Mi capitò sotto gli occhi per caso, tanti e tanti anni fa. Doveva essere il 1991 (ma perché tutti i miei ricordi sono fermi a quella data?), e il libro di Benazir Bhutto “Figlia del destino” attirò la mia attenzione. Poi rimase sepolto tra gli altri (io leggo moltissimo, ciononostante compro sempre più di quello che leggo, e l’arretrato è cronico).
Qualche mese fa mi ricapitò tra le mani, e la lettura mi avvinse: sono entrata così, in punta di piedi, nella vita di questa donna straordinaria, figlia di persone straordinarie, straordinaria rappresentante di una democrazia che, in Pakistan, sembra non esistere più. E’ la storia di una bambina, poi ragazza e poi donna, che vede imprigionare il padre, un padre che le ha insegnato prima di tutto coraggio e dignità, lo vede uccidere (si fa per dire, visto che la morte del padre le viene comunicata a posteriori), vede se stessa e i suoi familiari sotto posti a ogni tipo di sopruso, ma non smette di lottare.
Ne risentiamo parlare in questi giorni: per me oramai è Pinkie, il nomignolo con cui la chiamavano affettuosamente in casa. “Dopo otto anni di esilio, Benazir Bhutto torna a casa”: ho letto il libro, ma da allora non mi sono mai interessata della situazione in Pakistan. Mi sembrava però una buona notizia, ritenevo che fosse tornata a casa da libera cittadina, con tutti gli onori del caso… non era così, e tutto il resto è cronaca: un attentato kamikaze con centinaia di morti e feriti, e lei nuovamente agli arresti domiciliari, in forza dell’ennesimo abuso di potere. Dalla sua prigione Benazir fa sapere che non si arrende: la salvaguardia della democrazia nel suo paese è una missione a cui non intende rinunciare. Guardo le sue foto più recenti e mi si stringe il cuore: tutte le privazioni e deprivazioni a cui è stata sottoposta hanno decisamente lasciato il segno.
Ma siamo con te, Pinkie! Siamo con chi lotta per la pace e la democrazia, con chi non ha paura di esporsi in prima persona, chi rispetta il prossimo e viene rispettato per carisma personale, e non perché incute terrore.
Vorrei dire “Non arrenderti!”, ma facile parlare da qui… allora dico: spero che il tuo Dio, i tuoi principi, i tuoi sostenitori, e la tua salute ti diano la forza di non arrenderti mai.































HAI MAI LETTO “TERRE DEL SANGUE” DI DIDO SOTIRIOU….NON SO LA CASA EDITRICE. PROVA……….
No, di che parla? L’ho cercato su internet, ho trovato che è stato pubblicato nel 1962 ed è dedicato alla vicenda dell’esercito greco in Turchia nel 1922. Ci dici qualcosa di più?
veramente parla della vicenda dell esercito turco e quello che ha sofferto il popolo greco in Grecia ( allora Smirne era Greca….).
Anch’io ho letto Figlia del destino”, e mi è piaciuta Benazir, che ha sempre avuto il coraggio di lottare in una situazione così proibitiva per principi di democrazia e l’intelligenza di farlo DA MUSULMANA in un Paese musulmano, senza atteggiamenti filostranieri che oggi suscitano solo reazioni fondamentaliste. Penso che se le donne musulmane si unissero per cercare e sostenere con forza, nella loro religione e mentalità, valori di libertà, dignità, uguaglianza ecc., poco ci sarebbe posto per i vari Osama. Il punto è che purtroppo il pensiero islamico non mi sembra molto incoraggiante per la ricerca di valori individuale, difendendo molto di più la forza del gruppo che la coscienza del singolo.
lei non si è arresa…ma qualcuno è riuscita a ucciderla. un altro martire della libertà se ne và in nome del fanatismo