
Sentirsi in colpa, sapere di aver provocato qualcosa di grave, senza volerlo: ma fino a che punto veramente avremmo o non avremmo potuto evitarlo?
Rimorso che si fa strada senza di noi, con nome o senza un nome, un’autoaccusa o più semplicemente un vago senso di ansia.
Ci sono tanti modi per affrontare i sensi di colpa, alcuni costruttivi, altri meno, altri decisamente distruttivi; infine ce ne sono alcuni che oserei definire addirittura ignobili.
E’ costruttivo quando comunque si trae insegnamento dall’esperienza e si fa ammenda: a volte non si può riparare direttamente quello che è stato fatto, altre volte sì. Quando non si può porre rimedio, quando il fatto è irreversibile e indietro non si torna, si può solo fare in modo che non accada mai più. Si può riparare in un altro modo, fare in modo che altre persone non abbiano a passare quello che abbiamo passato noi, o quello che abbiamo fatto passare noi a qualcun’altro.
Io almeno la vedo così:
se hai perso la partita, non perdere la lezione.































Sai come la penso sull’argomento e cioè che i sensi di colpa non servono a nulla, se non a farci vedere le cose in una dimensione totalmente distorta.
E comunque, c’è sempre il modo per porre rimedio e alle volte, se non è soltanto una consolazione che si cerca, si riesce a raggiungere l’obiettivo.
Io non mi fido particolarmente delle persone che hanno tanti sensi di colpa. Credo che i casi siano due: o sono paranoiche, e si ritengono colpevoli in modo piuttosto mitomane di fatti su cui non hanno avuto la benché minima influenza, o se ne fanno un alibi, per ritenersi (e mostrarsi) persone sensibili e con un grosso scrupolo di coscienza (e continuare nondimeno a fare il proprio comodo, senza alcun rispetto per la pelle altrui).
Al di là di questo, i sensi di colpa, a parte quello dei genitori che perdono i figli e non si danno pace, ché sembra loro sempre di non aver fatto per loro colpa quella cosa che avrebbe loro salvato la vita, che si rimproverano di averli magari rampognati un attimo prima che la disgrazia accadesse e q.a., e che è l’unico senso di colpa, di persone incolpevoli, che io riesca a comprendere, tutti gli altri nascondono non solo una colpa vera, causata da reali problemi di omissione, ma spesso con recidiva (e per recidiva non intendo “una” recidiva).
Questo post è un post censurato, pubblicato dopo aver rimosso quello originale poco dopo la pubblicazione (e non è detto che non ci ripensi… ).
Errare è umano, ma pensarci prima è possibile in tante, tante, tante, tante occasioni. E non si fa.
Dopo, i sensi di colpa non mi commuovono per niente.
Leggo questo post subito dopo aver letto il commento di Arthur circa la storia di Roby. Anch’io Diemme la penso esattamente come te. Io ho sempre cercato di comportarmi nel modo che ritenevo migliore e non ho nè rimpianti nè sensi di colpa e non sopporto chi ce li ha. L’unico neo in tutto questo è il senso di colpa per Roby, anche se io adesso ho capito che non è certo colpa mia se lo scuter è scivolato visto che pioveva e che lui è morto per quel banalissimo incidente. Forse perchè i suoi mi hanno fatto sentire in colpa? ora io so che lui è felice. Tornero’ dopo a rispondere a Fra e a te Arthur caro. Diemmuccia scappi dal mio postettino e poi scrivi questo sui senti di colpa??? Diemmuccia diemmuccia…proprio x’ sei te cambio il template, xo’ lo faccio in pausa pranzo x’ non sono molto veloce. Se me l’avesse detto qcn altro ( a parte i cari amici affezionati) penso che l’avrei mandato al diavolo ma Se lo dice diemmuccia lo cambio (ma sai quanto tempo prima di trovarne uno che mi piacesse cosi tanto???)
un bacione
Cara Stella, se tu avessi letto la versione integrale di questo post capiresti che la pubblicazione è del tutto indipendente dal tuo post, ed è invece strettamente collegata a “L’ultima parola“.
Per quanto riguarda il template, scherzi a parte, lascia quello che vuoi, non voglio condizionarti: per me è solo un fatto di vista, non di gusto. I tuoi post, però, riesco comunque a leggerli nel cercablog. Nero su bianco.
Dipende, tutto dipende,
ci sono persone che si attanagliano nei sensi di colpa dopo aver sgridato la figlioletta ed altri, che dopo averla massacrata di botte, vanno al bar con gli amici.
Tutto dipende dal contesto ambientale nel quale si è cresciuti e dal livello di importanza che siamo stati educati a dare ai comportamenti sociali in una scala di valori.
C’è una mia cugina, che dopo essere stata abbandonata dal marito, fuggito con la sua migliore amica, dopo anni di tradimenti con donnette di tutti i tipi, non si da pace per quella sua storia virtuale, vissuta molti anni prima con un perfetto sconosciuto dall’altra parte del mondo. E, non c’è verso di farle capire, che il marito l’ha lasciata perché non è altro che un puttaniere.
Presumibilmente lei è vissuta in un quadro familiare di amore e fedeltà, mentre lui in uno dove la regola era il tradimento.
Dipende, tutto dipende!
Poi ci sono i tonti, i disturbati mentali… Ma questa è un’altra storia.
Caro cugino, per certi versi concordo, anzi, straconcordo, ma per altri ti rendi conto che mi stai dando ragione piena? Il fatto che tua cugina (un’altra, s’intende
) si crogioli nella sua colpa per la storia virtuale, non è un alibi per non ammettere con se stessa che il marito è un puttaniere e lei non ha mai voluto vederlo, e continuare su questa linea?
Non è un modo per negare a se stessa che sì è sposata un inaffidabile donnaiolo e lei ne è stata complice per tanti anni facendo la cornuta contenta e raccontandosela?
Questi sono i “sensi di colpa” della tipologia alibi: fossilizzarsi su un problema minore o inesistente per non guardare in faccia quelli reali e/o più seri.