Quando ho parlato dei miei novembre, ne ho omesso uno certo non meno determinante degli altri: quello in cui morì mio padre.
Mio padre era un uomo straordinario, forte, volitivo, determinato, generoso, altruista, coraggioso. Un uomo che aveva un grande senso della famiglia, e un amore per i figli incommensurabile, direi patologicamente smisurato.
Lui a sua volta aveva avuto una famiglia che l’aveva amato immensamente. Finché l’aveva avuta.
Poverissimo, mi racconta (ma di sé raccontava pochissimo), che a 7 anni era già a lavorare. Non ho capito bene cosa facesse, il ragazzino di bottega sicuramente. Mi racconta che una sera il padroncino, suo datore di lavoro, lo riaccompagnò a casa guidando ubriaco, ed ebbero un incidente da cui uscì con grosse ferite. Il padrone buttò addosso alle sue ferite dell’aceto per disinfettarle, poi lo mandò a casa.
Ancora a distanza di trenta, quaranta, cinquant’anni, ricordava il dolore enorme di quelle ferite, e la sua paura di bambino. La madre non lo mandò più a lavorare, ma non riuscì a proteggerlo per molto.
Di lì a breve le leggi razziali, e il 16 ottobre.
Erano nascosti i miei nonni, ma la fame li fece uscire dalla tana. Cosa accadde ve l’ho già raccontato.
Quando finì la guerra, qualche raro superstite tornò dai campi di sterminio. Mio padre, appena adolescente, andò loro incontro, si avvicinò a un irriconoscibile zio e gli chiese notizie del padre. “Ah”, biascicò lo zio emaciato e con gli occhi persi nel vuoto e, non rendendosi conto che l’orrore che avevano vissuto era lontano da chi era rimasto a casa, sia pure tra miseria e paura, quell’ombra d’uomo, quello che era rimasto di quell’uomo, gli rispose “l’hanno messo al forno, sì sì, mi pare proprio l’abbiano infornato”.
Lanciò un urlo mio padre, e corse via continuando a urlare.
*** Fine prima parte ***
































Non riesco a scrivere nulla…
ogni parola è banale già detta già vista già vissuta….
***come se i tuoi ricordi mi appartenessero..e questo non riesco a controllarlo…e piango ***
appena mi riprendo..torno
Che blog particolare che è questo! Ho provato a cercare un filo logico, un tema portante, ma mi sono sempre trovata fuori strada.
E’ bellissimo non sapere mai dove conduce, se ti farà ridere o piangere. E’ tutto una grande testimonianza di vita, ma soprattutto di amore per una vita che forse non è stata sempre facilissima.
Ti ringrazio, anch’io lo ritengo un’esperienza particolare. Questo blog è stato un regalo che mi ha fatto un amico, quando io non sapevo neanche cosa fosse un blog. L’ho in un primo momento lasciato lì abbandonato, poi ho scritto qualcosa di generico e poi… poi ha preso vita da solo, come spesso accade.
Scrivo quello che mi gira per la testa, o magari pubblico qualcosa che già avevo e che per un motivo o per l’altro mi ritorna in mente.
E’ venuto fuori così, e mi fa piacere quando mi dite che vi ha fatto e vi fa piacere farmi visita.
Ho trovato una versione della canzone che ho scelto per accompagnare questo testo coi sottotitoli in italiano.
http://www.youtube.com/watch?v=_ON6QuP1D5s
*** anche se in lingua originale secondo me ha un’altra forza ***
un abbraccio speciale per la mia diemme
Ti stavo per chiamare… comincio a crederci anch’io alle mie doti telepatiche…
Cosa ti posso dire, Diemme, è bello che tu abbia condiviso con noi questa storia della tua famiglia. In questo momento non ho parole, ne’ so se riuscirò a trovarne.
Ma stiamo ancora (sto ancora) parlando delle ferite altrui, e non sento nemmeno il calore del sangue che scorre.
Posso solo, se vuoi, allungarmi in un abbraccio da qui a casa tua. So che è niente, ma cosa si puo’ fare? Le scarpe strette fanno male a chi le porta. Per chi le vede indossate a volte paiono addirittura più eleganti.
Sono appena arrivata alla sua adolescenza… ora rimpiango il fatto di aver parlato poco con mio padre, ma è pure vero che non è certo perché io non lo ascoltassi.
Lui era uno che guardava avanti, il passato c’era, ma alle sue spalle. Magari “sulle” sue spalle, ma comunque non era un uomo che indugiava a guardarlo. Era una persona così assertiva, propositiva, piena di iniziative.
Forse l’unica eredità che gli veniva dal passato era la grande solidarietà nei confronti del prossimo: non c’era problema al mondo che lui non vivesse come suo.
Grazie, Diemme, di questo bel post, che è un regalo, nella sua drammaticità.
Grazie, perchè ci regali i tratti di una persona, di quel genere di persone, di cui il mondo avrebbe bisogno in abbondanza… questo traspare dal tuo breve racconto, come sempre, scritto benissimo, toccante, senza mai sbrodolarsi…
Grazie.
Come altri, prima di me, non aggiungo altre parole.
Sarebbero del tutto superflue.
Un abbraccio!
Eh, purtroppo Novembre è un mese balordo per molti di noi…..
P.S. scusami per i tuoi post, ma ultimamente ho dovuto mettere un ulteriore blocco ai commenti e non sempre riesce a capire la differenza tra gli amici come te e i coglioni che invadono il web…
i racconti di vita si raccolgono nei ricordi…
un abbraccio
Penso che il contenuto prescinda dal contenitore…
ricambio l’abbraccio
Forse (!) il mio commento è incomprensibile…
Aggiungo qualcosa. Volevo dire che i racconti di vita, quelli che ci passano i genitori, i nonni, poi si trasformano in una sorta di bagaglio affettivo nostro personale e diventano ‘ricordi’ anche se non sono proprio ricordi vissuti da noi.
s’era ‘nteso
Allora sono di coccio io… Io credevo che Morena, da blogger a blogger, mi consigliasse di archiviarla nella categoria “Ricordi”, ma poi quando, accettando il consiglio, sono andata a inserircela, ho visto che già c’era e allora mi sono detta:
*** Ohibò! ***
Avevi scritto una poesia per tuo padre e adesso questo racconto…
Che dire… viene fuori tutto l’affetto che provavi per lui e poi… mio zio era stato prigioniero dei tedeschi, non era ebreo, ma ricordo che non ne parlava mai e l’unica cosa che si sapeva, era la sua fuga rocambolesca e che a piedi e con mezzi di fortuna, era riuscito a rientrare in Italia; mia nonna diceva sempre che quando se l’era visto davanti alla porta, in un primo momento non l’aveva riconosciuto, tanto era cambiato…
E pensare che quella guerra non è servita a nulla, ancora tante morti, tanto odio, ancora lotte sempre più sanguinose, sulle quali si specula, in nome di un potere sempre più corrotto, che della vita non sa più cosa farsene…
Quella guerra non è servita a nulla?
C’è chi giura che non ci sia nemmeno mai stata:
[...] A un caro amico, che compie gli anni lo stesso giorno del mio papà. [...]
Non voglio che questa giornata passi senza un pensiero per il mio papà.
Di tante cose che ho vissuto, di tante dimenticate, di quelle che riguardano lui non una è uscita dalla mia mente. Strano eh?
Probabilmente è vero, l’amore delle figlie femmine per il padre è un amore totalizzante, e quando il padre è un genitore presente, che questo amore lo merita, è veramente a prova di bomba, di qualsiasi crescita, maturità, lontananza, mariti e fidanzati, se la batte un po’ coi figli, ma è tutta un’altra cosa.
Io ricordo quando ero credo di pochi mesi, e mio padre mi si spupazzava, e rideva (in seguito l’avremmo visto ridere così poco… ), faceva i giochi di prestigio, ci nascondeva le cose e poi rispuntavano da sotto il cuscino, e io mi sono sempre chiesta come facesse.
Papà che voleva sempre portare a casa qualcosa, a volte era un cocomero, a volte teglie di pizza, e tutti là a mangiare insieme, con tanta allegria… papà che andava a Milano e tornava sempre pieno di giochi per noi, cose particolari che in giro non si vedevano…
Chissà se quello che ci ha divisi è stata la sua mentalità, la gelosia, o le preoccupazioni che gli hanno tolto ogni serenità… e mia madre che sobillava, sobillava, sobillava… sarà per questo che detesto tanto le signorine pitipitipì, che tirano il sasso e nascondono la mano, che si fingono vittime silenziose che nulla chiedono, facendo leva sul paladino che alberga sempre, regolarmente nelle persone migliori? Sarà per questo…
Oggi giornata così, sottofondo di Vecchioni, tanto per cambiare, e una canzone la posto anche qui, forse non gli assomiglia, ma è comunque per un papà.
[...] Link al post originale : Era mio padre (I parte, “Era mio [...]