C’è un consiglio che si dà sempre a chi si inserisce in un nuovo gruppo: di non farlo in maniera elefantiaca, sgraziata, inopportuna, grossolana. Magari animati dalle migliore intenzioni di socializzare, proporsi, inserirsi, raccontarsi, si vanno a incrinare degli equilibri magari non stigmatizzati, ma vitali per l’esistenza del gruppo stesso, e poi ricucirli è duro: e ci si perde tutti, chi ha incrinato, chi ha permesso che si incrinasse, chi ha subito l’incrinatura.
Equilibri tra coniugi, fidanzati, fratelli, vicini di casa, soci, colleghi, parenti, amanti o semplici innamorati inconfessati, amici storici o di primo pelo, ogni categoria ha un suo equilibrio, e ogni equilibrio i suoi punti di fragilità.
Quando si entra in un gruppo, la prima cosa che consigliano di fare è stare in silenzio (senza esagerare!) almeno un po’, il tempo necessario per capire le alleanze, le complicità, le relazioni di forza, le fragilità di tutto il sistema…
“Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”: se si va con il codice in mano, se si disquisisce sul diritto codificato, si rischia di distruggere e basta, e “ricucire” lo strappo è pressoché impossibile.
*** e poi, si può solo piangere sulle macerie ***
































L’equilibrio…..questa cosa che non si tocca, ma che è fondamentale.
Fondamentale non solo in un gruppo, ma anche in una semplice vita di coppia.
Ma chi spezza gli equilibri? Delle volte siamo noi stessi, che magari non accettiamo più delle “regole” che mai sono state scritte. Oppure veri e proprio “intrusi” (quasi sempre in carne ed ossa) che fanno di tutto per rompere degli equilibri “conquistati” con il tempo.
Credo che il vero equilibrio sia dentro di noi. Educazione, tolleranza ed altruismo sono le basi fondamentali per un equilibrio che riesce a rapportarti con il prossimo e non solo.
Un bacio mia dolce Lady
Un bacio a te, dolce Rick.
Mamma, non capisco a cosa ti possa riferire esattamente con questo post… o forse lo intuisco, ma non lo so – presto avremo modo di parlarne.
Non ho molto altro da aggiungere… ti appoggio su tutta la linea.
Ma penso che per sapere rispettare un equilibrio sia importante, innanzi tutto, avere equilibrio in noi stessi… Quante volte i nostri atteggiamenti “eccessivi” con cui irrompiamo in gruppi consolidati dipendono da quella insicurezza che ci spinge a fare “troppo chiasso” per farci notare, per essere simpatici, per “inserirci”?
E’ solo un esempio…
Ti mandi un bacio…
Cara Engel, il post, come avrai notato, è datato, ma la vita è sempre la medesima.
E sì, certo che hai ragione, certi atteggiamenti eccessivi possono pure dipendere (e certamente dipendono) da insicurezza, certi tentativi maldestri di rendersi simpatici pure, possono avere la stessa radice, ma poi veramente si trascende, e allora non si può avere pietà di chi morde la mano che l’ha nutrito (crimine ignobile!), e chi sputa nel piatto in cui ha mangiato.
L’insicurezza, la debolezza, l’infelicità, i complessi (anche quelli di superiorità… ) non possono essere tollerati come sistemi per fare del male al prossimo.
Ripeto, quando qualcosa è ridotto in macerie, per ricostruire bisogna solo spazzarle via; “sulle” macerie forse si può ricostruire, ma “con” le macerie non si ricostruisce proprio nulla: ci sono strappi che nulla al mondo può ricucire.
Ciao a tutti gli amici di questo blog, allegria che è arrivato Oscar, è qui la festa?
Come no! Ricchi premi e cotillons.
il silenzio e’ d’oro.
Questione di delicatezza, e di saper fare anche un passo indietro quando occorre.
Ma ci sono persone con un EGO grande quanto un elefante, e che in qualche modo devono attirare l’attenzione rompendo proprio quegli equilibri…(e in fondo in fondo, sanno di farlo!)
oscar: facciamo finta che sei Giorg Cluni e passa un po’ quella bottiglia di spumante, va…..
(si però io noto solo ora che Giog è arrivato a febbraio scorso, e io sono qui a…parlare da sola?)
No no, non sei a parlare da sola, mi ero solo un attimo appennicata…
Sì, questo è un post datato, ma ho notato che ci sono post che odorano di passato, e altri sempre attuali. Ecco questo post, nella blogosfera, è ritornato improvvisamente attuale.
Qualcuno ha rotto gli equilibri, qualcuno ne è rimasto ferito e si è arroccato. Mi sembrava giusto però trovare il modo di dire alla persona che, in buona fede anche se maldestramente, ha fatto traballare un po’ la struttura qua e là.
@Marcy:
me lo ricordavo quel commento, anche se non avevo realizzato che fosse stato lasciato proprio qui, in questo post.
“allegria che è arrivato Oscar“, così, all’improvviso, senza che dicesse nulla sul post, mi è sembrato un po’ come dire, non solo fuori luogo, ma supponente: “fermi tutti che arrivo io”, e poi non s’è praticamente più visto. Va bè, il mondo è bello perché è vario, in fondo un passaggio lasciato così non mette e non toglie..
Io non ricordo come fu che iniziai il/sul blog, come si è creata piano piano questa bella cerchia di amici. Sicuramente all’inizio devo aver chiesto a qualche amico, che se ne è guardato bene dal sostenermi perché, diciamocelo, questa vita di blog c’è chi la fa e chi non la fa, e chi non la fa difficilmente si converte.
Non mi ricordo come si creò il giro, ma la new entry che ricordo con maggiore tenerezza e affetto è decisamente Pan, all’epoca Panirlipe, oggi meno presente perché, suppongo, la sua poliedricità lo sta portando altrove, ma che ci ha regalato per tanto tempo la sua presenza intelligente, spiritosa, sempre discreta (a volte un tantinello provocatoria, ma faceva parte del personaggio, e poi lui era lo zio Pan, mica pizza e fichi, e per quanto mi riguarda se lo poteva permettere).
Ogni tanto qualcuno fa “toc toc, è permesso?”, e certo che è permesso: poi alcuni rapporti decollano, altri no, altri si evolvono, talaltri si incrinano, e dispiace, ma così è.
Scomparse? Diciamo che alcune persone del “giro” che si sono dileguate dalla rete avevano comunque fatto in tempo a creare un contatto che ci permette di sentirle ancora.
Ok, ho il caffè che si sta freddando, e sono appena al primo, che non basterà
uh! Mi si è arrossito anche lo schermo.
La verità è che se sono ancora nella blogosfera, seppur a tempo ridotto, è per merito di Diemme. Io non sapevo se sarei durato più di dieci post. Nei precedenti tentativi mi ero fermato a quattro. Diemme è stata l’unica a venire costantemente nel mio blog e invitarmi a casa sua e quando, al decimo post mi sono detto: “bene, anche questo esperimento si è concluso, chiudiamo tutto”, ho pensato: “mica posso essere così ingrato e lasciare Diemme in quella compagnia di scatenati”
Lei mi lusinga, Mr. President…. (continui, continui… )
In realtà bisogna che te lo confessi, sei il mio blogger preferito. Veramente ci sarebbe anche un certo Fra’, ma lui è in Giappone, nella sede del partito, coi gatti, insomma, ci incontriamo poco
frapuccino? Uff, è da tanto che non lo vado a trovare. Ma che ci fa in Giappone?
Però io non mi sento tanto blogger. Voglio dire, è un bel nome, suona bene, è polposo come un pomodoro ma il blogger credo che sia uno che ci dà dentro, che posta continuamente, fa girare opinioni e idee. Io sono ancora un BL
BL?
Sto scherzando. A me Fra’ piace moltissimo, abbiamo solo un piccolo problema, idee divergenti su tutto (ma che vuoi che sia, tra persone intelligenti quali siamo noi queste sono quisquilie).
A lui piace il Giappone, io lo detesto, lui è gattofilo, io oltre ad esserne allergica al pelo lo sono pure al solo nome (e persino alle immagini), e così via.
Da un punto di vista squisitamente tecnico credo che non sia in Giappone…
BL, cioè la fase embrionale di un BLogger.
Vuoi dire che non ti piacciono i piccoli gattini? Uhm…qui c’è qualcosa di nascosto, forse hai fatto qualche brutto sogno da piccola.
Io ho una gatta, la più strana fra tutte quelle che ho avuto. Forse non è nemmeno una gatta. Io e lei la pensiamo esattamente all’opposto ma che vuoi che sia, tra animali intelligenti queste sono quisquilie
Ma poi…nella blogosfera si è proprio costretti a cercare gente che la pensa esattamente come te? Io avevo impostato una serie di tag nel mio tag surfer ma non sempre lo seguo. Preferisco incontrare e capire i gusti, i punti di vista, le idee di persone che non hanno le mie stesse opinioni. Ovvio, fino ad un certo punto.
E questo è un Pani d’annata.
“E pensare che io trovo che sia così semplice dire la verità…tuttavia mi sto ricredendo sul Punto 6 dell’armonia elementare. La nota giusta non va sempre suonata, la verità non va sempre detta e se proprio bisogna dirla è meglio confezionarla con una bella bugia, renderla più credibile perché se è semplice, naturale (come lo è la verità) nessuno ci crede.”
@Pan: non amo i gatti, non credo che dipenda da qualche trauma avuto da bambina ma, ironia della sorte, tutte le persone che ho più care al mondo sono gattare (sgrunt e doppio sgrunt).
Gente che la pensa come me? Credo non esista…
se cercassi solo quella sarei condannata alla solitudine.
Ovvio, fino ad un certo punto (concordo caro Pan, concordo…
)
Già…ho scritto questo per esperienza personale. Nel mio caso la verità era così semplice e allo stesso tempo assurda che nemmeno io ci credevo. Le soluzioni erano due: dire la verità come stava oppure tacere (ma con rimorso). Ho scelto la prima, credendo di fare bella figura ed invece ho sbagliato. Da qui la convinzione che se bisogna dire il vero è meglio è meglio creare una verità ad hoc.
Che la verità non venga creduta è un fatto ormai storicamente accertato (parola di Cassandra) e anzi, a dirla si perde di credibilità (incredibile dictu, sed sic!).
Non lo so, io non ho mai rinunciato a dire la verità, e questo mi è stato sempre fonte di grandi guai. A volte riesco, con sforzo enorme, a tacerla, ma le bugie, generalmente, non mi riescono neanche a fin di bene. Non lo so, dovrebbero convincermi.
Certo, la verità va detta a chi ha il diritto di saperla, però preferisco un sano “I’d rather not say” (preferirei non dirlo) piuttosto che una menzogna.
A proposito di “rompere gli equilibri, la verità va comunque detta a chi è in grado di recepirla, sennò è fiato sprecato: e lo spreco, mi piace altrettanto poco quanto la menzogna.
Il problema mio, e giuro che è un problema, è di aver visto da ragazzetto, il film Rashomon di Kurosawa.
Nel film, per chi non lo avesse visto, diversi personaggi raccontano di un omicidio.
Ognuno racconta la sua verità, perfettamente coerente con l’accaduto e che fa cadere la colpa ora su uno, ora sull’altro dei protagonisti.
Ricordo che al termine di ogni racconto esclamavo: “ah, ecco com’è andata realmente”.
Ma alla fine mi sono ritrovato a considerare 4 possibilità, tutte plausibili, e rimanere tremendamente confuso.
Concordo con Diemme quando dice che si possono rompere gli equilibri con atteggiamenti maldestri, ed arroccarsi sulle proprie posizioni impedisce quei chiarimenti che possono portare ad una sintesi rispettosa delle possibili verità.
La buona fede e la disponibilità alle altrui ragioni sono però indispensabili, pena la distruzione e le conseguenti macerie.
Caro Bal,
so che quello che mi dici è vero. Io pure sono stata segnata nello stesso modo, non dal film ma da un racconto, che si intitolava “Dieci verità”, o altro numero inferiore, comunque il concetto era esattamente lo stesso.
Ora, torniamo alla fase “proverbi e detti popolari”, si dice “Testa che non parla si chiama cucuzza”: io le verità degli altri non me le posso immaginare, bisogna che in qualche modo il loro punto di vista me lo facciano presente. Ora, tu sai bene che questo post fu scritto per una persona e riesumato per un’altra, con la differenza che la prima era una persona che la spiegazione la cercò, e poi era una persona che comunque aveva creato dei legami forti. Quest’altra, se permetti, intanto ma chi la conosce, in secondo luogo non si limita ad essere maldestra, ma ci aggiunge pure una bella fetta di maleducazione e arroganza. Ora, esisterà sicuramente una sua verità, ma ammetterai che non sia la cosa che più mi preme al mondo, e che riesco a vivere anche non conoscendola?
Ok, ok, non cambio mai…
Diemme cara, Balibarino caro, ho fatto le valige, sono pronte. Vi saluto di cuore. Questo sarà il mio ultimo commento stellare. Forse aveva ragione un amico: l’equilibrio stabile non esiste. O come dice il mio maestro: una volta fatto il puzzle è ora di disfarlo. Comunque credo nella buona fede della gente. E quando si entra in ogni luogo bisognerebbe capire che aria tira, in rete non è facile e poi girano di quei personaggi…stelle comete, Lady Ginevre, Arthur, draghi, balibarini, …raga scherzo…baci baci baci a un giorno vicino o lontano ad un giorno
Fai come vuoi, tu qui devi stare a tuo agio e seguire ciò che senti. Io comunque soddisfazione a quella non gliela do, che affoghi nella sua immondizia.
… uhm … mi sento un po’ chiamata in causa (non che pensi di aver rotto qualche equilibrio, ma sicuramente non ho detto “toc toc” prima di scrivere qui il mio primo commento … e ti ringrazio di cuore per avermi, in qualche modo, “incoraggiata”
).
Io sono capitata sul tuo blog perche’ era da tanto che leggevo i tuoi interventi sull’isoletta dei naufraghi e, poiche’ mi piaceva quello che scrivevi e come lo scrivevi, ho deciso di fare un salto qui … mi sembrava di conoscerti talmente da tanto che mi sono detta “ma si’, ora scrivo qualcosina pure io”.
In effetti non mi sento parte del giro, anzi, a dire la verita’ non ho nemmeno ben capito com’e’ questo giro, pero’ mi piace. Mi piace leggere quello che scrivete, quello che pensate, come vivete, perche’ mi sento un po’ una spugna e mi piace assorbire sensazioni e considerazioni che non sono mie, ma che mi fanno riflettere e mi fanno sentire un po’ allieva di Robin Williams nell’Attimo fuggente, quando suggerisce di salire sui tavoli per cambiare punto di vista.
Ultimamente questo mi fa sentire proprio piccolina, spesso sento che le mie idee, i miei modi di essere e di fare, di riflettere su quello che mi accade non riescono ad essere cosi’ ad effetto come quello che leggo qui. Mi sento scontata e banale, ma continuo a leggere, continuo a cercare di arricchirmi, di mettermi in discussione costruttiva. E tante volte la lettura dei vostri blog mi ha aiutata a valutare le situazioni in un modo diverso da come magari, fino a quel momento, avrei fatto.
E, a questo proposito, una confessione. Oltre al blog a cui fa riferimento il mio nick, ne ho/avevo un altro, nato in un momento di sconforto per cercare di fare il punto della situazione. Qualche giorno fa l’ho oscurato, perche’ ho sentito di non riuscire a dare nulla neanche a me stessa nella scrittura, mentre nella partecipazione qui (e anche altrove) riesco davvero e meglio a raggiungere (anche solo in parte) un reale e sereno confronto con me stessa, con quelle che sono le mie debolezze e i miei punti critici.
Per questo ringrazio te, Fra’ Puccino, Mrs President e anche Arthur, il quale, sempre grazie a te, sto cominciando pian piano a conoscere ed apprezzare.
Sono triste. Perchè, se è vero che dopo ogni interruzione c’è un nuovo inizio, la mancanza di Stella si sentirà.
Non sono mai stata propriamente in equilibrio, ed i tacchi mi mettono a dura prova. A parte questo, mi rimane la speranza e la consapevolezza di avere ancora moooooolto da imparare. L.
@Rosigna: cara Rosigna, tu sei la benvenuta, magari fossero tutti come te!
Veramente devo dire che in questi paraggi ho conosciuto soprattutto belle persone, e poi due rompiscatole (solo due, ma mamma mia, hai presente la ciglia nell’occhio? Il sassolino nella scarpa?). Che dirti, il mondo è bello perché è vario, ci facciamo la scorza!
Spero di tornare a scriverti più diffusamente, qui sto in piena emergenza!
@Livy
Certo che la mancanza di Stella si sentirà, ma io spero che sia solo un attimo di tristezza e che non ci abbandoni sul serio. Io comunque mica la mollo!!! (Credo neanche tu, giusto? La faremo tornare di disperazione!!!
)
Diemme, non so se è giusto, ma evito, se non richiesto o per me inevitabile, riferirmi con quello che scrivo a fatti o accadimenti precisi.
Non ne avrei neanche il diritto. Almeno sul blog di altri.
Faccio considerazioni personali basandomi su esperienze personali.
Quindi non ti chiedo di cambiare
Ho visto, in altri contesti, magari nei forum, dove il botta e risposta è più usuale, scatenarsi diatribe anche violente, dove il vero contendere era tutt’altro dall’oggetto in discussione. Ognuno si fa sordo alle ragioni altrui ed allora è guerra. Energie mal riposte.
Tutto questo fermo restando che se a rimanere ferita è una persona amica, la mia preoccupazione va alle sue cure e alla sua difesa.
@Stella hai messo in mezzo al libro quello che ti ho scritto?
@Bal: in effetti, ne ho visti una marea di forum in cui, indipendentemente dall’oggetto della discussione, si finiva a “voi di destra” e “voi di sinistra”, magari senza che nessuno avesse poi dichiarato di essere dell’una o dell’altra parte (abbenché poi alla fine si potesse supporre che quelli che accusavano gli altri di essere di sinistra fossero di destra e viceversa
)
Comunque, siccome ora bisogna fare spazio ai sacri dieci comandamenti, l’ho rimesso al suo posto, in attesa della prossima volta che senta il bisogno di dire a qualcuno “perché ci stai facendo questo? Cui prodest?”. Sono giochi già visti, in cui non c’è vincitore.
(Puoi anche chiedermi di cambiare, magari lo riterrò giusto e ce la metterò tutta…
)
@Rosigna: cara amica, tornata a casa e dopo aver sfaccendato un po’, mi ritrovo, come sempre, a ritornare sui commenti letti precedentemente in fretta e furia.
Di quello che mi hai scritto, mi sono soffermata sulla frase “spesso sento che le mie idee, i miei modi di essere e di fare, di riflettere su quello che mi accade non riescono ad essere cosi’ ad effetto come quello che leggo qui. Mi sento scontata e banale,”, e sai perché? Perché pochi giorni fa una mia amica, peraltro secondo me brillantissima, mi esprimeva la stessa sensazione, e allora abbiamo proprio affrontato il discorso: “Ma di che vuoi parlare? Di che vuoi che parliamo? La nostra vita è questa, la nostra quotidianità è routine, non è che ci sia molto da spaziare.”
Mi sono riservata di tornare sull’argomento, magari scriverò qualcosa sul sentirsi banale, i nostri argomenti quotidiani, cosa gli altri vorrebbero ascoltare da noi.
“Ma parli sempre di… !” E di che vuoi che parli? La mattina mi alzo, faccio colazione, mi lavo, mi vesto, monto sui mezzi pubblici, mi faccio otto ore di lavoro d’ufficio più intervallo di pranzo, poi rimonto sui mezzi pubblici e me ne ritorno a casa…
Cara Diemme,
sia ben chiaro … non che io ritenga che la mia vita sia priva di senso … e’ che non riesco a trasporla in parole cosi’ come fate voi. Il mio arricchimento viene sempre dal confronto, diretto o indiretto, con le persone. Ma mi sono resa conto che, mentre nella vita reale mi piace in qualche modo “essere io a fare il primo passo”, nel senso di rincorrere le persone, cercare di esserci nei loro momenti di buio, cercare di dire la parola giusta nel momento giusto, qui mi viene piu’ congeniale ricevere, non dico quotidianamente, ma piu’ o meno, uno spunto di riflessione cosi’ ben articolato come di solito e’ sui vostri blog e di li’ lasciare liberi i miei pensieri di capire come mi pongo io nei confronti di quella problematica.
Di li’ poi il resto … si cresce, si allarga il proprio orizzonte … e per questo vi sono sempre grata, anche perche’ poi posso riportare nella vita reale, di tutti i giorni, con le persone con le quali mi incontro/scontro, il risultato di tutto questo processo.
Ed e’ bello!
Veramente anche tu ci stai dando tanto
E attenta a riportarlo nella “vita reale” che ci sono alcuni blogmuggles che si straniscono: giuro, pare incredibile, ma è così!