Creati per dare
April 24, 2008
Traduco liberamente dal libro che sto leggendo in autobus, “Your best life now”, di Joel Osteen.
Puoi non averlo realizzato, ma è estremamente egoistico indugiare nei propri problemi, pensando sempre a ciò che si vuole o a ciò di cui si ha bisogno, notando a malapena le necessità degli altri intorno a noi. Una delle cose migliori che si possono fare quando si ha un problema, è aiutare qualcun altro a risolvere il suo. Se vogliamo che i nostri sogni si realizzino, dobbiamo aiutare qualcun altro a realizzare i suoi. Cominciamo a gettare i semi, se vogliamo che Dio ci porti il raccolto.
Ecco, dopo 30 anni di volontariato devo dire che è esattamente così: uno comincia per aiutare gli altri, e finisce, regolarmente, che quello che riceve è di gran lunga superiore a quello che dà.
Quando si ritorna a casa ci si sente… voglio dire, non in pace con se stessi nel senso “ho fatto l’opera buona della giornata”, ma ci si sente arricchiti perché ogni volta è come se ci venisse donato un terzo occhio, un sesto senso, una sorta di superpotere, una capacità di vedere e capire che invece, generalmente, la quotidianità ci toglie e ci spegne.
Dare costa poco, a volte basta aggiungere un posto a tavola un giorno di festa - o un giorno qualsiasi, basta una telefonata per chiedere “Come stai?”, e far sentire alla persona che ci preoccupiamo per lei, che quando non la sentiamo la pensiamo, basta ascoltare uno sfogo… Diciamocelo, non sono grandi cose per chi dà, ma per chi riceve… è come se noi dessimo un euro, e all’altro ne arrivassero 100: beh, conviene!
Io ho due rimorsi: una volta a un semaforo mi si avvicinò un extracomunitario, mentre mia figlia stava scartando una merendina (avrà avuto tre o quattro anni). Mi chiese se ne avevo un’altra, che quel giorno non aveva mangiato, che aveva bevuto solo acqua, e aveva tanta fame. Io non ce l’avevo, ma chiesi a mia figlia di darmi la sua, che non aveva ancora toccato, impegnandomi a ricomprargliela doppia di lì a pochi minuti: ma, come è comprensibile, non ne volle sapere. E lui “No signora, lasci stare, non tolga il cibo alla bambina”: signore fino in fondo, ed essere signori quando si ha fame, è merito decuplo.
Potevo aprire la borsa e dargli dei soldi, ma non lo faccio mai, non è prudente aprire la borsa e tirare fuori il portafogli in certi contesti. Una volta tenevo sempre un po’ di spicci a disposizione proprio a questo scopo, ma dopo che mi hanno spaccato la macchina per ben due volte per prenderli, ho perso l’abitudine: ma la fame di quell’uomo, a distanza di dieci anni, ancora mi pesa.
Un’altra volta, era la vigilia di Natale ed era molto tardi, mi fermai a un distributore per fare benzina. L’extracomunitario che era lì mi fece il pieno, ma rifiutò la mancia. Mi disse “Non voglio niente, buon Natale signora!”. E io, che avevo casa piena di panettoni, pensai “Ora salgo un attimo, ne prendo uno e glielo porto”. Ma, tornando a casa, incredibile dictu, trovai parcheggio, in una zona in cui trovarlo è un miracolo, e i venti minuti, se non trenta o quaranta, di giro di palazzo sono assicurati. Fu così che non riscesi.
Ero giovane, ma non così tanto da non sapere cosa significhi essere un emigrato. E se non sapevo cosa significasse trascorrere una festa da sola, era perché non ero mai stata lasciata sola, perché c’è stato sempre chi mi ha invitato, chi mi ha ospitato, chi aveva una stanza riservata per me in tutte le occasioni di festa. Posso immaginare che cosa poteva significare per una persona nelle sue condizioni, che passasse qualcuno a dirgli “Buon Natale”, e regalargli un dolce.
Non l’ho fatto, e anche di questo ho rimorso.
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1.
Lalla | April 24, 2008 at 6:08 pm
Cara Diemme…sono di fretta….ma proprio stamattina ho incontrato uno dei ragazzi di cui ero guida….scapestrati + che mai ..cavolo quanto potevano finire male, su cattive strade!!!!
Non che siano dei santi, ma…mi salutano sempre e nelle vita hanno concluso qualcosa, di bello!!!!!!
Cio che si semina ….si raccoglie!
E Dio lo sa, SEMPRE!
Buona serata
2.
donnaemadre | April 24, 2008 at 8:01 pm
Nella mia vita non credo di aver compiuto grandi imprese, come quella di togliere un ragazzo dalla strada, ma forse quel sorriso in più, quella disponibilità all’ascolto, quel considerare una persona sempre nello stesso modo, sia quando era in auge che quando era caduto in disgrazia, hanno avuto l’effetto di far capire a qualcuno che non era finita. Si parla tanto d’ingratitudine e sì, a volte ho conosciuto anche quella, ma il più delle volte ho avuto dei ritorni per cose che non mi ero neanche resa conto di aver fatto.
Un po’ questo mi ha fatto pensare: mi sono resa conto che le persone quando sono di compagnia vengono cercate, e quando sono tristi scansate: eppure è così normale che una persona è una persona, e non un giullare! In ufficio mi sono sempre schierata dalla parte di coloro che ritenevo nel giusto, e non sono mai stata una mobber, né attiva né passiva (i mobbers passivi sono quelli che, quando una persona è “sotto botta”, seguono la corrente, pur senza attaccare in prima persona). Però questo non è un merito: è l’essere opportunisti, vigliacchi e interessati ad essere un demerito.
*** Voglio pensare che la solidarietà umana sia la norma… ***
3.
cytind | April 26, 2008 at 2:13 pm
Ciao , tutti! Sì, sono ancora viva… la zampa materna è in via di incollatura (incredibile dictu, per riprendere la classicheggiante Diemme: pare che sia un evento eccezionale!), e, anche se la piena autosufficienza non è ancora raggiunta (leggi: cytind è ancora di baliatico!), cominciamo a “riveder le stelle”… Sto scegliendo le più sexy tra le mie foto delle origini, per farvi girare la testa a tutti… no, non DALL’ALTRA PARTE, cattivi!.
Ok, questo è il saluto, ve lo dovevo per la lunga sparizione, perché mi siete mancati, perché il “lusso” di queste affettuose e interessanti chiacchiere è triste da lasciare e bello da ritrovare (anche se ancora per un po’ non mi sentirete tutti i giorni): ma insomma, volevo dirvi che non vi pianto in asso, è solo forza maggiore!
E ve lo dico qui perché questo post mi piace proprio.
Ormai sono talmente tanti quelli che ci chiedono qualcosa a qualche angolo, che tanti, anche persone buone e positive, dicono di no per abitudine… che abitudine triste, pare a me.
Io mi sento immediatamente proiettata dentro quella persona, che è costretta a ripetere mille volte la stessa richiesta per sfamarsi anche quel giorno, che magari si vergogna o è stanca, o sta male ma è costretta a contiunare, e forse c’è anche qualcun altro che dipende da lei… E penso al mio stipendio, sicuro e più che confortevole: certo, guadagnato spesso molto duramente, non me ne sento affatto in colpa, ma un po’ di responsabilità fraterna per quell’altro, sì, credo di averla.
E qualche episodio particolare che ricordo con gioia ce l’ho.
Per esempio, una volta ero a Parigi per Natale, con un nuovo amore (vabbé, sempre Voi Sapete Chi, ma allora era nuovo anche lui…), e una sera tornando da un ristorante vicino all’albergo vedemmo un uomo che dormiva sulle grate del metrò per avere un minimo di tepore (faceva un freddo cane, ben peggiore del peggior inverno romano): non aveva nemmeno una coperta, ed era addirittura scalzo, senza nemmeno i calzini. Dormiva, non mi chiese niente, non ebbi il coraggio di offrirgli niente. Ma mi aveva colpito come una botta in testa: io ero sicura che sarei morta in poco tempo in quella condizione, forse anche in una notte sola, con quei piedi nel gelo indifesi e disperati.
In quel periodo, il Comune di Parigi aveva proficuamente impiegato il pubblico denaro costruendo il faraonico e discutibile quartiere della Défense, evidentemente tagliando inutili spese assistenziali….
Però il giorno dopo il mio compagno, come me abituato a italiche temperature, aveva un febbrone da cavallo: io allora, sola per Parigi, me ne andai da Printemps, reparto sport estremi, e comprai un sacco a pelo da ghiacciaio, garantito per temperature da Himalaya. Però, ripassando dallo stesso posto, l’uomo non c’era…
Beh, ho continuato a passare per tutte le sere che mi rimanevano da quella strada, con quel malloppo del sacco a pelo in mano, (portandolo in giro per tutti i musei, i negozi, ecc…una palla da non dire!) e alla fine l’ho beccato: sulla stessa grata, ed era anche nevicato un po’. Stavolta l’ho svegliato, e gli ho detto che avevo qualcosa che poteva essergli utile: è riuscito a dire solo grazie (io me ne sono andata subito), ma mi ha guardato con l’espressione più sbalordita che avessi mai visto. Ecco, quella faccia, mi accompagna da allora, e penso: anche se non ho fatto nient’altro, forse ho salvato la vita a una persona.
Baci a tutti, e a presto.
Ah, una piccola notazione tardiva, ma spero non inutile: è dal giorno di Pasqua che volevo ringraziare Anto2 per la gentile ospitalità e gli SPLENDIDI dolci… poveri voi che non c’eravate!
4.
arthur | April 26, 2008 at 3:18 pm
*** Cytind, sei adorabile! ***
5.
donnaemadre | April 26, 2008 at 3:25 pm
Già, le mie amiche sono TUTTE così. Io non riesco a frequentare persone che non abbiano questo spessore; non è che io le rifiuti o sia selettiva in qualche modo, la cosa cade da sola. Magari pensano semplicemente che sia una fessa e una credulona (me ne hanno dette tante!), insomma, quello che faccio io (che corrisponde più o meno a girare per musei e negozi con il malloppo in mano) non è divertente, e mi mollano cercando persone più adeguate a loro.
Ed è a forza di essere mollata che mi ritrovo circondata di persone straordinarie.
*** Come si suol dire, dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei ***
6.
cytind | May 9, 2008 at 8:11 pm
Grazie, cara, vedo in ritardissimo questa tua bellissima risposta (e anche quella di Artù!). Ma forse le cose sono più semplici: forse c’è un sacco di gente che per istinto dà qualcosa a qualcuno che ne ha bisogno. Forse, sotto le grandi esternazioni del peggio possibile e pensabile, certe cose molto migliori sono NORMALI