Leggo e rileggo il post dell’amica Elle “Il Mio tempo“, e attraverso quello che lei scrive, gli interventi degli altri, vengo presa piano piano per mano a chiedermi cosa rappresenti PER ME il tempo, cosa rappresenti per me il MIO di tempo.
Mi viene in mente una poesia che scrisse per me un mio amico quando compii 42 anni, che vi riporto:
La tartaruga ( a un’amica 42-enne )
Lui è lento
come tartaruga.Tu, come Achille,
vivi freneticamente,
ti affanni
e spesso ti chiedi
perchè lui non passi più veloce.Poi ti accorgi
che lui è già arrivato
e tu
in realtà
sei rimasta indietro.Ma non devi curartene,
perchè lui è solo il tempo,
e non è un tuo nemico.
Il nemico da battere
è solo dentro di noi.E poi,
chi ha detto che per noi
c’è un solo tempo?Tanti auguri, bambina
GV, 04/05/2002
Anche all’epoca, leggendo e rileggendo queste parole, mi domandai se mi si attagliassero. Mi soffermai soprattutto sulla frase “e spesso ti chiedi / perchè lui non passi più veloce.”.
Ma a volte mi sono chiesta anche perché non passasse più lentamente.
Nel post “Babbo non mi picchiare…” vi dissi che c’erano due canzoni che non potevo sentire: la seconda è questa, ma non me la sento di parlarne adesso, anche se è proprio là che la mia vita e il mio tempo si sono fermati.
Poi la sopravvivenza, non più di quello, il sogno di un riscatto dalla vita, e di un amore che desse senso al mio tempo.
E poi è stato proprio l’amore che mi ha salvato, ma non quello per un uomo: è stato quello per mia figlia, per la vita, per le piccole cose, per le grandi idee… e forse questo è l’Amore con la A maiuscola.
Allora il tempo non è stato più un mio nemico, né un estraneo, né un unico grande rimpianto, né un macigno eterno e immobile: avevo battuto il nemico dentro di me.
***
E poi,
chi ha detto che per noi
c’è un solo tempo?
***
































Certo che il tempo non è un nemico, a volte lo sentiamo tale, forse, ma fondamentalmente credo che il tempo infondo, sia un nostro alleato.
C’è chi lo chiama in causa quando deve far cicatrizzare ferite (il tempo cura e aggiusta tutto…qualcuno dice), chi invece lo percepisce come un ostacolo, un mostro da combattere (vedi il sempre più frequente ricorso alla chirurgia estetica).
Insomma, ciò che è certo, almeno per me, è che di tempo non ne esiste uno solo.
Se c’è una cosa che ho imparato a fare in questo ultimo anno è a circostanziare, a circoscrivere le situazioni ad un tempo ben preciso, delimitandone in qualche modo i confini.
Ed è così che sono giunta alla conclusione che ciò che è oggi, non è detto che non sarà domani, o ciò che è stato ieri, non è detto che si ripeterà domani, e domani l’altro e all’infinito.
Non dò nulla per scontato, sarebbe solo un inutile insulto al Mio Tempo.
Per me il tempo non è mai stato una questione del guardarmi allo specchio e vederne i segni, ma il problema di far rientrare tutto tutto tutto quello che dovevo fare nell’arco delle 24 ore, e molte volte gli sforzi fatti sono risultati vani.
Quando ero piccola, aspettavo di avere 18 anni per uscire da una situazione di cui vi ho parlato in qualche post fa…
Provvedo a me stessa dall’età di 13 anni, lavorare il pomeriggio, e studiare la notte, lavorare l’estate, e ritagliarsi comunque il tempo per ridere in spiaggia con gli amici, o cantare con loro accanto al juke box…
E l’università, in un’altra città, sul pullman alle 7, lezione 8-14, attacca al lavoro alle 15 fino alle 22:30 (in un’altra città ancora, s’intende!), e poi studiare, e gestire la casa…
La casa? La casa dello studente, quindi nessuna possibilità di avvantaggiarsi qualche compito, se facevi la spesa trovavi comunque il frigo vuoto, se lasciavi cucinato al massimo ti raccontavano com’era buono…
Ho iniziato a cibarmi di scatolette nascoste nell’armadio…
Avevo poco più di 18 anni, e al mio tempo degli anni successivi non voglio neanche pensare….
*** Il tempo… ma non aver tempo di pensare al tempo sono forse il problema e la sua soluzione…. ***
E già, chi lo ha detto che per noi c’è un solo tempo!
Personalmente, non riesco a parlare di tempo, ma solo perché il tempo è passato così tanto in fretta e ugualmente molto lentamente che se da un lato ho vissuto tante cose, dall’altro mi sembra di doverne vivere ancora tante.
Ricordo che a trentanni circa, quando le amiche di Simona mi davano del lei, mi meravigliavo, perché mi sembrava di essere quasi un loro coetaneo, un loro pari e allora mi guardavo e… mannaggia pensavo, vuoi mettere che sto invecchiando?
No era piuttosto la consapevolezza di crescere, ma con dentro l’assoluta mancanza del tempo, del suo scorrere, e girare la pagina era un modo per continuare a leggere un nuovo capitolo ma senza una vera e propria sensazione del tempo, come un macigno da allontanare, o da sfuggire.
Il carpe diem da me tante volte invocato tra queste pagine, l’ho sempre ritrovato nello scorrere delle mie giornate, e se ciò che avevo costruito si era come per incanto frantumato, questo cogliere l’attimo, questo vivere il presente, mi dava la forza per ricominciare a crederci.
Riconoscersi in uno spirito, in un’anima, in un corpo che non è più quello di una volta, consapevole di ciò che è cambiato, ma anche del fatto che il vero cambiamento è quello che avviene dentro e se questa certezza ti è congeniale, perché non cercare di sentirsi sempre lo stesso?
Anche oggi è la stessa cosa e… sarà sempre così?
non so… per me è così…
se sarà sempre così… il mio tempo, il tuo tempo…
*** forse il nostro tempo… ***
*** j’… ***
Ma di che parliamo? Tutti i nostri comportamenti portano l’impronta del passare del tempo. A volte ne gioiamo, a volte ne soffriamo, spesso (ed è purtroppo uno dei sintomi caratteristici dei nostri tempi) facciamo finta di concordare con l’oraziano “carpe diem”. La verità è che il carpe diem dimostra solo l’impotenza dell’individuo davanti ad una situazione generale molto difficile (mancanza di una famiglia e/o di un compagno adeguato, di un lavoro certo e soddisfacente, della salute, etc…). E’ quasi la stessa cosa di quando si afferma “io sono single per scelta”. Falso. L’uomo nasce per essere accoppiato, per avere qualcuno a cui dare il proprio affetto, a cui confidare i propri pensieri, con cui condividere, con cui essere complice, etc.. No, l’uomo è estremamente indifeso quando la vita gli ha riservato un ruolo non adeguato alle sue prospettive. E allora crede di poter sfogare la propria ira con il tempo. Quando siamo adolescenti vorremmo che il tempo passasse più in fretta perché siamo presi dalla frenesia di volerci comportare come i “grandi”; poi da giovani uomini (o donne, s’intende), vorremmo che il tempo scorresse più in fretta perché abbiamo altri obiettivi da raggiungere (avere rapporti da adulti, trovare lavoro per una posizione nella società, etc…); poi da uomini fatti, gli obiettivi crescono, ma il tempo non passa mai. All’improvviso ci si rende conto che il tempo in realtà è passato e non abbiamo raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo proposti (Berlusconi c’è riuscito, ma lui è unico, e se vorrà sarà sicuramente il prossimo PAPA). Questo momento però dura molto poco, perché in realtà subentra presto il periodo in cui la vecchiaia ci rimane sullo stomaco. E allora riprendiamo a pensare che il tempo non passa mai e la fine non arriva.
Ma, come direbbe un illustrissimo imbecille nonché analfabeta prodotto dalla nostra società: “il tempo che c’azzecca?” (si legge con la ci dolce: il tempo che ciazzecca?). sono solo gli obiettivi che non siamo riusciti a raggiungere quelli che ci fanno dire che il tempo non passa o che passa o che non ce ne frega niente perché noi aderiamo al circolo dei “carpe diem”.
Cerchiamo piuttosto dentro noi stessi la soluzione che il tempo non può darci. Ha ragione GV: abbiamo tutti i tempi che vogliamo, basta solo amare noi stessi un po’ di più, accettarci per quello che siamo e non per quello che avremmo voluto essere. Solo così potremo dominare il tempo.
Epaminonda, a sentirti parlare sembrerebbe che ci credi a quello che dici, poi quando parli di Berlusconi, mi viene da chiedermi da novello analfabeta prodotto dalla nostra società, che c’azzecca? E’ la seconda volta che ti leggo in questo blog ed è la seconda volta che senti il bisogno di nominarlo, anche se non c’entra nulla e allora ti richiedo: Epaminonda, che c’azzecca?
Fai parte forse del circolo dei suoi leccaculo, tutto slogan e paraocchi, che deve portare in ogni dove la “buona novella”?
Che orrore, Berlusconi Papa!!!
Ma mi facci il piacere… come diceva un grande, evita, che ne abbiamo le palle piene di queste fregnacce.
Devo dire che non mi stai per niente simpatico e più ti leggo e più mi passa la voglia di farlo e poi che bisogno hai di pontificare dall’alto del tuo podio che sa tanto di palco per la tribuna elettorale?
Per favore, se devi chiedere di che parliamo, incomincia prima a chiederti di cosa stai parlando e poi forse, ma non garantisco, possiamo continuare a discutere.
Caro Epaminonda,
ho letto e riletto il tuo commento prima di riuscire a rispondere: il fatto che a volte non siamo sulla stessa lunghezza d’onda mi costringe a riflettere, a uscire dai luoghi comuni, e a cercare di vedere la realtà con gli occhi dell’altro, da una prospettiva diversa.
Cos’è che mi ha spiazzato? La negatività che attribuisci al “carpe diem”: mi è sempre sembrato universalmente riconosciuto come un atteggiamento saggio, di chi invece di desiderare sempre quello che non ha pensa a godersi quello che ha, e ad apprezzare i doni che la vita gli porge ogni giorno.
Ora tu mi dici che il “carpe diem” è una bugia con cui ci inganniamo, e forse hai ragione anche tu.
Il carpe diem forse è anche la soluzione a un male, quella che qualcuno definirebbe “casa mia va a fuoco, fammici riscaldare”. La filosofia del “carpe diem” serve come unguento alle frustrazioni? Forse sì: ciò non toglie che sia cosa buona e giusta lenire le ferite con unguenti e affini.
Single per scelta? Anche qui forse hai ragione. Io non so se esistano delle persone “single per scelta”, io sicuramente non lo sono.
Magari la scelta è di non scendere a compromessi, di non accontentarsi di una similvita al posto della vita che non riusciamo a costruirci, di continuare ad avere rispetto per noi stessi non “adattandosi”, e per l’ altro non “usandolo” come stampella: allora penso che si possa dire pure di essere single per scelta, anche se la scelta non è quella di essere soli ma quella di non essere con la compagnia sbagliata.
Quando la vita ci ha riservato un ruolo non tanto inadeguato alle nostre prospettive, quanto inadeguato a noi, siamo estremamente indifesi… e sì, anche qui hai ragione, ma quale altra difesa ha l’individuo che non appellarsi al “carpe diem”, e fare di necessità virtu? Qual è l’alternativa, vivere di recriminazioni e rimpianti?
Ce la riprendiamo col tempo? Forse significa stimarci pensare che con più tempo a disposizione faremmo di più, anche perché in fondo al cuore sappiamo che il tempo non esiste, il tempo è fermo e immobile e non passa, siamo noi che passiamo rispetto a lui, noi che cerchiamo di imbrigliarlo controllandolo, misurandolo, rendendocene schiavi anziché padroni, ma lui è là, immutabile ed eterno, mentre noi passiamo e andiamo via.
Ci guardiamo allo specchio, e i segni del tempo sono vissuti in maniera diversa a seconda di quello che abbiamo costruito, ed è vero, non ce la riprendiamo con il tempo se nel tempo abbiamo costruito, e se il nostro ruolo di oggi è adeguato alle pieghe del nostro volto.
*** Ma in tutto questo, Berlusconi che ci azzecca? ***
Vedo che l’ironia sul Berlusconi, per il quale nutro un profondo senso di disprezzo, non viene colta. A tutti quelli che leggeranno: non sono un berlusconiano. Berlusconi diventerà PAPA perchè noi glielo consentiremo, quindi dobbiamo prendercela con noi stessi. Lui piglia tutto come l’asso e noi non le leggiamo neanche le nostre carte. Ma la domanda sorge spontanea: chi e dico CHI al posto suo non si comporterebbe come lui? Lo sa bene mister “che ciazzecca” che tenta la scalata al potere demolendo Veltroni e poi tentando di demolire il berlusca.
Beh, Epaminonda, così va un po’ meglio…
@Epaminonda: guarda che io l’ironia l’avevo colta… ci aggiungerei che Berlusconi non ci tiene a diventare Papa, perché riterrebbe in tal ruolo di rappresentare se stesso, cosa che già in effetti fa.
L’ironia l’avevo colta, il disprezzo no: ero convinta che tu fossi berlusconiano. Comunque, se vogliamo parlare di argomenti non attinenti al post, spostiamoci nell’angolo delle chiacchiere, perché il mio tempo, con il Berlusca, non ci azzecca proprio niente!
Personalmente non credo che il “cogli l’attimo” sia da leggere necessariamente in senso negativo.
Cogliere l’attimo significa anche “vivi i tuoi giorni, il tuo tempo, come se fosse l’ultimo” e quindi gioisci e vivi totalmente tutto ciò che ti viene da questo tempo, nel bene e nel male, perchè non sempre ce n’è un altro.
Non credo sia l’alibi di chi ha bisogno di prendersela contro il tempo, anche perchè come alibi, non reggerebbe.
Ci sono persone che riescono a sfruttare ogni momento della propria esistenza, altri che invece restano incagliati come in una secca…
Se ne esce, ma il dispendio di energie e di tempo fa sì che a volte ci si ritrovi in un tempo “congelato”, una sorta di “non-tempo”, un limbo.
Questa forse è la situazione peggiore, perdere la percezione del tempo che passa…che sia troppo lento o troppo veloce, merita sempre e comunque considerazione.