Novembre 5, 2007
Oggi trovo il coraggio per pesarmi, dopo un paio di settimane trascorse a consolarmi a colpi di Nutella e panna montata. Beh, la situazione non è tragica… oggi ho voglia di gonna, calze velate, tacchi vertiginosi… Per andare al lavoro?
Visto che non vado da nessun’altra parte…
Per andare a prendere l’autobus devo attraversare un giardino, ieri è piovuto, farlo sui trampoli in mezzo al fango non è la cosa più razionale… non mi pongo il problema, oggi non ho voglia di essere razionale. Non ho voglia di stare comoda. Ho voglia di guardarmi allo specchio e vedere una donna.
Non mi manca niente, trucco, accessori… l’effetto è decisamente appariscente.
Corro volando sui tacchi, faccio lo slalom nel giardino cercando di evitare il fango, mantengo il consueto passo da bersagliere nonostante i trampoli, e poi… vedo l’autobus in lontananza. Mi metto a correre, stavolta è la volta che mi rompo l’osso del collo… macché: l’autista si ferma, mi aspetta. Gentile… Tutti sull’autobus mi fanno largo… gentili; un signore mi cede il posto… gentile!
Pezzi di m….!
Scommetto che se fossi stata con le mie solite pianelle e il mio saccone informe avrei perso l’autobus, su quello successivo avrei dovuto sgomitare per farmi un po’ di spazio, e il viaggio l’avrei fatto rigorosamente in piedi.
Arriva il controllore, tiro fuori la tessera, non riporta i miei dati: “Signora” cinguetta “manca il nome” e, tirando fuori una penna “se me le dice glielo scrivo io”. Già. Poi siccome chiedono anche la data di nascita, si può dare una regolata.
Se fossi stata con le mie solite pianelle e il mio saccone informe avrei pagato la multa.
“Grazie, è gentile, ma posso fare io”, e tiro fuori la mia penna. Lui allunga l’occhio , ho voglia di scrivere “che ti guardi, imbecille!”, ma siamo all’inizio del mese, e forse la tessera dovrà passare sotto gli occhi di qualche altro controllore.
Domani mi rimetto pianelle e saccone. Voglio la par condicio. Voglio essere, prima di tutto, una persona.
Novembre 5, 2007 at 10:17 pm
Ho letto due volte il tuo racconto c’era qualcosa che mi sfuggiva.
Anche io oggi avevo deciso di essere più bello del solito, mi sono vestito bene, mi sono messo anche le scarpe nere, quelle belle che metto raramente. Mi ero anche messo il cappotto, è molto bello, però non fa caldo come il piumino.
Però nessuno si è accorto né l’autista dell’autobus, né il controllore: nessuno si è accorto che oggi ero più bello ed elegante.
Anche io voglio al par condicio ed essere un po’ considerato come fanno gli uomini con voi donne.
Ciao ovviamente scherzo, un abbraccio
Novembre 5, 2007 at 10:38 pm
Beh, magari se fossero stati unA autista e unA controllora ci avrebbero fatto un po’ più caso! Scherzi a parte Giò, non è che essere considerate carine dispiaccia, è l’essere considerate tipo bistecche sul bancone della macelleria quello che infastidisce. Se tu vuoi essere considerato come voi uomini fate con noi, questo significa che vuoi essere considerato di meno. Perché generalmente le donne hanno il terzo occhio, e guardano con il cuore: è per questo che un uomo, con il cappotto o con il piumino, con le scarpe nere lucide o con i mocassini, per noi, in genere, è sempre la stessa persona: credimi, Giò, siete mooooooltoooo avvantaggiati!
Novembre 6, 2007 at 1:03 am
Mi piacerebbe fare uno scambio per un paio di giorni e vedere il mondo dagli occhi e nel corpo di una donna.
Ho appena scritto un articolo il titolo era scrittura al maschile, scrittura al femminile.
Io citavo un commento di una ragazza che aveva letto il mio romanzo in anteprima e mi diceva “Gio se non sapessi che lo hai scritto tu sarei sicura che è opera di una donna troppo sensibile troppo romantico troppo attento alle emozioni ecc”
Mi ha gratificato molto.
E allora che differenza c’è tra l’uomo e la donna esistono solo gli uomini che tu citi?
Novembre 6, 2007 at 7:26 am
Giò, lungi da me l’idea di fare di ogni erba un fascio! Ci sono donne che scelgono il proprio uomo in base alla cilindrata della macchina e al conto in banca; peggio, mi raccontano di una donna, che stava a nessun titolo con un uomo straricco la quale, una volta rimasta incinta, lungi dal pensare alla tenerezza e al corredino del bebè, stava con la calcolatrice in mano a valutare quanti soldi le aveva assicurato questa gravidanza! E’ ovvio che non esista uno standard, la sensibilità è un fatto personale, ma forse una predominanza di atteggiamenti nell’una e nell’altra metà del cielo è possibile delinearla…
Novembre 7, 2007 at 7:38 pm
ciao cara amica, che tristezza, ma il bello del mondo è che ogni persona può pensare e fare quello che vuole. Mi fa in realtà più tristezza quell’uomo che sa di conquistare l’amore di una donna con la cilindrata della sua macchina.
Pensa dentro di se che tristezza che avrà.
Ciao
Novembre 7, 2007 at 9:06 pm
Giò, il tuo commento è quello di un uomo che ha stima di se stesso. Il tizio che sfodera la macchina da rimorchio, generalmente non cerca chi lo ami per le sue doti interiori…. ma chi gli fornisca senza troppi problemi un po’ di divertimento: come si dice… ogni simile ama il suo simile!
Novembre 8, 2007 at 1:11 am
Non sarà un caso che siamo qui io e te a parlarci allora?
Tu ami gli uomini con le macchine potenti come la mia?
Novembre 8, 2007 at 1:12 am
Ovviamente scherzavo io vado in giro in bicicletta e scrivo storie e romanzi d’amore.
ciao
Novembre 8, 2007 at 7:49 am
Caro Giò, stamattina ho letto il tuo commento e mi ha fatto ridere proprio di cuore! Chissà com’è, immaginavo che non avessi la Jaguar. Anche se essere ricchi, eventualmente, non è una colpa. Comunque, e l’ho detto chiaramente altrove (hai letto AAA che accidente cercasi?) io amo gli uomini che la ricchezza ce l’hanno nella mente e nel cuore, quelli che hanno bisogno di me e che mi fanno sentire importante. Quelli che mi amano perché sono io e mi stimano perché sono io. Ma tutto questo, nella mia vita, ti assicuro, è stato veramente chiedere troppo: se ne avessi voluto uno ricco e bello, stanne certo, non avrei incontrato tutte queste difficoltà. Ciao, Giò, alla prossima!
Novembre 8, 2007 at 10:00 am
Sinceramente credo che la donna è bella per quello che è e non per quello che indossa.
Certo l’occhio vuole la sua parte, ma credo che un bel sorriso e occhi che parlano già sono sufficienti per potersi permettere di salire su un mezzo pubblico o far fermare un autobus dopo una fermata o attraversare la strada senza problemi…..
La donna, e anche l’uomo naturalmente, vanno presi esclusivamente per quelli che sono.
Ma secondo te davvero se ti vesti un po’ provocante puoi ottenere qualcosa? Io non ci credo e ti parlo per esperienza personale.
Ho visto delle donne belle, eleganti, provocanti, ma che non sapevano mettere due parole insieme…..puoi ben immaginare che effetto ti possono fare.
Quindi…..cerchiamo sempre di essere noi stessi……questa è la cosa più importante.
Novembre 8, 2007 at 10:18 am
Ric, il fatto è che su questo blog mi rispondono solo uomini intelligenti, e non fanno testo (ih ih ih!). Quando parli con uomini che hanno un altro tipo di.. ehm, mentalità, facile che ti rispondano: “E chissene che non sa mettere due parole in fila, mica ci devo parlare!”. Una volta un tizio mi disse (credendo, evidentemente, di farmi un complimento): “Per una con due tette come le tue lascerei moglie e figli!” E io, serafica: “Pensa quanto sei str…, e quanto moglie e figli non si perderebbero niente!”. E va bene, lo so, ci sono andata giù pesante…. ma quanto mi fanno girare l’anima certe cose non ne avete un’idea!
Novembre 9, 2007 at 6:05 pm
No, non sono proprio d’accordo. Il tacco, o anche la pianella se magari colorata e aggraziata, o quello che sia il tuo concetto della bellezza, è GIUSTAMENTE più apprezzato del suo contrario. A me non fa sentire bistecca al mercato, e penso che chi mi manifesta un po’ di cortesia in più perché mi trova piacevole si dica più o meno “ma che carina questa che con tutto quello che ha da fare correndo in giro si ricorda pure di occuparsi un po’ di me per rallegrarmi gli occhi!” Credo cioè che in certi supplementi di gentilezza dovuta al tacco, allo scollo, allo spacco, a quel che l’è, ci sia una punta di gratitudine del maschio a chi gli introduce un minimo di sogno nella banalità quotidiana.
E tante volte, incontrando donne “in saccone e pianelle” le guardo e vedo come starebbero meglio con tocchi anche piccoli di cura e fantasia, e mi viene voglia di avvicinarmi e chedere “scusi, signora, MA PERCHE’? Perché far vedere all’universo mondo quanto lei non si vuole bene? Non pensa che facendo vedere che se ne vuole, poi se ne vuole di più?Ha paura di essere guardata? Ha paura di incontrare e suscitare pensieri diversi da “oddio quant’è tardi - che schifo di traffico - devo parlare col capo - presto che c’è la partita “- ecc.?
Sì, se sono più gentili con te perché hai il tacco alto, hanno ragione: una che affronta il fango, la corsa dietro all’autobus e il mal di calli per essere (lo scrivi tu) “una donna”, ha diritto a una ricompensa che chi si sbraca in ciabatte fregandosene non merita…
Ma d’altra parte tu, in fondo in fondo, non desideravi ANCHE questo?
Novembre 10, 2007 at 12:54 pm
A volte e’ semplicimente un fatto di apertura verso gli altri che scaturisce da una maggiore sicurezza in noi. La sicurezza ce la puo’ dare anche un certo tipo di abbigliamento in un momento preciso.
Mi e’ capitata la stessa cosa (in situazioni differenti) molte volte e ho notato che dipendeva dal mio stato d’animo e a come affrontavo la vita . Sicuramente l’abito fa il monaco ma io non trascurerei il fatto che tu abbia colpito positivamente (con la tua personalita’ che hai mostrato attraverso tacchi, pettinatura, colori, ecc) le persone, a tal punto, da far cambiare il loro atteggiamento nei tuoi confronti. Ci dev’essere dell’altro, tant’è vero che la persona piu’ bella, sexy, elegante, ecc… puo’ passare inosservata e credimi ce ne sono molte. Io di solito le noto al mare, quando ho piu’ tempo per osservare e sono rilassata. piuttosto, perche’ ogni volta è l’occasione buona per ribadire il concetto? Anche con il controllore, che ne sai se quello e’ abitualmente il suo modo di fare gentile con tutti ?
Novembre 10, 2007 at 4:46 pm
Come al solito con Cytind non mi trovo d’accordo su questo argomento: non mi sento assolutamente gratificata dal passante che mi guarda e pensa “quella me la farei”. Sorry, Citynd, preferisco che pensi “Oddio quant’è tardi, che schifo di traffico”.
Al contrario, penso che Breath abbia colpito nel segno. Il fatto di guardarsi allo specchio la mattina e avere voglia di essere belli, denota una stato d’animo che sicuramente si riflette nei rapporti con gli altri. Mi ricordo in quel periodo in cui ero su una nuvoletta rosa (ormai sapete tutto!), che giravo per la città sorridente e canticchiando, e tutti erano più disponibili a prescindere dal mio abbigliamento. Comunque, scusate, penso proprio che l’autista dell’autobus dallo specchietto abbia più notato che fossi in ghingheri che non che fossi radiosa!