Aprile 17, 2008
Brutta cosa la gelosia. Brutta brutta.
E ve lo dice una gelosa, una che si sente contorcere le viscere persino se “lui” fa un buffetto su una guancia a un’altra: perché io non ci credo che possa esistere amore senza gelosia, non ci credo che uno possa essere coinvolto all’ennesima potenza con una persona senza la paura di perderla.
Ma scenate non ne ho praticamente mai fatte.
“Omnia munda mundis”, tutto è puro per i puri, e io ho sempre avuto fiducia nella persona che avevo accanto; anche perché, senza sintonia di certi valori, secondo me non c’è unione. Posso aver temuto di perderlo, ma non ho mai pensato che mi mentisse. Posso aver pensato che, a volte, mentisse a se stesso, ma sempre inconsapevolmente.
Non amo i bugiardi e i doppiogiochisti, e quindi per me il problema è risolto alla radice.
La gelosia che io condanno è quella malata, la paranoia allo stato puro, quella che rende la vita della persona che ci sta accanto un inferno: scenate, scenate, e ancora scenate, accuse, calunnie, persino pedinamenti, lettura della posta dell’altro, dei messaggi sul telefonino, violazione di ogni suo spazio. E per di più, per quanto una possa tentare di assecondare la persona gelosa, non dare adito, rassicurare, è una battaglia persa. Ci si ritrova soffocati dall’isolamento, dalla solitudine e dalle scenate, in una vita che non ha più niente di gioioso e costruttivo.
Si perde fiducia in se stessi, si perde il sorriso, la voglia di costruire, e tutto assolutamente a vuoto. Ci si ritrova larve spogliate di qualsiasi energia, e soprattutto il compagno, o la compagna, ci lasceranno lo stesso.
Il motivo? Ma perché l’abbiamo tradito ovviamente! E a nulla vale che non sia vero, che sia la più bieca e bassa calunnia: il geloso non ce la fa a convivere con il suo sentimento, con la sua insicurezza, con la sua paura. Con la sua malattia. Praticamente non ce la fa a vivere con se stesso ma, non potendo lasciare se stesso, non può far altro che lasciare l’altro.
Che poi magari alla fine, portato all’esasperazione, tradisce davvero. Magari per evadere da quell’inferno. O forse solo perché stanco di essere accusato ingiustamente alla fine scatta la molla del “Mi hai accusato di questo? E ora lo faccio davvero, così ti do ragione!”, o perché non sopporta più una correttezza e una lealtà che non pagano.
La persona gelosa ti uccide, psicologicamente, ma spesso anche materialmente (e la cronaca è piena di questi episodi).
Che altro dire? Se avete accanto una persona gelosa, in maniera paranoica e invivibile intendo, non aspettate che vi faccia a pezzi, non riducetevi a passare la vostra vita a piangere e giustificarvi, non combattete una battaglia persa, in cui l’unico ruolo che vi è concesso è quello della vittima sacrificale.
Io penso che l’unica soluzione sia fuggire: meglio il dolore di un distacco, lenito da una ritrovata tranquillità, che una stupida, infinita agonia.
Aprile 18, 2008 at 10:24 am
Quanto è azzeccato questo tuo post in questo momento della mia vita…è la prima volta che qualcuno mi fa delle scenate di gelosia e non sono preparata, ma sto ancora male…perchè non c’è modo, giustificandosi o non, per fare cambiare l’opinione dell’altro…è un vicolo cieco…
Aprile 18, 2008 at 10:26 am
E’ azzeccato sì, l’ho scritto per te!
Aprile 18, 2008 at 10:29 am
Grazie di essere nei tuoi pensieri…io non mai avuto compagni gelosi come l’attuale…e sinceramente non so proprio come comportarmi…
Aprile 18, 2008 at 10:44 am
Io un’idea ce l’avrei…
Cara Ema, non voglio fare veramente la parte di tua madre, ma tu non hai idea come io sia rimasta scottata da un’esperienza del genere: eravamo giovani, ricchi, belli, innamorati, liberi… non ci mancava niente.
E invece è stato un incubo e, a storia finita, con me a pezzi, ha continuato a riproporsi e a riproporsi, ma senza un minimo cenno di pentimento o di presa di coscienza di quello che aveva fatto, sempre ribadendo le sue ragioni e la fondatezza dei suoi sospetti (ovviamente, totalmente infondati). Quando io comunicavo, tutta contenta, alla mia amica di allora, che eravamo tornati insieme, lei sbiancava. Mi diceva: “Io conosco due Diemme: una, senza di lui, bella, allegra, curata, pimpante, serena, positiva, e un’altra, con lui, triste, avvilita, con gli occhi sempre gonfi, trascurata, che sprizza dolore da tutti i pori.”. Aveva perfettamente ragione.
A un certo punto ho preso una posizione, e non c’è stato più tira e molla. Il no è stato definitivo, anche se lui non si è mai arreso: venti giorni prima che morisse, a SEDICI ANNI dalla fine della storia, ancora stava lì a tornare sull’argomento. E mentre io restavo ferma sul no, lo guardavo e pensavo che l’avrei amato ancora come il primo giorno, se mi avesse lasciato campare. Che era stato tutto così stupido, eravamo rimasti soli entrambi, e perché poi? Era arrabbiato con la vita, e ha pagato un prezzo elevato per la sua paranoia.
*** Il triste è che l’ho pagato anch’io ***
Aprile 18, 2008 at 11:02 am
Prima che lui morisse?
Aprile 18, 2008 at 11:20 am
In che senso?
Aprile 18, 2008 at 11:21 am
“venti giorni prima che morisse, a SEDICI ANNI dalla fine della storia, ancora stava lì a tornare sull’argomento” …. mi chiedevo….è morta questa persona? O ho capito male?
Aprile 18, 2008 at 11:29 am
Sì questa persona è morta. Aveva comprato una barca, però poi alla fine ci stava sempre da solo, perché nessuno “reggeva” in sua compagnia: era diventato astioso, litigava con tutti… prima non era così, era uno accomodante, sdrammatizzante, di quelli che si rimboccano le maniche e risolvono. Ma non aveva accettato di essere rimasto solo, era diventato invidioso di tutte le famiglie esistenti al mondo, critico, intollerante. E fu così, che in quell’ultimo viaggio, fatto con un compagno occasionale rimediatogli da non so che circolo, litigò anche con questi, che fece fagotto e se ne ritornò a casa con i suoi mezzi: lui, rimasto solo, beh… non si sa bene come sia successo, probabilmente era distratto (e secondo me perché furioso), ha messo un piede in fallo, è caduto e… non c’era nessuno a soccorrerlo.
Aprile 18, 2008 at 11:34 am
Mamma mia….che brutta fine….
Aprile 18, 2008 at 11:47 am
A me quello che dispiace è che abbia trascorso gli ultimi vent’anni di vita dannandosi, mentre il destino con lui era stato veramente generoso.
Era bellissimo, ed era una persona molto capace. Di famiglia modesta, grazie alle sue abilità aveva fatto una notevole carriera, e aveva raggiunto una posizione economica tranquilla. Poi sono arrivata io, e per due anni le cose sono andate splendidamente bene. Poi la gelosia: io sono una persona molto esuberante, appariscente e, effettivamente, mi facevano il filo pure i sassi. Ma io sono pure una persona molto leale e rigorosa e, oltretutto, non avevo occhi che per lui.
Stavo facendo molta carriera a mia volta, e viaggiavo spesso: naturalmente lui poteva dormire tra quattro guanciali, ma non ci dormiva. Fu il principio della fine.
*** Ma ora non vorrei più parlarne… ***
Aprile 18, 2008 at 12:00 pm
Carissima Diemme,
ho la pelle d’oca
Perchè leggere la propria descrizione fatta da uno che non ti ha mai visto, bhe, sconvolge.
Mi posso riconoscere in molto di quello che hai descritto di quest’uomo, ad esempio credo di essere uno ragionevole, accomodante, che cerca di comporre tutti i diverbi…
Quando hai la mente presa da certe cose, quando sei immerso in certi pensieri, perdi un po’ la giusta misura delle cose, e riesci a giustificarti anche l’improbabile (di quello che pensi tu) e a sospettare anche l’impossibile (di quello che potrebbero fare gli altri)…
Diemme, mi hai fatto accendere una bella spia rossa sul cruscotto della mia vita; per stanchezza, stress del momento e delusioni del passato, stavo davvero cadendo nel vortice di una vita che non voglio, di atteggiamenti che non mi appartengono e pensieri che mi fanno gelare il sangue…
E riuscivo a giustificarmeli tutti, con l’eccezionalità del momento: e invece stavano plasmandomi, come un virus, e mi stavano avvelenando la vita, rovinandomi il presente e il futuro…
Grazie Diemme, è bello che qualcuno ti porga una mano quando stai per straccionare nel fango: e per fortuna sono ancora abbastanza lucido per afferrarla, questa mano…
Aprile 18, 2008 at 12:20 pm
Caro zioclaudio, ora la pelle d’oca ce l’ho io. Non so da quanto mi segui, ma se è da un po’ saprai che io sono convinta che nella vita tutto abbia un senso. Ho sofferto molto, ma ho sempre preso ogni esperienza come un pezzo di un puzzle, aspettando con fiducia di capirne il senso, e più spesso di quanto mi aspettassi la situazione un senso l’ha assunto.
Spesso si parla di donare il proprio dolore, e io effettivamente non ho mai capito il senso di questa affermazione che, diciamolo, non sembra averne. Ma quando scopri che il tuo dolore serve a capire l’altro, a sollevarlo quando è a terra, a porgergli la mano quando è solo, a leggergli ciò che ha nel cuore quando lui non riesce, ecco, allora tutto prende una forma più comprensibile, e quello che del tuo passato ti sembrava un macigno, tutt’a un tratto diventa uno strumento per vivere, un ponte per varcare i fiumi, un’autostrada per arrivare al cuore di chi hai accanto (veramente o virtualmente) e dirgli: “Sono qui”.
*** E le mie mani, cari amici, sono qui per voi ***
Aprile 18, 2008 at 12:29 pm
Gli occhi degli amici ti possono guardare dentro meglio di quanto possa fare tu da solo…
Si dice che un amico è uno che ti conosce a fondo, ma ti vuole bene lo stesso…
E’ sempre molto bello leggervi; non lo faccio da molto, e non sempre ho il tempo di farlo, ma è sempre un piacere trovarsi in sintonia con qualcuno….
Non siamo soli nell’universo!!!!
Aprile 18, 2008 at 12:31 pm
Da quando ti ho conosciuta Diemme non ho mai smesso nemmeno per un minuto di afferrare quelle mani che tu così amorevolmente porgi.
Perchè tutto ha un senso, nulla capita per caso e perchè fermarsi ad aspettare con fiducia delle risposte o quel senso che ci sfugge è un lavoro difficile ma anche necessario, oltre che prezioso insegnamento.
Zioclaudio, benvenuto “in famiglia”!
Aprile 18, 2008 at 12:39 pm
Grazie; cercherò di essere presente…
Penso che la cosa più preziosa che si possa donare è la propria esperienza di vita.
E che davvero niente succede per caso nella vita, tutto ha un senso che prima o poi si rivela…
Aprile 18, 2008 at 1:18 pm
La penso esattamente come te. La gelosia, quella eccessivamente folle, rovina il rapporto. Viene a mancare il fidarsi l’uno dell’altro e l’amore non può durare per molto in queste condizioni!
Aprile 18, 2008 at 4:50 pm
Comunque, Diemme, per riallacciare le fila del discorso, prima commentavo come Cla: poi mi sono registrato su wordpress e ho scoperto che Cla era troppo corto, così l’ho dovuto allungare un po’…
Giugno 15, 2008 at 10:27 pm
oddio mi sono venute le lacrime agli occhi leggendo questo post, proprio perché quella persona orribile che descrivi sono io. sto con un ragazzo meraviglioso da appena cinque mesi e già gli ho fatto vedere un pezzetto d’inferno.. mi vergogno da morire, però a volte è davvero difficile riuscire a controllarmi, divento cieca e sorda. ma voglio provarci a cambiare, per me, perché mi fa stare malissimo ma soprattutto per lui perché non se lo merita.
un bacio e grazie per avermi fatto aprire gli occhi un pochino di più!
Giugno 16, 2008 at 8:09 am
Cara dany, quando ho letto e dato l’ok al tuo commento, non ero in condizione di rispondere. Oggi, con calma, ho riletto l’articolo, e mi sono tornati in mente tanti fantasmi del passato, anni, che rimpiango come vita buttata al vento, passati a tentare di assecondare e rassicurare una parsona che non era assecondabile e rassicurabile in nessun modo. E’ una malattia, la gelosia, che uccide le persone intorno a te, uccide le persone che ti amano, e alla fine, facendoti terra bruciata intorno, uccidono anche te.
Ci credo che sia difficile controllarti, francamente non penso che basti aver capito per non reiterare nella propria follia. Non so se l’ho già raccontato all’interno di qualche commento, ma la persona in questione mi fece anche seguire, mise il telefono sotto controllo e, non avendo scoperto nulla, dedusse che ero iù furba di lui e mi sapevo nascondere molto bene.
Io penso che una persona dominata dalla gelosia debba prendere in considerazione una seria terapia: anche perché il nostro scopo dovrebbe essere quello di rendere felice la persona che abbiamo accanto, non di fargli vedere l’inferno. Generalmente, il motivo per cui perdiamo questa persona, non è “un’altra” o “un altro”, ma la necessità di fuggire dall’incubo che gli facciamo vivere.
Buona fortuna Dany e, ti ripeto, non aver paura a chiedere aiuto: se non altro lui potrà apprezzare lo sforzo che stai facendo per uscire dalla situazione. E se pure non farai in tempo a salvare questa situazione, almeno ti metterai in condizione di vivere con maggiore serenità la tua vita futura.
Auguri!
Luglio 2, 2008 at 12:24 am
Cara Diemme…io non entro spesso su internet e ho trovato questo forum per caso e anche se non scrivo mai questa volta sento come un peso di cui liberarmi..Ho 19 anni ma mi considero abbastanza matura pechè di brutte esperienze ne ho passate tante…bruttissime ma che mi hanno fatto maturare più in fretta di quanto non mi rendessi conto..comunque voglio scaricarmi e raccontare che io esco da una storia di quasi tre anni con un ragazzo e mi ci ritrovo tantissimo nella tua esperienza di vita…anche io l’ho amato il mio ragazzo…ma non mi trattava bene,era geloso,possessivo,sempre arrabbiato anche per un niente..sempre scontento e se cercavo di lasciarlo lui arrivava lì…davanti a casa mia e io lo perdonavo sempre.Ho provato tante di quelle volte a far continuare la storia ma ero sempre giù…ero sempre triste e anche se mentivo a me stessa che non ero sola in realtà lo ero…dentro di me l’ho sempre saputo…anche le mie amiche erano ormai abituate alla mia realtà..di un tira e molla che non portava da nessuna parte…solo alla frustrazione…e anche io sono come te ..solare e penso..anzi spero di essere buona con gli altri poi mi piace socializzare;lui invece ha tutto…una situazione materiale tranquilla,amici,una famiglia ma è la persona più scontenta che io conosca…
Adesso che l’ho lasciato sto un pò meglio ma se fosse stato diverso…l’avrei amato anche per tutta la vita…grazie Diemme per questo forum,vi voglio bene a tutti.
Luglio 2, 2008 at 7:48 am
Cara Ale,
quello che mi consola è che a 19 anni hai già ripreso in mano la tua vita, che ti auguro sia meravigliosa.
Per il futuro mi raccomando, occhi spalancati: ricordati che la persona che hai accanto ti deve rendere felice, e non esistono altri discorsi.
La mia nonna, morigerata e saggia donna all’antica, era solita dire che il proprio compagno
“ci deve rallegrare a tavola e a letto”
*** auguri! ***