Era mio padre (IV parte)
Furono anni duri senza mio padre, la gioia se ne era andata dalla nostra casa: una lunga coda di zii e altri parenti non meglio identificati veniva di tanto in tanto a casa nostra a fare la voce grossa con noi bambini, a loro avviso per compensare la figura paterna.
Papà scriveva spesso, e tutto il palazzo aspettava le sue lettere. Quando arrivavano la portiera le metteva sul vetro della guardiola, ed era una felicità per tutti; a ogni lettera, iniziava la processione dei vicini che chiedeva notizie: era molto amato mio padre, era la gioia di chiunque lo conoscesse.
Mamma ritagliava le parti più “infuocate” delle sue lettere, e le nascondeva sotto il vetro del comò, sotto un centrino, dove noi figli non mancavamo di andarle a leggere, senza tuttavia capirci molto.
Ogni tanto arrivavano dei pacchi, carichi di regali per tutti. Ma papà non c’era.
Non l’avevo salutato quando era partito, e lui non ne poteva la vita. Avevo otto anni, non capivo bene cosa stesse succedendo, ma capivo che era qualcosa di grosso. Mi ero messa a fare un solitario a carte, per timidezza, per enorme imbarazzo, ma so che lui soffrì molto per questa partenza senza un saluto da sua figlia.
Poi, un giorno, come Dio volle, tornò.
La situazione al suo ritorno era pure disperata: senza un lavoro, moglie e tre figli, cosa non fece (sempre di onesto, intendiamoci) per portare il pane a casa!
Il pane lo portò sempre, ma fu se stesso che non riuscì a riportare a noi: la disperazione lo aveva completamente trasformato.
*** Fine IV parte ***
































Ma si, Dama del Lago, cosa vuoi che diciamo dopo le tue parole.
Io non ci riesco, non ci riesco, non ci riesco.
Cosa ti posso dire? Non saprei cosa. Vorrei abbracciarti, ma cosa potrei fare?
Lascio scivolare la tua storia dentro di me, colpo dopo colpo, spallata dopo spallata, e non so dire nulla di sensato.
Posso solo leggere. solo leggere.
E poi adesso è tardi per consolarti, o forse sono io quello che sarebbe da consolare.
La vita a volte è amara. A volte lo è ancora di più se non siamo in grado di farcene una ragione.
Ma mi pare di comprendere il tuo amore per tuo Padre, e sono certo che questo abbia già mitigato il dolore e il pianto. Perchè l’amore non finisce mai.
Ancora, comunque, grazie.
***….***
commentare è impossibile… ma sto leggendo quello che mi ero persa…
un libro, la vita, un vissuto…
è stupendo, commovente e bellissimo insieme, una storia che emoziona…. qualcosa che non ho vissuto, ma che entra nella mia testa e mi fa pensare, mi fa vivere, mi appassiona… grazie di condividere tutto questo, grazie di cuore. Le storie, le vite di altri sono fondamentali per capire il mondo, per imparare a guardare il mondo anche attraverso altri occhi, perché il tutto diventa un bagaglio utile per affrontare la quotidianità e la propria personale realtà, ma anche per capire, per allargare la propria mente, perché questa non sia “stretta” nella morsa del proprio piccolo personale spazio (che in fondo è sempre troppo piccolo, mentre il mondo ha tanto da insegnare, nel bene e – ahimé – anche nel male).
chi sa ascoltare vive più vite. Questo l’ho imparato da te…e quanto è vero! Quanto è vero!
E già, cosa dire… il fatto che questa non è una storia, non è un film da raccontare, è vita vissuta e tutto ciò la rende ancora dippiù impossibile da commentare ed anche io preferisco stare soltanto ad ascoltare… peccato che non siamo vicini, l’avrei preferito, avrei preferito guardarti negli occhi e vedere le tue emozioni, ma anche così, le sento sulla pelle…
Cari amici, ringrazio tutti coloro che hanno voluto condividere con me le impressioni di questa lettura che, vi confesso, è stata molto dolorosa da elaborare. Proprio stasera Anto mi chiedeva perché avessi stentito il bisogno di scrivere tutto questo, e non è che io lo sappia benissimo, certe cose si fanno da sole, e noi siamo solo strumenti inconsapevoli nelle mani di qualcun altro.
Si è scritta da sola, e la prossima parte, la quinta, è stata la più difficile.
Vi ringrazio di essere qui. E’ importante per me sapervi accanto.