Parlavo con Nunzy di una sua amica d’infanzia, che cerca di riallacciare con lei un’amicizia che la Nostra non sente di provare. Me ne scrive il motivo:
DEDICATO ALLE SIGNORE ARCOBALENO
Non sopporto le le donnette in bianco e nero, che si piangono addosso e che hanno quella sottile capacità straordinaria di elargire giudizi nei confronti di donne “multicolor” che di coraggio nella vita ne elargiscono tutti i giorni.
Signore proteggimi dalla possibilità che io possa intrattenermi con “grigiose donnucole”, perché, ahimè, cadrei in peccato mortale, e sai perchè?
Perchè non mi fanno pena… neanche “tanto così “!Nella mia vita ho avuto tanti problemi… come chiunque d’altro canto: ma la volontà di risolverli è per me la differenza che passa fra quelle che si battono il petto e ritengono di sacrificarsi in nome di figli padri mariti (è davvero tanto comodo mascherare la propria vigliaccheria dietro gli altri…) e quelle invece che si rimboccano le maniche e affrontano il “grande” dolore senza paura ma soprattutto senza pararsi dietro scuse comode e paraventi per l’occasione!
Il giorno in cui morì mio padre io giurai a me stessa che mai avrei negato a me la verità, che mai avrei fatto finta di essere qualcosa che non ero, che avrei tenuto fede ai suoi insegnamenti: è stata dura mantenere quella promessa….
Mi separai il giorno del funerale di mio padre da un uomo che non era cattivo ma mi aveva tradito per 13 anni e le mie belle fette di prosciutto sugli occhi mi avevano impedito di vedere la verità del mio cuore.Non riesco neanche a dare l’idea di quello che ho passato; per mantenere la testa a posto e non rischiare di perdermi dietro la rabbia dell’ingiustizia che ho visto vincere sulla mia lealtà ed onestà di principi ho imparato a capire e a perdonare… anche mia madre.. che non nomino mai… ma che amo da morire… malgrado mi abbia lasciato sola nel momento più brutto della mia vita… ma accidenti se non l’avessi fatto quel passo!
Io oggi non conoscerei Nunzy, ma solo un’egoista capricciosa quale ritengo mi stessi trasformando dietro il mio vuoto EMOTIVO… ED IN RAGIONE DI QUESTO… io il mio dolore lo porto attaccato al petto come una medaglia perché ritengo di vincere ogni giorno gli ostacoli che tu Signore metti davanti al mio cammino da quando decisi che dalla tua parte volevo stare, e mi desti come sigillo di quel patto un cuore da portare in mano, per farmi riconoscere da quelle come me…
E adesso che sono qui dimmi perchè dovrei intrattenermi ed ascoltare donnine dai tratti opachi e le loro lunghe liste di problemi “pratici” e “tecnici” di cui si rimpinzano il cervello per giustificare ai propri occhi le loro squallide azioni a danno di quei poveracci di mariti che succhiano e spremono…tradiscono e condannano…ma non LASCIANO… ??
BEH MI POSSO PERMETTERE LA PUZZA SOTTO IL NASO di DIRE SENZA alcun INDUGIO…
“Grazie ma non mi riguarda”
C’è una verità dentro di me che viaggia in punta di cuore:” Se “non” ami “lasci” andare !!!
NON TIENI LEGATO un essere umano, al filo sottile della tua ipocrisia…e delle tue insicurezze.
Una cosa è dire a se stessi “sono debole..non ce la faccio”, un’altra è ricorrere a mezzi stucchevoli per convincersi che le ragioni della propria vigliaccheria dovrebbero riguardare qualcun altro… e allora si condannano quelli che hanno la forza del proprio Valore e una Morale interna da salvaguardare, perché in realtà si rifiuta di ammettere la propria mediocrità e si viene ad attaccarsi come larve succhia anima a quelle che soffrono ogni giorno l’inevitabile confronto con la propria coscienza…Signore ti prego allontana da me le donnine GRIGIO PERLA..e donami ogni giorno un arcobaleno di Signore Cuoreinmano.
Prometto che farò di tutto per non lasciarmele scappare!!!
Mi sento di risponderle questo:
Cara Nunzy, pur condividendo in toto la tua opinione, e pur sentendomi uguale a te nei parametri di selezione, riesco a capire cosa anche che si soffra a non poter vivere i colori dell’arcobaleno, e che il Signore non ha creato tutti forti nella stessa maniera (anche se a tutti ha dato la possibilità di diventarlo).
A volte non si è paralizzati dalla propria viltà, ma dai propri fantasmi.
Una mia vicina, che dal marito ha sopportato l’insopportabile, secondo lei “per amore della figlia”, ha avuto un’infanzia senza padre; so benissimo (ci sono ampi studi clinici in proposito) che un figlio cresce meglio con un solo genitore che in una famiglia disfunzionale, so benissimo che crescere un figlio in un clima anaffettivo, di tensione, incomunicabilità, disistima, significa lederlo in maniera pressoché irreversibile ma, per esempio nel caso di detta vicina, credo che il blocco sia dovuto ai suoi ricordi di infanzia senza padre, a un dolore profondo e irrisolto che non vorrebbe nessuno provasse, e men che meno sua figlia.
E’ vero, molte donne si tengono stretta la fede al dito per questione di convenienza e immagine sociale, e poco male se si mantenessero fedeli a questa scelta: invece no, la fede se la tengono stretta, ma non rinunciano a sentirsi in diritto di placare le proprie brame, rompendo il giuramento pronunciato su quella fede (che non per niente si chiama “fede” e non “faccio ilcavolodelcomodomioechisenefrega”), e spesso rendendosi complici di altri spergiuri, andando ad allungare la manina nel piatto altrui.
No, non mi piacciono le persone che non rispettano neanche le proprie di scelte, pretendendo i vantaggi di tutte le situazioni, dell’impegno coniugale e della libertà: nella vita non si può solo riscuotere, e non si può tormentare il prossimo se i conti poi non tornano e queste riscossioni non vanno a buon fine.
Vogliamo che la vita ci vizi, (e chi non lo vuole, per carità!), ma non ci si può arrabbiare col mondo perché ci chiama a pagare il conto delle nostre scelte, e non si può invadere la vita di chi di scelte ne ha fatte altre, pagando i propri conti, spesso fin troppo salati.
In questo do ragione a Nunzy, non può esserci amicizia con queste persone, non per lei e non per me, quantomeno. Anche perché, secondo me, nella loro affannosa ricerca di alibi e conferme, tendono a buttare fango sugli altri, e questo no, non va bene.
Tanto per tornare alla mia vicina, è una insopportabile sputasentenze, la sua vita è un fallimento totale, ma non manca mai, dopo dieci minuti che parla con chicchessia di checchessia, di sentenziare come nella vita tale persona abbia sbagliato tutto e come invece avrebbe dovuto campare.
Io personalmente l’ho messa alla porta con molta determinazione quindi, cara Nunzy, figurati se non appoggio il fatto che tu faccia altrettanto! Quello che vorrei dirti però è che io non sono sicura sicura che, nella stessa identica situazione, mi sarei comportata in modo diverso.
Comunque, siccome non lo sapremo mai, godiamoci questa bella canzone di Baglioni, che mi pare proprio azzeccata per l’argomento.
































Cara Nunzy,
mentre rileggo questo post che mi ritrovo pubblicato quasi a sorpresa (l’avevo schedulato da tempo) mi è venuta in mente una domanda, che chissà perché non ci siamo poste: ma i signori uomini, in tutto questo, dove stanno?
Noi che lasciamo, che non lasciamo, che ci sacrifichiamo per i figli, o decidiamo che per loro è meglio una vita per certi versi più difficoltosa ma più vera etc. etc.: e i maschietti?
Loro non stanno spesso con una donna che non amano per comodità, o a loro volta “per amore dei figli”, mentre si fanno bellamente i fatti loro?
Come donna, mi è capitato più di incontrare (ed evitare!!! ) uomini di questo tipo che donne: mariti tristi, annoiati, con questa moglie che facendosi in quattro per tutto la sera era troppo stanca per [...]…
Uomini che illudono un’altra magari per decine d’anni (una mia amica è stata per 36 anni con un uomo sposato, che non amava la moglie ma con cui “doveva” stare perché… perché?), e non si capisce perché questa donna non possa essere lasciata, prima perché ci sono i figli piccoli e poi, quando i figli sono grandi, rimangono incapaci di prendere una decisione e portare un po’ di verità nella propria vita.
*** E’ tutto il mondo a essere grigio o arcobaleno, non solo quello muliebre! ***
Rileggo ancora, e mi sento di “rigirare” queste parole, e di attibuirle ai tanti “mariti annoiati, tristi infelici e incompresi” e quindi:
“perchè dovrei intrattenermi ed ascoltare omuncoli dai tratti opachi e le loro lunghe liste di problemi “pratici” e “tecnici” di cui si rimpinzano il cervello per giustificare ai propri occhi le loro squallide azioni a danno di quelle poverette di mogli che succhiano e spremono…tradiscono e condannano…ma non LASCIANO… ??”
*** meditate gente, meditate! ***
Si Lady Ginevra la minestra riscaldata non è buona mai, ma forse qualcuno ha mangiato solo quella.
Non si tratta di minestra riscaldata, perché magari è buona pure quella: si tratta di decidere prima di compiere 150 anni che cosa si vuole fare da grandi, nel rispetto proprio e degli altri.
Lungi da me il giudicare, proprio qualche giorno fa è venuta da me detta vicina e si sono riproposti certi discorsi. Le ho detto che avevo scritto di lei, e che non riesco mai a dimenticare tutto quello che mi ha raccontato di suo padre. Una volta, eravamo al mare insieme, sulla via del ritorno mi chiese di fare una piccola deviazione perché le risultava che da quelle parti abitasse suo padre; ha riconosciuto il villino con il giardino (il padre è ricco, mentre lei fa la fame nera), si è affacciata alle grate, e ha visto suo padre comodamente seduto in giardino con i suoi nuovi “figli”, vale a dire i figli della sua compagna, di cui lui si occupa affettuosamente e a cui provvede generosamente mentre i suoi veri figli stentano a sbarcare il lunario.
Ritornò in macchina piangendo, cercava di nascondere le lagrime, e mi disse solo “Corri, rimetti in moto, andiamo, andiamo!”. Gliel’ho ricordato, e lei si è rimessa a piangere. Come si può giudicare, come si può capire un dolore che, grazie al cielo, non è mai stato nostro?
La mia posizione è semplicemente che non è facendomi fagocitare da questo dolore che potrei aiutare queste persone, non è permettendo loro di impossessarsi della mia vita per vivere attraverso me quello che loro vorrebbero che potrei offrire loro una soluzione.
Queste sono persone che facilmente giudicano (laddove l’abbassare gli altri è un modo per lenire i propri complessi di inferiorità) e facilmente si offendono, richiedendo attenzioni che mediamente non è un amico (specie se virtuale) o un vicino di casa, o un collega di lavoro che può dare.
Ho capito la situazione: si abbassare gli altri e considerli come poco di valore rivaluta il nostro sé a noi stessi. E’ la situazione per cui dico beh quello muore di fame e è un barbone allora per quanto sia io sto meglio.
Per quanto riguarda il senso di fagocitamento è tipico di tutte le professioni di aiuto e si chiama burn-out vale a dire bruciarsi, finre le proprie energie psicofisiche perché non si saputo assumere un atteggiamento di distacco professionale dai casi seguiti.
Il distacco professionale non è menefreghismo o indiffereza è invece un atteggiamento professionale per evitare di cadere e affogare nella situazione di vita della persona che ci chiede aiuto e al tempo stesso mantenere un atteggiamento lucido e professionale, o quasi almeno.
Esattamente. Il burn out è proprio tipico delle professioni che mettono in “relazione d’aiuto”: c’è chi brucia tutte le proprie energie, e chi arriva addirittura al suicidio. Ma al di là delle professioni e della professionalità, il distacco è una questione di intelligenza, buon senso e rispetto per se stesso e per l’altro, purché non degeneri nel cinismo.
Le famose mamme, per lo più di figli unici, che si fanno prendere l’infarto e si buttano per terra in preda a vari colpi apoplettici ogni volta che il figlio si allontana, sono poi quelle che, se lasciate a se stesse, si ringalluzziscono e incominciano a godersi finalmente la vita; questo perché un atteggiamento pietistico impedisce anche alle persone di reagire e, a lungo andare, non facciamo loro del bene (oltre a fare un gran male a noi stessi).
E fare del male a sé stessi, quando è persino controproducente per l’altro, mi sembra l’apoteosi del sado-masochismo!
Scusa Luca, sono discontinua perché sto al lavoro, e tutti alle prese con le statistiche (lo sai quel detto che dice “ci sono le bugie, le grandi bugie e le statistiche”?).
Per “abbassare gli altri” non intendevo il guardare chi sta peggio di noi: al contrario, intendevo dire il confrontarsi con chi sta meglio e ha quello che noi desideriamo e non abbiamo, prendere la lente di ingrandimento e iniziare a trovare difetti veri o presunti per placare il nostro senso d’inferiorità. E’ quello a cui si riferisce Nunzy quando dice “hanno quella sottile capacità straordinaria di elargire giudizi nei confronti di ” e ha ragione, ragione da vendere: capita a tutte le persone che ottengono un qualche successo di essere infangate, magari da chi non solo non ha le stesse qualità (e questo potrebbe anche non essere colpa sua), ma non ha neanche la stessa volontà di impegnarsi e assumersi le proprie responsabilità.
E allora, se permetti, pur potendo capire l’umanità di questa debolezza, da questa gentucola preferisco tenermi alla larga.
si Lady l’avevo inteso in questo modo. Una persona insoddisfatta della propria vita diventa ancora più insoddisfatta se si paragona a un modello che vede vincente. Per placare la propria ansia e la propria insoddisfazione allora si vanno a indagare a fondo le vite di queste persone per individuare debolezze, difetti, pecche. Più se ne individuano più il confronto diventa in attivo( o meno in passivo) da parte del soggetto frustato. E’ un meccanismo di difesa e di compensazione.
E se le mancanze non si trovano si inventano…
Si si inventano, ma qualche mancanza si trova sempre in tutti. Io me ne trovo tante da solo.
Non avevo letto stai al lavoro e ti occupi di statistiche? umh questa non me l’aspettavo da te……………..
E fai bene a non aspettartela. Io odio le statistiche, e probabilmente non ne ho mai fatte in vita mia (il minimo indispensabile). Qui faccio in modo che gli altri se ne occupino, o meglio faccio in modo che altri permettano ad altri ancora di farle.
*** più o meno ***
Meno male che lo hai detto, dopo aver letto il post, stavo già partendo lancia in resta…
Sì, gli uomini stanno con quelle donne che non lasciano e a loro volta, non lasciano anche loro.
Ottime le considerazioni di Nunzy e ottime anche le tue, ma se devo essere sincero, mi pongo un altro problema, e cioè, perché giudicare l’operato di un’altra persona, soltanto perché non ha fatto scelte che noi condividiamo?
Buon per te, cara Nunzy, che hai avuto il coraggio e la forza di rompere quel muro che in qualche modo ti opprimeva, e tu stessa ritieni sia stato oltremodo difficile farlo, quindi, cosa ti fa pensare che anche gli altri, le altre in questo caso, siano in grado di farlo?
No, mi spiace, a questo punto non condivido più questo pensiero, e se lo facessi, avrei l’impressione che la forza delle nostre azioni è più determinante, man mano che ci rendiamo conto che qualcun altro non ha il coraggio di farle.
E poi, non vorrei mai pormi al di sopra di certe cose che, per esperienza ed anche per un pizzico di buon senso, me le fa vedere nella loro giusta dimensione. I motivi sono sempre tanti e tante sono le cause che li scatenano, forse anche debolezza, paura di perderci, paura di rimanere soli, paura di ricominciare, paura, paura, paura… cosa c’è poi di male ad aver paura!!!
Piuttosto, credo che queste persone, nei limiti delle nostre possibilità, vanno aiutate, a vedere chiaro in se stessi, a ricercare dei motivi nuovi per ricominciare, la fiducia in se stessi, la possibilità di cavarsela soltanto con le loro forze, e certamente non è l’emarginazione che le rende più forti.
L’amicizia contempla anche persone diverse da noi, per scelte, convincimenti e Q.A., quindi…
Forse non sono riuscita a spiegarmi: io non parlo di mettermi al di sopra (anche se, ovviamente, ritengo una scelta coraggiosa più apprezzabile di una che non lo sia), parlo solo di avere o non avere qualcosa a che scompartire. Tu dici che l’amicizia contempla anche la diversità, e ci mancherebbe, (tra l’altro penso che i miei amici ne siano la prova vivente), ma l’amicizia contempla pure la stima, la piacevolezza dello stare insieme, la possibilità di scambio: mica è olio di ricino, che devi mandar giù per dovere sociale sennò pare che non sei democratico, che hai preconcetti, che te la tiri e q.a.
No caro Arthur, l’amicizia non è un dovere, e poi a me le persone deboli fanno paura, e tu stesso mi dici che non c’è niente di male ad aver paura. Io dei miei amici mi devo fidare, e della persona debole non mi fido: la persona debole è mutevole, infìda, potenzialmente in vendita. Non sai mai chi hai accanto, e qual è il motivo per cui ti venderà: non la sto facendo tragica, è così.
Io non giudico, tutt’altro, e penso che ormai, scherzi a parti, si percepisca pure che alla mia vicina, tanto per fare un esempio, voglio un gran bene, ma non ho niente a che scompartirci. L’altro giorno, che ha suonato per chiedermi una cortesia e, in un momento di debolezza, l’ho fatta entrare per un caffè, dopo due minuti ero già pentita del mio gesto: come già ebbi modo di dirle, “ti voglio un gran bene, ma tu a casa tua e io a casa mia”.
*** Perché io, coi miei amici, voglio poter dormire tra quattro guanciali ***
Scusa, ho riletto i nostri interventi, e voglio aggiungere un’osservazione ulteriore: tu scrivi
e a me pare questo un atteggiamento di inopportuna superiorità, perché chi sono io per pensare che una persona che la pensa diversamente da me e ha fatto scelte diverse debba vedere chiaro in se stessa e ricercare dei motivi nuovi per ricominciare? Quando tu dici che l’emarginazione non la rende più forte, che cosa significa, che io sono l’unica persona che può darle amicizia, e che se non gliel’accordo io rimane isolata? Ma di chi stiamo parlando? Il mondo è tanto vario, che si trovano sempre persone simili a noi con cui accompagnarci: in Italia non esiste un solo partito formato da una sola persona e allora, di chi stiamo parlando? Qual è la persona “da non emarginare” cui ti riferisci?
Sottoscrivo tutto quello che hai detto, Arthur, ma noto che la risposta al tuo commento è in parte racchiusa proprio nella tua frase “nei limiti delle nostre possibilità, vanno aiutate…”
L’aiuto di cui parli, infatti, presuppone che si siano adeguatamente elaborati i nodi cruciali della propria vita e che, probabilmente anche in virtù di questo, si possieda una buona capacità di empatia. Laddove queste due cose difettino anche in minima parte, meglio non cimentarsi in relazioni che, anziché d’aiuto, potrebbero rivelarsi addirittura dannose.
E io sottoscrivo tutto quello che hai detto tu, Rosamaria. Volevo poi sottolineare che qui non si sta parlando di generici rapporti tra due persone, ma di rapporti di amicizia, che non devono certo basarsi sulla compassione, generosamente elargita dall’alto verso il basso. Una relazione d’aiuto è una cosa, una relazione d’amicizia è un’altra: le due sono sicuramente coniugabili, e una non esclude l’altra, ma sono e rimangono due cose sostanzialmente diverse.
Voglio dire, un conto è che io la sera di Natale invito alla mia mensa un poveraccio perché altrimenti sarebbe solo e salterebbe il pasto, e io mi faccio la mia opera pia, un conto è che invito un amico perché mi fa piacere stare con lui. Poi, il mio amico può pure essere un poveraccio che altrimenti starebbe solo e salterebbe il pasto, ma questa è un’altra storia.
Ancora un chiarimento: non stiamo parlando di persone rifiutate perché diverse da noi, ma di persone che hanno il vizietto di infangare il prossimo.
*** Il che, se permettete, cambia un bel po’ i termini del discorso ***
Scusate, da un po’ di tempo nei nostri blog si usa, arrivati a 17 commenti, dare un “aiutino” per superare subito questa soglia…
*** non mi permetterei mai di infrangere una tradizione… ***
e quelli “con doppi menti”? Quanti devono essere?
Oddio… ho lasciato il traduttore a casa: che significa quelli con i doppi menti quanti devono essere? ?????
ah, già… commenti = con menti
*** forse stavolta ci sono arrivata! ***
migliori a vista d’occhio!
ma non hai risposto….
ne bastano 9
*** 9*2=18 ***
E’ strano, mia cara Lady, che tu dopo ormai più di un anno, dopo fiumi di parole scritte e parlate, ancora non abbia capito che nei miei commenti non tiro mai in ballo persone o cose o situazioni ricollegabili ad altro e quindi, in particolar modo, non mi riferisco a nessuno..
E’ giusto ciò che dice Rosamaria, l’aiuto di cui parlo non prescinde da tutto questo, quindi niente compassione o quant’altro, ma non è poi comunque il punto cruciale di tutta la questione.
Leggendo il tuo post, quello che mi è balzato agli occhi era questa distinzione che veniva fatta tra coraggio nell’affrontare i problemi e l’adeguarsi a certe situazioni che magari risultavano anche di comodo. Non voglio apparire duro nella mia opinione, tanto è l’affetto che provo per Nunzy e per te, ma fossi in voi, non mi curerei più di tanto sulle scelte fatte da altre, qualunque siano i motivi e invece guarderei avanti per la mia strada, continuando il mio cammino senza curarmi d’altro.
Insomma, non amo mettere sullo stesso piatto della bilancia delle vite diverse, per scelte e vissuti, quindi se l’amica in questione non interessa più, chiarirsi e chiarire, null’altro.
ma te possino!!!!!!!!!
Ma nota il vantaggio: quelli con doppi menti saltano direttamente da 16 a 18 per cui…. perche’ faticare?
“invano t’alzi di buon mattino e tardi vai a riposare…”
@Arthur: devo dire che oggi propri non riesco a capirti, e non parlo solo del post. Oltretutto tu sei uno che arriva sempre al cuore di quello che uno scrive, e invece oggi pare proprio che non riusciamo a intenderci su quello che voglio dire.
A me, e credo anche a Nunzy, non importa un fico secco di quello che fanno della loro vita altre persone: semplicemente con certe persone non ci troviamo in sintonia e quindi preferiamo essere lasciate alla nostra vita.
Rosamaria ha poi sollevato una questione diversa, ma sicuramente un punto su cui riflettere (ne parlammo nel post “Il male che non voglio“, quando riportai lo stato d’animo di una persona che si era allontanata da un’amica nel momento in cui questa si era ammalata): ognuno di noi si porta dentro del dolore pregresso, dei problemi irrisolti, e capita che non ce la facciamo a caricarci i problemi altrui finché abbiamo i nostri che continuano a farci male. Non era l’argomento del post, o forse non era l’argomento esplicito ma, dietro il nostro rifiuto, potrebbe esserci anche questo.
Tu scrivi
ed è esattamente ciò che noi stiamo asserendo voler fare, quindi, dov’è il problema?
Evvabè, succede alle volte di non capirsi: una volta a me, una volta a te, una volta a noi, una volta a voi e, inevitabilmente, una volta anche agli altri.
Poroporopoporompaperoporo… mannagg…
*** ‘giorno! ***
Giorno…
Questo?…. (‘giorno)