gentilmente, tempestivamente e azzeccatamente proposta da Mrs. President.































Ma sei sicura che gli amanti della foto non fossero due che si sono strozzati a vicenda e siccome non riuscivano a separarli li hanno seppelliti insieme?
A parte gli scherzi, il vero dubbio è cosa succede dopo la morte a chi si è tanto amato in vita. Io credo nella reincarnazione, e quindi mal che vada ti reincontri nel mondo, ma per chi crede nel Paradiso come si fa?
E se uno ha avuto due amori?
Domande da umani
… mi è scesa la lacrimuccia a leggere queste due storie…
ma la prima parte del commento di Fra Puccino mi ha riportato il sorriso… eh speriamo di no che non si stavano strozzando! ahhaha
Eh questo è un bell’argomento Fra… esiste veramente il Paradiso?? cosa c’è dopo la morte?? mah un giorno, speriamo il più tardi possibile, sapremo…
Niente a farlo apposta ho la storia per i due amori…
Ho perso un anno fa improvvisamente mio nonno senza avergli potuto dire quanto gli volevo bene (ma questa è un’altra cosa) comunque mio nonno perse mia nonna molto giovane e decise di risposarsi con la mia attuale “nonna” che sfortunatamente non mi ha mai voluto bene come una nonna dovrebbe fare.. beh dopo la morte di mio nonno lei si è rivelata per quello che è sempre stata… avida e senza cuore.. quindi penso che lei mio nonno non l’abbia mai amato veramente… però ora mi domando “Se veramente esiste il Paradiso come si saranno rincontrati mio nonno e la mia vera nonna?? ” ironia della sorte la tomba di mio nonno è proprio accanto a quella di mia nonna… vicini col corpo ma ora saranno vicini anche con lo spirito come lo erano stati un tempo??
Non ricordavo più che si potessero anche solo pensare certe cose.
Tu sei, pubblicando un post del genere, una donna coraggiosa o un po’ provocatrice, o un po’ di tutt’e due, ma non è così importante, no?
Sono cresciuto con un’educazione sociale che ha distrutto in parte questo tipo di sentimenti.
Affermazioni quali: “nasciamo soli e moriamo soli”, “io e te, due individualità e due vite che hanno ragione di essere se indipendenti”, “il sano egoismo”, “se sei geloso, se non ti senti abbastanza amato è un tuo problema”, “se non ami te stesso non puoi amare gli altri(che di solito uno si ferma ad amare se stesso)”, “se siamo insieme su una torre, la costruzione crolla ed io ho la possibilità di salvare uno, chi salvo? Risp. Il primo che mi è più vicino”, “salvaguarda sempre degli spazi tuoi”, ed altre chicche così.
Tutte affermazioni che, per carità, hanno al loro interno una verità, ma che troppo spesso sono state, riportate nella vita quotidiana, prima fra tutte in quella di coppia, estremizzate, favorendo solo una crescita smisurata dell’ego, impedendo di fatto quelle piccole complicità, quell’intimità necessaria all’amore (non parlo di amore simbiotico).
Se in una vasca versi acqua fredda e calda, queste rimarranno separate, a meno che non intervenga un qualcosa che le mescoli. E’ questa mescolanza che oggi non trovo più, la voglia di lasciarsi invadere, just a little bit, dall’altro, senza il timore di sentirsi annullato nell’altro.
Credo che tutto questo avvenga, se può avvenire, molto naturalmente. Se continuiamo a fare come in geografia, cioè a crearci dei rigidi confini entro i quali ci obblighiamo a stare, prima o poi è guerra.
Ma tu prendi tutto questo e lo sorpassi, alzi il discorso ad un livello ben più elevato. Brava.
Eh sì, anche se lo chiamo in modo leggermente diverso, anzi non lo chiamo affatto (pensando al Tao), io credo in “quell’Amore unico”, “quell’unica Luce” dove tornare.
Rendiamolo possibile, a noi e agli altri.
Da qualche parte, vicino casa, sento gente che canta. Devono aver organizzato una sorta di piano bar all’aperto, sai di quelli dove si urla a squarciagola fino alle tre di notte.
Mmmhh, mi vesto e vado a mescolarmi un po’.
Scusa Diemme, ma stai facendo un percorso particolarmente… insomma, amore, matrimonio, stare insieme… come mai così tanto romanticismo ultimamente?
Comunque, hai trattato, come sai, un tema a me caro, e più o meno, la stessa cosa che hai raccontato, è successa a mio padre, che il giorno prima di morire, ha detto a mia madre di averle voluto sempre bene…
Che bello… questo al di là delle incomprensioni, delle liti e dei momenti bui, che in una coppia ci sono sempre.
E poi… penso che non si parli abbastanza di queste cose, e quindi, ben vengano le tue parole, perchè sanno di speranza, sanno di aver voglia di amore e non può esserci nessuna visione pessimistica della vita che può sminuirle.
Più che altro, l’immagine è, come dire, un po’ forte… evvabè, qui si stupisce con effetti speciali…
@Fra: non possono esserne sicura, visto che non c’ero, ma già che mi ci fai pensare, alla luce della tua ipotesi, potrebbero trovare me e Attila nella stessa posa!
L’amore dell’aldilà, per come ce lo raccontano, ha poco a che fare con quello terreno cui siamo abituati: anche nell’accezione più nobile, qui si tratta di essere tutt’uno tra due persone, in “altra sede” saremo tutt’uno con l’intera umanità”.
perchè ci deve essere qualcosa per cui vale la pena vivere
“Finchè morte non vi separi” lo recita il prete durante il matrimonio, in quanto significa che le due persone che si sposano davanti a Dio in chiesa restano unite, qui sulla terra, fino a che una delle due non viene a mancare. Infatti benchè ci sia il divorzio (attenzione, dato dagli uomini e non da Dio) due persone restano unite anche se divorziate e, nel caso avessero rapporti sessuali con altre persone, ripeto, benchè divorziate, commetterebbero adulterio, che è un peccato mortale (infatti uccide l’anima).
Infatti sulla Bibbia troviamo scritto:”non separi l’uomo ciò che Dio ha unito”.
Per terminare “finchè morte non vi separi” stà ad indicare l’indissolubilità dell’unione davanti a Dio e la sacralità della scelta appena fatta. Per il resto credo che dopo la morte del corpo, niente vada perso….soprattutto l’amore che abbiamo provato per le altre persone.:-)
Scusami se mi sono dilungato troppo.
@Pensierieperline: anch’io sono commossa dal post (nonostante l’abbia scritto io, ogni volto che lo rileggo è magone) e anch’io ho sorriso per l’intervento di Fra’. Per quanto riguarda i tuoi nonni, e anche le domande di Fra’ (parzialmente rispondo anche a mr. Loto), credo che amori del genere ce ne siano uno e basta nella vita, e che ciò che è unito dall’uomo, anche se con un matrimonio religioso, potrebbe non essere “l’incontro” stabilito dal proprio cielo.
@Balibar: ti ringrazio per il tuo bell’intervento, è sempre un piacere leggerti, e ovviamente piacere fanno i complimenti ma… tu dici coraggiosa?
Sì, ho il coraggio di non essere moderna (pagandone tutto il prezzo!) anche se è out, di dare valore ai sentimenti e non alle cose, di considerare una persona persona, e non un kleenex, e neanche un dio.
Fondersi nell’altro, ma senza farsi annullare (perché il farsi annullare, quello purtroppo ancora si usa ancora ed è fin troppo diffuso!), avere nell’altro chi ti conosce e nonostante questo
ti vuole bene, ti coccola, rispetta, si occupa di te, vuole renderti felice; il tutto, ovviamente, in un contesto di reciprocità, ci mancherebbe!
Detta così sembra persino facile, e invece è più vicino all’impossibile che al difficile.
Comunque mi ha fatto piacere se sono stata io a farti venire voglia di vestirti e andarti a mescolare!
@Arthur: e pensare che è stata soprattutto la tua panchina a provocarmi tutto questo! Quelle due coppie, i ragazzi, i teneri vecchietti, e le domande che mi si sono affollate nella mente sono state prima “E in mezzo che c’è?” e poi, siccome l’appetito vien mangiano, “E prima?”, “E dopo?”, “E invece?”, “E se non…?”.
Insomma, tanti pensieri si sono mescolati tra di loro, e ai miei, sogni, i miei rammarichi, i miei ricordi, le testimonianze di vita di altri, e da tutto questo è nato la voglia di seguire un iter: comunque, ora gli sposini sono nel giardino dell’Eden, quindi noi parleremo d’altro.
*** sempre ispirazione permettendo… perché io mica lo so quando ispiro! ***
Diemme, sei sicura che non volevi dire “..perché io mica lo so quando iNspiro”?
@Fra Puccino: Se esiste il Paradiso esisterà anche l’Inferno.
Non ti viene la tentazione di scegliere il secondo, tanti peccatori e tante peccatrici, allegramente riuniti?
Ancora Diemme.
Avrei un commento, come dire, un po’ “difficile” che riguarda amore e morte. Però non mi va di disturbare questo bel feeling amoroso che hai creato. Se posso vorrei inviarlo fra un po’, in coda agli altri commenti.
Io, ogni volta che commento, rischio qualcosa di me. Non sento l’effetto copertura nick.
D’altra parte sono fra i maggiori candidati all’ “Elefantino d’oro” messo in palio dalla rinomata Cristalleria WordPress.
No no, manda subito, che qui siamo curiosi come scimmie! (“Siamo” potrebbe non essere un plurale di maestà… )
@ balibar: mi è molto piaciuto il tuo primo commento: parole molto vere.
Sull’aldilà ho già detto come la penso: credo nella metempsicosi, trasmigrazione delle anime, reincarnazione, e quindi niente inferno o paradiso.
Se ho ragione (lo scoprirò tra una cinquantina d’anni, penso) magari chissà se certi incontri che sembrano casuali in realtà non sono altro che un ritrovare persone che hai amato o conosciuto nelle vite precedenti.
E non vale solo per gli amori; ho presente un caso di una madre che amava molto un figlio e suo nipote, e che è morta prematuramente, ma poi questo figlio adesso ha una figlia che somiglia moltissimo, fisicamente e caratterialmente, alla madre di lui, e tra loro c’è lo stesso legame speciale che c’era tra lui e sua madre.
Sarebbe bellissimo pensare che abbia voluto rinascere nuovamente vicino a quel figlio tanto amato…
Mi accorgo che spesso i miei commenti sull’amore seguono il filo del “ sarebbe bello crederci ancora, però…”
E seguendo questa linea mi stacco da quelle che magari sono le intenzioni dei tuoi post, Diemme.
Ma cosa vuoi, io sono rimasto ancora al capitolo introduttivo del “ Primo passo” e voi, nel giro di poco tempo, siete già arrivati al “ Finché morte non vi riunisca”. Sono un po’ lento, mai nascosto.
Vorrei però proporre una questione che invece riguarda sia l’amore che la morte. Un caso particolare. Diemme modererai od userai la cosa come ti pare.
Valgono le tue stesse avvertenze: non necessariamente quello che racconto deve essere a me riferito, ma sicuramente situazioni reali che mi hanno colpito.
Il protagonista potrebbe essere un lui o una lei, indifferentemente, potreste anche ricoprire uno dei due ruoli, anzi vi chiedo di mettervi nei panni sia dell’uno che dell’altro.
Dunque, (mi pongo in prima persona) avete subito un intervento chirurgico che vi ha strappato alla morte. Tutti sono felici, vi vedono rinascere, state bene e poco alla volta la vostra vita torna normale.
Poi un giorno scoprite quello che nessuno vi ha detto, ovvero che l’intervento vi ha ridato la vita ma che non durerà probabilmente quanto speravate, questa ha un termine, non ben definito ma comunque non troppo distante. Vogliamo dire improvvisando, che so, una decina d’anni? Niente di ufficiale ma statisticamente nessuno è andato oltre un certo limite di tempo.
Quale senso acquista quel “finché morte non vi separi/riunisca”?
Con quale spirito, presumendo che siate soli, andate verso l’amore? O più precisamente vi proponete ad un altro/a. Siete ancora capaci di farlo?
Pensate che l’amore per una donna/uomo sia qualcosa che vi riguardi ancora?
E se voi foste l’altro/a riuscireste ad accettare la cosa, scappereste a gambe levate o come vi comportereste?
Vale sempre la legge del “non è detto, non si sa mai”, ma qui parliamo di una condizione conosciuta fin dall’inizio. A meno che non optiate per tenere nascosto tutto.
Cosa comporta e quali sono le differenze se avete 30 o 40 o 50 anni?
Spero di non averti/avervi resa/i troppo triste/i o pensierosa/i.
Ché comunque la vita è bella.
@Fra Puccino: ho avuto il mio incontro “consapevole” con l’oriente a 16 anni ed ancora me ne devo liberare. Ma sulla reincarnazione, intesa classicamente, faccio fatica.
Bene, visto che su questo post abbiamo deciso di versare lacrime copiose, togliamoci il dente e incominciamo diligentemente.
Ricordi il film “Scelta d’amore”, storia di Hilary e Victor, il cui titolo originale credo fosse “Dying young”, che già la dice lunga sull’argomento?
Googolate un po’ per la trama, io passo al nocciolo della questione e, tanto per rimanere in tema, m’immedesimo anch’io. Qui parliamo d’amore, non di un mero “mi piaci, sei carino/a”; la vita di noi tutti è a termine, la differenza è solo nel saperlo o non saperlo. E allora, se io mi innamoro di un uomo, che diritto ha di costringermi a perderlo subito perché sarei comunque condannata a perderlo dopo? Che razza di prevaricazione, controproducente spirito protettivo, atto eroico che non salva una vita, ma ne spegne due prima del tempo stabilito, noto per l’uno, ignoto per l’altro?
Certo che non bisogna nascondere la propria situazione, l’altro ha diritto a sapere, ma ha anche diritto a scegliere; e posso capire il non mettere al mondo figli, destinati a rimanere orfani, ma come si permette la persona che sta male di negare all’altro la felicità di stargli accanto e di vivere insieme il massimo che la vita sia disposta loro a concedere?
Tutti siamo destinati a morire, tutti: ma meglio una vita breve accanto a chi si ama piuttosto che una lunga senza di lui/lei. Non è romanticismo, è così. A me capitò di un ragazzo malato, lui non aveva dieci anni davanti a sé, ne aveva uno, forse due, poi forse non sarebbe morto, ma la sua vita sarebbe dipesa da una macchina. Io in ospedale accanto a lui, accanto a quella dannata macchina, sarei stata più felice che nelle isole della Polinesia con uno sano e vigoroso che però non fosse lui, ma non ne volle sapere, non voleva essere “la parte malata” della coppia, esattamente come Victor; Victor diceva “Sono stanco di essere malato”, ma lei difende il suo diritto a stargli vicino, nel bene e nel male. Meglio vivere un giorno che non aver vissuto mai.
Meglio una fine senza paura che una paura senza fine.
Diemme, mi fa decisamente sorridere vedere quanto t’incavoli se ti viene negata la possibiltà di scegliere.
Un risentimento più forte della tristezza o della malinconia che può provare chi si trova nella situazione di maggior fragilità.
Non ho visto il film, perché di solito mi tengo alla larga dal genere(mai visto Love story), perciò mi sono cercato la trama e la prima recensione trovata parlava della Roberts che “impietosita” si lascia coinvolgere in una relazione con Victor.
Pietà, commiserazione, spirito protettivo o infermieristico, sono elementi che credo spaventino in situazioni del genere (tanto più se inconsce), che in nessun caso, ma proprio nessuno, hanno a che fare con l’amore.
Poi ne ho letta un’altra, di recensioni, e tutto era inquadrato decisamente meglio.
Grazie della bella risposta.
splendido post.
quanto vorrei credere ancora a un amore così…
@Bali: ecco, quando ho detto di andarvi a cercare la trama ho dimenticato che, come c’è chi scrive la quarta di copertina senza aver letto il libro, c’è chi scrive la recensione di un film senza averlo visto (o avendolo visto senza capirci niente, il che è anche peggio). Dovevo saperlo, visto che ci scrissi pure un post, Sette anime riveduto e corretto.
L’amore di lei era un Amore con la A maiuscola. Sono passati molti anni da quando l’ho visto, e forse non ricordo tutti i particolari ma posso immaginare, dal momento che lei viene assunta per assisterlo, che la prima volta che vede quel ragazzo, così giovane e condannato a morire, il suo primo sentimento sia stato di compassione; ma la scelta di vivere quella storia, quella grande storia, non è stata certo dettata da pietismo anzi, vedessi con che durezza lo tratta in certi momenti, ti sarebbe chiaro che il loro era sicuramente un rapporto tra pari. Io penso che l’idea che qualcuno stia con noi per pietà, spirito protettivo o infermieristico sia un nostro complesso, acuito nel caso che possa essercene una ragione.
Ti posso assicurare una cosa: una persona che sta con un’altra per pietà, è una persona che ha a sua volta dei problemi, non ha la capacità di creare un rapporto sano, basato sul confronto pari grado e quindi, paradossalmente, il rapporto è funzionale anche per lei.
La psicologia transazionale parla diffusamente dei canali di comunicazione, che non si interrompono quando non sono sullo stesso piano, ma quando si incrociano.
E sì, mi arrabbio molto quando si decide al mio posto, forse è una delle cose che mi fa uscire più dai gangheri in assoluto: mai mettere la Tremendisia di fronte a fatto compiuto!
@Peter, grazie della tua visita e dei tuoi complimenti.
E credici in un amore così, esistono: se si hanno certi principi, se ci si sostiene per una vita l’un l’altro, oserei definirli inevitabili.
Io posso volare
ma ho bisogno delle sue ali
Io posso amare
ma ho bisogno del suo cuore
Beati coloro che possono godere di un amore così.
Come spesso succede, il post è decisamente bello, ma i commenti lo arricchiscono notevolmente, e in questo caso super post e super commenti.
Mi ricordo un giorno, anni e anni fa, in cui il prete durante la predica parlo’ di come sarà domani e di come sarà l’amore nel nostro domani, quando chiuderemo gli occhi e li riapriremo pieni di luce e di gioia. E mi ricordo che racconto’ la storia di un uomo che si era risposato tre volte e ormai anziano e malato in confessione gli aveva chiesto, in ospedale: ma io a quale moglie mi ricongiungero’? e lui gli aveva sorriso e gli aveva detto: ma l’amore là è diverso dall’amore qui in terra…(il resto non me lo ricordo)(ma questo mi aveva colpito e si ricongiunge alle parole di diemme)
Fra, a me sa che in paradiso non ci andro’…li ci vanno i bravi…e visto che mi hanno appena detto che perfida e cattiva come me non hanno mai conosciuto nessuno (era una donna che pensavo fosse mia amica) io andro’ direttamente all’inferno, e se potessi scegliere nel girone di venditori, commerciali, rappresentanti, sai che allegria???
Io non ho paura della morte. Credo nella luce eterna. Ho paura solo di non avere piu in terra le persone a cui voglio bene.
Ho perso, putroppo, molte persone a me care in maniera drammatica, dolorosa, alcune all’improvviso, altre dopo lunghe malattie.
Non oso pensare a come sarà la mia vita senza di Lui, ho sempre sostenuto che, egoisticamente, preferirei andarmene io per prima.
Non nego che queste paturnie mi portino a volte a deprimermi all’inverosimile…. tuttavia preferisco sfruttare al meglio il tempo che ci stiamo donando, e vivo forse un po’ troppo accelerata tra quelli che sono i tempi canonici di una relazione e la voglia di mettere in pratica il “carpe diem” di antica memoria.
Buona giornata, L.
Nulla è Lasciato al caso neanche un capello che cade, né tanto meno ogni legame che è stato già stabilito prima di ridiscendere dai mondi superfisici nei mondi materiali.
La morte, un portale, un passaggio dimensionale verso quella vera casa.
@ Balibar:
Ma come mai, Balibar, hai fatto l’esempio di un caso così estremo?
Perché di fronte alla morte, non dovrebbe esserci più l’amore?
Pensi veramente che di fronte alla morte ci possa essere un ripensamento da parte di chi ti ama e che fino a quel momento ti è stato vicino?
Dio mio quanto pessimismo… ma mi sembra un pessimismo di chi ha voglia di estremizzare a tutti i costi, è così?
E poi, cambia qualcosa se si hanno 30, 40 o 50 anni?
Dipende sempre dalle persone e da nient’altro.
Ho un’amica che da 10 anni accudisce suo marito che, cadendo in una gara di sci, è rimasto paralizzato e non del tutto cosciente.
Quando è successo, lui aveva 40 anni e lei 35, hanno due figlie che all’epoca erano poco più che adolescenti ed erano quello che si suol dire una bella coppia.
Oggi lei ha 45 anni, è una bella donna, non ha problemi economici, ma non ha abbandonato il marito, anzi, ha “sacrificato” la sua vita e probabilmente sarà finché morte non li separa.
Ho conosciuto un ragazzo che a trentatre anni, ha preso la leucemia. Mentre era malato, dopo il trapianto del midollo osseo, mentre faceva la terapia per la riabilitazione, ma con speranze vane per la guarigione, si è innamorato di una donna, e lei lo ha ricambiato, incuranti di quello che poteva essere il domani, un futuro incerto e per certi versi anche doloroso e probabilmente, fino a che morte non li ha separati.
Questa è la vita, come la vita è anche quella di gente che scappa a gambe levate, ma come giudicarle, come non dar loro ragione, nel caso…
Però a me piace pensare che la bilancia propenda più dalla parte delle persone che amano e soprattutto sanno cosa vuol dire amare, e questa non è fantascienza.
Caro Arthur, ho cercato, in questo commento, di essere il più asciutto e neutro possibile, perciò non mi vede né ottimista, ne pessimista. E’ vero, è un caso estremo e va considerato come tale ma la vita di una qualsiasi persona normale può incontrare un evento eccezionale che modificherà da lì in poi il suo percorso, colpendo l’ideale, il sogno, ma anche la possibilità di veder concretizzarsi i propri desideri.
Non sono io che ho voglia di estremizzare, il caso è reale.
Qui da Diemme si parla d’amore a due, di complicità, di progettualità comune.
Io non parlo di un amore già esistente messo alla prova dalla possibilità di una morte ma della possibilità di mettersi ancora in gioco in una relazione ex-novo sapendo che sul tavolo bisogna mettere anche questa carta.
In soldoni: poniamo l’ipotesi che mi sia, o mi stia, innamorando di una donna. L’amore segue il suo corso poi un giorno lei mi guarda e mi dice “mi sono innamorata di te, mi piacerebbe condividere la mia vita con te, ma le mie prospettive, in questo senso, hanno già un limite”.
Come vedi tutto il discorso progettualità deve essere rivisto. Poi può accadere che un incidente renda la mia vita più corta della sua, ma questo è un destino diverso.
Io mi domando: sarei in grado di accettare di vivere questo amore per quello che è, godendo giornalmente per quello che mi dà, mantenendo una qualche progettualità senza farmi prendere dall’ossessione di un inevitabile abbandono?
Allo stesso modo mi chiedo se una donna potrebbe accettare di amarmi anche se è improbabile che il futuro possa vederci anziani, mano nella mano.
E ad un amico che vive concretamente questa situazione, che lo rende così restio ad andare verso un possibile amore, che atteggiamento posso consigliargli.
E’ un caso, come tale l’ho presentato, ma affatto semplice. Rispetto comunque anche chi, trovandosi davanti a questa eventualità, non se la sente proprio di proseguire. Sono d’accordo con te, dipende dalle persone e se qualcuno non ce la fa non mi sento di dire che è incapace d’amare (non che tu dica questo).
D’altra parte chi vive una situazione del genere è facile che si chiuda in rapporti di una notte, o nella rassegnazione, o sublimi, che serri, in qualche modo, a doppia mandata le porte del cuore.
Calzante, anche se un po’ diverso, l’esempio del ragazzo malato di leucemia.
Scusa se sono stato un po’ farraginoso.
No, non sei stato farraginoso, sei stato chiaro, realistico, concreto, e non so che altro aggiungere, hai detto tutto tu.
Posso aggiungere una storia.
C’era una volta una signora, impiegata in un’azienda privata dove guadagnava piuttosto poco. Una persona di buoni sentimenti, di cultura e di iniziativa, di aspetto non esaltante ma dignitoso, quarantenne e single, che a un certo punto decide di organizzare una delegazione che lei stessa guida per andare a chiedere una revisione del trattamento economico. Il proprietario dell’azienda ascolta attentamente le sue ragioni, si impegna a prendere in considerazione le sue argomentazioni e a darle una risposta di lì a breve; però succede che, invece della risposta, arriva una domanda: “Signora, mi sono innamorato di lei: mi vuole sposare?”.
E la sposa. La sposa nascondendogli che è malato, che morirà entro poco, che ha voluto strappare alla vita quest’ultima felicità. L’ha lasciata ricchissima, ma l’ha lasciata, e con un rimpianto e un magone che non vi dico. Oggi è una donna manager, conduce una vita brillante e attiva e si è addirittura risposata.
Se però le capita di parlare della prima storia, afferma con rimpianto di essere stata ingannata, e non gli perdona di non averle detto niente.
La storia mi è stata raccontata, quindi può darsi che non sia precisa al cento per cento, ma tanto è il concetto che ci interessa. Ora, tu dici “chi vive una situazione del genere è facile che si chiuda in rapporti di una notte, o nella rassegnazione, o sublimi, che serri, in qualche modo, a doppia mandata le porte del cuore.” e io aggiungo “può darsi che decida di mentire per rivendicare il proprio diritto alla felicità”: comportamento decisamente errato ed esecrando, ma che è possibile capire.
Lei si sente ingannata, e lo è stata, può darsi che avrebbe comunque accettato di vivere questa storia e gli sarebbe stata vicino fino alla fine, ma può darsi di no, e allora lui può aver pensato, con la disperazione di chi vive certi drammi: “Lei avrà tutta la vita per dimenticarmi, e io le lascio l’agiatezza necessaria per non avere più un problema al mondo”. Io non condivido questo pensiero e non lo farei mai ma, se ci pensate, forse ha avuto ragione lui: almeno, dal suo punto di vista.
Non credo lo farei mai neanch’io.
Però mi sembra un gesto dettato dall’altruismo… che è una forma di amore.
No?
Beh, non direi. Lui ha mirato solo ad avere una compagna, il fatto che l’abbia lasciata ricca (tanto non è che in caso contrario potesse portarsi dietro i suoi beni!) è stato solo un alibi con se stesso per giustificare l’inganno. E’ stato un comprare l’amore, un dirsi “Piangerà, ma considerando come la lascio si riprenderà presto”: non ci vedo altruismo in questo, e probabilmente ha ragione lei ad essere arrabbiata. Non ha tenuto in considerazione i suoi sentimenti, il dolore che sapeva (o no?) che lei avrebbe provato. Forse non ha capito che sarebbe stato amato sul serio. Forse non aveva capito che a quella donna dei suoi soldi non importava un fico secco.
Lei poi una vita se l’è rifatta, ma quando dice che non l’ha perdonato ha i suoi buoni motivi.
Beh, io non ce la farei a stare in una relazione tenendo nascosta una cosa così importante.
Se invece fossi vittima di un simile “scherzetto” credo, ripeto credo, che potrei capire e non le vorrei male, ma mi sentirei tradito nella fiducia e nell’amore.
I soldi per me hanno sempre avuto un valore relativo. Figuriamoci se possono coprire una mancanza di questa portata.
Appunto.
@Liviana: anche la donna del secondo episodio che ho raccontato ha sempre pregato di andarsene per prima, come ha sempre sostenuto che moglie e marito dovessero morire insieme.
Ora è vedova da tanto tempo e si è ripresa perfettamente. Non si è rifatta una vita, sentimentalmente parlando, nonostante avrebbe avuto delle opportunità, ma per lei è esistito un solo uomo nella vita, è stata fedele prima a lui e ora alla sua memoria; cionondimeno conduce una vita serena e soprattutto una vita sociale intensa e nonostante l’età non proprio giovane. Si sopravvive Livy, senza nulla togliere all’amore, al ricordo, alla storia e alla dedizione.
uhm…a mio parere il morto sarebbe più felice se il vivo continuasse a vivere serenamente. E poi, mi viene da dire: è veramente vita e amore essere legati così ad una persona, cioè seguirlo subito anche nella morte?
Forse sì.