Gennaio 14, 2008
Io sono sconvolta dalla situazione della scuola oggi. Sono sconcertata dai somari che vengono nonostante tutto mandati avanti. Ma il fatto peggiore è che spesso gli insegnanti sono ignoranti a loro volta, e persino i libri di testo rispecchiano questo vuoto culturale.
Ho avuto un dialogo “epistolare” con un mio amico, docente di scuola superiore “vecchio stampo”, e mi è venuta voglia di condividerlo con voi. Le parti in nero sono le sue parole, quelle in blu le mie.
“Tutti credono ancora nel diploma (nel pezzo di carta); nessuno sembra accorgersi dell’ignoranza profonda che riesce la scuola di oggi.
[…] conosco l’umanità che si incontra a scuola (e anche fuori) […], e di incontri e colloqui con insegnanti, ragazzi e genitori ne ho fatti tanti. L’unica cosa che mi risulta poco è la fiducia nel diploma e la “non coscienza” dell’ignoranza che regna sovrana nella scuola: da queste parti è un concetto che ci è chiarissimo.
Forse il diploma non avrà tutta questa fiducia, ma viene visto almeno come un lasciapassare, il minimo che uno può avere. “Se non prende almeno il diploma cosa va a fare dopo?”. Vorrei tanto rispondere: il muratore o l’idraulico; guadagnano sicuramente di più e fanno innalzare il livello medio delle scuole.
Sì, il muratore e l’idraulico guadagnano di più, e il falegname, con cui ho avuto a che fare recentemente, pure. Mi ha detto “Io prendo 200 euro al giorno”: ho soffocato un “ma limorta….”. L’ha definito “il riscatto della classe operaia”;[…]. Ho provato ad aggiungere qualcosa, ma mi sono cadute le braccia: meno male che gli anni sui libri li ho passati per soddisfazione personale!
Il riscatto della classe operaia? Evidentemente non sa chi è un operaio. Chi faceva lavori manuali, in passato, ha sempre guadagnato bene se lavorava in proprio. Erano i dipendenti gli operai veri che facevano la fame (e in certi casi continuano a farla anche oggi). In passato erano meno rozzi e non mettevano in vetrina quei quattro soldi. Purtroppo non riescono a capire che con il loro infimo livello culturale possono solo fare lavori da “zozzoni”, senza creatività, senza metterci niente di proprio. Si fanno passare per sarti (ad esempio) ma sono solo capaci di attaccare i bottoni e fare il rammendino. Ma quando fanno il conto assomigliano agli strozzini. Io sono vissuto nella scuola e ho sempre creduto all’importanza della cultura, ma troppo spesso mi trovo a rimpiangere i bei tempi andati, quando alla fine delle scuole medie si era molto più istruiti di tanti laureati odierni. Oggi si viene considerati semianalfabeti quando si è terminato il biennio di scuola superiore (non da me, dai grandi esperti della formazione del ministero e delle università). I semianalfabeti, poi, continuano la loro avventura scolastica perché non hanno meglio da fare o perché ce li mandano i loro genitori, ma senza strumenti o mezzi per riuscire a combinare qualcosa e senza riuscire a capire cosa voglia dire studiare (per molti è solo iscriversi). Così di parecchie materie non vengono nemmeno aperti i libri, delle altre si leggono svogliatamente e superficialmente alcune pagine quando si sentono le interrogazioni vicine. Poi, fra gli insegnanti, prevale il principio che “in un mondo di ciechi beati i monocoli”, anche per evitare guai per la “troppa” severità e per non ammettere nemmeno a se stessi il fallimento completo. Sarà che è arrivato il momento di andare in pensione, ma comincio ad essere convinto che una scuola come questa è solo dannosa. Produce mentalità distorte e sbagliate perché ai ragazzi bisogna concedere tutto; li si “educa” al principio che le regole ci sono solo per non essere rispettate e che nella vita basta solo un po’ di forma nei momenti opportuni (far finta di studiare in certi momenti, far finta di essere disciplinati qualche volta, basta non mettersi troppo in evidenza negli altri momenti). E poi, quando si affacciano alla vita e all’università questi ragazzi collezionano un insuccesso dopo l’altro perché non sanno fare niente e non sanno più in quale maniera recuperare quello che non gli è stato dato o non hanno voluto prendere.”
Qui mi interesserebbe l’opinione di chi ha i figli a scuola, o di chi insegna!
Gennaio 14, 2008 at 1:35 pm
[...] iacoboni: Oggi si viene considerati semianalfabeti quando si è terminato il biennio di scuola superiore (non da me, dai grandi esperti della formazione del ministero e delle università). I semianalfabeti, poi, continuano la loro avventura … [...]
Gennaio 14, 2008 at 2:59 pm
Premetto che non ho figli a scuola e che non insegno, (Ops!)…ho insegnato però e, sono perfettamente d’accordo con il tuo amico docente “vecchio stampo”.
Alunni somari e, professionisti del domani altrettanto somari, in qualsiasi settore.
Credo dipenda in massima parte dal fatto che le nostre scuole sono sempre meno specialistiche e, laddove invece lo sono, troppo settoriali. Manca l’input positivo, la voglia di approfondimenti e allo stesso tempo, di ricercare le motivazioni. Non esiste, a mio parere, la capacità di coniugare un’ampia cultura di base, con una cultura più specifica, al punto da scindere a volte le due cose e formare dei futuri professionisti carenti in tutto e per tutto.
Un esempio potrebbe essere che, quando insegnavo in una scuola professionale di architettura d’interni, il piano di studi non prevedeva, come materia fondamentale, storia dell’architettura, come se, per arredare una casa, bastasse soltanto avere conoscenza di computi metrici, di disegno architettonico, dell’ultimo ritrovato nel campo dell’arredo e, niente sulle radici che un architetto d’interni deve possedere, per attingere e completare la sua formazione culturale.
Il paradosso è che in forme ovviamente diverse, lo stesso discorso avviene anche nella scuola dell’obbligo. Ma, la carenza culturale degli alunni è senz’altro imputabile, sempre più spesso, ad una carenza culturale del corpo docente, che al loro volta…e il discorso potrebbe continuare all’infinito.
Forse che l’esempio che ci viene propinato daimedia è diverso?
Mai più; gli obiettivi sono cambiati, le aspettative anche.
Gennaio 14, 2008 at 3:12 pm
Ma allora ci sei…..
Gennaio 14, 2008 at 4:33 pm
Giusto,concordo con Arthur.
Secondo me mancano due cose ai giovani di oggi,la curiosità e lo stupore del sapere.
I media nn aiutano,anzi fanno il contrario.
Meglio che guardino l’isola dei famosi & C.
Gennaio 14, 2008 at 4:39 pm
Dove dovrei essere?
Oggi ho visitato il blog di Engelsblick, Viso d’Angelo, molto bello e, le ho anche lasciato un commento, accanto al tuo…
Sono contento che, malgrado le intenzioni, ci sei sempre.
***Ciao, Tremendisia!***
Gennaio 14, 2008 at 5:04 pm
E io un altro accanto al tuo… (il seguito nel nostro angolo…
Gennaio 15, 2008 at 12:05 am
Ogni tanto penso di essere fortunato a non avere figli, la scuola è un delirio, lo vedo dall’esperienza dei miei nipoti.
Un paio di professori possono rovinare la cultura di un ragazzo e alle volte non solo quella.
Gennaio 15, 2008 at 12:06 am
DM a ARTHUR vicini vicini?
L’ho messo separato dall’altro per paura che me lo cancellassi
Gennaio 15, 2008 at 6:21 am
La mia censura è ormai proverbiale! Ma non è così brutto il diavolo per quanto si dipinge!
Ci sono tanti modi per essere vicini: e io sono vicina a tutti voi.
Gennaio 19, 2008 at 11:26 am
Finchè il valore di una persona verrà calcolato in base al suo denaro, non ci potranno essere cambiamenti. Solo quando la si smetterà di confrontarsi su questo campo, ma verrà premiata la passione, la dedizione, la solidarietà, allora forse ognuno potrà accontentarsi di se stesso senza essere costretto ad invidiare il vicino di casa. Ma gli insegnanti oggi non possono insegnare questi valori, perchè danneggerebbero gli studenti facendoli diventare degli idealisti disoccupati. O dei professionisti disillusi, come molti di loro.