Era mio padre (II parte)
Nel 1948 partì per Israele: pardon, per quella terra che sarebbe diventata Israele.
“Perché l’hai fatto?” gli chiesi un giorno.
“Perché qui eravamo cittadini di serie B, C, zeta. Privati di ogni diritto, di ogni avere, spogliati del corpo e dell’anima, e i nostri cari, appena qualche anno prima, carne da cannone nei lager e nei laboratori. Siamo partiti per riconquistare la nostra dignità di esseri umani” : ora capite perché difendo così strenuamente gli stranieri che giungono in Italia?.
Fu guerra, fu dura. Rischiò la vita ogni giorno, e vide troppi morti: i corpi dei suoi amici, portati a spalla col loro sangue che scorreva su di lui, hanno popolato i suoi incubi fino all’ultimo dei suoi giorni.
Poi, come Dio volle, tutto questo finì. Mi raccontano (pensate, è solo da pochi giorni che me l’hanno raccontato, non l’avevo mai saputo), che qui in Italia si scese in piazza per festeggiare la nascita d’Israele: piano piano la vita, dopo tanta morte, si riaffacciava alle nostre case.
Andò, combattè, rischiò, salvò. Fu pluridecorato, eroe di guerra, amico fraterno di altri eroi che lì ebbero un altro destino. Ma lui non raccolse i frutti di quanto aveva seminato, perché la sua famiglia lo richiamava qui, in Italia, unica patria riconosciuta nonostante deportazioni e sterminio.
*** fine seconda parte ***
































Finirai per farmi innamorare di questa figura, quest’uomo che ha dovuto e saputo lottare così tanto, che ha visto il mondo tante volte crollare e tante volte rialzarsi, mantenendo la forza di parlare di “dignità di esseri umani”. E’ una lezione di vita.
Sì, voglio proprio vedere come evolve questa storia.
Come evolve… non ci posso pensare.
Tenterò di continuare a scrivere.