In teoria sono contraria. In pratica, non solo sono divorziata, ma sono anche una grossa sobillatrice di terzi a seguire la stessa strada.

Perché sono contraria? Perché, credendo molto nell’immenso valore della famiglia e nella serietà dell’impegno matrimoniale, vedo questi miei principi disattesi nella facilità con cui si contrae il matrimonio quasi per “provarci”, o comunque per averlo fatto (molte donne hanno il complesso della zitella, e avere la fede al dito le salva da grosse turbe esistenziali), sapendo che esiste il teoricamente comodo paracadute del divorzio.

Quando poi le cose non vanno, secondo me bisognerebbe fare ogni sforzo possibile per farle andare, soprattutto quando ci sono figli di mezzo: per farle andare, intendo farle andare sul serio, un ritrovarsi davvero, non fare la finta, tra il disprezzo, il rancore, l’anaffettività e l’incomunicabilità, nonché la doppia e tripla vita, spesso da una parte e dall’altra, ma a volte anche da una parte sola, mentre dall’altra non c’è altra via che una rassegnata sopportazione che non fa bene a nessuno.

Sono invece favorevole perché, poniamo per ipotesi che uno si sia sposato convinto, con tutte le migliori intenzioni, si sia comportato responsabilmente, abbia fatto di tutto per difendere la famiglia e salvaguardare il matrimonio, ma le cose proprio non vogliono funzionare, quando l’alternativa è per l’appunto “il disprezzo, il rancore, l’anaffettività e l’incomunicabilità, nonché la doppia e tripla vita, spesso da una parte e dall’altra, ma a volte anche da una parte sola, mentre dall’altra c’è una rassegnata sopportazione che non fa bene a nessuno”, beh, allora il divorzio mi pare l’unica strada percorribile: la vita è una, e va vissuta alla massima espressione, laddove per massima espressione non intendo certo fare gli allegri gaudenti, ma conservare la dignità, il rispetto di se stessi, l’entusiasmo per la vita, il diritto ad amare ed essere amati, e a condurre una vita appagante e costruttiva.

Arrivati dunque, dopo ogni possibile sforzo e tentativo di riconciliazione, al divorzio, bisognerebbe almeno divorziare civilmente: qualunque sia la causa, fossero pure “futili motivi”, scannarsi non serve a niente, e la cosa peggiore che possano fare due coniugi che divorziano, comportamento per il quale andrebbero incriminati, è l’uso dei figli come arma di ricatto.

Al di là del fatto che due persone possano non amarsi più, o non andare d’accordo, o essersi ferite, ingannate, tradite, non appoggiate, non sostenute etc. etc. etc., i figli sono innocenti. Gli adulti sono adulti, e devono trovare la forza di affrontare la realtà e rinascere dalle proprie ceneri, per difficile che sia, ma il dovere di genitore non deve mai venire meno: e ammettendo pure che venga meno perché il genitore disperato, magari quello abbandonato, non ce la fa a essere all’altezza della situazione, prima di rovinare un figlio, dovrebbe avere il coraggio di raccogliere le proprie forze e di chiedere aiuto.

Per un figlio i genitori sono importanti, entrambi, e voler dimostrare a un figlio che l’altro genitore è un delinquente significa togliergli un importante punto di riferimento. Poi, siccome generalmente questo lavoro lo fanno tutti e due, i punti di riferimento al figlio vengono tolti a 360°, e qui si spiegano tanti sbandamenti dei nostri giorni.

Abbiate pazienza: a che serve che vostro figlio vi dia ragione? Se ce l’avete veramente (ammesso che si possa tracciare una linea di confine tra torto e ragione), non c’è nessun bisogno di dimostrarlo. E se avete bisogno di qualcuno che prenda le vostre parti, rivolgetevi a un pari grado, non a un figlio.

Per un figlio è terribile il conflitto tra genitori, e se spesso non è evitabile, è comunque evitabile mettere benzina sul fuoco e coinvolgere chi non c’entra.

Quando uno usa il figlio per vendicarsi dell’ex, sta spogliando questo figlio di qualsiasi valore, rispetto, dignità umana. Quando non gli facciamo vedere l’altro genitore perché vogliamo soldi o più soldi, stiamo usando la persona che ci dovrebbe essere più cara come una cosa. Quando non glielo facciamo vedere per “salvarlo” da quel “delinquente” che è l’altro genitore (a meno che non sia sul serio un violento, un pedofilo o simili), stiamo commettendo un abominio servendoci di patetici alibi.

Poi portiamo il figlio dallo psicologo, perché presenta dei problemi, non mangia, non dorme, a scuola ha avuto un crollo, frequenta gentaglia: in realtà chi dovrebbe andare in analisi spesso sono i genitori, non i ragazzi.

*** Mi fermo qui: l’argomento è vasto e doloroso… ***