Avevo scritto tempo fa un articolo sul termine “Negro”, che è andato perduto con la rottura dell’hard disk.
Nel corso di un mio intervento, in risposta a un commento su un vecchio post, mi sono però reinfervorata sull’argomento (e sul razzismo in genere ovviamente), per cui vi ripropongo le mie parole in questo post, e mi farà piacere avere la vostra opinione in merito.
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E che vuoi fare, a me cadono le braccia davanti a certi discorsi, e a una mentalità così diffusa, propria di menti troppo manipolabili e “semplici”: solo il sentire “noi” e “loro” mi manda il sangue alla testa.
Anche i cosiddetti buonisti comprensivi progressisti sono razzisti allo stesso modo, anzi di più: dire che “quando noi siamo andati in America abbiamo fatto questo e quello”, per esempio, che significa? Io non ci sono andata in America, e non sono colpevole di quello che hanno fatto degli altri italiani nel corso della storia, del tempo e dello spazio, come nessun rumeno è colpevole (o viceversa) di quello che fanno altri rumeni, e nessun polacco di quello che fanno altri polacchi e via discorrendo.
Chi vuole dimostrare che i negri sono eroici perché uno si è tuffato in mare per salvare una persona, è razzista nello stesso modo di quello che dice che sono tutti criminali perché uno ha ucciso/stuprato/rubato: in entrambi i casi si fa di ogni erba un fascio, si accomunano persone, nel bene e nel male, su un principio razziale.
Il razzismo verrà meno solo quando considereremo ogni essere umano semplicemente una persona, frutto pure della sua cultura e di quella che si respira nella sua eventuale nazione di provenienza, ma da giudicare e valutare personalmente, come entità a sé stante e diversa da tutte le altre.
Verrà meno quando riconosceremo a ogni essere umano il diritto alla vita, a una casa, a un lavoro, alla salute, a vivere in un paese in pace, e a lottare per tutto ciò. Quando il colore della pelle sarà un attributo come quello degli occhi o dei capelli, e la religione come i gusti alimentari, o la scelta degli studi, ovvero fatti personali in cui nessuno si deve permettere di entrare.
Una signora americana, peraltro felicissimamente sposata a un negro che raccontava essere uomo marito e padre straordinario, mi ha invitato a non usare il termine “negro”, ma “afroamericano”.
Ecco, dire “afroamericano” mi indigna, e mi indigna per due motivi: primo, perché abolire il termine “negro” in base a un pensiero politically correct significa affermare “negro è una parola brutta e offensiva”, e quindi è già discriminazione, e poi perché ritengo “afroamericano” un termine idiota. Ma perché una persona di pelle scura, nata a Roma, magari da genitori già residenti da anni in Italia, che parla romanesco, che ha compiuto i suoi studi a Roma, che magari conosce solo la cucina italiana, che non è mai stato e forse mai andrà né in Africa né in America dovrebbe essere definito “afroamericano”? Ipocriti!
Ribatte la signora: “Se tu in America usi la parola negro viene considerata un’offesa gravissima”.
Oggi. Perché mi pare che in film che sono pilastri della propaganda antirazzista e a favore del valore personale di ogni essere umano, come per esempio “Indovina chi viene a cena?” la parola “negro” venga usata regolarmente, senza nessuna valenza né positiva né negativa, solo per indicare una persona di pelle scura.
Si cerca di combattere il razzismo con l’edulcorazione dei termini, invece che col libero pensiero, critico, aperto e scevro di pregiudizi. Non è cambiando i termini per indicare qualcosa che si elimina il pre-giudizio sul qualcosa in oggetto.
Il razzismo sta nella categorizzazione, non nel termine che si usa per definirla. Il razzismo sta nell’egoismo, nel non volere riconoscere agli altri dei privilegi che per noi sono acquisiti, come quello del vivere in pace e del diritto alla tutela della salute, etc., perché “pancia piena non pensa a quella vuota”.
Il razzismo sta nell’arrogante pretesa di sapere degli altri ciò che invece si ignora totalmente.
Che significa, cara V., fare rete? Esprimere la nostra opinione contro il razzismo? Magari servisse, ma temo proprio sia fiato (tempo) buttato.
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E ora, vediamoci i pezzi più belli (veramente è tutto un capolavoro!) del film citato:































“Il razzismo verrà meno solo quando considereremo ogni essere umano semplicemente una persona”
Esattamente, mia cara Diemme!
Ma non ci riusciamo.
Non riusciamo proprio a vedere in un essere umano solo una persona, perchè l’EGO umano etichetta in continuazione:
ci sono i negri, i rumeni, gli amerikani, gli uomini, le donne, i trentenni, i sessantenni, i magri, i grassi, le bionde, le brune, i dottori, i diplomati.
All’infinito.
Anche un cane non è cane: è un terrier, un pechinese, uno yorkshire, un pastore maremmano.
Non c’è esperienza che l’ego non categorizzi, non c’è forma vivente che non abbia per noi una etichetta.
E in base all’etichetta, purtroppo si attribuiscono valori pregiudiziali, positivi e negativi. E’ qui l’inghippo.
esempio:
Io ho due famiglie come vicini di casa:
- una è la classica famiglia borghese, avvocato lei, giudice lui, due figli adolescenti;
- l’altra è una semplicissima famigliola di filippini.
A istinto, chi direste che è il “vicino rispettabile”? quello perbene? quello che sono felicissima di avere?
Sbagliato, cari etichettatori pregiudiziali: LA FAMIGLIA BORGHESUCCIA ITALIOTA E’ CASINISTA, DISORDINATA, E CREA PROBLEMI A TUTTO IL CONDOMINIO. Quella con l’etichetta “filippini poveracci” invece è silenziosa, gentilissima, molto a modo.
Morale della favola:
creare etichette/categorie purtroppo fa parte della nostra natura cognitiva. Dobbiamo però essere pronti ad essere mooooolto flessibili nei (pre)giudizi: perchè sono questi a fregarci, renderci cinici, e infine….”razzisti”.
Sicuramente hai ragione, il razzismo è una brutta bestia, ma esiste ovunque, esiste tra i bianchi quando si incontra un nero ma succede al medesimo modo se si va nel loro paese e i neri incontrano un bianco, per certi versi è la differenza delle cose che ci porta ad agire in determinati modi, tralasciando il discorso sul razzismo razziale o religioso, oserei dire che è quasi impossibile non cadere continuamente in questo meccanismo vizioso di cercare le differenze, lo si fa continuamente nel quotidiano, ti piacciono di più le scarpe firmate rispetto a quelle del mercato, ti piace di più una persona magra rispetto a quella grassa, ti piace di più la persona alta rispetto a quella bassa e così via, potrei riempire migliaia di pagine con esempi simili, quindi il meccanismo di porci delle scelte in base a quelli che riteniamo dei gusti personali fa parte del nostro essere, ci troviamo ogni secondo di fronte a delle scelte, è difficilissimo non cascare nelle trame di questo meccanismo perverso, quindi quando questo meccanismo è troppo consolidato in noi ecco che il tiro si alza e le scelte si fanno sempre di più su argomenti delicati discriminanti e pericolosi, che portano grandi sofferenze, fa parte della storia dell’uomo, quando poi queste differenze ci toccano nelle cose a cui noi diamo più importanza eccoci pronti a difendere il nostro orticello contro tutto e tutti e chi non la pensa come noi peste lo colga, l’umanità intera si è mossa ed è minimamente progredita su questa legge non scritta, io credo che non esista soluzione, se non l’utopica possibilità di una ricchezza totalmente e soprattutto equamente condivisa, dove si crea la benchè minima differenza ecco instaurarsi il seme della discordia e l’antico ripetersi della povera storia umana del possesso e della differenziazione.
Non esistono soluzioni capaci di risolvere radicalmente il problema, solo artefizi atti ad accontentare qualcuno a discapito di altri, ed ecco nuovamente comparire le differenze che dividono…
Ciaooo neh!
A scuola (Liceo e post Università) mi hanno insegnato che SCIENTIFICAMENTE PARLANDO non esistono RAZZE tra gli uomini. GENETICAMENTE non ci sono “parti” individuabili o riconoscibili che possano distinguere un individuo di pelle scura da un individuo a pelle giallastra. Le differenze esistenti danno percentuali pari a quelle presenti tra individui della stessa comunità (tipo, persone che hanno un antenato in comune ma sono passate BEN oltre le 7 generazioni).
Le razze esistono solo tra gli animali. E’ stato l’uomo che ha CONIATO il termine anche per gli uomini. Possiamo, a benificio del dubbio, accettare l’ignoranza della genetica del 1700… ma adesso no. Non è semplicemente vero.
La razza umana è una sola. SCIENTIFICAMENTE PARLANDO.
Umanamente e filosoficamente e sociologicamente parlando: IDEM!!!!
hai perfettamente ragione!!!
Brava.
Ciao Diemme,
come promesso ieri sera, eccomi qui a sbirciare in punta di piedi questo tuo blog… Ho letto per ora soltanto questo tuo ultimo post riguardante il razzismo, e devo dire che è quasi disarmante il modo magnifico che hai di spiegare il tuo pensiero riguardo argomenti così difficili. Sono felice di averti conosciuta di persona! Continuerò a leggerti con immenso piacere! un saluto affettuoso.
Marta
Cari amici, sono di ritorno da due giorni a Napoli (durante i quali ho avuto modo di conoscere la dolcissima Marta che scrive nel commento precedente a questo).
Ora non ho la concentrazione necessaria per affrontare un qualsiasi argomento, ma una cosa voglio aggiungere: e del termine “di colore” vogliamo parlarne? In uno dei vari uffici che ho girato, c’era su una parete un foglio con scritte queste parole (le ho ricercate in rete, e le ho trovate in ogni dove):
Diemme carissima,
su sei stata lontana e i problemi con il mio blog in ufficio continuano. Per me la parola razzismo non dovrebbe esistere. Io, come ho accennato da Fra, penso che siamo tutti uguali, indipendentemente dal titolo di studio, dalla macchina parcheggiata in garage, da quanti congiuntivi azzecchiamo, dal Dio in cui crediamo e dal colore della pelle. Io adoro la gente molto easy, perchè anch’io sono così. Non me la tiro, anche se tanta gente ne è convinta.
Presidente, concordo perfettamente con lei. E’ nel nostro DNA creare etichette, categorizzare. Molte volte abbiamo bisogno di un’etichezza che ci dà un senso di appartenenza. Abbiamo bisogno di sapere SIAMO INSIEME x amare? No, non ne abbiamo bisogno. E’ necessario far parte di una categoria x stare bene?no, assolutamente. Io sono una fuori dal gruppo, fuori dal branco. Nel mio palazzo mi hanno categorizzato come: la single, commerciale export, viziata, palestrata, montanara (x’ faccio escursionismo), fighetta. Pero’, non mi è andata nemmeno troppo male, eh…..
Il razzismo è una cosa orrenda, ma purtroppo è radicato nell’istinto umano.
Come è scientificamente dimostrato che le razze umane non esistono non per un qualche motivo innato, ma perchè discendiamo tutti dai pochi superstiti di un cataclisma mondiale, così pare che di fronte al diverso da noi si attivi l’amigdala, che comanda l’aggressività.
Dovrebbe essere la cultura e la civiltà a farci superare questo istinto animale, ma i problemi nascono quando invece una cattiva politica fa il gioco opposto.
In ogni caso adesso anch’io, tenuto conto delle origini di più o meno la metà dei miei avi, mi farò chiamare slavoitaliano, anche se parlo italiano e sono nato in Italia.
Ciao Diemme, scusa se non sarò esattamente in linea con il tuo post, ma intravedo dai commenti un percorso parallelo che mi sta molto a cuore.
@ Alanford50 Leggo sempre con interesse i tuoi commenti, ma alla fine a me sembra, non ti offendere se sbaglio, che concludi il tutto con una sorta di “..questa è la vita e questo dobbiamo accettare perché non esistono soluzioni se non utopiche”.
Sfrutto questa mia impressione per dirti che personalmente non ho soluzioni pratiche da dare ma ho raccolto gli insegnamenti di chi dice che “la vita siamo noi” non qualcosa che scorre nostro malgrado, tantomeno inscritta in una specie di Dna cosmico od universale. Ed anche la realtà non è una cosa data, univoca, ma il frutto di una nostra educazione e di una nostra personale interpretazione della stessa. Qualche “saggio” orientale si spingerebbe a dirti che la realtà non esiste.
Secondo alcuni anche l’Amore, come noi lo concepiamo oggi, è un’invenzione umana e prima di Saffo e Catullo non era conosciuta questa poesia del sentimento.
Mi trovo d’accordo con quei sociologi che pensano al bambino appena nato come ad un essere con una sola caratteristica certa: l’apertura al mondo. Che poi da subito, e magari anche da prima della nascita, venga riempito di pregiudizi e preconcetti è un altro conto, del quale siamo però in parte responsabili.
Un’equa distribuzione delle ricchezze, come dici, non cambierebbe molto le cose perché, a mio vedere, la vera rovina del nostro essere umani sta, sia nel piccolo come nel grande, nell’affermazione del potere. E questo, ahimè, fin dai tempi della clava.
@ Eliduin C’era una grande persona che si chiamava Krisnhamurti (che già ti vedi vestita d’arancione a cantare “Hare, Hare”, ma non è così) che diceva le tue stesse cose. Che i confini geografici, la distinzione in popoli o razze è creatura dell’uomo. Ed era anche piuttosto risentito nei confronti di questa società che permetteva, anzi, necessitava di tutto questo.
Un solo appunto sulla Scienza. Una volta credevamo alle cose perché erano state dette in tv, ancor meglio, al telegiornale. L’uomo sembra sempre in cerca di una verità assoluta, perché ciò che non capisce sfugge al suo controllo e diventa, perciò, pericoloso non potendo estendere su di esso il suo potere. La Scienza gli serve a questo, a rassicurarsi beandosi di un’oggettività che invece non esiste.
Insomma, anche lo “scientificamente provato” può nascondere delle trappole, ed io per crederti non ne sento il bisogno. Però non so se già il tuo era un dire ironico.
Ottimo post Diemme, lo condivido e ne apprezzo molto il fervore ed il “cuore” con cui l’hai scritto
In effetti, il problema è soltanto che è difficile vedere gli altri come persone, al di là della forma del loro naso o del colore della loro pelle.
Ma lo è anche tra i “bianchi”, cioè tra la categoria che più di ogni altra caratterizza la differenza, che ha l’abitudine di porre l’accento sulla diversità, e allora abbiamo lo stesso colore della pelle, ma io sono un professionista e tu sei un operaio, in c’ho i soldi e tu sei uno straccione.
Il colore della pelle è solo una scusa, vile e inopportuna alle volte, ma solo una scusa per accentuare questo bisogno di differenziarsi per essere al di sopra, per essere il meglio.
Mettiamoci poi anche che un nero, un giallo, ha anche culture e abitudini diverse, difficili da capire e quindi da accettare e così…
Comunque, credo ci sia anche un razzismo all’inverso, del nero nei confronti del bianco, sarà forse una conseguenza, ma c’è e alle volte è anche peggiore.
E a proposito del commento del “presidente”, è notizia di ieri, mi pare, che un extracomunitario disoccupato ha trovato un portafogli con dentro 15 mila euro, ma in lui ha prevalso l’onestà e allora lo ha consegnato alla polizia e, caso strano, ha avuto una ricompensa.
C’è tanta gente migliore di noi, e alle volte, la si trova con un colore di pelle diversa dalla nostra.
Il problema è che siamo persone e nient’altro.
No, non hanno culture e abitudini diverse, non in quanto gialli o neri, quantomeno.
Comunque, le differenze culturali sono le uniche in cui credo, e lì i miei distinguo li faccio ma, anche in quel caso, la “razza”, che c’entra?
Anche io e mia figlia siamo abituate che se troviamo un portafogli, vuoto o pieno, cerchiamo di rintracciare il legittimo proprietario, ma ci sono persone, stesso Stato, stesso colore della pelle, persino stessa scuola e stesso condominio, che si comportano, o comporterebbero, in maniera diversa, e questo certamente è dovuto a un’educazione diversa: ma tutto questo, con la razza (*), che ci azzecca?
(*) abbiamo stabilito che la razza non esiste, ma fatemi passare il termine, tanto per capirci.
Sono pensieri che faccio spesso anche io.
e se uno si riferisse a me come “bianco” (o marroncino, in estate: guarda bene, non ho scritto “abbronzato”) non mi offenderei.
Il colore della pelle è un semplice attributo come tanti, che può essere, oltretutto, motivo di apprezzamento.
Pensa poi a tutti quelli che stanno nel mezzo, in quanto a tonalità di colore: nordafricani, ma anche medio-orientali, né neri, né bianchi.
A loro non sono applicabili tutte le etichette del “bianco buono” o del “povero nero” e, di fatto, sono piuttosto ignorati.
Ah…alla mia amica cinese non piace il colore dei giapponesi.
Una birra? salute!
Carissima Diemme…anche io domenica sono stata a Napoli…spettacolo!!
Riguardo all’argomento del post, ti posso dire che io lavoro proprio con gli stranieri, e per gli stranieri. Per un periodo ho fatto la mediatrice culturale in un Centro per l’Impiego, e non ti dico che difficoltà convincere i datori di lavoro a dare ad un utente straniero l’occasione di sostenere almeno un colloquio. Stessa cosa dicasi per gli utenti italiani – italiani – di origine rom, o portatori di handicap, o ex detenuti.
Purtroppo si ragiona per categorie; le possibilità non sono le stesse per tutti. Ho incontrato persone meravigliose con lauree in ingegneria nucleare che qui si sarebbero adattati a fare i lavapiatti, pur di lavorare. Ho conosciuto, d’altro lato, uomini e donne spocchiosissimi che quasi pretendevano un lavoro, con l’arroganza tipica di molti italiani.
Perciò mi fa arrabbiare sia il pregiudizio, sia il buonismo.
E, al di là del colore della pelle, va avanti solo chi è più scaltro. Tutto qua.
Intanto grazie a tutti per i vostri interventi. Oggi è una giornata pure intensa, quindi non riesco a rispondere a tutti personalmente, ma tanto questo blog è stato sempre caratterizzato dal dare più importanza alla sostanza che a formalità varie.
Liviana, anch’io mi sono occupata di stranieri a mia volta, in un centro che ha accolto me in primis come immigrata, e poi mi ha assunto (con tanta pazienza di tutti per le mie difficoltà linguistiche, superate con l’aiuto di tutti).
Devo dire che è stata l’esperienza più bella della mia vita, avere sottomano così tante culture, esperienze così diversificate, generalmente tutte intensissime, visto che generalmente non si emigra senza motivo.
L’unico “effetto collaterale” di quell’esperienza è che ha reso me a mia volta diversa, perché l’aver visto certe realtà da vicino mi ha reso intollerante a ogni tipo di pregiudizio e ostilità nei confronti dell’immigrazione.
Ci sono delle cose che alla fine mi confondono le idee.
Io la domenica vado allo stadio e spesso mi capita di fischiare i giocatori avversari per i loro comportamenti scorretti in campo. Allora mi chiedo: se do del PEZZO DI MER.. a Gattuso posso stare tranquillo e, se invece faccio lo stesso con Balotelli sono un razzista, rischio di far squalificare il campo, multare la società e q.a. Addirittura in questo campionato Matarrese proponeva di fermare il calcio.
Ma se un tifoso juventino è razzista perché fa buuu a Balotelli (attaccante di colore dell’Inter, tra l’altro italianissimo), dovrebbe farlo, da razzista, anche con Trezeguet e Sissokò (giocatori di colore della Juve), non vi pare?
Purtroppo viviamo in una società che non distingue episodi d’imbecillità dai veri comportamenti razzisti.
E poi s’invita il presidente Iraniano (dal nome difficile a scrivere, per intenderci, quell’omino con la barbetta rasata che vuole cancellare lo stato di Israele dalle carte geografiche a suon di bombe atomiche) a tutte le conferenze mondiali, non importa se si parli di Cina, Afganistan o Nato, LUI c’è sempre, mentre nel modo dilaga l’odio contro qualcun altro solo perché crede in qualcos’altro.
Credo che non ci sia un reale problema, il problema siamo noi, essendo il razzismo nascosto in maniera subdola e insita nel profondo delle nostre menti. Si fa razzismo facendo distinzione di classe ogni giorno e per me che ho abitato per un bel pò a Londra posso tranquillamente affermare che l’immigrazione ad esempio è un problema solo Italiano. Noi non permettiamo ad una persona proveniente da un’altra nazione di fare un percorso costruttivo, per farla breve un professore universitario Cinese se va a Londra fa il professore dopo un pò di tempo, in italia farà il giardiniere o il sarto a vita senza nulla togliere nulla a questi due lavori nobili di per se. Non c’ è nessun tipo di integrazione questo secondo il mio modesto parere è una forma ancor più forte e nascosta di razzismo.
CMQ brava bel post…
Virgilio
Hai colto un altro aspetto cruciale del problema, la finta lotta al razzismo e la paura di passare per razzisti: praticamente, un miscuglio di imbecillità e ipocrisia che sarà più duro ad estirpare del razzismo stesso.
Le stesse vittime tipiche del razzismo si fanno scudo di questa pretesa, di essere discriminati a causa della razza e non perché oggettivamente in torto.
Mi ricordo la mamma di una delle due bulle, che si lamentò dalla Preside che io ce l’avevo con lei perché francese (neanche sapevo dell’esistenza di un pregiudizio anti-francese, ma andiamo oltre): io, senza scompormi, confermai che ce l’avevo con la signora in questione, da me ritenuta un individuo inqualificabile (ultracinquantenne, tra le altre malefatte pistò un ragazzino tredicenne fuori della scuola). Tenni a precisare che anche se fosse stata italiana, della mia città e del mio quartiere, non avrei mancato di definirla un pezzo di m.
Un’altra precisazione: io non so se alle persone ebree piaccia essere chiamate “israelite”: a me questo termine da un fastidio enorme, mi sa tanto, oltre che di ipocrisia, di infiammazione, come “borsite”, “appendicite”, “tendinite” etc.
Forse anche qui serpeggia la paura di essere definiti antisemiti se si usa il termine “ebreo”: un termine brutto? Io lo trovo meraviglioso, e meravigliosa testimonianza di una storia e una cultura millenarie.
Testimoniamola l’uguaglianza, senza girare intorno a parole che hanno solo il senso che noi diamo loro.
@Virgilio: non sono completamente d’accordo. Una mia amica aveva come domestica un(a) chimico bosniaco, una mamma con suocera e figli a carico che era rimasta bloccata qui per lo scoppio della guerra in Bosnia. Si era dovuta piegare a un lavoro umile, per la necessità di sbarcare il lunario in quattro e quattr’otto, date le responsabilità che aveva e l’emergenza della situazione. Dopo qualche anno trovò lavoro come chimico e, anzi, invitò il marito a trasferirsi anch’egli in Italia.
Non facciamoci autogol, l’Italia non è il paese in cui tutto va sempre e comunque male, irrimediabilmente a rotoli e a sfascio: no, non ci sto.
@BALIBAR
Ciao, hai ragione la dove dici che io concludo il tutto con una sorta di “..questa è la vita e questo dobbiamo accettare perché non esistono soluzioni se non utopiche”, ma questa non è unicamente una mia conclusione, è una realtà di fatto, suffragata dalla storia millenaria dell’uomo, dalla genesi al giorno d’oggi, storia che come sempre è solo capace di ripetersi in cicli e ricicli perennemente uguali, come se l’uomo non fosse assolutamente capace di sovvertirla e di prendere nuove vie verso soluzioni più consone a quello che è l’idea ed il sogno del vivere tra uomini, ovviamente non nego che per fortuna in questo inutile rincorrersi e ripetersi di vita esistono casi che escono da questo vortice vizioso, per fortuna ci sono persone capaci di andare contro corrente e contro il comune modus operandi del resto dell’umanità, per fortuna ci sono uomini che hanno combattuto contro i potenti per difendere i più deboli, ecc.ecc., la storia di questi uomini viaggia in parità con la storia della massa di umanità che la pensa e che agisce contrariamente al loro coraggioso modo di porsi di fronte alle realtà delle cose a cui si sono trovati di fronte , purtroppo questo non è mai bastato a farne un modus vivendi dell’umanità vista come massa, che come ho detto ha sempre viaggiato con parametri diametralmente opposti, rendendo comunque utopico il pensiero di portare la massa di esseri umani verso un generico bene comune migliore, in questo senso sento e credo che la mia frase sopracitata sia assolutamente foriera di una verità assoluta, insomma una rondine non fa primavera, però che bello e per fortuna che ci sono le rondini, questo semplice ed all’apparenza fuori luogo modo di dire, rende assolutamente bene quello che io intendo, che per la legge dei grandi numeri nella storia è sempre prevalso (per un miliardo di motivi validi e non) un modo di vivere e di vedere le cose che ha portato all’impossibilità di vivere al meglio, le cose come forse avrebbero dovuto essere vissute da tutti, lasciando unicamente ad alcuni la forza e la capacità di farlo, queste persone hanno saputo vivere andando contro corrente rispetto alla massa del proprio tempo venendo giustamente additati come santi, come giusti, come eroi e chi più ne ha ne metta, ma è altresì vero che queste moltitudini di giusti, di eroi e di Santi sono sempre stati numericamente insignificanti da non aver potuto modificare la storia ed il suo lento progredire, lasciando alla massa l’onere di vivere le proprie pochezze incapaci di fare altro, quindi in questo senso è assolutamente utopica qualsiasi soluzione riferita alla massa, mentre non lo è verso un numero ristretto di persone che decidono di andare contro corrente, ma non faranno mai testo ne cambieranno mai le cose, quindi il sogno utopico dominerà sempre l’animo umano perché è incapace di vivere diversamente.
Tu scrivi; Sfrutto questa mia impressione per dirti che personalmente non ho soluzioni pratiche da dare ma ho raccolto gli insegnamenti di chi dice che “la vita siamo noi” non qualcosa che scorre nostro malgrado, tantomeno inscritta in una specie di Dna cosmico od universale.
Io non ho nessun motivo per mettere in dubbio le tue intenzioni, e non ho problemi ad elogiarle e ad additarle come un modo giusto di vedere le cose che andrebbero più coraggiosamente seguite, ma non sono d’accordo per esempio sulla negazione che attribuisci al fatto che “scorra nostro malgrado”, per una pura legge matematica (tralasciando qualsiasi altra) in proporzione se su 1000 persone 10 agiscono in un modo più giusto (tanto per capirci) la possibilità che quelle 10 influiscano positivamente su di una parte degli altri 990 è irrilevante, perché sarà sempre la massa a determinare il modus vivendi e mai quei 10 e gli eventuali accoliti più o meno convinti., l’ho messa giù in un modo un po’ crudi ma mostruosamente reale, almeno dal mio punto di vista, ma ribadisco l’assoluta utilità e consapevolezza della fortuna insita nella presenza di quelle 10 persone, ma l’utopia purtroppo non è sconfitta.
Leggo altresì che non hai soluzioni da dare, anche questo è assolutamente reale e vero, così come lo è il fatto che è la medesima cosa per tutto il resto dell’essere umano (da sempre), perché altrimenti non si spiega come mai nella storia dell’uomo non abbia trovato il modo di prendere piede, così come per molte alte cose ritenute buone per l’uomo che sono state invece assunte da tutti.
Non sono assolutamente d’accordo con chiunque affermi che la realtà non esiste, esiste eccome, solo che è assolutamente ingestibile in un modo univoco
Circa la mia affermazione sulla ricchezza equamente suddivisa l’ho citata come uno dei pochi modi che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) portarci in modo meno indolore possibile verso il sogno utopico, ma unicamente perché smorza le spinte verso l’affanno del vivere, una specie di medicina placebo, sicuramente non la soluzione definitiva, tant’è che è tangibile che negli anni dal 1955 al 1968/70 quella parvenza di benessere aveva calmato gli animi, che si sono riaccesi subito appena il sogno di benessere si è infranto con la realtà delle cose.
Ciao perdona il mio neurone logorroico che ha prevalso sull’altro più moderato, comunque ci tengo a dire che rispetto qualsiasi punto di vista seppur diverso da mio, quindi ti saluto con il mio classico ciaooo neh!
@DIEMME
Tu scrivi; Comunque, le differenze culturali sono le uniche in cui credo, e lì i miei distinguo li faccio ma, anche in quel caso, la “razza”, che c’entra?
La razza centra e non centra, così come tutte le altre cose, diciamo che non è l’unica, così come non lo è la religione, così come non lo sono le diverse abitudini, diciamo che non è nulla di tutto questo ed è contemporaneamente tutto questo, per me è il rendersi conto per certi versi della differenza delle cose che ci porta ad agire in determinati modi sicuramente diversi, l’uomo nasce solo e per quanto cerchi, vive la propria vita (specialmente quella interiore da solo) e per quanti sforzi cerchi di fare si scontra sempre con l’individuo che gli si pone davanti e con le differenze che lui si porta inevitabilmente dietro, una sorta “Tutto ciò che non è ME è diverso da ME” ovviamente l’affermazione è parossistica ma rende bene quello che intendevo dire.
Un bel ciaooo neh! anche per te e grazie per l’ospitalità……
Ben vengano quello sparuto numero di Eroi, di Santi e di uomini comuni che hanno e che hanno avuto il coraggio di vivere la loro diversità e la loro libertà, perché non ci negano l’esistenza della speranza.
Un bel ciaooo neh! a tutti…
@alanford50 Brevissimamente ringraziando Diemme per l’ospitalità a questo colloquio.
Se consideriamo degli eventi umani negativi, quante volte abbiamo assistito all’esempio di ” pochi” che trascinano i “molti”?
Sulla realtà mi torna in mente il film “l’attimo fuggente”, divenuto più famoso per il concetto di “carpe diem” che non per la necessità di “salire su di un banco” per cambiare la prospettiva nel guardare le cose attorno a noi.
Ripeto che, a mio avviso, la nostra malattia sta nell’ansia di potere.
Benvengano i punti di vista differenti. Salut
Non ho avuto modo di rispondere prima, ma sono pienamente d’accordo con Bali.
Io credo fermamente nei pochi che trascinano i molti, e i cambiamenti sono stati più spesso prodotti da qualche trascinatore di folle che non dalla remissiva massa. Un uomo deciso fa la maggioranza. Io stessa, da sola, ho provocato qualche cambiamento qua e là, portandomi dietro ora la classe, la comitiva di amici, e più tardi magari il consiglio di classe e il condominio. La capacità di andare controcorrente, di rompere gli schemi, poi è contagiosa: non è tanto il fare, è il dimostrare che “fare si può”.
Non ho amato più di tanto il film “L’attimo fuggente”, forse di più “Profumo di donna”. Chi ha salvato una persona, ha fatto pure in modo che questa persona ne salvasse altri, e che almeno alcuni prendessero esempio dall’uno e dall’altro.
Proprio a proposito del “negro”, ora vi vado a ricercare un commento di qualche tempo fa, in cui parlavo di mia nipote di otto anni che prese le difese di un bambino nero che volevano picchiare in quanto tale. Io credo che alcuni degli aspiranti picchiatori fossere veramente idioti, ma altri semplicemente deboli e pavidi. Vedere una persona che si alza fiera e afferma “io non ci sto”, è sempre un bel vedere.
Ecco, ho ritrovato il commento, che peraltro avevo già riproposto in un’altra occasione:
http://donnaemadre.wordpress.com/2008/02/08/hasta-la-victoria-siempre/#comment-1478
Beh, mi pare quanto mai pertinente.
@DIEMME. Sicuramente non si può generalizzare ma a mio modesto parere le proporzioni e le situazioni sono diverse… io amo l’Italia e la vorrei vedere leggermente diversa. Il caso da te descritto è uno su cento non credo che ci siano tante situazioni come da te citate… spero che non sia così… ma credo che abbiamo ancora tanta strada da fare per raggiungere una civiltà accettabile…
grazie cmq della risposta…
quando hai tempo ho pubblicato un nuovo racconto mi farebbe piacere un tuo parere
ciao e buona serata
Virgilio
@BALIBAR
Ariciao, tu scrivi;
Se consideriamo degli eventi umani negativi, quante volte abbiamo assistito all’esempio di ” pochi” che trascinano i “molti”?
Assolutamente vera come affermazione, che tra l’altro anche io ho avvallato, chiamando quei pochi addirittura Santi, Eroi, Giusti, è vero chi in una cosa chi nell’altra hanno saputo smuovere le masse e da esse farsi seguire, ma assolutamente in una fase temporale così breve che per fortuna in certi casi e con sommo dispiacere in altri non sono riusciti che ad incidere nelle masse stesse che per una porzione di tempo relativamente breve, generalmente il limite stesso della propria vita ne ha condizionato l’esistenza per poi modificarsi in cose diverse con risultati diversi, lasciando la gente nuovamente a se stessa e alla propria pochezza, purtroppo l’uomo dimentica molto in fretta quei gesti e quelle persone, vanificandone il senso ed il gesto.
La malattia tu reputi che sta nell’ansia di potere, per me sta in una caratteristica della razza umana ossia la sindrome del “Tutto ciò che non è ME è diverso da ME” ossia l’incapacità di vedere negli altri una parte di se stessi, questa è una malattia assolutamente incurabile nata con l’uomo e destinata a morire con colui che sarà l’ultimo uomo, quindi non esiste nessuna forma di redenzione, purtroppo neanche il gesto ed il sacrificio di quei pochi.
Credo che il discorso si possa giustamente dirsi in fase di esaurimento e come è giusto che sia, ognuno resta nel suo, finché qualcosa di non dovuto ne preventivato modificherà gli equilibri, quindi At salut co mi… è stato un vero piacere…. ciaooo neh!
@DIEMME
Ho letto l’articolo correlato al link che hai inserito, quello che parla delle vicissitudini scolastiche di tua figlia e di tua nipote, cosa posso dire, praticamente molto poco, se non che è tutto molto bello ed auspicabile, non posso che porgere loro un plauso per il coraggio avuto e dimostrato, anche se sembra molto crudo è proprio vero quello che si dice, ossia, che quello che non ti uccide ti fortifica e loro ne sono uscite rinforzate e hanno dato un buon esempio che sicuramente non sarà caduto nel vuoto.
At salut…ciaoooo neh!
@BALIBAR
Devo fare una precisazione perchè non ci sia una errata interpretazione;
Dove tu scrivevi:
Se consideriamo degli eventi umani negativi, quante volte abbiamo assistito all’esempio di ” pochi” che trascinano i “molti”?
Ed io ho risposto:
Assolutamente vera come affermazione, che tra l’altro anche io ho avvallato, chiamando quei pochi addirittura Santi, Eroi, Giusti.
La mia affermazione è valida unicamente nel caso contrario di quel certo meccanismo, ossia considerando degli eventi umani positivi, quante volte abbiamo assistito all’esempio di ” pochi” che trascinano i “molti”?
Questa precisazione era dovuta altrimenti tutto era mal posto e mal interpretabile, comunque sia nel caso di eventi umani positivi che negativi, dove gli esempi di pochi sono stati seguiti da molti, il meccanismo ed il risultato è stato perfettamente il medesimo, quindi avvallato nelle mie considerazioni precedenti.
Ariciao neh!
Bene, credo che abbiamo tutti espresso il nostro parere e non sia necessario ritornarci ulteriormente.
Vorrei solo far notare ad Alan che, abbenché il mondo non sia esattamente il paradiso terrestre, finora siamo andati avanti e non indietro, nonostante gli scivoloni storici, i periodi bui, le recrudescenze di barbarie, etc. Tanto per tornare all’argomento del post per esempio, oggi è “giusto” non essere razzisti, anche se il razzismo esiste ancora, ma un tempo le differenze di razza erano stabilite dalla legge.
Le dittature sono crollate, la schiavitù è stata abolita, le ragazze madri non vengono messe alla gogna (almeno in gran parte del mondo), la gratuità dell’assistenza sanitaria è un principio che sta passando in tutto il mondo e si stanno pure acquisendo e diffondendo principi di difesa dell’ambiente e rispetto degli animali (quanto ero io una pelliccia era un lusso, punto e basta, mentre ora per molte persone è un crimine).
Ti aspetti santi ed eroi? Il mare è fatto di gocce, il bene passa pure attraverso l’alzarsi in autobus per cedere un posto (e anche questo è un esempio trascinante) o aiutare qualcuno a portare pacchi che sembrano pesare.
Ad maiora.
@DIEMME
Vorrei solo far notare ad Alan che, abbenché il mondo non sia esattamente il paradiso terrestre, finora siamo andati avanti e non indietro, nonostante gli scivoloni storici, i periodi bui, le recrudescenze di barbarie, etc. Tanto per tornare all’argomento del post per esempio, oggi è “giusto” non essere razzisti, anche se il razzismo esiste ancora, ma un tempo le differenze di razza erano stabilite dalla legge.
Ciao, sei veramente convinta di quello che hai scritto? credi veramente che nonostante tutto noi miseri esseri umani siamo riusciti ad andare avanti? io sono fermamente convinto che noi siamo sempre rimasti fermi ed il tempo SI! lui si che è andato avanti scorrendoci sotto i piedi, ma noi siamo rimasti assolutamente fermi, in fondo siamo sempre gli stessi, non lasciarti confondere dal modo di vivere che è cambiato in base al progresso (che indubbiamente c’è stato) ma l’uomo ad osservarlo bene è sempre lo stesso, i suoi bisogni primari sono sempre gli stessi così come il metodo per realizzarli, solo gli strumenti sono cambiati, ma non l’uomo, questa è la mia convinzione, ovviamente come sempre, rispetto la tua anche se non la condivido.
Circa le differenze di razza, che una volta venivano stabilite dalla legge, credi che oggi sia molto differente? è vero in tempi anche recenti ci sono stati tempi peggiori, ma le stesse cose continuano ad accadere anche se velate e sotto mentite spoglie…
Ciaooo neh! alla prox.
Alla prox? Mi sembrava di averti chiesto di non tornarci più sopra: abbiamo capito perfettamente il tuo punto di vista, e non ci interessa imbarcarci in una discussione tesa a dimostrare che il mondo fa schifo.
Noi lo amiamo: grazie.
@Virgilio: sul mio pc c’è sempre la pagina aperta sul tuo nuovo post, che vorrei leggere tutto insieme perché credo che lo meriti ma, ahimé, è un lusso che finora non mi sono potuta concedere. Il mio tempo al pc va a tratti di secondi, e certi scritti non meritano di disperdersi in una lettura frammentaria.
Promessa solenne: mi ritaglierò quanto prima uno spazietto sufficiente per concentrarmi unicamente sul tuo racconto e te ne darò prontamente un ritorno.
@DIEMME
Per Alla prox, intendevo dire alla prossima occasione, non propriamente in questa discussione, ma visto come la prendi mi scuso per gli interventi evidentemente non graditi, e posso tranquillamente affermare che non verrò più a disturbare questi tuoi spazi..
Ciaooo neh!
Gli interventi sono sempre graditi, quando educati, e quindi i tuoi certamente lo sono. Mi dispiace però quando vedo che si gira intorno allo stesso argomento, con pessimismo, tendendo a dipingere tutto di nero, e tornarci, e tornarci, e tornarci su ancora, quando in realtà il pensiero di tutti è stato già espresso.
Se vuoi tornare, sei il benvenuto, se non vuoi, per noi l’importante è che tu ti senta a tuo agio qualunque sia la tua decisione.
..”tendendo a dipingere tutto di nero”..
eh no, eh!
di verde, casomai!
Verde??? Nel senso di speranza I presume
ovvio
Queste sono le cose che mi fanno più paura, altro che i cori allo stadio!
Matteo Salvini è deputato al Parlamento Europeo.
Che vergogna!!!
Sto tentando di far aprire anche il secondo link, col primo ci sono riuscita.
Cugino, mi è difficile commentare: cioè, sui primi due video era facile prendere posizione, per il terzo il problema è più complesso e le argomentazioni portate(vedi pure semplicemente la definizione di nomade e stanziale) non sono totalmente infondate.
Io in autobus viaggio moltissimo, come ormai è noto a tutti, sono stata importunata moltissime volte, e solo una volta da un extracomunitario. I neri non si sono mai distinti in alcun modo dagli altri, se non un paio di volte in positivo e una in negativo, ma questo va nel novero delle normali diversità caratteriali degli esseri umani.
Il discorso rom è diverso, parliamo di una cultura, non di una razza, ed è una cultura che io non condivido. Anche lì, ovviamente, c’è di tutto: a me una zingarella corse dietro per restituirmi un oggetto che mi era caduto, e una avvisò una mia amica in metro che aveva la borsa aperta, salvandole così, con ogni probabilità, il portafogli.
Io mi sono occupata per un periodo di famiglie affidatarie, e quasi tutte avevano in affidamento dei bambini rom, assolutamente indistinguibili dagli altri bimbi, sia per aspetto che per comportamento; nonostante tutte queste premesse, non si può ignorare che la comunità nomade faccia delle scelte di vita da noi non particolarmente condivisibili, cosa di cui non ci importerebbe un fico secco se spesso ciò non avvenisse alle spalle del prossimo (e si dà il caso che la definizione “prossimo” ci tocchi direttamente).
Una mia insegnante, una psicologa che si occupava prevalentemente di servizi sociali, diceva addirittura che era colpa nostra, che avevamo distrutto i loro antichi mestieri, se oggi erano costretti a rubare: non sono mai andata a fondo della questione, su cosa avremmo fatto per portarli a tanto, so soltanto che quando sono sui mezzi pubblici veramente c’è da scendere, non fosse altro per l’odore (lo so, non ci mancano gli “zozzoni” nostrani, però un conto è l’eccezione, un conto è la regola).
Ecco, ora mi sarò fatta altri nemici, ma tanto ormai dovrei averci fatto il callo..
Torno sul discorso: in realtà le norme già ci sarebbero e da sempre, perché è proibito entrare sudici sull’autobus, non c’è bisogno di farne una questione culturale e/o razziale, ma solo di far rispettare le regole che c’erano già quarant’anni fa, forse anche prima. Naturalmente è proibito rubare, ma io ho beccato due volte una persona con le mani nella mia borsa (una volta era italiano, una straniero, tanto per dare il giusto tributo alla par condicio) e nessuno, anche del personale, ha ritenuto suo dovere intervenire.
Quando mi hanno rubato il telefonino, me ne sono accorta subito, ma l’autista ha detto che avrebbe potuto pure chiamare i carabinieri, ma nel frattempo avrebbe dovuto aprire le porte per far uscire, altrimenti sarebbe stato sequestro di persona (e posso pure capirlo).
Insomma, le leggi ci sono da sempre, non c’è bisogno di inventarne di nuove dal triste sapore razziale per cavalcare l’onda del malessere popolare e ottenere consensi: come succede spesso, se si facessero rispettare quelle che già ci sono vivremmo tutti meglio e i politici avrebbero meno da fare gli imbonitori.
Solo un aggancio.
Se hai la possibilità, guarda il film Gadjo Dilo di Tony Gatlif.
E’ un film gitano, sporco, ma davvero bello, almeno secondo i miei gusti.
Dimenticavo di far notare un particolare: io come avatar ho scelto una gitana, ed è l’unico che resiste tra tanti che ne ho cambiati.
@Bali: la comunità gitana, come simbolo di libertà, di non imbrigliamento, e se vogliamo pure di allegria, canti, balli e musica, ha sicuramente un suo fascino ma, anche se non lo avesse, finché le loro scelte di vita riguardano loro e basta non abbiamo nessun diritto di interferire.
Non credo però che sia così. Non voglio dire altro, perché non voglio commettere l’errore di parlare per pregiudizi, ma almeno il fattore igienico è sotto gli occhi di tutti: una volta, su un autobus, ce n’era una che stava togliendo i pidocchi dalla testa a un’altra. Qualcuno potrà pure obiettare che non sono tutti così, ma è quelli che sono così che io contesto: contesto il sudiciume, non la categoria di appartenenza.
Niente da ridire od obbiettare.
La mia era solo la segnalazione di un film, il trailer non gli rende giustizia.
Certo che in quel film si respira un’aria diversa, concetti di libertà, trasgressione, amore, pregiudizi (perché anche in quella cultura ne esistono) diversi.
Sarà difficile da capire, ma qualche volta essere troppo “pulito” (virgolettato perché in senso lato) m’infastidisce.
Mi viene da pensare che anche la mia mente diventi asettica.
Ti va di raccontarci la trama?
(by the way, ho pubblicato or ora un post)
Scappo al lavoro, poi 36 ore bolognesi.
Cercherò di seguirti anche da lì, vista l’intensità del nuovo post.
La trama? Magari ci provo anche se rischia di essere difficile come un tema di “maturità”.
E’ un film stile Kusturica, pieno d’immagini, di sensazioni, dove è forte la passione, per la vita.
L’attrice, Rona Hartner, ha un viso ed un corpo che parlano, il dentro portato fuori, selvaggiamente.
Buona giornata.
Vi segnalo l’ultimo post di Fra:
http://scientificamente.wordpress.com/2009/07/08/una-figuraccia-mondiale/