Padri separati
February 25, 2008
Ce ne sono tanti ormai di movimenti in difesa del padre separato. Ci sono troppe madri che usano i figli come arma per vendicarsi di un amore tradito, di un progetto famiglia fallito. Madri che capiscono il proprio stato d’animo, ma non il dolore e la criticità della situazione del proprio figlio, madri il cui amore per i figli non riesce a essere più forte dell’odio per l’ex.
Ciò premesso, e pur avendo personalmente conosciuto situazioni di questo tipo, continuo a pensare che nella stragrande maggioranza dei casi il padre separato non mantenga - se mai l’ha avuta - la capacità di essere genitore. Padri che non si assumono alcun compito genitoriale, alcun ruolo educativo, alcuna responsabilità formativa: danno il tempo che possono, quando possono e se sono di buzzo buono, danno i soldi che gli avanzano, se gli avanzano, quando gli avanzano. E se sono di buzzo buono. Non sia mai che alla ex avanzi un centesimo. E non sia mai che possa rifarsi una vita.
Non parliamo poi delle visite. Se una madre ha un problema, deve fare i salti mortali per sistemare il figlio in sua assenza. Se lui ha un impegno (magari una bella signorina che pare proprio che quella sera gliela passi), fa una telefonata e dice “Non vengo”, e per lui il problema finisce lì: quello che va all’aria è l’impegno di lei.
Naturalmente il padre è adorato dai figli: papà non rompe, con lui non bisogna lavarsi, non bisogna fare i compiti, si pranza con biscotti, cioccolate e caramelle, massimo da Mac Donald, la mamma è di una noia mortale! E poco importa se il figlio non ha le scarpe, e il padre spende una cifra equivalente in luna park.
Questo quando se ne occupa lui. Più spesso prende il figlio e lo porta dalla propria madre, la quale sarebbe pure disponibile a fare la nonna, persino la nonna sitter, ma a fare di nuovo la madre a 360° non ce la fa. Si lamenta la nonna, ma mica lo capisce che se il figlio è così superficiale e irresponsabile per il 99% è colpa sua!
Mi ricordo mia suocera, a tavola, alzarsi indispettita dicendomi: “Ti credo che mio figlio non mangia i fagiolini, non glieli hai conditi!”. Strabuzzo gli occhi: “Signora, suo figlio ha 34 anni, forse un limone riesce a spremerselo da solo!”. O quando si è messa a braccia spalancate davanti alla sala parto, coprendo tutti di ridicolo, a urlare “No, mio figlio non deve entrare, non è spettacolo per un uomo!”. O quando, già separati, lui si prese un appartamento che non poteva permettersi e quindi non dava più soldi per la bambina, e la madre ebbe a commentare: “Ma mio figlio ha bisogno di spazio!”.
Ma, gentili nonne paterne, spiegatemi una cosa: quando vi lamentate che vi viene lasciato il bambino e non ce la fate, vi lamentate perché non ci pensa lui, o vi lamentate che non ci pensa lei? Probabilmente la “lamentazione” è riferita a lei, perché vostro figlio, poverino, ha pur bisogno della sua libertà! E i figli sono cosa da donne….
23 Comments Add your own
Leave a Comment
Some HTML allowed:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>
Trackback this post | Subscribe to the comments via RSS Feed
1.
Arkham | February 25, 2008 at 11:39 am
Sono 24 anni che mi domando cosa diavolo spinga una persona a mettere al mondo un figlio se veramente non lo voleva.
Un figlio è una responsabilità immensa, siamo d’accordo, e nessuno ti chiede di accollartela per forza, in fondo il mondo è pieno di inetti, per carità… ma evita invece di fare la cazzata e lavartene le mani dopo, saprai o no cosa vuoi dalla vita?
Forse avere un figlio è bello finchè c’è qualcun altro che sgobba per crescerlo? Come puoi dire che quello sia TUO figlio poi?
2.
donnaemadre | February 25, 2008 at 12:03 pm
Non è neanche che certi padri non vogliano i figli, è che non si rendono conto di quanto costi crescerli, e che significhi dare un’educazione, guidarli. Anche le madri che li usano come strumento per far del male all’ex marito non si rendono conto delle esigenze del figlio. Io ho parlato più volte con l’assistente sociale del tribunale dei minori, che mi ha detto che sono situazioni in cui non riescono a intervenire, e pure se si riesce ad arrivare a sentenze esemplari, non si riesce ad applicarle. Comunque, quando il figlio è usato come strumento, chi paga il conto, elevatissimo, è il figlio. Quando invece c’è un padre che, anziché fare il padre, fa il compagno di giochi, il figlio tutto sommato è meno danneggiato. Chi paga un conto altissimo è la madre, che deve portare il doppio carico, e in parte anche il figlio paga lo scotto di vivere con una madre stanca e avvilita… però può compensare col compagno di merende, tra Mac Donald e Luna Park…
3.
panirlipe | February 25, 2008 at 11:09 pm
dove lavoro io ci saranno stati una decina di separazioni, forse anche più. Ho tirato le somme. Otto volte su dieci è stata lei a lasciare lui. Non ne discuto i motivi, su chi avesse torto o ragione. Fra tutti questi casi la maggior parte erano coppie senza figli. Un paio avevano figli ormai grandi.
Restano due casi che mi hanno fatto pensare.
Lui, con un figlio di 12 anni e una bambina di 2-3 che viene lasciato da lei, innamorata follemente del suo medico. Abbandona tutto: marito, figlio, bimba e cambia città.
E poi un altro, mio collega vicino, che vede i figli una sera alla settimana e ogni altro weekend.
In entrambi i casi le madri le ho trovate…”snaturate”. Posso concedermi questa espressione?
4.
donnaemadre | February 26, 2008 at 6:59 am
Caro Pan (posso chiamarti così? Hai un nome troppo lungo, e mi si intrecciano le dita a scriverlo!), il discorso è molto, molto, ma molto lungo. Intanto perché le situazioni sono tante, e ognuno ha la sua storia, poi perché ognuno racconta la sua versione della storia. Io per esempio, con Attila, sono non in odore di santità, ma oserei dire di cottolengo, per lo spago che gli ho dato, e per quanto l’ho continuato a sostenere nonostante tutto e solo per spirito umanitario, in totale assenza di qualsiasi altro tipo di sentimento. Ma se senti come la racconta lui, sono un mostro, e lui una povera vittima che subisce ogni sorta di angherie per amore della figlia. Come si suol sempre dire, bisognerebbe sentire le due campane (e infatti chi conosce entrambi sa come stanno le cose e non se la beve). Ma, da donna sola, posso dirti una cosa. Un’amica blogger scrisse qualche tempo fa un post dal titolo “Gli uomini preferiscono le stronze”: guarda, spesso e volentieri, non posso che darle ragione. Ho visto molti uomini, e spesso i più validi (perché i figli di … sanno ben scegliere, e non si imbarcano nelle cause perse), perdersi con delle emerite psicolabili o donne che a chiamarle oche c’era da chiedere scusa alle oche. Ho visto molte donne, e spesso le più valide, essere messe da parte, e vedersi preferire bugiarde, infedeli, mentalmente instabili, e dalle situazioni personali improbabili. Ho visto uomini essere portati in rovina, per quello che ha fatto loro spendere una lei di nessun valore, e di nessuno spessore, e rifiutare con grinta donne solide, con una posizione economica tranquilla e bisognose solo della loro considerazione e del loro amore.
Se proprio lo vuoi sapere, io mi sono fatta un’idea che gli uomini (si parla sempre di tendenze culturali, lungi da me la benché minima intenzione di categorizzazione) siano un po’ complessati, che abbiano questo bisogno di dominare che soddisfano spesso in modo insano, e pagando prezzi elevati. Dicono che sia questo il motivo che spinge gli uomini ad andare con le donne di strada: “pago, e fai quello che dico io. Non ti devo niente, questi sono i soldi, e finisce qui”. Squallido, ma anche in quelli che con le donne di strada non ci vanno, può essere presente questo bisogno di sentirsi in posizione dominante, e più disposti a ricevere che a dare. Questo anche perché, sempre come tendenza culturale, c’è quella della donna a sentirsi menomata se non ha un uomo accanto, e minore è il suo spessore, maggiore e questa tendenza a sopportare di tutto e di più pur di avere questa gruccia (e questo cruccio, scusate il gioco di parole). La donna valida no. Lei non si accontenta di un rapporto di serie B. Se lei è cosciente del suo valore, può adorarti, viziarti, farti sentire un dio, ma non ti permetterà di considerarla una scarpa vecchia, non ti permetterà di comportarti con lei come con le “altre”. Sono le donne che lasciano? Può essere. Quelle leggere. Quelle stanche. Quelle toste, indipendenti, che non amano il compromesso. Io non voglio qui raccontare le cose più personali, ma ti racconterò di una mia amica, con un posto di lavoro impegnativo, tre figli, e un marito che, invece di aiutare, pretendeva di fare il quarto figlio, e la colpevolizzava di non accudirlo abbastanza. Sì, e vero, l’ha lasciato lei. Un’altra donna, due figli, un giorno torna a casa e se la trova con i sigilli. Lui si era giocato tutto ai cavalli, e la casa era stata sequestrata e messa all’asta senza che lui avesse mai avuto il coraggio di dirle niente: vero, l’ha lasciato lei, e non vuole saperne di tornarci. Un’altra donna è
rimasta incinta, lui non lo voleva, lei non voleva abortire, e allora lui ha tentato di farla abortire a furia di calci in pancia. Vogliamo continuare? Certo, non tutti i casi sono così drammatici. C’è chi è stato buttato fuori casa “solo” per aver ricevuto l’ennesima telefonata dall’amante alle due di notte, amante maggiorenne certo, mica come un altro che aveva un giro di ragazzine, e l’ex moglie probabilmente è ancora in analisi…
5.
panirlipe | February 26, 2008 at 8:15 am
uh! io sono il primo ad ascoltare le due campane e prima di esprimere qualche giudizio ci penso sempre tre volte. E poi altre tre.
Nel tempo però, ho visto che percentualmente sono di più le donne che lasciano. E qui possiamo aprire mille discussioni. Nel mio caso, cioè nella mia azienda, la scelta è quasi sempre stata delle mogli e non per infedeltà del marito. Solo in due casi posso dire che lui, il mio collega, se l’era cercata.
E poi ci sono i due casi sopra, soprattutto il primo, la moglie che dopo vent’anni abbandona marito, figli, casa e città.
Sono comunque convinto che le ragioni non siano di una parte sola. Se la donna prende questa decisione è perché le condizioni l’hanno portata a quel punto.
Quello che voglio sottolineare in questo post è che la decisione finale la prende sempre lei. L’uomo è in grado di adattarsi, mandare giù, trovare soluzioni, accordi. La donna, per natura è meno disposta a compromessi. Se faccio un report della mia vita e di tutti i miei amici e conoscenti, vedo che quasi sempre è lei a mollare. La mia amica Sara, pochi giorni fa ha piantato il fidanzato, dopo otto anni. Ho fatto una domanda ai miei colleghi. Eravamo in cinque e ho chiesto: quando eravate giovani, quanti di voi hanno mollato la fidanzata e quanti invece sono stati mollati? Solo uno su cinque, gli altri, compreso io, sono stati mollati.
Ovviamente io parlo sempre in generale…non voglio sostenere che la mia microrealtà equivalga all’italia intera.
6.
donnaemadre | February 26, 2008 at 11:27 am
Ho appena completato il commento precedente… Non lo so se la donna è meno disposta al compromesso, ma so che spesso è la parte lesa, ed è ovvio che sia lei alla fine a fare un urlo, e a dire “Basta, non ce la faccio più!”. Le donne sono pure quelle che hanno più bisogno di manifestazioni d’affetto, di essere ascoltate, di sentirsi protette, hanno bisogno di potersi fidare. Quando conobbi il mio futuro marito, che aveva alle spalle un matrimonio finito, mi chiedevo con l’aria trasognata “Come ha fatto tua moglie a lasciare un uomo come te!”. Poi, appena sposato, ho cominciato a capirlo: quello che non ho capito è come l’abbia potuto reggere per sei anni di fidanzamento. Per tutto il matrimonio ho vissuto lei come un’aguzzina, che faceva di tutto per rovinarci la vita; poi, lentamente, ma mooolto lentamente, ho incominciato a capire tutte le sue ragioni: e ne aveva da vendere. Certo, nei miei confronti magari no, ma… alla guerra ci si va armati, e lui quella guerra l’aveva provocata tutta.
7.
panirlipe | February 26, 2008 at 1:56 pm
come dici tu, vanno ascoltate tutte e due le campane. io mi limito a quello e cerco di essere obiettivo nel giudicare. Quello che vorrei sfatare è il mito, la favola, dell’uomo che cornifica la moglie o che la lascia per una donna più giovane. Non è più così. Le donne si sono emancipate anche in questo e insomma, avrei mille esempi da portare ma non è questo il punto. Se una relazione si interrompe le colpe sono di entrambi, così come i meriti sono di tutti e due se dura.
8.
arthur | February 26, 2008 at 7:06 pm
Leggendo questo post, se mi permetti, avverto un leggero senso di disagio, come se nel contemplare le cose che hai detto, hai tralasciato di dire che , proprio perchè non si vuol fare di tutta un erba un fascio, è forse indispensabile prendere in considerazione i casi in cui sono i mariti le vittime, soprattutto di separazioni alla ricerca di un pollo da spennare.
Non entro nel merito di chi lascia o di chi è lasciato, ogni caso è un capitolo a sé stante, quindi assolutamente ininfluente in tutto il discorso, ma un discorso del genere, andrebbe affrontato senza particolari coinvolgimenti emotivi.
Mi trovi d’accordo sul fatto che spesso gli uomini preferiscono donne “meno impegnate”, anche se non è detto che eventualmente creino meno problemi ma, nel rapporto di coppia, a volte qualcuno “decide” i ruoli e qualcun’altro li subisce passivamente, o per comodità, o per mancanza di carattere, o per immaturità.
Purtroppo, e lo dico convinto, nessuno c’insegna il modo migliore di affrontare un rapporto a due, nessuno c’insegna ad essere genitori e, magari all’improvviso, ci si trova catapultati in una realtà di cui si aveva solo un vago sentore e…succedono i disastri.
La donna, è vero, per necessità o anche solo per il fatto di mettere al mondo un figlio, per sua natura intrinseca, s’immedesima più facilmente nel ruolo di guida e, i suoi coinvolgimenti nella vita quotidiana, sono molto più consapevoli e, d’altra parte è anche soltanto il ruolo di madre che la responsabilizza.
I maschi, se hanno dalla loro i “cosiddetti” ben formati, nel bene e nel male portano avanti un rapporto che è fatto di comunione e di condivisione, ma se appena hanno dei conflitti non risolti, si adeguano e nella propria donna, oltre che la compagna, cercano anche la madre. Ed è in questi casi che il ruolo della donna diventa ancora più accentratore, per necessità, è vero, ma il “povero” maschio” incapace di reagire, spesso e volentieri demanda e, per vigliaccheria o per incapacità, lascia che il rapporto vada a catafascio, sperando sempre in un miracolo improvviso.
Ecco che allora c’è l’equivoco del padre/amico, del padre che concede per aggiudicarsi un pizzico in più d’affetto, del padre che oltre a non fare il padre, ha smesso anche di fare il marito. Personalmente ho vissuto sulla mia pelle i risvolti finali di una separazione ( di una mia ex donna…), avvenuta essenzialmente perchè Lui, dopo sposato, aveva smesso di darsi da fare, anche solo per dare l’indispensabile alla famiglia, che nel frattempo provvedeva a mantenere la moglie. Il rapporto di Lui con il figlio, era di amore smisurato, per lui era disposto a fare qualsiasi cosa, ma non a darsi da fare per mantenerlo.
Un caso simbolo, uguale a tanti altri, ma ne conosco anche un altro, dove il marito, che sempre ha mantenuto i suoi impegni come marito e padre di famiglia (con tre figli…), dando loro anche il superfluo del superfluo, nel momento in cui decide con sofferenza di troncare il matrimonio (in questo caso è il maschio…), che per tanti versi era diventato un inferno, come rapporto, si ritrova dopo 14 anni, con separazione e divorzio avvenuto e, nel frattempo un nuovo matrimonio e la nascita di una quarta figlia, ancora in attesa di sentenza definitiva che stabilisca l’importo che lui deve versare per il mantenimento della ex moglie.
Da considerare, che in questi 14 anni, lui ha sempre fatto onore ai suoi impegni di padre, con il mantenimento dei figli, in termini economici, ma anche e soprattutto in termini affettivi. La ex moglie ha fatto di tutto per ottenere il massimo del massimo ed ora che i figli sono grandi e indipendenti, le richieste non sono scemate e, questa farsa, anche per compiacenza di qualche giudice, tarda a concludersi.
Tutto questo per dire che, questi due casi non sono altro che un piccolo esempio, immagino, in una marea di tanti altri, forse ancora più complessi e per questo anche con soluzioni tragiche.
Le colpe stanno sempre da due lati e, le nostre amiche avvocatesse, possono confermarlo, però vi prego, smettiamola di considerare questi uomini al pari di … qualsiasi.
9.
donnaemadre | February 26, 2008 at 8:20 pm
Caro Arthur, non credo di aver mai avuto una posizione sessista: addirittura una volta, in uno dei nostri angoli delle chiacchiere, ribaltai il problema della violenza sulle donne, denunciando proprio che a volte sono gli uomini a subirla. Ciononostante, credimi, il panorama è desolante, e io di poveri disgraziati lasciati dalla moglie senza colpa ne ho conosciuto solo uno (considera che io conosco centinaia di persone, e generalmente costruisco rapporti significativi con il prossimo): e, anche di quest’uno, ho sentito solo la sua campana. Non solo: anche quest’uno -ma già che ci penso potrei dire due- era così coglione, ma così coglione, che c’è da stupirsi come mai non gli sia andata anche peggio. E allora mi chiedo: c’è qualcuno che è buono non nel senso di bonaccione, non nel senso di “tre volte buono è fesso”, non nel senso di pavido e privo di spina dorsale, ma proprio nel senso di persona perbene, che si comporta in maniera corretta per forza di carattere, personalità e libera scelta? Sì, ci sono: ma sono pochi: comunque anche nel caso della persona lasciata senza colpa, lui si era preso la solita gatta morta, che se lo era rigirato come un pedalino, gli aveva accollato un figlio non suo, e poi l’aveva mollato insultandolo pure. Ma di uomini che NON vogliono una compagna ne ho visti tanti; un tizio una volta mi ha fatto un discorso del tipo: “le donne, poi ti cominciano a tirar fuori questo e quello, vanno in palestra, si organizzano con le amiche per andare a teatri e mostri e a casa non ci stanno mai: allora uno si prende una straniera, che è più docile, e non ti fa mancare niente”. Mi sono dovuto mordere le labbra per non rispondere, però… lascio rispondere voi! Quanti ne ho sentiti che vogliono una donna “docile”! Che, regolarmente, è quella che li spenna. Volevo chiudere qua, ma poi ho ripensato ad altre cose che mi hanno fatto arrabbiare: sai quanti uomini hanno cercato di “conquistarmi” facendo mostra dei loro soldi? E poi, se si propongono così, si stupiscono che quella che riescono ad agganciare stia con loro per i soldi? No Arthur, lungi da me il fare di tutta un erba un fascio, ma certi uomini se la vanno proprio cercando! Ne ho conosciuti anche che volevano al proprio fianco una donna valida, autonoma, indipendente, da rispettare e di cui potersi fidare, e a questi un po’ meglio è andata. Poi certo, ognuno può presentare i propri “casi”, nel mondo esiste di tutto, però accanto a questi “casi” bisognerebbe metterci un numeratore.
Per esempio, secondo te sono più le donne che rimangono incinta e a cui l’uomo chiede di abortire (o che comunque si defila), o quelle che vogliono abortire mentre lui le prega in ginocchio di non uccidere quel bambino, di lasciarlo a lui, che ci penserà lui? Mi pare che in questo secondo caso, il padre vada a finire sul giornale come fatto eccezionale, mentre della prima, chi se ne occupa?
*** Basta, non voglio inimicarmi i visitatorii del blog….***
10.
arthur | February 27, 2008 at 10:13 am
E perchè poi, inimicarti…sono solo delle opinioni.
11.
Loris | February 27, 2008 at 12:01 pm
In questo articolo noto tanta rabbia nascosta, voglia di vendetta, di rivalsa…
OK… forse sei stata un pò dura per scuotere gli animi e attirare l’attenzione sul problema. Ma chi ci è dentro (fortunatamente non è il mio caso) potrebbe come uomo e padre si sente considerato/rappresentato per quello che non è.
Da parte delle donne che vivono una situazione di crisi noto spesso molto vittimismo, molte pretese e sopratutto l’incapacità di essere obiettive.
Un voler avere tanto, dando però poco o niente.
Concordo pienamente con “arthur” e “panirlipe” (con un copia/incolla ho evitato che mi si incrociassero le dita).
Si è data la facoltà di adottare ai single e probabilmente si darà anche alle coppie gay ma non si tutela come si dovrebbe la figura paterna e si dà automaticamente per scontato che gli uomini non riescano ad essere dei buoni padri.
Se volete vi porto svariati casi in cui se non fosse stato per i padri chissà che fine avrebbero fatto i figli….
Mi viene spontaneo chiedere alle donne che uomini frequentate, chi vi siete scelte…
Si scelte, perchè ricordo che i vostri uomini/mariti ve li siete scelti voi!
Se se nel tempo le cose sono cambiate, prima di colpevolizzare gli altri, non vi viene il dubbio che i vostri uomini/compagni probabilmente non sono gli unici ad essere cambiati? Non potrebbe essere che ad entrambe probabilmente è sfuggita la situazione di mano sino ad arrivare alla degenerazione del rapporto? Sostengo che le attuali leggi permettono alle donne di esercitare una pressione economica e sopratutto psicologica sugli ex mariti tale da rendere impossibile una vita decente (serena sarebbe chiedere troppo).
Si dice che tali leggi hanno lo scopo di tutelare i figli ma spesso “autorizzano” la madre ad “usare” i figli contro il padre. La percentuale dei padri che usano i figli per vendicarsi dei torti subiti dalla ex moglie è pressoche nulla, il contrario invece accade molto più spesso. Scusate se sono saltato un pò da palo in frasca ma l’argomento è talmente ampio che ho toccato brevemente alcuni punti.
Concludo dicendo che a mio avviso in una coppia spesso manca la volontà di parlare e di confrontarsi in modo obiettivo e sopratutto di venirsi incontro rispettanto le esigenze dell’altro.
In parole povere si è forse tutti un pò troppo egoisti….
Saluti a tutti
12.
donnaemadre | February 27, 2008 at 12:42 pm
Caro Loris, se c’è, la rabbia, non è nascosta, anche se io la chiamerei amarezza. Voglia di vendetta e di rivalsa assolutamente no, non in me quantomeno: quello che vorrei per questi uomini è una sorta di “illuminazione”, un rendersi finalmente conto di che cosa vuol dire crescersi un figlio, e soprattutto che cosa significa crescere un figlio da sole. Il discorso che tu fai è piuttosto generico, e quando si parla “in generale” si finisce con il parlare di aria fritta, perché è tutto giusto quello che si dice, ma poi ogni caso fa a sé. Tu mi parli di un volere avere tanto, dando però poco o niente. A parte che mi dovresti dire come fa una madre a dare “poco o niente”: i doveri nei confronti di un figlio sono inderogabili, e c’è un minimo al di sotto del quale neanche la madre più “disattenta” può andare. Invece, quando con il figlio non ci si vive, tante cose non si vedono, e anche i padri più “bravi”, quelli che passano regolarmente il mantenimento e che regolarmente fanno visita, non si rendono conto della quotidianità della vita con un figlio. Qui non si parla neanche di padri e madri, ma di una legge umana per cui è più difficile rendersi conto di ciò che non si vede, e di ciò che non avviene sulla propria pelle. Sicuramente quando due persone si lasciano la situazione è sfuggita di mano ad entrambi, sicuramente sono cambiati entrambi, ma il fatto di “usare” i figli, credimi, è un fatto personale, e non qualcosa su cui la legge possa intervenire più di tanto: o chissà, forse bisognerebbe obbligare i genitori a dei percosi terapeutici, per la gestione dei conflitti e non solo. Siamo tutti un po’ egoisti? Da una parte non posso che darti ragione, una coppia con dei figli prima di fare qualsiasi azione dovrebbe pensare che ci sono altre vite che dipendono dal suo comportamento e dalle sue scelte ma, ciò premesso, a un genitore affidatario è materialmente impossibile essere più egoista di tanto.
13.
THE R WORD | February 28, 2008 at 3:54 am
Leggendo l’inizio del post si potrebbe pensare che la madre snaturata sei tu perchè non permetti ai figli di vedere il padre seppur immaturo e coglione.. se invece si va alla fine si capisce perchè ce l’hai con un coglione del genere e da donna mi girano le palle come te. Motivo per cui io i separati con problemi del genere non li voglio nemmeno vedere nè sentire perchè sò che entrambi hanno le proprie ragioni. Ho scritto un post a proposito giorni fa e mi sono presa una marea di insulti da probabili padri separati e coglioni che sono ostaggi di situazioni del genere (perchè ho scritto che io un uomo lasciato da sua moglie e con figli non lo voglio). Sono situazioni incresciose, quando si fa un figlio bisogna pensarci su cento volte, specie quando ci sono problemi di dipendenza materna eccessiva del padre ( la suocera invadente spesso rovina il matrimonio). Perchè vi separate invece di fare terapie di coppia?
14.
donnaemadre | February 28, 2008 at 6:30 am
Beh, penso di essere stata proprio fraintesa. Chissà perché quando si fa un discorso di tipo generale, cercando di essere obiettiva, di valutare le situazioni da più punti di vista, chi ascolta vuole solo vederci te, ritiene che tu sia l’assoluta protagonista del tuo discorso e, siccome dai un colpo al cerchio e l’altro alla botte, rimane spiazzato. Il padre di mia figlia vede la bambina in continuazione, non l’ho mai strumentalizzata, ho ripreso lui più volte perché voleva coinvolgerla nelle nostre discussioni, cercando di fargli capire che non possiamo mettere sulle spallucce di una bambina un peso che noi adulti abbiamo creato e non siamo capaci di sostenere benché adulti. Io uomini con figli da un precedente matrimonio li ho accolti (e sposati…), volendo bene ai figli addirittura più che a loro. Sono stati i rapporti più lunghi e pieni della mia vita. Come vedi, non siamo tutti uguali. La suocera invadente rovina il matrimonio quando il figlio glielo permette. Esattamente come la ex moglie.
*** il che, purtroppo, capita piuttosto spesso ***
15.
Serena | February 28, 2008 at 12:42 pm
Innanzitutto mi permetto di dire, per correttezza, che non sappiamo esattamente cosa sia successo, nel senso che come stanno VERAMENTE le cose lo sanno solo loro due. In base a cio’ che e’ stato scritto sui giornali, beh non posso che essere d’accordo con la decisione del giudice. Una mamma, se veramente si puo’ definire tale, non puo’ permettersi di negare il figlio al proprio padre.
Su questo si potrebbe star qui a parlare per ore…ma ritengo che un figlio di genitori separati debba avere sia il padre che la madre come figure di riferimento. Se tra una coppia le cose vanno male pazienza, ma genitori lo siamo A VITA. Si dovrebbe ragionare con intelligenza, mettere da parte odi e rancori vari, e cercare di avere con l’ex coniuge un rapporto sereno e corretto, proprio per il bene dei figli.
Una mamma che impedisce al padre dei proprio figli di vederli (ce ne sono addirittura di quelle che scappano, cambiano nome e residenza, e i padri non rivedono mai piu’ i figli…) non si puo’ chiamare mamma. Una mamma VERA desidera solo il bene dei propri figli, a scapito anche del proprio.
Bella storia eh….ne vuoi sentire una un po’ diversa?
Potrei raccontarti di una mamma che nella sentenza di separazione non ha voluto porre giorni o orari per le visite del padre al figlio che all’epoca aveva solo 2 anni perche’ non le sembrava giusto che il padre dovesse vedere il proprio figlio con l’orologio in mano. Una mamma che era disponibile a portare il proprio figlio ai giardini insieme con l’ex marito, che non ha mai negato una visita, una telefonata, NIENTE al suo ex marito. Che ha cercato di parlarci, di telefonargli, per cercare di capirlo, di aiutarlo.
E potrei raccontarti di un padre che in 3 anni non ha mai tenuto il proprio figlio a dormire un fine settimana a casa sua, che non lo ha mai preso con se per una vacanza, che non e’ mai andato ne’ ad accompagnarlo ne’ a prenderlo all’asilo, che non sa cosa mangia, non conosce la sua taglia dei pantaloni, o il numero di scarpe, o il suo piatto preferito. Che la scorsa estate e’ stato TRE MESI senza farsi vedere o sentire, nemmeno una telefonata.
Potrei raccontarti di un bambino di quasi 6 anni ormai, che dopo il comportamento del padre lo sente estraneo alla sua esistenza, e tutte le volte che per caso il padre lo prende con se’ al mattino mi dice: “Mamma…stasera io torno a dormire a casa…vero? Non voglio stare dal babbo…”. E il babbo che nemmeno fa un tentativo per cercare di convincerlo. Per fargli sentire che HA PIACERE E VOGLIA DI STARE CON LUI. Perche’ e’ solo quello che conta.
Un giudice potra’ dire a questo babbo quante ore al mese potra’ o non potra’ (e dovrebbe) stare con suo figlio…ma LA VOGLIA DI STARE CON LUI non la puo’ stabilire nessuno….nemmeno un tribunale.
16.
donnaemadre | February 28, 2008 at 12:58 pm
Grazie, Serena, per il tuo contributo. Anch’io sono stata una madre che non ha posto veti, e ha pagato un prezzo a livello personale veramente elevato. Lui non la prende mai un we con sé, ma in compenso è sempre presente (anche perché non ha nient’altro da fare), e non c’è cosa che non farebbe per la figlia (ha provato persino a crescere, ma mammà l’ha aiutato a resistere alla tentazione). Però c’è, e per la figlia è importante sapere che il padre esiste e le vuole bene. Quando la va a prendere a scuola, lei vuole che si metta in prima fila, perché tutti devono vedere il suo papà, e lo porta in giro come un trofeo, orgogliosa di presentarlo ad amici e insegnanti. Le donne che, senza gravi e giustificati motivi (che spesso, credetemi, esistono) impediscono al figlio di vedere il padre, sono assassine, senza mezzi termini. Uccidono la serenità dei propri figli, l’equilibrio, la possibilità di condurre una vita “normale” nonostante la separazione dei genitori. Mi dispiace per chi, soprattutto rispondendomi su Libero, mi ha rivolto accuse addirittura di misandria (esisterà questo vocabolo? Mah!): io sono prima di tutto dalla parte dei figli, e dalla parte delle persone perbene, corrette, e che riescono a costruire rapporti civili.
*** Ma di figli che soffrono per la latitanza del padre ne conosco veramente tanti ***
17.
emaki81 | February 29, 2008 at 2:20 pm
Mi intrometto in un discorso molto “sensibile” e che io vivo indirettamente. In famiglia vivo un problema simile e la situazione rispecchia esattamente quella descritta da te, cara Diemme. Purtroppo il parente stretto coinvolto veste la parte del padre separato, ormai da parecchi anni. All’inizio, da comune accordo, hanno comunque cercato di interpretare la parte dei genitori al 100%: vacanze insieme coi figli, lui in casa di lei coi figli ogni momento che poteva, li accompagnava a scuola o nelle attività sportive nella stessa percentuale di lei, li accudiva con la stessa presenza ed attenzione di lei. Un comportamento esemplare.
Tutta questa frequentazione ha fatto sì che però i due tentassero di rimettersi assieme. E quando il tentativo è andato male, la situazione è precipitata. Non vi racconto i dettagli della casa dove loro abitavano (in parte pagata anche dal padre) venduta per coprire dei debiti e nessun aiuto per trovarne un’altra, nè degli incontri tra padre e figli ridotti all’osso (da tutti i giorni della settimana a due ore la domenica sera), nè del completo disinteresse da parte di lui verso i problemi scolastici dei figli. E tante altre cose simpatiche come queste. Che dire…lui è impazzito all’improvviso? No. Lui in realtà non è mai cresciuto, ha subito una moglie come fosse una madre, facendosi sempre guidare da lei, anche dopo la separazione. Ora che questo punto di riferimento è crollato, anzi lo ha respinto, esce fuori quello che lui è sempre stato: non consapevole di quello che significa avere una famiglia e dei figli.
E’ un caso come tanti. Un uomo immaturo. Come anche può accadere il contrario, ovvero una donna immatura. Il prendere delle decisioni di vita (mettere al mondo dei figli) solo perchè “si fa”, non perchè lo si vuole.
Io vivo molto più direttamente un rapporto con uomo separato, che sta per divorziare. Una storia lunga e tragica, anche se ovviamente l’altra campana non l’ho sentita. Cosa dire? Dando fiducia a lui, sono di conseguenza “dalla sua parte”. L’unica cosa che posso sperare è di non sbagliare. Lo aiuto nel divorzio e scopro ogni giorno particolari in più del loro rapporto, che mi fanno pensare. In questo caso, però, non ci sono figli. E ne sono di molto sollevata. Una vita distrutta in meno.
18.
donnaemadre | February 29, 2008 at 4:02 pm
Quando sono andata in separazione, mi lamentavo con il mio avvocato perché bisognava aspettare cinque anni per il divorzio. Lui invece sosteneva che questi cinque anni fossero indispensabili per calmare gli animi, soprattutto in presenza di figli; mi raccontava, in base alla sua esperienza, che in fase di separazione i coniugi si azzannano per avere i bambini, mentre cinque anni dopo “Ma no, tienili pure tu…”. Voglio dire, un assestamento minimo è fisiologico. Poi, c’è chi passa dal fisiologico al patologico.
Per quanto riguarda il tuo rapporto con un uomo separato, credimi Ema, tremo. Su quei “particolari del loro rapporto che ti fanno pensare”, pensaci sul serio, piccola Ema. Perché generalmente ci si separa da un uomo esattamente per gli stessi motivi per cui si era separata la donna precedente. Essere innamorati fa degli scherzi orribili… la sua debolezza diventa sensibilità, la sua avarizia “giusta parsimonia del padre di famiglia e giusto rispetto per il denaro”, le sue infedeltà sono quelle a cui l’ha costretto una moglie acida megera e sempre con il mal di testa… Poi, con il tempo, si andrebbe da lei come a Canossa, se non altro perché è l’unica che veramente sa, e l’unica che veramente può capire quello che stiamo passando.
*** Ama col cuore, piccola Ema, ma decidi con la testa ***
19.
emaki81 | February 29, 2008 at 5:15 pm
Cara Diemme, quante cose ritrovo della mia situazione in quello che hai scritto tu….e questa cosa mi fa pensare ancora di più…
PS: se ti mandassi una mail personale, ti scoccerei? Scrivere delle mie cose sul tuo blog mi sembra indelicato e fuori luogo, anche per gli altri tuoi lettori…ma mi farebbe molto piacere parlare con te di alcune cose, dato il tuo modo profondo e sensibile di porti di fronte ad argomenti e situazioni, che apprezzo proprio tanto…
20.
donnaemadre | February 29, 2008 at 7:08 pm
Cara Ema, scrivimi quando vuoi, ti ascolterò volentieri, e ti risponderò secondo quello che è la mia esperienza, ma la mia esperienza mi dice anche che ogni storia è una storia a sé. Quello che però posso dirti è che generalmente, quando una storia arriva all’epilogo, dobbiamo ammettere che sapevamo già tutto dall’inizio: non abbiamo voluto vedere perché eravamo innamorati, ma in realtà bastano tre mesi per rendersi conto di chi si ha a fianco.
Poi, certo, nella vita di cose ne succedono tante, la gente cambia, ma una cosa voglio dirti: quando una persona ti dice che cambierà, che non ripeterebbe e non ripeterà gli errori fatti in passato, sappi che nella stragrande maggioranza dei casi non è così.
*** il lupo perde il pelo ma non il vizio: e pure la lupa ***
21.
Bimbi negati « Qui &hellip | March 2, 2008 at 9:49 am
[...] tra il pugno nello stomaco e il segno del destino. Da quando sul mio blog ho scritto il post “Padri separati“, ripreso poi da Libero nelle pagine dell’attualità, si è scatenata la polemica, ma [...]
22.
uomoepadre | March 14, 2008 at 10:17 am
I figli non sono di chi li genera ma di chi li alleva donando loro l’amore che si meritano.
Comunque non sono di proprietà di nessuno e il compito di chi li alleva è di dargli tutti gli strumenti per poter andare in giro per il mondo; primi fra tutti l’amore e l’attenzione.
Ciao a tutti e un augurio di avere la possibilità di stare vicino ai vostri figli, io ho dovuto soffrire molto per poterlo fare e ancora oggi sto piangendo mentre lo scrivo, spero che non dobbiate mai provarlo, e vedo anche ogni giorno come si riduce emotivamente un figlio abbandonato dal padre.
Firmato
Un padre che pur con grandi prospettive ha lasciato un po’ indietro la sua carriera per poter stare dietro prima ad una figlia separata a forza da lui e poi anche ad un figlio non “suo” ma “abbandonato” dal suo pseudonimo di padre e infine anche ad una altro figlio suo, tutti con amore (pure con qualche limite, no vacanze ecc…
23.
donnaemadre | March 14, 2008 at 10:29 am
Grazie, uomoepadre, per il tuo intervento. E grazie per voler essere uomo e padre in questo mondo così difficile.
Sono d’accordo con te, i figli sono di chi li ama e se li cresce: non per niente io sono strafavorevole all’adozione, mentre toglierei con la ruspa i figli a quei genitori che non vogliono e/o non sono in grado di crescerli. La legge italiana è una legge strana, tende a “favorire” il rapporto del bambino con i genitori naturali, magari “restituendo” loro bambini sporchi, denutriti, e cenciosi trovati per strada a mendicare, mentre da un aspirante genitore adottivo pretende la perfezione assoluta.
La figura del padre è una figura importante in una famiglia e nella vita di un figlio, ed è poi quello che porta equilibrio nel legame a volte ansioso e morboso che spesso si crea tra madri e figli.
Ciò premesso… ciò premesso niente, è un discorso così lungo, così articolato, così pieno di casistiche e sfaccettature…
Buona fortuna, uomoepadre!