Marzo 2, 2008
Oggi sono capitata per caso su un blog che parlava della tragedia di Gravina, e ho lasciato un commento che vorrei condividere con voi:
Sono arrivata al tuo blog per caso, partendo credo da una tua visita al mio profilo. Poi ho visto il nome del tuo blog, padrinegati, e l’effetto è stato tra il pugno nello stomaco e il segno del destino. Da quando sul mio blog ho scritto il post “Padri separati“, ripreso poi da Libero nelle pagine dell’attualità, si è scatenata la polemica, ma molti erano i messaggi, che mi arrivavano da più parti, di “mettermi nei panni” dell’uomo di oggi: l’uomo che non può più giocare o fare un complimento a un bambino, senza essere accusato di pedofilia, il bambino sbattuto sui manifesti da un fotografo di dubbio gusto con sotto la scritta “carnefice”, quasi in bilico tra la condanna e la predestinazione… sì, avete ragione, non è facile essere uomo al giorno d’oggi. Ma forse essere donna non è stato facile mai… Certo è che, più difficile di tutto, oggi, è essere bambini. Gravina insegna? Mah, a me pare che nulla ci insegni nulla: continuiamo a vivere divorati da un meccanismo che non controlliamo e non contrastiamo, la giustizia come assurda macchina burocratica, famiglie sfasciate, odi, rancori, incapacità degli adulti che passano sopra la testa di questi poveri figli nostri… E Ciccio e Tore che ci dicono “Genitori, eravamo sotto i vostri occhi, e avevamo bisogno di voi: ma eravate troppo occupati ad odiarvi”. Dovrebbero far loro una statua con questa scritta, monito ai genitori di figli ancora vivi, ma della cui vita questi genitori non si accorgono, così presi ad odiarsi. Impareremo mai?
Marzo 4, 2008 at 9:33 am
In realtà, cara dm, non c’è molto da commentare. Hai semplicemente ragione.
Non ho mai commentato il tuo post sui “Padri separati”, un po’ perchè non avendo una famiglia mia non ho l’esperienza per potermi pronunciare, un po’ perchè se pensavo di scrivere qualcosa mi saliva una rabbia terribile.
Solo una cosa mi sento di dire.
Si ha un bel parlare di “diritto alla maternità”. Ma quale “diritto”? Essere genitore è una RESPONSABILITA’. E non lo prescrive il medico: se non ce la si fa ad assumersi un impegno del genere, beh, allora si dovrebbe fare a meno di procreare.
P. S.: è molto bello che tu dica a tua figlia quanto è preziosa per te. Non sai quanto avrei voluto sentirmelo dire io dai miei!
Marzo 4, 2008 at 9:51 am
E’ una responsabilità, ma purtroppo l’azione richiesta per procreare è quella più banale, immediata, istintuale, primitiva, primordiale, che ci possa essere. Quando cerchi di adottare un bambino, devi dimostrare di essere perfetto (e, siccome la perfezione non è di questo mondo, la macchina dell’adozione è una macchina che non funziona), ma se i bimbi puoi farteli per conto tuo, puoi essere malato di mente, alcolizzato, drogato, disoccupato, barbone, depresso, ladro, assassino, pedofilo, violento e quant’altro. Nessuno può intervenire contro la natura ma, quando all’Italia capita sotto gli occhi una situazione disastrata, il non intervento è una libera scelta. Che il nostro esimio Paese fa spesso.
Marzo 4, 2008 at 10:33 am
Da una settimana a questa parte e precisamente da quando sono stati ritrovati i corpicini di questi due bambini, mi sono tenuta volontariamente alla larga da tutto ciò che fosse carta stampata o telegiornali o approfondimenti vari inerenti la vicenda.
Non mi andava di conoscere i particolari che poi comunque inevitabilemente sono emersi lo stesso…impossibile non ascoltare, anche cambiando canale a tempo di record, qualcosa passa sempre e comunque…
Ora è il tempo delle ricostruzioni: come sono caduti dentro quella cisterna, se qualcuno ce li ha buttati di proposito, se qualcuno aveva visto, sapeva e non ha parlato in tempo, se il padre da presunto carnefice ora sia da considerare vittima…e giù una sfilza infinita di se che difficilmente troveranno mai risposta.
Oh sì, ora abbiamo a disposizione tecniche sofisticatissime per ricostruire i fatti, prove del DNA, intercettazioni ambientali e quant’altro la moderna tecnologia possa aver creato.
Ma nonostante ciò credo che l’unica verità, quella che oggi tanto ci affanniamo a cercare, sia stata sempre sotto gli occhi di tutti, era tutto molto evidente anche se a qualcuno piace ancora credere (o farci credere) che sia morta insieme a quelle due creature.
L’unica verità è che questi due poveri innocenti sono nati in una famiglia con gravi problemi, con due genitori troppo presi a farsi la guerra l’un l’altro per accorgersi di loro, per poter prestare loro attenzione.
E Ciccio e Tore solo quello chiedevano…come tutti i bambini: attenzione, amore, considerazione, calore.
In questa loro breve esperienza terrena non hanno trovato niente di tutto ciò, tuttavia mi piace pensare che dove sono ora, siano circondati da altri angeli come loro e che finalmente possano essere sfamati di quell’amore che tanto dev’esser loro mancato…
A noi resta l’amarezza e la consapevolezza che questa storia avrebbe potuto concludersi diversamente, ma non siamo noi che scriviamo il finale della nostra vita…e almeno in questo una giustizia superiore c’è!
Marzo 4, 2008 at 10:50 am
Proprio pochi giorni dopo il ritrovamento dei due bambini mi è capitato di rivedere il film “The Ring 2″. Ti giuro, che se non fosse stato girato anni e anni primo, avrei gridato allo sciacallaggio di pessimo gusto. E comunque, l’effetto che mi ha fatto la prima volta, dove la storia della bambina in fondo al pozzo era tutto sommato una storia di fantasia, è ben lontano dall’impatto che mi ha fatto stavolta, con davanti agli occhi quelle due creature che cercavano di arrampicarsi e uscire.
Purtroppo non pensarci non è una soluzione: bisogna che tutti ci impegnamo a non chiudere gli occhi mai più, davanti a niente.
Marzo 6, 2008 at 3:08 pm
Hai ragione. Anche se io, come docente, i miei alunni li tratto come miei figli. Non mi interessa nulla: gioco con loro, sono come loro, se serve. Ciò non toglie che poi pretenda molto da loro, sia sotto il profilo umano sia sotto quello scoalstico…