Il nominare Piazza Navona mi ha fatto venire in mente i ricordi legati a quella piazza in cui, sotto Natale, si allestisce un mercatino, con tante bancarelle di dolci e doni, e c’è la casetta della Befana, e Babbo Natale…

I miei mi ci portavano sempre, e io ero così emozionata di poter conoscere Babbo Natale e la Befana di persona, e poi qualche dolcetto lo rimediavo sempre, e poi, quell’orgia di giocattoli…

Poi i miei ricordi vanno direttamente all’ultimo anno di liceo, non avevo mai bigiato la scuola, ma mi pareva brutto terminare il corso senza aver mai fatto un’assenza che non fosse causata da una febbre a 40°.

E così feci una cosa a metà, nel senso che dissi a mia madre che quel giorno avrei marinato la scuola e me ne sarei andata a spasso, con un’amica che, invece, l’aveva marinata nel senso più classico del termine.

Ricordo ancora le pizzette rosse che ci comprammo per il pranzo, consumato sui gradini di una chiesa chiacchierando fitto fitto..

E poi passiamo direttamente a un’età più adulta, io e un’altra amica eravamo uscite con due ragazzi (uno più noioso dell’altro per la verità), ma la serata era incantevole, ed eravamo stati bene: mentre passeggiavamo per Piazza Navona, esclamai con tono ispirato: “Mi è sempre piaciuta Piazza di Spagna!”.

“Piazza di Spagna?” ribatte la mia amica. “Guarda che questa è piazza Navona!”. E io, tignosa: “E allora? A Piazza Navona non posso dire che mi piace Piazza di Spagna? Per dire che mi piace la torre Eiffel mi devo forse trasferire a Parigi?”. Chiaramente era stato un lapsus…

Passano ancora gli anni, e mia figlia di tre anni deve fare un’uscita con la scuola proprio a Piazza Navona, una sfilata con le maschere preparate da loro, ma io figurati se la mollo: a Piazza Navona, confusione, tipi “alternativi”, e due maestre appresso a 25 ragazzini… Insomma, mi prendo un giorno e vado con loro.

Che giornata, che bello vederla felice della sua maschera, cantare e ridere facendo girotondo…