tacchi_spillo3_4.jpgOggi trovo il coraggio per pesarmi, dopo un paio di settimane trascorse a consolarmi a colpi di Nutella e panna montata. Beh, la situazione non è tragica… oggi ho voglia di gonna, calze velate, tacchi vertiginosi… Per andare al lavoro?

Visto che non vado da nessun’altra parte…

Per andare a prendere l’autobus devo attraversare un giardino, ieri è piovuto, farlo sui trampoli in mezzo al fango non è la cosa più razionale… non mi pongo il problema, oggi non ho voglia di essere razionale. Non ho voglia di stare comoda. Ho voglia di guardarmi allo specchio e vedere una donna.

Non mi manca niente, trucco, accessori… l’effetto è decisamente appariscente.

Corro volando sui tacchi, faccio lo slalom nel giardino cercando di evitare il fango, mantengo il consueto passo da bersagliere nonostante i trampoli, e poi… vedo l’autobus in lontananza. Mi metto a correre, stavolta è la volta che mi rompo l’osso del collo… macché: l’autista si ferma, mi aspetta. Gentile… Tutti sull’autobus mi fanno largo… gentili; un signore mi cede il posto… gentile!

Pezzi di m….!

Scommetto che se fossi stata con le mie solite pianelle e il mio saccone informe avrei perso l’autobus, su quello successivo avrei dovuto sgomitare per farmi un po’ di spazio, e il viaggio l’avrei fatto rigorosamente in piedi.

Arriva il controllore, tiro fuori la tessera, non riporta i miei dati: “Signora” cinguetta “manca il nome” e, tirando fuori una penna “se me le dice glielo scrivo io”. Già. Poi siccome chiedono anche la data di nascita, si può dare una regolata.

Se fossi stata con le mie solite pianelle e il mio saccone informe avrei pagato la multa.

“Grazie, è gentile, ma posso fare io”, e tiro fuori la mia penna. Lui allunga l’occhio , ho voglia di scrivere “che ti guardi, imbecille!”, ma siamo all’inizio del mese, e forse la tessera dovrà passare sotto gli occhi di qualche altro controllore.

Domani mi rimetto pianelle e saccone. Voglio la par condicio. Voglio essere, prima di tutto, una persona.