studenti-sotto-esami.jpgIo sono sconvolta dalla situazione della scuola oggi. Sono sconcertata dai somari che vengono nonostante tutto mandati avanti. Ma il fatto peggiore è che spesso gli insegnanti sono ignoranti a loro volta, e persino i libri di testo rispecchiano questo vuoto culturale.

Ho avuto un dialogo “epistolare” con un mio amico, docente di scuola superiore “vecchio stampo”, e mi è venuta voglia di condividerlo con voi. Le parti in nero sono le sue parole, quelle in blu le mie.

“Tutti credono ancora nel diploma (nel pezzo di carta); nessuno sembra accorgersi dell’ignoranza profonda che riesce la scuola di oggi.

[…] conosco l’umanità che si incontra a scuola (e anche fuori) […], e di incontri e colloqui con insegnanti, ragazzi e genitori ne ho fatti tanti. L’unica cosa che mi risulta poco è la fiducia nel diploma e la “non coscienza” dell’ignoranza che regna sovrana nella scuola: da queste parti è un concetto che ci è chiarissimo.

Forse il diploma non avrà tutta questa fiducia, ma viene visto almeno come un lasciapassare, il minimo che uno può avere. “Se non prende almeno il diploma cosa va a fare dopo?”. Vorrei tanto rispondere: il muratore o l’idraulico; guadagnano sicuramente di più e fanno innalzare il livello medio delle scuole.

Sì, il muratore e l’idraulico guadagnano di più, e il falegname, con cui ho avuto a che fare recentemente, pure. Mi ha detto “Io prendo 200 euro al giorno”: ho soffocato un “ma limorta….”. L’ha definito “il riscatto della classe operaia”;[…]. Ho provato ad aggiungere qualcosa, ma mi sono cadute le braccia: meno male che gli anni sui libri li ho passati per soddisfazione personale!

Il riscatto della classe operaia? Evidentemente non sa chi è un operaio. Chi faceva lavori manuali, in passato, ha sempre guadagnato bene se lavorava in proprio. Erano i dipendenti gli operai veri che facevano la fame (e in certi casi continuano a farla anche oggi). In passato erano meno rozzi e non mettevano in vetrina quei quattro soldi. Purtroppo non riescono a capire che con il loro infimo livello culturale possono solo fare lavori da “zozzoni”, senza creatività, senza metterci niente di proprio. Si fanno passare per sarti (ad esempio) ma sono solo capaci di attaccare i bottoni e fare il rammendino. Ma quando fanno il conto assomigliano agli strozzini. Io sono vissuto nella scuola e ho sempre creduto all’importanza della cultura, ma troppo spesso mi trovo a rimpiangere i bei tempi andati, quando alla fine delle scuole medie si era molto più istruiti di tanti laureati odierni. Oggi si viene considerati semianalfabeti quando si è terminato il biennio di scuola superiore (non da me, dai grandi esperti della formazione del ministero e delle università). I semianalfabeti, poi, continuano la loro avventura scolastica perché non hanno meglio da fare o perché ce li mandano i loro genitori, ma senza strumenti o mezzi per riuscire a combinare qualcosa e senza riuscire a capire cosa voglia dire studiare (per molti è solo iscriversi). Così di parecchie materie non vengono nemmeno aperti i libri, delle altre si leggono svogliatamente e superficialmente alcune pagine quando si sentono le interrogazioni vicine. Poi, fra gli insegnanti, prevale il principio che “in un mondo di ciechi beati i monocoli”, anche per evitare guai per la “troppa” severità e per non ammettere nemmeno a se stessi il fallimento completo. Sarà che è arrivato il momento di andare in pensione, ma comincio ad essere convinto che una scuola come questa è solo dannosa. Produce mentalità distorte e sbagliate perché ai ragazzi bisogna concedere tutto; li si “educa” al principio che le regole ci sono solo per non essere rispettate e che nella vita basta solo un po’ di forma nei momenti opportuni (far finta di studiare in certi momenti, far finta di essere disciplinati qualche volta, basta non mettersi troppo in evidenza negli altri momenti). E poi, quando si affacciano alla vita e all’università questi ragazzi collezionano un insuccesso dopo l’altro perché non sanno fare niente e non sanno più in quale maniera recuperare quello che non gli è stato dato o non hanno voluto prendere.”

Qui mi interesserebbe l’opinione di chi ha i figli a scuola, o di chi insegna!